Anche in Francia iniziano le proteste

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Troyes : la transhumance des éleveurs mécontents | Canal32

Troyes : la transhumance des éleveurs mécontents


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Diffusion le 18/12/2013

Les éleveurs ovins sont en colère. Et ils ont tenté de sensibiliser la population à leur combat. Le cortège est parti à 14h entourant une quinzaine de brebis place de la Bourse du travail à Troyes. Les éleveurs souhaitaient exprimer leur ras-le-bol face aux attaques du loup dans le département.
Ils ont été reçus à l'issue du défilé par la directrice de cabinet du député maire de Troyes.

Plus d'infos à 18h30.
 
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Dove andrà a finire la Francia che cambia?
Giuseppe Sandro Mela.

La Francia è il secondo paese dell’Unione Europea per peso politico ed economico. Agisce molto spesso in modo altamente coordinato con la Germania, determinando così la leadership europea di questo binomio.
La sua situazione interna merita quindi di essere seguita se non altro per le ripercussioni che potrebbero avere in sede comunitaria e, quindi, anche in Italia.
Le notizie francesi indicherebbero che l’asse Parigi Berlino potrebbe deteriorarsi a breve termine, con tutte le conseguenze del caso,
Questi potrebbero essere i principali elementi da prendere in considerazione.
1. La popolarità di Hollande é crollata al 15%. «Il 27% dà un giudizio “piuttosto negativo” e il 49% “molto negativo”, per un totale del 76%.». «Nel suo complesso, il governo crolla al 14%». Non a caso Hollande ha derubricato dall’agenda di governo tutti gli interventi che si proponeva nel settore etico, fortemente osteggiati da larga parte dei francesi. Tuttavia ben più preoccupante é la incapacità del Presidente e del suo esecutivo di controllare la depressione che inizia a farsi sentire pesantemente. Una cosa sembrerebbe certa: con questo livello di popolarità, ben difficilmente Hollande ed il Partito che lo ha espresso avrebbero possibilità di riconquistare l’Eliseo nella prossima tornata elettorale.
2. Il Front National, guidato dalla sig.ra Marine Le Pen é passato nei sondaggi dal 22% del 2011 al 32% del 2013, e sembrerebbe essere proiettato ad almeno il 35%. Il 56% dei francesi é convinto che il Front National sa «capire i problemi che i francesi sono chiamati ad affrontare quotidianamente» e «tirare fuori idee nuove per risolvere i problemi della Francia». Queste percentuali, se perduranti nel tempo, indicherebbero nella Le Pen come il prossimo vincitore delle elezioni presidenziali.
3. Il Front National é stato lungamente demonizzato sia dalla sinistra sia del centro-destra francese, supportati coralmente da quasi tutti i media di interesse nazionale. Se in passato alcune, ma solo alcune, delle critiche mossegli avrebbero potuto essere considerate aderenti al vero, la maggior parte erano da considerarsi violente aggressioni verbali e materiali da imputarsi a quella visione radicata che individua l’avversario politico come un “nemico mortale“. Alla lunga però questo processo di demonizzazione non regge, non può reggere all’evidenza dei fatti. E questi indicano chiaramente come la sinistra ed il centro-destra abbiano sostanzialmente fallito nel tentativo di contenere la depressione economica e lo sfacelo morale del paese, cui hanno anzi grandemente contribuito. Nel converso, la gente inizia a domandarsi seriamente se le idee propugnate dal Front National non siano le più idonee per poter almeno frenare gli effetti devastanti della depresione.
4. Assistiamo così ad un processo di «dediabolizzazione», cui gran parte del merito deve certamente essere attribuito alla sig.ra Marine Le Pen, ma che, trovando grande eco nell’opinione pubblica, non può più a lungo essere ignorato dai mass media, molto timorosi di essere travolti in caso di ribaltanti clamorosi del quadro politico. E sicuramente hanno ben motivo di temere per sé stessi, visto il loro pregresso comportamento.
5. Il Front National non é quello che potrebbe dirsi una formazione politica europeista. Basterebbe soltanto codesta visione per rendere immediatamente inquieti gli ambienti che contano a Bruxelles e molte cancellerie europee. Molto inquieti. Specie considerando che spesso il comportamento politico francese tende ad influenzare quello dei paesi limitrofi, in modo particolare l’Italia, ove le sinistre evidenziano grandi travagli interni ed i sondaggi suggerirebbero una consistente ripresa delle formazioni politiche non facenti capo alla sinistra.

Giornale. 2014-02-13. Le Pen conquista i francesi: uno su tre la pensa come lei.
«Inquietante», gridano in coro i partiti dell’establishment, il centrodestra Ump e i socialisti al governo, che si rinfacciano reciprocamente la colpa di fare il gioco di Marine Le Pen.
E in effetti c’è di che inquietarsi per i partiti tradizionali dopo la pubblicazione dell’ultimo sondaggio sul Front National, il partito di estrema destra guidato dalla nuova «Marianne» di Francia: più di un francese su tre, il 34%, aderisce alle idee del FN. E quel che colpisce è soprattutto il balzo in avanti fatto in un flash: dal 22% del 2011, al 31% del 2012 al 32% del 2013. Ma c’è di più. Secondo quanto rilevato dall’istituto Tns Sofres fra il 30 gennaio e il 3 febbraio -prima del referendum in Svizzera che potrebbe aver portato nuova acqua al mulino del Front anti-immigrati- il 35% del campione ritiene che il partito possa partecipare a un governo. I numeri – compreso quelli che qualche settimana fa davano il Front primo alle Europee di maggio – provano come il «cordone sanitario» che la destra «repubblicana» ha sempre voluto tenere con la destra «estrema» sul piano istituzionale si stia assottigliando nell’opinione pubblica. Fino al punto da dare a Marine Le Pen la capacità di raccogliere consensi anche al di fuori del suo elettorato tradizionale, almeno così sostiene il 58% dei francesi, il 5% in più dell’anno scorso. Eppure quel che racconta il sondaggio è soprattutto l’avanzare di una leader e delle sue idee. Perché in effetti la diffidenza per il Front National resta forte e ancora un francese su due pensa che il partito rappresenti «un pericolo per la democrazia in Francia» (ma è il 25% in meno rispetto al ’97) mentre a Marine viene attribuita dagli intervistati (56%, un balzo in avanti del 7%) la capacità di «capire i problemi che i francesi sono chiamati ad affrontare quotidianamente» e una certa abilità -lo dice il 40%- nel «tirare fuori idee nuove per risolvere i problemi della Francia». Proprio a queste idee i francesi cominciano a sentirsi sempre più vicini, a cominciare dalla sensazione «di non sentirsi più a casa propria in Francia» fino alla voglia di «difendere i valori tradizionali» e di sperare in una giustizia «più severa».
La «dediabolizzazione» – l’operazione di togliere al partito l’aura di inavvicinabile- sembra pienamente compiuta da Marine, che gode del successo esploso proprio dal 2011, anno in cui ha raccolto l’eredità del padre Jean-Marie. E infatti «la bionda» reagisce inorgoglita: «Sono risultati promettenti. Dimostrano che il FN ha una vocazione a governare, contrariamente a quello che si è detto per molto tempo. Non ha la vocazione a essere un movimento di protesta ma è un movimento di adesione bello e buono». Poi off the record, durante una cena a Parigi, ammette: «Un tempo c’era sempre qualcuno che appena mi vedeva entrare in un locale si alzava e se ne andava. Adesso il clima è cambiato». Eppure proprio due dei temi cardine dell’agenda politica del Front vengono sonoramente bocciati dagli elettori: il 64% si dichiara contrario all’uscita dall’euro e il 72% alla cosiddetta «preferenza nazionale», la priorità ai cittadini francesi in tema di occupazione. Le Pen è convinta che sia solo questione di tempo e di sostanza del dibattito pubblico: «È come la Costituzione europea -dice- fino a che non se n’è parlato il 65% dei francesi era favorevole, da quando si è aperta la discussione il 55% è contro». Cosa accadrà ora che, dopo il voto della Svizzera, non solo a Parigi si è aperto un acceso dibattito sui limiti all’immigrazione ? Lì dove la destra è forte, in molti cominciano a chiedere di potersi pronunciare sull’argomento. Così il Partito del Progresso che governa insieme ai Conservatori in Norvegia -Paese che come la Svizzera non è membro dell’Unione ma ha accordi legati alla sua adesione al trattato di Schengen e allo Spazio economico europeo- ha chiesto ufficialmente una consultazione nello stile di quella elvetica. Stesso copione in Austria, dove il leader dell’estrema destra (Fpoe) Heinz-Christian Strache vorrebbe votare per frenare gli ingressi mentre il governo teme invece per la sorte dei suoi 40mila cittadini in Svizzera.

Ansa. 2013-11-14. Sondaggio catastrofe per Hollande, crollo al 15%.
PARIGI – Crollo verticale per la popolarità del capo dello stato francese, Francois Hollande, già ai minimi storici: secondo un sondaggio YouGov per Huffington Post e iTele, pubblicato stamattina, il presidente crolla di ulteriori 6 punti, al 15% di opinioni favorevoli. Si tratta di una soglia mai nemmeno avvicinata da un presidente nella Quinta repubblica.
Alla domanda “cosa pensa dell’azione di Francois Hollande come presidente?”, soltanto il 3% degli interrogati ha risposto “molto bene” e il 12% “bene”, per un totale del 15%. Al contrario, il 27% dà un giudizio “piuttosto negativo” e il 49% “molto negativo”, per un totale del 76%. Il 9% non si pronuncia. Anche il primo ministro, Jean-Marc Ayrault, vede il suo score positivo ridotto al 15%, con il 74% di opinioni negative. Nel suo complesso, il governo crolla al 14%.
 
Italia e Francia: bentornata deflazione.

Italia e Francia: bentornata deflazione.

Italia e Francia, di male in peggio.
A febbraio i due Paesi tornano nella deflazione più nera, -0,3% per noi e -0,2% per i francesi, su base annua e su base mensile dello stesso mese rispetto all’anno precedente -0,2% per l’Italia.



Come ho più volte sottolineato, dall’inizio del lancio del QE di Draghi, risalente ad esattamente un anno fa, il problema deflazione non verrà mai risolto. Perchè la BCE potrà anche spendere cifre astronomiche al mese in titoli di Stato, ma mancherà sempre quell’anello di congiunzione con l’economia reale, quali gli investimenti pubblici, al flessibilità dei bilanci, fattori che darebbero stimolo alla domanda e quindi ai consumi. Le ultime misure di Draghi quindi a poco serviranno a far bere i cavalli dell’economia reale, quindi l’inflazione mediamente in Europa si attesterà tra lo zero ed il negativo.

In questo scenario, i veri risvolti nefasti per l’economia reale sono l’occupazione vera (non quella virtuale del jobs act) che risulterà penalizzata, con l’aumento della disoccupazione proprio perchè la deflazione e’ sinonimo di calo consumi, quindi produzione e lavoro e l’aumento dell’interesse reale del debito pubblico.
Quest’ultimo aumentato a gennaio 2016 di 21,6 miliardi di euro, attestandosi a 2.191,5, il problema non è lo stock di debito, ma i fattori che lo rendono pesante ed ingestibile, ovvero la deflazione (figlia dell’austerità e delle “riforme), effetto del calo dei consumi e dell’occupazione, che porterà alla riduzione del pil e quindi ad un aumento insostenibile della traiettoria percentuale debito-pil.

In conclusione, anche se lo spread è ai minimi, l’economia reale ha speranze per ripartire, a differenza di quell’Italia che con la lira vantava il record mondiale dei risparmi delle famiglie anche con l’inflazione al 20%.
 
I FRANCESI ARRABBIATI TAGLIANO LA LUCE ALLA BANCA CENTRALE
I FRANCESI ARRABBIATI TAGLIANO LA LUCE ALLA BANCA CENTRALE



In Francia, quasi completamente ignorati dai mass media italiani, sono ora i 15 giorni che si tengono scioperi e manifestazioni in quasi tutti i settori dei servizi pubblici e del settore privato, il tutto contro la riforma fiscale voluta da Macron. Nonostante i divieti specifici di legge i lavoratori del settore energetico hanno tagliato la fornitura elettrica a 150 mila utenze nell’area parigina, fra cui perfino la Banque de France, la banca centrale francese.

I tagli energetici sono solo l’ultimo passaggio di una serie di manifestazioni che han visto più di mezzo milione di francesi in piazza affinché il presidente Macron faccia marcia indietro.

Il leader della CGT, la CGIL francese, Philippe Martinez ha affermato che non è una misura estrema, ma necessaria, per piegare Macron, dicendo:
“io capisco la rabbia di questi lavoratori,. Sono dei tagli mirati per far capire che sputando sui servizi pubblici si può rendere i lavoratori arrabbiati” “possiamo pure ampliare questi tipi di proteste”

I tagli all’energia elettrica sono un classica forma di protesta francese. Macron voleva cambiare il sistema classico di calcolo della pensione, basato sugli ultimi 25 anni contributivi, ad un sistema à punti che avrebbe penalizzato sia i lavoratori di certi settori tutelati sia le carriere lavorative discontinue.
Macron non vuole cedere, nonostante l’opposizione popolare.
Vedremo chi l’avrà vinta.
 

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