Alla MIA cortese attenzione.

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Iniziamo con questo.
DIECI COSE DA NON FARE SE VUOI SCORDARE UN EX, SUPERARE UNA STORIA IMPORTANTE CONCLUSA MALE, O DIMENTICARE UN AMORE FINITO

1)

E’ severamente vietato informarsi – o farsi informare - continuamente su come stia, con chi stia e cosa faccia.


E’ molto tipico, a rapporto finito – ed aggiungerei molto suicida – vivere nella frenesia di sapere o scoprire quasi con masochismo cosa ne sia stato di lei. Chi mai frequenterà? Con quale giro di conoscenti starà uscendo? Chi la starà o chi starà corteggiando? Purtroppo, e sottolineo purtroppo, il pericolo non è rappresentato solo, come avveniva un tempo, da parenti od amici più o meno comuni. Oggi a peggiorare la situazione ci si è messa anche la tecnologia, e soprattutto il Web.

Solo quindici anni fa perdere le tracce di un ex era relativamente semplice. Bastava non cercarlo per lettera o per telefono (rigorosamente fisso), facendo tesoro - come cantava l’indimenticabile Lucio – d’una semplice regola:

cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu, nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più…

Tagliate comunicazioni e telefonate, ed elusa la frequentazione di luoghi a rischio, restava solo da impedire alle conoscenze comuni di riferire episodi che cominciassero per ho saputo che… l’hanno vista con… le ho parlato e credo che… era sola con la madre e… sbaglierò ma mi è sembrato che… tutti forieri di inutili illusioni o di improvvisi abbattimenti. Oggi invece è sufficiente entrare in un social network, od in una delle mille chat in circolazione, messengers compresi, per scoprire dove lei sia, cosa faccia, chi frequenti, con chi sia in amicizia (magari con l’ex che t’aveva preceduto…), il tutto corredato da foto con data ed ora, commenti, complimenti, inviti, e mille altre pseudopugnalate al cuore. Perché purtroppo è così: chi non abbia ancora dimenticato è sciaguratamente ancora piuttosto vulnerabile, e si lascia ferire facilmente da queste scoperte, anche se dovesse aver comunque realizzato che la storia sia conclusa. Di conseguenza, provare ad evitarlo sarebbe del tutto salutare, in quanto continuare ad interessarsi in modo assillante della vita dell’altro non sarebbe solo deleterio, ma disumano.

Tassativamente vietato infine, e meritevole di condanna alla pena capitale, pedinare o far pedinare la vostra ex. Sarebbe già fuori luogo a storia in corso; a storia finita poi rasenterebbe lo stalking. Senza contare che scoprire frequentazioni dolorose per voi servirebbe solo a soffrire di più, e non certo a dimenticare prima.

2)

E’ vietato sottovalutare il ruolo potenzialmente negativo degli altri, alla fine della vostra storia.

Partite da un principio assoluto: agli altri - chiunque essi siano - del vostro tormento, del vostro dolore, della vostra angoscia, delle vostre aspettative e delle vostre speranze importa fino ad un certo punto. E state certi che al vostro prossimo, soprattutto se avesse un’esistenza serena, continuare ad ascoltare le vostre lamentazioni potrebbe rapidamente venire a noia. Non sempre chi vi circondi è mosso dall’intento assoluto di fare il vostro bene: magari le intenzioni saranno buone, ma siamo certi che i risultati le sposino? E se tra gli altri s’annidasse un invidioso, un rancoroso, un vendicativo, vi rendete conto, se volesse ferirvi, di quanto sarebbe facile il suo gioco?

L’amica che vi riferisca d’ogni suo spostamento, quella che vi aggiorni sulle sue nuove amicizie reali o virtuali, il parente che vi faccia due ore di paternale, persino il vecchio compagno di scuola che non vi veda da secoli e voglia saper tutto, ma proprio tutto su come sia finita, siete davvero certi che ottengano di sollevarvi? E siete proprio sicuri che interfacciarvi con chi non perda occasione per parlarvi di lei sia il modo migliore per togliervela di testa?

Partite da un assioma imprescindibile: avervi lasciato è per la vostra ex l’autorizzazione ufficiale e sancita a frequentare chi le pare e piace, senza dovervene render conto. E prima realizzerete questa verità, meglio sarà per voi.

Eleggete semmai un vostro od una vostra amica o parente a confidente personale: una persona su cui sentiate di poter contare ciecamente, e della cui pazienza – in cambio – proverete a non abusare troppo.



3)

Maledetti telefonini, maledette e-mail, maledette chat, maledetti social network.


Torniamo a poco più di quindici anni fa. Sino all’avvento di Internet e della telefonia cellulare, quali erano i modi possibili per tenersi in contatto, alla fine d’una storia? Semplicemente, quelli indiretti: incaricando qualcuno di farvi da tramite, ad esempio, o scrivendo una lettera, o telefonando a casa.

Tralasciando la prima opzione, già vista al punto precedente, le altre due potevano spesso contare su una sorta di parental control. E così genitori, nonni, zii, fratelli e sorelle s’assumevano a volte l’onere di vagliare la corrispondenza e le chiamate in arrivo, certi di farlo per il bene e nell’interesse del malato sentimentale. Il filtro era arbitrario, spesso inopportuno e quasi sempre non richiesto, ma efficace; ed oltretutto, consentiva psicologicamente di affrancarsi dalla decisione se farsi trovare o no. Al posto vostro, ci pensavano gli altri.

Web e cellulari hanno ribaltato la situazione. E non c’è nulla di più pericoloso ed inutilmente ammaliante - per chi soffra - di uno squillo sconveniente alle due del mattino, un accorato sms, una tristissima mail, un penoso (ed indesiderato) contattarla su Msn, se non addirittura una telefonata vera e propria. Perché si mostrano tutti modi diretti e non censurabili d’arrivare dritti allo scopo, e per i quali non è necessaria alcuna complicità altrui.

Alzi infatti la mano chi – nel ruolo di chi è stato mollato – non abbia almeno per una volta messo da parte l’orgoglio pur di rifarsi vivo, pur sapendo quanto sarebbe stato inutile, e spesso umiliante.

Non vedo mani alzate.

Un problema reale - se amaste ancora - è appunto l’incapacità di lasciar prevalere buon senso ed amor proprio. Pur di dimostrare la vostra esistenza, pur di ricordare all’altro ehi, io esisto ancora e sto male per causa tua, finite così col lasciarvi sopraffare dalla vostra debolezza, dal bisogno disperato di cercare una via per giungere a chi vi abbia abbandonato, calpestando quel che resti della vostra dignità. Quasi sempre, senza alcun effetto. O peggio, con risultati devastanti. In negativo. Basti pensare ai pedinamenti di cui parlavamo prima, la cui scoperta da parte dello spiato può avere conseguenze davvero nefaste.

Razionalmente la spiegazione è molto semplice: a chi abbia già deciso con serenità di chiudere con voi, le vostre manifestazioni di quel tipo finiranno in qualche modo con l’apparire patetiche. Verranno nel migliore dei casi tollerate sbuffando, solo per quieto vivere, o per educazione. In altri casi potranno addirittura indignare, suscitando effetti ben peggiori. So che è difficile da mandar giù, ma purtroppo è così.

Se davvero voleste intraprendere la strada in salita del dimenticare, sms (anche quelli inviati fintamente per errore, della serie scusami ho sbagliato destinatario, che finiscono con l’apparire patetici), email accorate e prive d’orgoglio e telefonate in lacrime andrebbero assolutamente, inevitabilmente evitate.

La mia esperienza personale? Una volta realizzatane la pericolosità, negli ultimi tre anni non ho più usato alcuna chat, Msn compreso, e sono una delle tre o quattro mosche bianche in Italia a non avere una pagina Facebook.


4)

Le canzoni, le cose, le foto, i film, i luoghi.

Ogni storia è stata attraversata dalla propria personale colonna sonora, ed accompagnata durante il proprio divenire da pertinenze esclusivamente legate ad essa: i film visti o realizzati insieme, le foto scattate insieme, i luoghi vissuti insieme, i cibi consumati insieme, ed il suo profumo, ed il suo gelato preferito, i suoi occhiali da sole, e mille altri dettagli affini.

Ricordo in tal senso una baglionata che m’aveva avvelenato l’esistenza, tanti anni fa (a proposito Claudio, auguri per i tuoi primi sessant’anni!):

…e se adesso suono le canzoni, quelle stesse che tu amavi tanto, lei si siede accanto me, sorride e pensa che le abbia dedicate a lei…

Quando una storia si conclude, purtroppo con essa non termina tutto ciò che vi era in relazione; e tutto quanto abbiamo visto sopra, continua ad esistere. Esiste ancora la vostra canzone, il film visto insieme per la prima volta, la pizzeria in cui eravate stati mille sabati sera. Esiste il suo profumo che altre usano, e le foto, e i regali, e le lettere, e le mail, e gli inevitabili sms memorizzati. Tutto continua ad avere un proprio ruolo ed un proprio percorso indipendenti dalla vostra pena… così può capitare di fare la spesa al supermarket ed ascoltare la vostra canzone di sottofondo; o che durante la cena scopriate come il film in prima serata sia proprio il vostro film.

Può capitare per strada di sentire il suo profumo addosso ad un’altra, o scoprire in un’agenda le foto insieme della vostra ultima vacanza. Ed infine, senza preavviso, da un cassetto può spuntare fuori il biglietto d’auguri per il vostro compleanno, pieno di belle parole e promesse, e di giuramenti eterni ormai caduti.

Le scuole di pensiero sull’argomento sono due, secondo me, ed io le ho sperimentate entrambe.

La prima è evitare che questi episodi angoscianti si verifichino, o se proprio avvenissero per caso e senza premeditazione, tamponare immediatamente allontanandosi, o cambiando canale o frequenza, o rimettendo tutto dov’era, fuori di voi. Senza gettare via, o rinnegare, o bruciare o strappare nulla, perché solitamente serve a ben poco. Questa è però la soluzione dello struzzo, ed il tempo necessario a metabolizzare potrebbe diventare assai più lungo di quanto possiate permettervi.

La seconda possibilità è quella di andare incontro a questi episodi con naturalezza. Struggendosi, soffrendone inizialmente magari, ma realizzando un investimento in termini di serenità futura.

Ho scoperto infatti che l’unico modo per far tornare normale, ovvero una delle tante la vostra canzone è riascoltarla sino alla nausea; o rivedere senza cambiar canale il vostro film, o guardare le vostre foto col massimo distacco possibile, o tornare con altri amici in quella pizzeria, o regalare il suo profumo a vostra madre o vostra sorella (provare per credere). Questa seconda opzione ha a sua volta due vantaggi: il primo è soffrire complessivamente meno, in quanto il picco di dolore è limitato al periodo immediatamente successivo alla separazione; il secondo, evitarvi il classico coccolone, se per disgrazia qualcuno di questi legami col passato vi piombasse tra capo e collo, in un momento di particolare debolezza.


5)

Evitate di colpevolizzare eccessivamente e senza motivo lei, o voi.

Ogni rapporto ha il suo inizio, il suo decorso e la sua evoluzione; e così come non esistono due persone uguali, è impossibile esistano due storie identiche.

Il problema sostanziale d’ogni vicenda sentimentale che si concluda però, se era effettivamente importante, è che quasi mai le due parti se ne affrancheranno senza che almeno una delle due - continuando ad amare o a sentirsi attratta dall’altra - non ne soffra.

M'hanno sempre stupito frasi tipo ci siamo lasciati, ma di comune accordo, e siamo rimasti buoni amici. Per la mia sensibilità ed il mio modo di vedere, è solo una sciocca, ridicola frase da film… oppure sta ad indicare quanto la reale consistenza di quella storia fosse ben poca cosa. Ma questa conclusione è filtrata dalla mia visione della vita, e non escludo che per altri possa non esser così. Non per nulla quando mi son sentito dire rimaniamo almeno amici io ho sempre declinato. Anche se la gestione proiettata nel tempo dei rapporti con gli ex meriterebbe almeno altri due decaloghi.

In ogni caso, chi dei due stia soffrendo della decisione dell’altro (o della propria, qualora se ne fosse sentito costretto), tende generalmente a cercare un imputato. Ad individuare carenze, difetti, responsabilità altrui; ed in funzione del proprio carattere, qualcuno arriverà persino al punto di colpevolizzare eccessivamente se stesso, addossandosi colpe magari inesistenti e flagellandosi anche per errori non commessi:

se quel giorno avessi detto… fatto… se fossi stato più… se fossi stato meno… se avessi parlato di più… se avessi parlato di meno…

Altri invece tendono a scaraventare ogni responsabilità addosso all’ex partner, come se il Titanic fosse naufragato solo per colpa del capitano Smith. E’ una tendenza disastrosa, che anch’io nei primi tempi dopo ho colpevolmente vissuto. Sbagliando.

La mia conclusione, una volta riguadagnata la serenità, è stata diversa, anche se potrebbe sapere un po’ troppo di luogo comune: in una storia che finisce, non esistono uniche colpe ed unici colpevoli. O meglio ancora: raramente una storia termina per colpe particolari ed esclusive di qualcuno. Quasi sempre si conclude in quanto mancavano i presupposti perché funzionasse, o perché i due titolari erano male assortiti, o perseguivano obiettivi diversi, o cercavano altri tipi di realizzazioni. Una storia che si chiuda non è una partita di calcio che si perda, non dipende dall’errore del portiere, o dalla scemenza commessa dal difensore, o dal gol a porta vuota sbagliato dall’attaccante.

Le storie finiscono quando in primis manchi loro il sentimento, da parte di almeno uno dei due. E’ l’amore l’alito vitale, il perno attorno a cui ruota ogni rapporto; ogni altra spiegazione o suggestione, è solo carta straccia. Perché non si può far colpa a chi amiamo di non amare; né a noi stessi di avere amato troppo, se l’altro non ami più.

Distruggersi od arrovellarsi alla ricerca di responsabili od unici imputati, è dannoso e del tutto inutile.


6)

Le nuove frequentazioni. Chiodo scaccia chiodo?

In molti piantati, una prima, immediata tentazione è quella di iniziare immediatamente nuove frequentazioni, o riprenderne altre abbandonate per strada; e questo in assoluto è positivo. Ma alcuni riescono addirittura a ricostruirsi quasi subito un nuovo rapporto, magari di minore intensità o con diversi presupposti, sia per non restar soli, sia per dimostrare a se stessi ed agli altri quanto si sia ancora vivi e capaci di amare.

In realtà, questa politica del chiodo scaccia chiodo è perdente, ed almeno per due buoni motivi: il primo è che obiettivamente, saprebbe troppo di presa in giro nei vostri confronti, nonché in quelli del vostro nuovo partner. Una storia finita ha tempi medi di cicatrizzazione non proprio trascurabili, e pretendere da se stessi d’esser pronti senza indugio a ricominciare, è semplicemente ridicolo. Non basta la pretesa di voler alimentare l’amor proprio, né quella di dimostrare al mondo che non siete finiti.

Il secondo motivo consiste nell’incoerenza tra ciò che fate e ciò che siete o sentite. Perché siete una persona che prova a metabolizzare un grande dolore ma tentate di comportarvi come se in realtà fosse già alle vostre spalle.

Potrete anche ingannare gli altri, ma non prendere in giro voi stessi. E troppo spesso si rischia di gettarsi semplicemente nelle braccia della prima che capiti.

E’ semmai molto più salutare evitare di isolarsi, di stare da soli a rimuginare, ed accettare la compagnia di persone disinteressate, possibilmente discrete e non immobili alla finestra come avvoltoi o pronte a compatirvi; evitando, nei limiti del possibile, che tra le vostre nuove frequentazioni esista da subito la figura di qualche nuovo pretendente.


7)

Non smettete mai di coccolarvi e di volervi bene.

Nessuno, nessuno, nessuno può essere artefice della vostra guarigione più di voi. Tutti gli altri, dai semplici conoscenti - che vi consumeranno le spalle a suon di pacche - ai genitori, o all’amica del cuore, potranno sollevarvi, venirvi incontro, aiutarvi a metabolizzare, forse. Ma non potranno sostituirsi all’unica persona capace di affrancarvi dalla disperazione in cui versate: voi stessi.

Farsi coraggio non è facile. Dimenticare non è mai immediato, soprattutto se la storia è stata lunga ed intensa, e non s’è conclusa per morte naturale, ma per scelta d’uno dei due. Prendere coscienza del proprio ruolo fondamentale nel cammino verso la ripresa è però assolutamente necessario: guai a sperare che possano essere gli altri, o semplicemente il tempo. Il tempo stempera il dolore, ma il percorso, affidandosi solo a lui, può avere una lunghezza ed una durata inaccettabili, se non insostenibili.

Una vecchia canzone che recitava:

…ma se il tempo cure tutte le ferite, lascerò che il tempo faccia il suo lavoro…

…a ripensarci bene, rasenta l’autolesionismo.

Per quanto complicato, me ne rendo conto, occorre non smettere mai di coccolarsi, di rendersi piacevoli a sé ed agli altri, di curarsi dentro e fuori, acquistando ad esempio quegli strani jeans che vi piacevano da tanto, facendo quel viaggio a cui avevate sempre detto di no, cambiando magari pettinatura o modo di vestire, frequentando ambienti alternativi da cui poter trarre la certezza d’essere ancora capaci d’una vita di relazione.

Riscoprire voi stessi, il gusto d’una passeggiata in riva al mare, d’una corsa per i prati, di fare shopping in centro con un amico, a volte può essere di conforto. Riscoprire, come è successo a me, il gusto dell’abbraccio della famiglia, e delle persone che vi vogliono bene per quello che siete, e che non smetteranno mai di sostenervi, senza mai chiedere o pretendere nulla in cambio, può aiutare tanto. Imparate, o semplicemente ricominciate a volervi bene, perché questo primo passo è fondamentale.

Lasciarsi andare non è mai una soluzione. Isolarsi non è un rimedio. Accarezzare propositi folli nemmeno. Esagerare con gli alcolici, fumarsi anche le piante del balcone o il tabacchino di fronte è pura autodistruzione. Smettere di mangiare, o peggio al contrario, rifugiarsi nel cibo, stare tappati in casa, trascurare il proprio aspetto e la propria persona, beh tutto questo non significa certo uscire dal tunnel, ma infilarne stoltamente un altro, ancora più lungo e buio.


8)

Evitate le minestre riscaldate.

Qual è il vostro primo obiettivo dopo la separazione, dolore e sconforto a parte? Cosa muove ogni vostro gesto, in cosa consiste la vostra reale aspettativa?

E’ persino banale: ritornare con chi vi abbia abbandonato. Ricominciare ad ogni costo la vostra storia. E su questo ad ogni costo torneremo in seguito.

Ma è realmente la soluzione migliore? Ne siete proprio sicuri?

Solitamente si inizia facendosi mille buoni propositi, per poi arrivare a violentarsi, se non addirittura a snaturarsi, pur d’avvicinarsi a come lei vi avrebbe voluto. Il problema è che non solo è di solito troppo tardi, ma per di più si tratta di cambiamenti forzati, che non riflettono la vostra sostanziale natura. In realtà, se il motivo della vostra separazione fosse stata, come nel 99% dei casi, un’assoluta incompatibilità, questi tentativi di riadeguamento lasceranno il tempo che trovano, e saranno destinati a dissolversi nel nulla.

Ma supponiamo anche per assurdo che la storia interrotta riprenda per qualche strana alchimia il suo cammino, come voi fortemente avete voluto.

Chiedetevi: sono consapevole del perché l’abbia voluto a tutti i costi?

A volte, si persegue il ricominciare tanto fortemente e disperatamente da finire col perdere il filo esatto del discorso o il reale motivo di tanta tenacia. Rifletteteci allora: a volte quello che vi fa tendere al vostro perduto oggetto del desiderio è più ostinazione che amore, più partito preso che esigenza interiore. Ecco il famoso inspiegabile ad ogni costo di cui si parlava in precedenza.

Sarebbe sufficiente, in momenti come quelli, ripensare a tutto quanto tra di voi non funzionasse, ai mille motivi di litigio o discussione ed ai mille disaccordi, o alle notti insonni passate a guardare il soffitto con gli occhi lucidi, per rendervi conto di come rimettere in piedi la storia sarebbe praticamente impossibile, perché le persone non cambiano, ed ognuno va accettato per quello che è. Questa è una realtà oggettiva ed inoppugnabile, praticamente un postulato di cui occorre convincersi e con cui imparare a convivere.

Voi non sarete mai come lei vorrebbe, lei non sarà mai come voi vorreste. Gli angoli si possono smussare e gli spigoli arrotondare, ma un cubo non diventerà mai una sfera, un diavolo non diventerà mai un santo, un masso di granito non diventerà mai una geisha, un bugiardo non diventerà mai del tutto sincero. E l’elenco sarebbe infinito.

Capita così che i tentativi di ricominciare, dopo un primo periodo ingannevole intriso di sforzi e di buona volontà, si trasformino in altrettanti nuovi fallimenti, in minestre riscaldate che non conservino né il sapore, né il profumo, né la consistenza del piatto originale. Perché il passato è difficile da dimenticare, perché i torti subiti – reali o presunti – tendono a tornare a galla, così come i punti di non ritorno raggiunti e vissuti, riaffiorando nel momento più impensabile. Perché anche uno spigolo arrotondato ed un angolo smussato, a seconda dell’incidenza con cui colpiscono, possono ferire a sangue. E così i tanto agognati tentativi di riprovare, il più delle volte si limitano a confermare un’amara verità: sarebbe stato meglio lasciar perdere.

Va comunque riconosciuto che in determinate circostanze – quando i sentimenti siano realmente concreti e consistenti – alcuni di questi nuovi tentativi possano miracolosamente portar frutti. Ma i casi sono, per mia esperienza, veramente rari.

In tal senso, disinteressatevi delle motivazioni ufficiali per le quali siete stati lasciati: anche se non dovessero convincervi, anche se le vostre idee fossero opposte, ripeto, non potete obbligare chi non vi ami a riamarvi a tutti i costi.

Né va tralasciato che quei due cucchiai di minestra riscaldata, se riconducono ad una separazione, spesso riazzerano il tempo necessario a voltare pagina, mettendo a repentaglio tutti gli sforzi ed i tentativi di dimenticare. Ed occorrerà ripartire nuovamente da zero: un po’ come resettare un timer. Non sottovalutate mai questo rischio.


9)

Ma dimenticare è poi proprio necessario?

Siamo partiti con l’idea di voler dimenticare. Ma è poi una reale soluzione? Ed ammesso che lo sia, che senso ha ripetersi voglio dimenticare?

Voler dimenticare, così come non voler soffrire, come voler o non voler amare, sono condizioni emotive impossibili da imporsi. Ci si può obbligare a non frequentare una persona forse, a non vedere un film, a non percorrere una strada in luogo di un’altra. Ma niente e nessuno potranno costringervi a dimenticare.

Abbiamo già esaminato l’importanza del tempo, che tutto riveste e tutto guarisce; sottolineando la pericolosità nel voler affidare a lui solo l’onere di sollevarci dalle nostre angosce. Il tempo in effetti, alla luce delle mie esperienze peggiori, non consente tanto di dimenticare le persone, o il dolore, ma solo di imparare a convivere con la mancanza delle prime, e con la presenza del secondo. In altre parole, la condizione più reale è quella di prendere coscienza ed accettare il dolore o l’assenza dell’altro, e non di metterseli alle spalle, quasi non fossero mai esistiti.

Il mio passato m’ha insegnato che il percorso verso il dimenticare è una lunghissima strada in discesa, con una pendenza quasi impercettibile. Ogni giorno che trascorre ci allontana dall’angoscia iniziale e ci separa sempre meno dal raggiungimento della quiete. E forse alla fine, tutto ciò che meritiamo ed a cui inconsapevolmente aspiriamo è proprio riguadagnare un minimo di serenità.

A dire tutta la verità, le persone amate non si dimenticano. Nemmeno le peggiori, quelle che ci hanno tradito o pugnalato alle spalle, quelle che ci hanno fatto del male, quelle che ci hanno gettato via senza un motivo e fatto mancare quasi tutto; perché è nella natura dell’uomo conservarne la memoria. Dunque, imporsi (o pretendere) di dimenticare a tutti i costi è soltanto una pericolosa utopia. L’obiettivo concreto deve essere imparare ad accettare l’accaduto, relegando l’altro al rango di compagno di percorso, di persona a cui abbiamo donato e da cui abbiamo ricevuto affetto, stima, rispetto ed amore, ma con cui quello stesso tragitto sia giunto alla sua conclusione naturale.

Una cosa è assolutamente certa: nemmeno chi abbia deciso di porre fine alla vostra storia, potrà mai dimenticarvi, quand’anche lo volesse. Oh certo, a voi potrà aver detto che non avrebbe mai potuto funzionare e che sicuramente con un’altra avreste ritrovato il vostro equilibrio. Ma provate a penetrare la sua mente, il giorno in cui con quell’altra dovesse vedervi sul serio.

Vi scoprireste angoscia. Persino disperazione.

Perché funziona proprio così: una donna che ci rifiuti come compagno, accetta l’idea che noi possiamo ricostruirci una vicenda con un’altra. Ma nel momento in cui questo dovesse realmente accadere, spessissimo se ne sentirà turbata. Prevarrà in lei l’egoismo inconscio di chi pensava di tenervi legati in nome d’un sentimento ormai morto, di chi s’illudeva che foste cosa sua, quasi una proprietà privata a vita, il fallimento d’una certezza insomma: quella che tanto, in qualunque momento, magari con un fischio, avrebbe potuto riprendervi.

E parlo per esperienza personale, avendo rivestito entrambi i ruoli. Anche quando sono stato io a concludere delle storie, vedere la mia lei d’un tempo con un altro m’ha sempre regalato un’amarezza indescrivibile, forse perché inspiegabile. E credo sia avvenuto anche per loro a ruoli invertiti.


10)

Ognuno ha quel che si merita?


Col decimo ed ultimo punto vorrei cambiare brevemente prospettiva osservando la vicenda non tanto dalla parte di chi sia stato abbandonato, ma da quella della controparte. E mi piace tornare con la mente a molti anni fa, quando alla fine d’una storia tormentata mi sentii dire, da lei che mi gettava via, proprio la frase ognuno ha quel che si merita. Ero giovane, candido ed inesperto, ed in quel momento non seppi comprendere esattamente il significato delle sue parole. Mi sentivo morire, ero in profondissima crisi, e quell’espressione mi sconvolse. Dunque, io meritavo sul serio quel che m’accadeva?

Non del tutto. Solo molti anni dopo avrei scoperto che s’illudeva di parlare di me, ma di sicuro ignorava quanto in futuro quel che si merita sarebbe stato riferibile a se stessa. E non approfondiamo.

Da allora, per caso o per regola, m’è capitato più volte – riesaminando negli anni successivi i percorsi sentimentali delle mie ex – di realizzare che sì, lei aveva proprio ragione: ognuno (prima o poi) ha quel che si merita. Sia nel bene che nel male.

Vedete, la vita sentimentale di ciascuno di noi è una strana giostra gestita da uno strano giostraio, spesso impertinente e lunatico. E può accadere di dover scendere e salire senza certezze, illudendosi di poter restare quando è il nostro turno di scendere, e temendo di dover scendere quando in realtà nessuno ce lo abbia chiesto.

Proverò a spiegarmi meglio.

Uno dei sentimenti più ricorrenti da parte di chi venga abbandonato, in una storia, è il desiderio di rivalsa; il termine vendetta sarebbe infatti improprio. Non sarà forse un esempio di coerenza, ma sarebbe stupido negarlo: per molti la strada del dimenticare passa attraverso il desiderio di ristabilire una sorta di forzato equilibrio tra le sofferenze sopportate e quelle non patite dall’altro. Come a dire: vorrei che tu soffrissi a causa di un altro, come io ho sofferto per causa tua. Vorrei che tu stessi male, come io lo sono stato. Nel gioco delle parti questo a dire il vero raramente si verifica, od accade. I desiderata di chi soffra sono più spesso un moto di ribellione alla presunta ingiustizia patita, che la reale volontà di vedere ricambiato il male ricevuto.

E nessun tentativo di volersi affrancare da una storia finita può passare dal desiderio della sofferenza altrui, anche se al momento questo sembrerebbe regalarci un effimero sollievo.

Esiste però, anche se definirla tale potrebbe apparire esagerato, una sorta di giustizia divina anche per questo tipo di vicende.

Quando in un rapporto finito si tirino le somme, raramente il conto del dare-avere è in pareggio: assurdamente, tranne in rari casi, a lasciare è proprio chi abbia ricevuto di più e donato di meno. Questa sorta di sopraffazione affettiva lavora in realtà per accumulo, e prima o poi - statene certi - il conto verrà presentato non già da voi od altri, ma dalla vita stessa.

Ho verificato non di rado, in tanti anni di milizia sentimentale, molte situazioni più o meno simili in cui chi in apparenza era stato più debole ma anche più generoso, riusciva poi a ricostruire una storia importante, facendosi apprezzare da altri partner per quelle stesse qualità umiliate, sottovalutate o rigettate dagli ex… mentre a pagare il conto più salato erano proprio questi ultimi, dominati dal tardivo pentimento, non all'altezza di ricostruire un rapporto decente, visto il poco che erano capaci di dare; o di costruirne uno assai meno soddisfacente. Perché a ricevere tanto ricambiando poco credetemi, ci si abitua male.

E così m’è capitato di scoprire partner un tempo presuntose o piene di sé, convinte di poter avere gioco facile con qualunque altro uomo, svegliarsi una mattina con una buona manciata d’anni in più chiedendosi Ma che accidenti ho combinato? Cosa ho perso? Cosa ho buttato via?

E così la rivalsa dell’ex abbandonato, ripeto, non è identificabile come vendetta, ma si trasfigura in un altro tipo di sentimento che finisce con l’attanagliare il vecchio compagno. Io lo definirei il sentimento del troppo tardi.

Si chiama rimpianto.
 
Pluto e Proserpina
Meraviglioso dettaglio.
 
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