Vi allego un articolo del Riformista che ci riguarda di striscio
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ECONOMIA
I fari della Banca d’Italia sul trading valutario Regole più rigide sul Forex
DI ANTONIO VANUZZO
ANTICIPAZIONE. Il “Riformista” ha potuto consultare riservatamente un dossier su cui stanno lavorando gli esperti di Palazzo Koch. Entro sei mesi ci saranno nuove norme per i money broker che operano sul foreign exchange market, il mercato monetario interbancario. Allo studio le autorizzazioni sulla gestione patrimoniale dei privati.

La Banca d’Italia accende i riflettori sul trading valutario. Secondo un dossier riservato che Il Riformista ha potuto consultare in esclusiva, gli uomini di Mario Draghi sarebbero al lavoro per approntare entro sei mesi una regolamentazione dei money broker italiani che operano sul foreign exchange market, il mercato monetario interbancario nato nel 1971 dopo la decisione dell’allora presidente americano Nixon di permettere la fluttuazione dei tassi di cambio vietata dagli accordi di Bretton Woods del 1944. Creando una piazza dove oggi vengono scambiati oltre 3mila miliardi di dollari.

Il documento di Palazzo Koch, che risale alla scorsa settimana, è in realtà una risposta alla lettera inviata dalla Afin il 20 ottobre 2009, in cui l’organo di rappresentanza delle società finanziarie italiane sollecitava via Nazionale ad una valutazione dell’attività dei negoziatori inclusi nell’«elenco generale dei soggetti operanti nel settore finanziario» previsto dall’articolo 106 del Testo unico bancario del 1993. Per l’Afin, i money broker svolgerebbero un’attività senza assunzione di rischio, non essendo controparte diretta del proprio cliente nelle operazioni di compravendita della valuta, che talvolta avviene attraverso la leva finanziaria.

«È ora di cambiare: siamo qui per raccogliere una sfida, la rinascita del nucleare italiano». Lo ha detto l’ad dell’Enel Fulvio Conti.
Il meccanismo funziona più o meno così: se un cliente, per esempio, vuole investire 100mila euro scommettendo sul fatto che la divisa comunitaria si apprezzerà nei confronti del dollaro o di un’altra divisa, dovrà contattare uno degli innumerevoli broker privati che offrono questo servizio online, oppure conferire un mandato di intermediazione. I guadagni o le perdite saranno del cliente, mentre l’intermediario incasserà comunque la percentuale per la fornitura del servizio attraverso un carico sul differenziale di cambio tra le divise. Il problema, si legge nel dossier di Bankitalia, si pone quando il cliente che conferisce al money broker una discrezionalità nelle scelte di gestione. Il che comporta una responsabilità diretta di quest’ultimo nell’assumere notevoli rischi operativi. I quali, prosegue la nota di via Nazionale, implicherebbero un livello di organizzazione aziendale in grado di prevenirli in modo efficace. Garanzie che, a giudizio di Bankitalia, gli operatori attualmente sul mercato non possono fornire. Detta in parole semplici: un conto è se l’investitore accede ad una piattaforma di trading valutario e compie le sue scelte in autonomia, un altro è chiedere al broker di gestire il proprio patrimonio. Un mandato, quest’ultimo, non conforme al principio stabilito dal decreto del 17 febbraio 2009 numero 29, in base al quale gli intermediari iscritti nel solo elenco generale ex articolo 106 non possono assumere rischi nello svolgimento dell’attività di intermediazione in cambi. Lo staff di Palazzo Koch dovrà dunque studiare quali soggetti saranno autorizzati a occuparsi della gestione patrimoniale dei privati che vogliono investire sul forex. I quali, in base alla lettera dell’Afin, dovrebbero essere le società regolamentate dall’articolo 107 del Tub - che prevede obblighi di vigilanza e garanzie più stringenti dell’articolo 106 - come società emittenti carte di credito o confidi industriali e artigianali, cioè enti in grado di assumersi il rischio. Il criterio discriminante, nell’ipotesi di regolamentazione di Bankitalia, è il possesso del sottostante, ovvero la liquidità a cui ci si riferisce nelle gestioni patrimoniali. A oggi infatti, istituti di credito a parte, non esiste in Italia una società con la certezza giuridica di poter effettuare una gestione patrimoniale in valuta. Per questo gli intermediari, dal canto loro, chiedono a gran voce regole certe affinché il mercato si sviluppi in modo sano, per impedire l’attuale far west degli operatori nazionali e internazionali che vanno alla conquista del mercato italiano con scopi che in qualche caso sono criminosi, riuscendo a dribblare la vigilanza di Bankitalia. Come dimostra la storia di Graziano Campagna, fondatore ed ex socio di maggioranza di Ibs Forex, società finanziaria con sede nel centro di Como e fondi alle Bahamas sparita lo scorso agosto con 50 milioni di euro di risparmi dei suoi clienti e della provincia di Palermo.In attesa che il Governo recepisca la direttiva comunitaria numeri 48 del 2008 sul credito ai consumatori, che dovrebbe portare all’agognata riforma del credito al consumo e, nel caso specifico, all’introduzione di una nuova disciplina degli intermediari finanziari e dei mediatori creditizi, le nuove regole che Bankitalia sta elaborando apriranno di fatto un nuovo mercato, in cui il retail non sarà più appannaggio dei soli privati. Secondo gli esperti, le società iscritte nell’elenco ex articolo 106 sono circa 1.400, ma nel Belpaese sul forex ci sono 50 mila trader professionali, di cui 20mila effettivamente operativi, oltre alle piattaforme bancarie che forniscono questo servizio come Fineco, Iwbank o Directa.
«Il fatto che Bankitalia abbia intenzione di regolamentare i soggetti che operano sul forex è un chiaro segnale della volontà di creare un mercato retail puro, che presenta solamente dei rischi per gli investitori insiti nel mercato, e dunque il mercato stesso manipolabili da previsioni e valutazioni a volte aleatorie come avviene nell’azionario», spiega Riccardo Paoncelli, presidente di Euroforex, che nota: «Il dibattito sul trasferimento degli intermediari dall’elenco dell’articolo 106 a quello speciale dell’articolo 107 implica la volontà di avere a che fare con soggetti più strutturati. Speriamo che la nuova regolamentazione possa aprire un mercato potenziale da milioni di clienti. Le soglie di entrata (che attualmente sono pari a circa 15mila euro, ndr) si abbasseranno fisiologicamente, e l’aumento dei volumi retail creerà una asset class che prima non c’era». Ovvero, un nuovo settore di investimento basato sulle economie dei singoli Stati, e dunque influenzabile soltanto dalle decisioni dei banchieri centrali o da altri avvenimenti