SINIBALDO
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IL DECLINO MISURATO DELLE RISERVE !!!!!!!
Declino è la parola più in uso per descrivere le difficoltà del sistema industriale italiano.
L'Italia è il fanalino di coda delle economia mondiale e non è più solo per questo motivo; questa volta, in compagnia dell'Europa e Stati uniti, il suo declino «generale» si
misura con il buco delle sue riserve valutarie che sono state - quest'anno - una piccolissima parte del 4% del totale pari a 4.100 miliardi di dollari accumulati dall'insieme dei paesi dell'Ue.
La Bce, la Banca centrale europea, in un suo dossier, ha rivelato che
«sono i paesi emergenti quelli che hanno ormai più denaro nel forziere».
In primis, il Giappone e la Cina (rispettivamente con 824 miliardi e con 769 miliardi di dollari nel 2005) sono gli stati che hanno questo primato.
Non è un caso, che società cinesi quali la Cnoc - nel settore energetico - volessero acquisire la Unicol canadese.
L'acquisto è stato avanzato anche dall'indiano Mittal ai danni di Arcelor e, i medesimi terminali Usa, potevano essere comprati dagli emirati del Dubai.
La Bce ha buoni argomenti per dimostrare che - tra il 1995 e il 2005 - queste riserve sono salite a 4.100 miliardi di dollari dai 1.500 miliardi di dollari precedenti;
che l'85% di questi soldi sono «nelle mani» dei paesi terzi e, aggiungiamo, a volte gli stessi sono i più poveri per reddito annuo.
Tra i primi quindici paesi figurano, infatti, la Cina, l'India, il Brasile, il Messico, l'Algeria. Paesi poveri, tutto al più «ricchi» di una sola risorsa: il petrolio.
Una monocoltura che ha reso più ricchi la Nigeria, il Venezuela o le nazioni dell'area mediorientali (Arabia saudita).
E' successo che in molti paesi si accumula perchè non si spende nemmeno (la Cina);
in altri, gli istituti di credito accumulano riserve perchè finora il denaro non è costato nulla (il Giappone);
in altre regioni, purtroppo, i «potenti» navigano sull'oro - questa volta nero - a danno di sterminate masse nella miseria (Nigeria, Messico, fino a poco fà anche in Venezuela).
Il destino di queste riserve, inoltre, cambia destinazione:
si investe meno in buoni del tesoro Usa e il fatto a lungo potrebbe modificare la storia. (di M. Ga)
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SINIBALDO
Declino è la parola più in uso per descrivere le difficoltà del sistema industriale italiano.
L'Italia è il fanalino di coda delle economia mondiale e non è più solo per questo motivo; questa volta, in compagnia dell'Europa e Stati uniti, il suo declino «generale» si
misura con il buco delle sue riserve valutarie che sono state - quest'anno - una piccolissima parte del 4% del totale pari a 4.100 miliardi di dollari accumulati dall'insieme dei paesi dell'Ue.
La Bce, la Banca centrale europea, in un suo dossier, ha rivelato che
«sono i paesi emergenti quelli che hanno ormai più denaro nel forziere».
In primis, il Giappone e la Cina (rispettivamente con 824 miliardi e con 769 miliardi di dollari nel 2005) sono gli stati che hanno questo primato.
Non è un caso, che società cinesi quali la Cnoc - nel settore energetico - volessero acquisire la Unicol canadese.
L'acquisto è stato avanzato anche dall'indiano Mittal ai danni di Arcelor e, i medesimi terminali Usa, potevano essere comprati dagli emirati del Dubai.
La Bce ha buoni argomenti per dimostrare che - tra il 1995 e il 2005 - queste riserve sono salite a 4.100 miliardi di dollari dai 1.500 miliardi di dollari precedenti;
che l'85% di questi soldi sono «nelle mani» dei paesi terzi e, aggiungiamo, a volte gli stessi sono i più poveri per reddito annuo.
Tra i primi quindici paesi figurano, infatti, la Cina, l'India, il Brasile, il Messico, l'Algeria. Paesi poveri, tutto al più «ricchi» di una sola risorsa: il petrolio.
Una monocoltura che ha reso più ricchi la Nigeria, il Venezuela o le nazioni dell'area mediorientali (Arabia saudita).
E' successo che in molti paesi si accumula perchè non si spende nemmeno (la Cina);
in altri, gli istituti di credito accumulano riserve perchè finora il denaro non è costato nulla (il Giappone);
in altre regioni, purtroppo, i «potenti» navigano sull'oro - questa volta nero - a danno di sterminate masse nella miseria (Nigeria, Messico, fino a poco fà anche in Venezuela).
Il destino di queste riserve, inoltre, cambia destinazione:
si investe meno in buoni del tesoro Usa e il fatto a lungo potrebbe modificare la storia. (di M. Ga)
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