al fine di nascondere quanto c'è di ancor peggiore tra gli scheletri delle tesorerie

tontolina

Forumer storico
al fine di nascondere quanto c'è di ancor peggiore tra gli scheletri delle tesorerie delle banche inglesi
l'Inghilterra desidera entrare nell'EURO che ha sempre snobbato

da http://etleboro.blogspot.com/
Se non vedi scorrere le news clicca su <a href="http://www.voceditalia.it/tickerB.asp">questo link</a> 06 febbraio 2009

L'euro vicino al progetto di moneta intercontinentale


Il vertice di Davos ha mostrato all’opinione pubblica come i capi di Stato e i Governi siano ormai consapevoli dello spettro della recessione, e così della necessità di cambiamenti anche radicali nel sistema economico e finanziario. Accanto alla "bad bank", ossia il progetto per raccogliere le tossicità finanziarie, viene ventilata la "forte possibilità" che il Regno Unito, Danimarca e Svezia entrino nella zona euro. L’euro potrebbe dunque divenire un reale centro economico finanziario grazie all’adesione degli ultimi privilegiati esclusi, e l’allargamento verso l’Europa Sud Orientale.


La paura della crisi si fa sempre più sentire in Europa, al punto che potrebbe cambiare anche lo scenario del mercato della moneta unica europea. Il vertice di Davos ha mostrato all’opinione pubblica come i capi di Stato e i Governi siano ormai consapevoli dello spettro della recessione, e così della necessità di cambiamenti anche radicali nel sistema economico e finanziario. Accanto alla "bad bank", ossia il progetto per raccogliere il carrozzone delle tossicità finanziarie, viene ventilata la "forte possibilità" che il Regno Unito entri nella zona euro, dopo i bruschi crolli della sterlina e il suo storico deprezzamento. La scomparsa dei vecchi pounds non sembra piaccia molto agli inglesi che, per circa il 71 per cento di loro, credono fermamente nell’indipendenza monetaria della sterlina, ultimo baluardo del grande impero colonialista britannico. Tuttavia, le vecchie nostalgie saranno probabilmente soppiantate dalla dura legge della recessione globale dell’economia immateriale, tale che a cadere per prima sono proprio quei sistemi economici che si basano sulla speculazione finanziaria senza avere una solida base fatta di economia reale e di scambi commerciali. Ricordiamo infatti che l’Inghilterra è un’isola che dipende per l’80 per cento dalle risorse estere, in termini di importazioni di beni e risorse energetiche, mentre parte del suo PIL è costituito da investimenti diretti esteri in ogni parte del globo. Secondo alcune stime, lo scoppio della bolla immobiliare e della crisi borsistica ha sabotato l'intera produzione annuale del paese, ossia 38.700, una cifra che dà bene l’idea su che cosa è costruito l’impero inglese, sulla carta straccia nei fatti.

Come il dollaro, anche la sterlina ha conosciuto l’identico percorso storico di questa crisi finanziaria, essendo stata una delle prime valute soggette a scossoni dopo lo scoppio dello scandalo sub-primes. La sterlina deve ora affrontare la peggiore recessione degli ultimi trent'anni, perdendo il 25% del suo valore rispetto al 2008, raggiungendo una parità con l'euro su cui nessuno avrebbe mai scommesso. La zona euro - per tanto tempo snobbata dai "reali" britannici - potrebbe essere un’interessante ancora di salvezza, al fine di nascondere quanto c’è di ancor peggiore tra gli scheletri delle tesorerie delle banche inglesi.



Questo lo sanno bene soprattutto gli Alti funzionari, che stanno già discutendo su come intraprendere e giustificare tale decisione dinanzi all’opinione pubblica, convinta che l’Inghilterra resterà sempre quell’isola felice del grande capitalismo che fu. Da questo punto di vista, si tratta solo di un problema di comunicazione e di marketing, come ogni grande scelta politica che bisogna prendere.



A premere verso l’ingresso nella zona euro è anche la Danimarca, che ufficiosamente sta preparando il prossimo referendum sull'adesione all'euro, considerando che la maggioranza relativa dei cittadini si è detta favorevole. La Danimarca potrebbe essere seguita a ruota dalla Svezia, un’altra prediletta dell’economia europea, per molti patria del "socialismo perfetto", per altri solo patria dell’IKEA.
Ad ogni modo, l’euro potrebbe divenire un reale centro economico finanziario grazie all’adesione degli ultimi privilegiati esclusi, e l’allargamento verso l’Europa Sud Orientale. Bruxelles sta già preparando le pratiche amministrative per costruire "la centrale di supervisione europea dei mercati", che sarà concentrata probabilmente nelle mani della Banca Centrale Europea, nella quale confluiranno dati e informazioni provenienti da uno dei continenti più ricchi al mondo. Sembrerebbe, dunque, che sia un processo inarrestabile avendo alle sue spalle un’economia che solo in parte è stata decimata dalla crisi finanziaria, e basa il suo punto di forza proprio sull’unione delle risorse.



Non condivide tale opinione George Soros, secondo il quale la moneta rischia addirittura di scomparire, e potrebbe salvarsi solo se l'Unione Europea adotterà un piano globale per costruire la sua "bad bank" e dunque ritirare gli assets tossici dalle attività finanziarie e bancarie. "L'euro potrebbe non sopravvivere alla crisi - afferma Soros - esistono gravi problemi a livello internazionale. I piani di stimolo congiunturale non sono sufficienti". Secondo Soros è necessario raggiungere un accordo globale su come dividere il carico derivante dal capitale perduto, in maniera che sia distribuito tra tutti. Ovviamente sono chiare le pressioni del famoso speculatore al fine di creare in Europa, come sarà per l’America, la famosa Bad Bank per ripulire ( e finanziare ) le attività delle banche che hanno perso valore e che inquinano la credibilità del mercato stesso. Non dimentichiamo inoltre che Soros sta attualmente speculando e scommettendo contro la sterlina, in maniera non molto diversa da come fece già con la lira negli anni ’90, spingendo l’Italia sull’orlo del fallimento. Ai fini della nostra analisi, le parole di Soros sono poco importanti, tuttavia danno un’idea dei meccanismi messi in atto per concludere degli ottimi affari sulla scia della propaganda della crisi. Da una parte vi sono ancora speculazioni, dall’altra vi sono progetti reali volti a cambiare la struttura dell’economia, sempre più accentrata intorno a dei poteri forti che hanno costruito sistemi di controllo delle informazioni e delle transazioni sulla base di processi elettronici e cibernetici, proprio come la Banca Centrale Europea.
 
Ora ci sono piani per condurre una nuova riunione del G20 in Inghilterra
http://www.vocidallastrada.com/2009/01/fine-degli-stati-uniti-inizio-del.html

il Fondo monetario internazionale ha bisogno di fondi, i partecipanti hanno chiesto a Cina e Giappone di fornire questi fondi. Oggi, le riserve d'oro della Cina superano i $ 2 miliardi di euro e la Cina è il più grande creditore degli Stati Uniti, che oggi può esercitare forti pressioni sulle politiche del FMI. Per tutto questo, non credo sia un caso che il leader cinese Hu Jintao si è incontrato con altri due leader al vertice: il presidente russo Dmitri Mevdelev e il leader del Regno Unito Gordon Brown. Ora ci sono piani per condurre una nuova riunione del G20 in Inghilterra


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Mentre scoppia lo scandalo delle belle di giorno a Wall Street, Sarkozy e Angela Merkel fanno le corna all'Europa!

da http://diariodellacrisi.blogspot.com/2009/02/mentre-scoppia-lo-scandalo-delle-belle.html

Non so quanto corrispondano al vero le notizie riguardanti un giro di prostituzione di altissimo livello con sede nei paraggi di Wall Street e frequentato anche da manager bancari, in particolare, pare, operanti presso la defunta Lehman Brothers, disposti a pagare anche 2 mila dollari per sessanta minuti di compagnia di ragazze molto belle, ben vestite e in grado di sostenere anche colte conversazioni con gli executives molto stressati ma provvisti di provvidenziali credit cards aziendali che venivano caricate del prezzo pattuito con una maitress che ha deciso di collaborare con gli inquirenti che rispondono agli ordini del nuovo sceriffo di New York, Andrew Cuomo, il rampollo dell’ex Governatore dello Stato che ospita la grande mela e che ha preso il posto di un molto ambizioso predecessore finito in uno scandalo similare dopo aver lasciato la prestigiosa ma molto faticosa carica.

Pur ignorando la fondatezza o meno di questo particolare benefit più o meno aziendale, credo proprio che non sarebbe la maggiore delle stranezze in quell’allucinante sistema di compensation che, svoltata la boa del terzo millennio, sembra proprio non avere conosciuto “più limiti, né confini” come recitava una bella lirica di Mogol per il suo socio Lucio Battisti, una fantasia sfrenata della quale si iniziano a scorgere i spesso poco edificanti dettagli, un sistema che non vedeva distinzioni tra le oramai ex Investment Banks o le grandi banche più o meno globali e nel quale qualsiasi innovazione veniva imitata alla velocità della luce dai competitors, ad un costo che, limitandosi alle sole dodici principali entità protagoniste del mercato finanziario statunitense, è costato la bellezza di 350 miliardi di dollari, ma con un accelerazione negli ultimi anni che rende impossibile qualunque media!

Non voglio rubare il mestiere a quel bravissimo telepredicatore americano che considera i debitori cronici alla stregua degli alcolisti anonimi, confessioni pubbliche e rogo delle micidiali tesserine di plastiche incluse, ma credo proprio che ci vorrà molto tempo e molta dedizione da parte dei ricercatori per scoprire i molteplici modi nei quali i vertici aziendali delle svariate entità attive nel mercato finanziario hanno distrutto non solo la reputazione, ma anche i conti delle banche o delle compagnie di assicurazioni da essi amministrate, mediante sistemi vari di incentivazione che, purtroppo, scendevano ‘pe li rami’ e in quantità ovviamente di molto decrescenti fino all’ultimo degli operatori che affollavano le trading rooms e che ora sono spesso disoccupati e/o in cura da un costoso psicanalista che cerca, spesso invano, di convincerli che il mondo al quale erano abituati è irrimediabilmente finito.

Certo, è molto diverso farsene una ragione quando si è liquidati con 160 milioni di dollari e dopo averne guadagnati a carrettate per decenni, come è capitato al predecessore di John Thain al vertice della tecnicamente fallita Merrill Lynch che rischia di far saltare i conti del suo cavaliere bianco che risponde al nome di Bank of America, il cui presidente, forse non del tutto a caso, ha respinto con sdegno, e mettendo la mano al portafoglio, l’ipotesi che la ‘sua’ banca dovesse subire a breve l’onta della nazionalizzazione a opera di quei due ragazzini che hanno avuto l’ardire, l’uno, di vincere alla grande le elezioni presidenziali e l’altro di essere sopravvissuto al trio Bush-Paulson-Bernspan e di occupare, alla giovane età di 47 anni, sulla poltrona di ministro del Tesoro di un paese i cui cittadini chiedono a gran voce di vedere perseguiti e puniti i responsabili della maggiore crisi finanziaria mai verificatasi a memoria d’uomo.

Lasciando gli americani alle loro ambasce e ai loro patemi intorno alla questione che tutti appassiona dall’estate del 2007 e che consiste nel dilemma intorno all’esistenza di soluzioni praticabili per uscire dall’attuale tempesta perfetta, ha destato molto scalpore la dichiarazione fatta da Frau Merkel e Messieur Sarkozy in margine all’adunanza di capi di Stato e di Governo attorno alle questioni della sicurezza e della lotta al terrorismo, uno scarno comunicato nel quale i due dichiarano di aver trovato un’intesa su misure a loro dire efficaci per combattere gli effetti dell’attuale crisi finanziaria e per evitare i micidiali contraccolpi che la stessa sta avendo sui livelli di occupazione e sui redditi europei e che, bontà loro, informeranno dei dettagli del nuovo piano il presidente di turno dell’Unione europea, il leader della repubblica ceca che ha avuto l’ardire di opporsi all’ipotesi alquanto balzana che il suo predecessore francese proseguisse per altri sei mesi nel suo mandato!
Suona davvero strano che un fine settimana che si era aperto sull’onda delle presunte anticipazioni del per la terza volta ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, su presunte operazioni di salvataggio di una o più banche basate in Europa e sulla possibile nazionalizzazione di un colosso creditizio multinazionale come Bank of America, si chiuda (ipotesi un po’ azzardata visto che sto scrivendo solo alle 14, ora di Roma) con la suspence intorno ai reali contorni della pensata a due franco-tedesca, che poi sarebbe a tre visti gli ottimi rapporti stretti di recente tra il decisionista presidente francese e il rinato e ringalluzzito premier Gordon Brown, un progetto che, comunque e al di là dei dettagli, dimostra ancora una volta come l’Europa a due velocità sia una triste realtà, con tre grandi paesi che cercano di operare come se fossero uno, mentre gli altri ventiquattro continuano imperterriti ad andare ognuno per i fatti propri e a varare piani di intervento di dimensioni più o meno lillipuziane, spesso anche contraddittori tra di loro.

Il pessimismo del Fondo Monetario Internazionale sulle prospettive dell’Italia, non a caso definite tetre, non è estraneo a questa situazione di fatto che vede il Belpaese, la Spagna e gli altri ventidue partner europei del tutto estranei a quanto bolle in pentola nell’alquanto inedito asse Bonn-Parigi-Londra, una circostanza che ben autorizza Trichet e i suo neotemplari colleghi del Board della BCE a pronunciare imperterriti il loro non possumus!
 
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Ma perché Tremonti si occupa tanto delle banche straniere e non chiarisce cosa vuole farne di quelle italiane?


Attingo dalle agenzie la notizia di una presunta rivelazione da parte del per la terza volta ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, sulla realizzazione di uno o più salvataggi bancari, presumibilmente nell’area europea, dopo le circa trenta operazioni già avvenute in passato, al di là e al di qua dell’Atlantico da quando ha preso il via la tempesta perfetta il 9 agosto del 2007, un’interpretazione che ha suscitato una piccola bagarre e ha costretto il capo ufficio stampa del dicastero di Via XX Settembre a precisare con una nota ufficiale che le dichiarazioni di Tremonti avevano carattere assolutamente generale e che se il ministro avesse avuto notizia di operazioni specifiche non ne avrebbe certo fatto menzione ai giornalisti.

Non certo per aver collaborato al quotidiano Il Manifesto poco tempo dopo l’interruzione della collaborazione dell’allora giovane discepolo di Franco Reviglio, mi preme ricordare il semplice fatto che, da quando intervenne il sostanziale blocco della liquidità nel mercato interbancario europeo, non vi è stato fine settimana nel quale non siano avvenuti incontri a vari livelli tra governi, banche centrali, banchieri, così come è noto a tutti che le principali decisioni in materia di interventi e/o di salvataggi di questa o quella istituzione a carattere più o meno globale siano, per ovvi motivi, state decise quando i mercati sono chiusi, in parecchi casi la domenica sera, poco prima che iniziassero le contrattazioni sui mercati asiatici.

In diverse puntate del Diario della crisi finanziaria ho spesso avvertito l’esigenza di mettere, in base a ragionamenti del tutto deduttivi, i miei lettori in guardia sulla possibilità che in questo o quel fine settimana vi era il rischio, o l’opportunità, che questo o quel governo, europeo o statunitense, fosse costretto a effettuare iniezioni di denaro pubblico o nazionalizzazioni di banche o compagnie di assicurazioni, pertanto non posso che concordare che, in particolare dopo il fallimento di Lehman Brothers, ogni fine settimana può essere quello buono, anche se è del tutto impossibile, a meno di disporre di informazioni riservate, stabilire quale sia!

Non è perlatro sfuggito, almeno a chi, come me, trascorre parte del suo tempo navigando sui siti più o meno specializzati italiani e stranieri, che non più tardi di ieri il numero uno di Bank of America è stato costretto a smentire l’ipotesi di una nazionalizzazione della sua banca che, lo ricordo per i più distratti tra i miei lettori, è stata chiamata a farsi carico di una Countrywide e di una Merrill Lynch tecnicamente fallite, ragione per la quale è stato destinataria di due consistenti tranche di fondi pubblici, l’ultima avvenuta molto di recente, nonché, al pari delle altre grandi banche a stelle e strisce, ha potuto riversare titoli più o meno tossici per centinaia di miliardi di dollari nell’ampia discarica appositamente allestita dalla Fed di New York presieduta da Timothy Geithner sino all’assunzione della responsabilità del dicastero del Tesoro avvenuta soltanto pochi giorni orsono.

Per rafforzare la sua convinzione sull’assurdità dell’eventuale provvedimento, il tostissimo Chief Executive Officer di Bank of America, ha reso noto di aver acquistato un pacchetto di azioni della sua banca, una mossa che ha spinto l’azione lontano dal minimo storico di 3,77 dollari toccato solo pochi giorni prima, chiudendo sopra i 6 dollari con un incremento che è giunto a sfiorare il 30 per cento in una sola seduta, con scambi record che hanno visto quasi 800 milioni di azioni cambiare rapidamente di mano.

Non credo che con i guai che ha da tempo, il povero Lewis abbia parlato di una fantasticheria o di un rumor del tutto infondato, anche perché la sua uscita è avvenuta pressocché in contemporanea con l’annuncio che Timothy Geithner svelerà lunedì i dettagli dell’utilizzo dei 350 miliardi di dollari che il Congresso ha voluto lasciare nella disponibilità della amministrazione che fosse scaturita dall’Election Day svoltosi nei primi giorni di novembre e che ha visto la netta affermazione del partito democratico e del suo candidato e coetaneo di Geithner, Barack Obama.

Sono certo che delle idee del nuovo ministro del Tesoro, i banchieri statunitensi ne sappiano molto di più di quanto possa saperne io, anche perché l’ex presidente della Fed di New York ha partecipato a tutte le operazioni di salvataggio, nonché alla decisione tragica presa il 15 settembre 2008 di lasciare fallire Lehman Brothers, per cui credo proprio che le sue idee in materia non siano del tutto sconosciute a quanti lo hanno avuto come interlocutore in una o più defatiganti trattative!

Lasciando l’America agli americani, credo che il clamore e il nervosismo suscitati dalla presunta indiscrezione di Tremonti in alcune cancellerie europee risiedano semplicemente nel fatto che è forte il sospetto che esistano numerosi progetti di operazioni in fase di finalizzazione in almeno tre grandi paesi membri dell’Unione europea, Germania, Gran Bretagna e Francia, mentre lo stesso premier spagnolo non fa mistero alcuno della sua insoddisfazione per come le grandi banche del suo paese stanno gestendo questa fase della tempesta perfetta, con particolare riferimento alla contrazione in atto dell’offerta di credito alle imprese e alle famiglie.

Ascoltando la conferenza stampa di Tremonti, sono stato, invece, anel settore bancario italiano, un processo che, come ha ben sottolineato l’Autorssalito dal dubbio sul motivo per il quale il nostro ministro dell’Economia tenda sempre a parlare della situazione degli altri paesi, spesso di quelli da noi così lontani come la Cina che rappresenta da anni quasi una sua personale ossessione, ma eviti accuratamente di chiarire in che modo vuole favorire il processo di concentrazione nel settore bancario italiano, un processo che, come ha ben sottolineato l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, presenta, sotto il profilo della governance, il più alto tasso di conflitti di interesse esistente al mondo!
 
da http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2009_feb_1.pdf
6 febbraio 2009
A rotta di collo…..!
Sul fronte delle notizie economiche stiamo assistendo ad un bollettino di guerra con
diminuzioni di percentuali che riportano indietro di molti anni le economie considerate più avanzate,
addirittura l’Inghilterra, la cui economia è tra le più agonizzanti, paga un premio di rischio (CDS) più che doppio (127) rispetto a Giappone (58) o alla Germania (53).
E come meravigliarsi se già parecchio tempo fa avevamo avvisato che il debito privato degli inglesi aveva oltrepassato addirittura il PIL?



Le banche centrali hanno abbassato il costo del denaro, come da copione, con i tassi ai minimi storici, roba mai vista prima di oggi con gli Usa allo 0,25% , la Svizzera allo 0,5% e Inghilterra all’1%, mentre dietro segue la bce al 2% per avvantaggiare e aiutare, come sempre, i paesi anglofoni
Addirittura possiamo intravedere anche un nuovo rischio di carry trade da parte degli speculatori, magari questa volta più sull’euro che può ammortizzare meglio essendo l’economia più vasta. Inevitabile comunque l’apprezzamento della valuta europea nei confronti dei paesi con i tassi più bassi.

Secondo noi ad autunno dovrebbe finire il ciclo di medio periodo del rapporto euro/dollaro e questo potrebbe sancire la morte del dollaro che potrebbe arrivare nei mesi seguenti anche a 2 dollari per 1 euro con tutte le conseguenze che comporta per noi e per loro.

Nel contempo il grafico shock della crescita della massa monetaria ci dimostra come si voglia continuare con la solita vecchia medicina a dosi questa volta di una forza inusitata!

E non si smentisce nemmeno il governo italiano che non trova altri rimedi migliori che isoliti e inutili incentivi all’auto e ai frigoriferi. Molti economisti di regime dicono addirittura che la crisi durerà pochi mesi e i media nascondono sistematicamente le notizie che provengono dall’est europa e che parlano di moti popolari http://www.bulgariaitalia.
com/bg/news/news/02476.asp.
Paesi, come la Lituania, Lettonia, Bulgaria, ma anche la stessa Polonia, stanno avendo il contraccolpo dell’entrata nell’euro con un’impennata del
PIL dato dalla delocalizzazione delle imprese dell’area euro che trovavano lì manodopera a basso costo e sgravi fiscali, poi la solita politica delle privatizzazioni pilotate per appropriarsi dei beni pubblici e la distruzione dell’agricoltura per rendere quei paesi sempre più dipendenti dalla globalizzazione.

Nel momento in cui le imprese si sono spostate in Asia per andare a trovare migliori condizioni di sfruttamento con la crisi economica globale, ha gettato nel baratro questi paesi che adesso hanno dato vita a insurrezioni, molte delle quali represse duramente dalla polizia.

Questo silenzio non fa bene, perché non fa riflettere le persone sulla gravità della crisi in atto e rende le persone passive e impreparate. Crisi questa che noi abbiamo da sempre definito sistemica e destinata a cambiare radicalmente l’economia e l’assetto sociale attuale.

Va detto però che tra le notizie di stupri, episodi di razzismo contro immigrati, le intercettazioni, la riforma della giustizia, il negazionismo e l’eutanasia, filtrano delle dichiarazioni importanti che devono far riflettere. Ci riferiamo alla dichiarazione del Presidente Napolitano, riportata dal TG1 l’11 dicembre scorso durante il resoconto di una manifestazione pubblica:
“Crisi di non breve durata della quale sarà difficile avere ragione e dalla quale potrà uscire un mondo molto diverso da quello attuale”
Oppure quella del presidente della Camera Fini riportata dal TG2 del 2 febbraio scorso:

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Oppure quella del presidente della Camera Fini riportata dal TG2 del 2 febbraio scorso:
"Stiamo vivendo tempi che richiedono risposte innovative e lungimiranti perché le
scelte odierne avranno ripercussioni decisive nel futuro.
Perché non stiamo vivendo una crisi congiunturale, ma una fase di trasformazione strutturale, forse irreversibile, nelle economie europea e mondiale."
Sono affermazioni importanti e gravi a cui però dovrebbe seguire fatti conseguenti e invece rimangono solo parole che passano il più delle volte inosservate perché inserite in manifestazioni pubbliche e in servizi che durano solo pochi secondi. Nessuno però potrà rimproverarli di non avercelo detto….
L’oro sta avvalorando la fuga dalla carta straccia (azioni, obbligazioni, valute ecc.) perché in euro ha toccato i massimi storici

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E una certa difficoltà a reperire oro fisico, riportataci da un operatore del settore, fa pensare che molti stiano cercando nell’oro la tranquillità che altri settori non offrono.
Molti sul web azzardano che il crollo vero e proprio inizierà a marzo, ma la cosa non ci trova concordi perché sappiamo che prima ci dovrebbe essere una (falsa) ripresa economica di pochi mesi, max un anno, dettata dall’enorme liquidità immessa e che molto probabilmente aiuterà anche i listini azionari che stanno consolidando i minimi ormai da diversi mesi.
Personalmente ci aspettiamo una ripresa dei corsi azionari, magari dopo un altro affondo al ribasso, che anticipa la ripresina di fine anno, non in Italia però che ha problemi molto più gravi e profondi come abbiamo visto nell’ultimo report. http://www.centrofondi.it/ultimi_report.htm

Secondo noi la crisi mondiale vera e propria arriverà dopo questo tentativo di ripresa più o meno nella seconda metà del 2010 e fino al 2012-2013, anni in cui si azzererà completamente la torre di babele del debito che ad oggi è ancora a livelli enormi.
That’s all folks
 
preparano la strada per la reintroduzione dell'ICI.


Fisco: stop Ici benefici maggiori ai piu' abbienti di ANSA
Lo afferma l'Associazione consulenti tributari
(ANSA) - ROMA, 7 FEB -Il beneficio derivante dall'abolizione dell'Ici per la prima abitazione 'sembra essere direttamente proporzionale al tenore di vita familiare'.
Lo afferma in una nota l'Ancot, l'Associazione Nazionale Consulenti Tributari. A beneficiare dell'esenzione e' il 50% delle famiglie ma la quota scende al 34% se si considerano le famiglie meno abbienti e sale al 63% se si considerano quelle piu' facoltose. I dati emergono da un'indagine della stessa Ancot, che ha elaborato i dati Irpet-Svimez sul 2008.
L'Ancot ha inoltre evidenziato le differenze territoriali constatando che ''sono le famiglie meridionali quelle meno avvantaggiate dalla manovra: sia il beneficio medio, sia la quota complessiva del beneficio, sia la percentuale di beneficiari sono nel Sud Italia infatti minori - si legge nella nota - rispetto ai valori che si registrano per il Centro (il cui dato risente molto del peso di Roma) e per il Nord Italia.
Nel Sud si concentra appena il 22% del beneficio, 15 punti in meno rispetto al peso demografico dell'area''. Per l'Ancot ''il risultato e' quindi un aumento della distanza, in termini di reddito, fra la parte meno ricca e quella piu' ricca del Paese. Le differenze permangono rilevanti anche se si considerano, invece del beneficio medio per tutte le famiglie, quello relativo - conclude la nota - alle sole famiglie beneficiarie''.(ANSA).
 

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