Anno 2017

tontolina

Forumer storico
Ecco la copertina del famoso The Economist per il 2017, con una bella lettura di tarocchi..
Prima linea: 16 la Torre - 20 il Giudizio - 21 il Mondo - 9 l'Eremita
Seconda linea: 13 la Morte - 1 il Mago - 10 la Ruota della Fortuna - 17 le Stelle

upload_2016-11-23_15-0-38.png


Qualcuno conosce i tarocchi?
 
1.Alla base della torre ci sono due schieramenti, comunisti e cattolici,
2.Trump è seduto sul mondo, nella carta del giudizio, al posto del giudice con i simboli del potere in mano.
3.Nella carta del mondo vedo tre casati piantati nel terreno e 4 che aleggiano nel cielo,
4.l'eremita che guarda un corteo di gente dall'alto diu una rupe alla cui base c'è il mondo con una crepa...
5.La carta della morte ha difronte a sè un fungo nucleare,
6.il mago con gli occhi coperti, somiglia tanto alla condizione umana: un essere che ha il potere della creazione ma la cui mente è stata intrappolata in un gioco 3D (la macchina che copre i suoi occhi) grazie al quale crea una realtà fittizia, telecomandato da qualcuno...
7.LA ruota della fortuna vede tre persone legate su di essa, quasi fosse un vecchio supplizio medioevale, riconosco la Merkel con la rispettiva bandiera, ma non gli altri due personaggi. Una bandiera parrebbe quella italiana...
8.Nelle stelle ci sono dei visi che da qua non si riesce bene a vedere, ma è indicativo.
SONO carte buone? Sì-NO?
 
la stagione cominciata con la Brexit che vede l’Europa entrare in una campagna elettorale permanente.

Le consultazioni in Austria, Olanda, Francia e Germania, che fino all’autunno del 2017 scandiranno la vita politica continentale, rendono decisivo il momento: un anno da vivere pericolosamente, mentre l’incertezza legata al montare dell’ondata “anti-sistema” – all’avanzare delle forze cosiddette “populiste” – esige risposte precise.

da Un anno da vivere pericolosamente - I Diavoli


Che il vero problema sia di natura politica, lo certifica anche l’ultimo rapporto della BCE, pubblicato ieri, in cui si fa esplicito riferimento al clima d’incertezza legato alle ripetute scadenze elettorali.

In gioco, dunque, c’è ancora una volta il grande motivo che ha segnato gli anni Dieci: il rapporto tra politiche monetarie e incognite della politica. Se fino al 2015, le banche centrali hanno svolto una funzione di supplenza, occupando la sede lasciata vacante dalle istituzioni e colmando il vuoto di risposte davanti al sisma dei debiti sovrani, oggi quest’intervento potrebbe assumere la funzione di barriera invisibile per contenere gli effetti dell’ascesa delle forze “anti-establishment”.
 
Bisogna di nuovo aver paura dei tedeschi (Obama ha rivotato Merkel)
Maurizio Blondet 21 novembre 2016 27

I governanti europei, accolto Barak Obama nel suo viaggio d’addio la settimana scorsa, gli hanno fatto l’ultimo regalo: hanno prolungato di un altro anno le sanzioni alla Russia (costo per l’Italia 7,3 miliardi), poi hanno giurato nelle mani dell’uscente di :
1) arrivare comunque a firmare il TTIP, detestato da tutti i popoli delle due sponde atlantiche;
2) ampliare la globalizzazione sempre di più;
3) continuare a tenere aperte le frontiere all’immigrazione senza limiti;
4) mantenere la NATO così com’è, in posizione di aggressivo riarmo;
5) continuare e a perseguire normative mondiali contro il riscaldamento globale;
6) sul Medio Oriente, e specialmente la Siria, continuare ad obbedire alle direttive che Obama ha indicato, compresa la finta guerra al terrorismo dell’IS.

“I leader sono d’accordo sulla necessità di lavorare collettivamente per far avanzare l’agenda transatlantica, specie nel portare stabilizzazione al Medio Oriente e Africa del Nord [sic], come assicurare la soluzione diplomatica dei conflitti in Siria e Ucraina dell’Est”, così suona il comunicato della Casa Bianca dettato da Obama alla fine dei tre giorni d’incontro.


La tavolata d’addio a Berlino (o arrivederci?)
Non si è trattato solo di un palese vilipendio alle intenzioni politiche del nuovo presidente Usa, negate una per una puntigliosamente – dalla NATO per Trump ‘obsoleta’ fino al riscaldamento globale (”un imbroglio”) e alla sua dichiarazione che in Siria non bisogna rovesciare Assad bensì lo Stato Islamico, fino alla sua volontà di mettere un freno alla mondializzazione – no, è stato molto di più.
E’ stato come se i sei governanti europei che si sono stretti attorno a Obama come loro maestro spirituale, lo avessero votato di nuovo – al posto degli americani. Non riuscivano a staccarsi da lui. Smarriti di essere liberi (non sia mai), la Merkel ha riunito a tavola con l’adorato Nobel per la Pace che torna nel nulla, oltre a Juncker, Hollande e Renzi, Teresa May e Rajoi: e tutti hanno giurato nelle mani di Sua Nullità di mantenersi legati a lui nel difendere “i nostri valori” comuni”. Oviamente quelli del politicamente corretto. Tutto il repertorio.

Obama e la Merkel hanno firmato a due mani un editoriale, apparso sui mainstream, degno di due piccioncini convolati a luna di miele: “Germania e Stati Uniti sono profondamente uniti insieme … i nostri due paesi condividono la congiunta responsabilità di proteggere e preservare il nostro modo di vita”, fra cui sottintendono cose come le nozze gay e la scelta del gender (“impegno alla libertà personale”), senza rinunciare agli interventi umanitari come in Siria e Libia: ”Il nostro rispetto per la dignità umana ci obbliga a fornire aiuto umanitario a milioni di rifugiati nel mondo”, milioni da accogliere; inoltre “la partnership Usa e Germania è stata essenziale per ottenere un accordo globale a Parigi che offre al mondo un progetto per proteggere il nostro pianeta” : la lotta al riscaldamento globale con costrizioni arbitrarie per trattato.

Agli smarriti, Obama ha assicurato che Trump cambierà, che finirà per rientrare nei ranghi mondialisti, perché la carica di Presidente Usa ha una qualità (mistica, trascendente) che dona un speciale grazia di stato, da cui l’infallibilità globalista. Leggere per credere: C’è qualcosa nelle solenni responsabilità di questo ufficio…che ti forza a concentrarti, che esige serietà”, ha detto Obama, implicando ovviamente che Trump non è serio: “E se non sei serio su questo lavoro, allora probabilmente non durerai molto a lungo. Perché ciò porta problemi”. Magari un attentato?

Qualunque cosa vogliano dire queste alate, ispirate parole …. Il tono degli addii è stato questo, elegiaco e grandioso insieme – il momento dei commossi reciproci abbracci, del cantarsela e suonarsela, delle alte e vibranti auto-celebrazioni dei propri successi immaginari. Obama è arrivato al punto – senza ridere – da definire la UE, l’Unione Europea di Merkel e Juncker, “uno dei più grandi successi politici ed economici del mondo”.

E mica è bastato. Obama ha passato alla Cancelliera la fiaccola dei “valori democratici nel mondo”, palesemente messi in pericolo dall’elezione di Trump. Le ha affidato lo stendardo della civiltà occidentale in pericolo; sia lei la vostra guida, o europei.

“Angela, guida l’Occidente al posto mio”
Non sto esagerando minimamente. Infatti il più “grande” e ufficioso dei media germanici, Der Spiegel, in un fondo di un suo capo redattore Dirk Kurbjuweit, ha titolato: “L’America ha abdicato dalla guida dell’Occidente” – e non contento, vi ha aggiunto: “E’ tempo per l’Europa, e Angela Merkel, di occupare quel vuoto”.

Letteralmente così. Alla Merkel spetta la guida del mondo occidentale, perché “ha forti principi morali, come ha dimostrato durante la crisi dei rifugiati”.

Vale la pena di analizzare questo articolo, per constatare le storture mentali, la mistura di servilismo e di presunzione impolitica, l’autoillusione quasi al limite della demenza, che nutre la classe dirigente tedesca.

Il giornalista esordisce baciando la mano che ha punito il popolo tedesco: “L’Occidente è nato nel gennaio 1917. Quando il presidente Woodrow Wilson entrò in guerra contro la Germania, dicendo alla sua nazione che era tempo per gli americani di assumersi la responsabilità di ‘pace e giustizia- – Il mondo deve esser reso sicuro per la democrazia”, disse Wilson.

“Cento anni dopo: Trump. Uno che non vuole la globalizzazione. Che proclama il nazionalismo americano, l’isolazionismo, il ritiro parziale dal commercio mondiale e nessuna responsabilità per il cambiamento climatico”.

[…] “La dignità umana è il centro della civiltà occidentale […] I diritti umani. Un razzista non può incarnare questo progetto. Trump non ha alcun senso della dignità propria o di altri. Non è qualificato per essere il leader dell’Occidente”.

“Siamo oggi dinnanzi al vuoto – la paura del vuoto. Cosa accadrà all’Occidente, all’Europa, alla Germania senza gli Stati Uniti alla loro testa?” . Frase rivelatrice: lorsignori hanno paura del vuoto di potere. Ma, psicanaliticamente, proiettano la loro paura su quelli che hanno votato Trump. Secondo il giornalista, Trump è stato portato al potere dalla “paura. Non più la paura di perdere la libertà, ma la paura della libertà stessa”.

Gli americani hanno avuto paura degli uomini “liberi di attraversare i confini alla ricerca di nuovi luoghi dove insediarsi. Liberi di esportare i loro prodotti e dunque di entrare in competizione con altri paesi. Liberi di battersi per diritti uguali in quanto donne, in quanto omosessuali e in quanto non bianchi. […] Ciò che è unicamente tipico dell’Occidente, la libertà, è oggi percepito come minaccia”.

“Se Trump governa come ha promesso, la ‘terra dei liberi’ (Usa) abdicherà al suo compito di leader del mondo libero. Allora, sarà il momento dell’Europa. Deve resistere al populismo. […] Dovrà provvedere alla propria sicurezza, e ciò nel tempo di Vladimir Putin, di Recep Tayyip Erdogan e dello Stato Islamico che esiste presso l’Europa”

Sorvoliamo sul fatto che le suddette minacce alla nostra sicurezza, Putin, Erdogan e lo Stato Islamico, sono pure creazioni della politica di Obama-Merkel. Ecco la conclusione dell’aedo di Spiegel:

“Senza l’America, compiti immani hanno davanti i leader occidentali. Sono compiti per la cancelliera Angela Merkel: lei rappresenta una nazione forte [rieccoli!] ed ha una forte fibra morale, come ha dimostrato nella crisi dei rifugiati”.

One-Hundred Years of Fear: America Has Abdicated Its Leadership of the West - SPIEGEL ONLINE

Una crisi che ha provocato lei da sola e da zero; come ha provocato la rovina della Grecia e dei paesi mediterranei per taccagneria, e alla fin fine anche il Brexit – perché gli inglesi sanno riconoscere una dittatura tedesca, quando ne rivedono una. Ma questo non conta per Kurbjuweit di Spiegel, ormai accecato dal fulgore titanico che, ai suoi occhi, assume la Cancelliera: la vede già nell’atto di adempiere al compito immane di garantire le libertà: di commercio, di nozze omosessuali, di farsi invadere da milioni di africani, di salvarci da Trump e dai populisti. Lo farà perché è, sola in Europa, alla testa di “una nazione forte” (e ricca),disciplinata e obbediente a imporre la democrazia: senza chiedere il minimo parere agli altri popoli europei, come ha sempre fatto: sia con l’euro, sia quando ha deciso che dovevamo tutti accettare i milioni di immigrati che lei ha chiamato, o quando ci ha ingiunto di pagare 3 miliardi a Erdogan perché si tenesse i profughi che prima, lei aveva invitato. . La libertà alla tedesca comprende le nozze gay e l’immigrazione di massa, ma non la democrazia del voto.


“La fine del mondo”
Merkel deve divenire un leader decisivo per l’Europa”, proclama infine il giornalista di Spiegel. Senza la minima preoccupazione se gli altri membri dell’Unione Europea vadano magari consultati. Infatti Merkel ha annunciato che correrà per un quarto mandato. Questo articolo mostra che bisogna di nuovo aver paura dei tedeschi: dopo ottantenni di sottomissione servile, si sono di nuovo montati la testa e si sentono in grado di guidare la civiltà? Così, di punto in bianco? .

Un post scriptum per Matteo Renzi. Era uno dei sei che hanno celebrato Obama, e l’hanno rivotato al posto del popolo americano in quella demente celebrazione a Berlino. Vedo che il fatale comunicato dice: i partecipanti “sono unanimemente d’accordo sul fatto che [..] le sanzioni alla Russia legate all’Ucraina devono restare in vigore” fino a che non saranno in opera gli accordi di Minsk. Gli accordi di Minsk che sono violati da Kiev, non da Mosca. La Egemone Merkel ha fatto anche dello spirito, dicendo che i progressi erano “invisibili”. Renzi era lì. Non ha rotto la bella unanimità. Non ha eccepito che noi subiamo un danno di oltre 7 miliardi per un contenzioso che non riguarda in nessun modo l’Italia. Renzi ha già smesso di disturbare la UE. Si acquatta a fare il servetto della nuova Egemone. Nonostante tutto, è davvero meglio Trump.

 
INTERVISTE
l'intervista a a.landolfi
Borse: tempo di stock picking. Strategie operative e titoli Buy

Borse: tempo di stock picking. Strategie operative e titoli Buy


Ottimizzare i vantaggi e ridurre al minimo le perdite e i rischi. Questa, in estrema sintesi, la prima regola da seguire per questo 2017 che continua la tradizione dei mercati all'insegna dell'incertezza, tradizione che tende ormai a radicarsi sempre di più anche a livello internazionale. La view di Antonio Landolfi Trader Master presso la Trading Room Academy (ant.landolfi@libero.it)

Il 2017 si apre con una parola d'ordine che ultimamente sta diventando sempre più presente e soprattutto pesante per gli investitori: incertezza. Se prima erano, più genericamente individuabili a livello internazioanle, adesso si possono focalizzare su zone e fattori precisi. Quali saranno nell'immediato, le ripercussioni di queso stnitment a Piazza Affari?

Il senso del primo articolo del nuovo anno, con il quale colgo ovviamente l’occasione per gli auguri ai numerosi ed affezionati lettori, è perfettamente racchiuso nel titolo. Infatti sono subissato da messaggi o mail di trader (analisti tecnici?) la cui unica richiesta riguarda i tempi entro cui arriverà una correzione sul nostro indice e vieppiù su quello americano, dando quasi per incerti solo i tempi di tale correzione. E la principale argomentazione è sempre la presenza sul nostro indice del gap-up del 7 dicembre. Ora, non per deludere tanti trader, ma quasi li invidio per le loro certezze se non fosse che queste ultime corrono il rischio di trasformarsi in perdite quando le “convinzioni” sono il principale driver della nostra effettiva operatività.
Il bravo analista tecnico/trader (attenzione, molti confondono le 2 figure ed allo stesso tempo non sempre esse si fondono, anzi purtroppo ad essere sinceri molto raramente!) in alcuni casi sa quando è il momento di attendere conferme che ora più che mai necessiterebbero su quasi tutti gli indici. A prescindere dall’operatività strettamente intra-day infatti, a sottolineare l’attuale fase di incertezza sul nostro indice ci sono degli elementi grafici che mi sembra giusto rimarcare. E’ chiaro che la tendenza di lungo periodo è ancora ribassista (e non potrebbe essere altrimenti), ma quella di medio sta almeno provando ad incrinare tale certezza. In analisi tecnica tradotto in operatività ciò vuol dire che tutte le resistenze importanti (in qualunque modo individuate) dei time-frame più alti possono essere usate come aree di target ed anche di apertura di posizioni ribassiste, ma nello stesso tempo i supporti di time-frame intermedi/più bassi possono essere sfruttati per entrare long per un nuovo attacco alle predette resistenze.
Per rimarcare con valori numerici reali la complessità di questa fase di incertezza, basta sottolineare che un vero segnale di debolezza del nostro future arriverà da una chiusura sotto 19020 (immagino già la gioia dei ribassisti pronti a stappare lo champagne a queste parole!), ma questo segnale potrebbe avere vita brevissima poiché già dalla prossima settimana troverà un validissimo supporto a 18960 e 18840!! Allo stesso modo un segnale incoraggiante al rialzo arriverebbe dalla rottura dei 19670 (qui sarebbero tentati di fare festa i rialzisti ), segnale che però troverà immediatamente tre piccoli muri a stopparlo e cioè i 20070, i 20470 e soprattutto i 20690


lla luce di quanto detto, dunque, come operare in Italia e in Europa, per minimizzare i rischi?

Quindi a ben vedere sono veramente stretti i margini di manovra ed allora se devo suggerire un’operatività che minimizzi i rischi, dandomi anche un valido stop grafico, consiglio di attendere 2 indicazioni importanti:
  1. aspettare martedì 31 un’eventuale chiusura sotto 19205 ed allora impostare vendite in area 19380 con stop 19670 e target 18090;
  2. attendere l’eventuale, non certo, ritracciamento in area 18640 per ingressi long, stop 18280, per target 20070.
La difficoltà operativa sull’indice viene bilanciata, da qui il titolo, dalla possibilità di individuare dei titoli che presentino una più netta tendenza rialzista da provare a cavalcare.

Meritano pertanto un buy i titoli:
Banca Generali buy 22,80, stop 22,59, target 25,80;
Credem buy 6,08 e 5,94, stop 5,70, target 6,74;
Esprinet buy 6,80, stop 6,70, target 8,36;
Falck Renewables buy 0,9870 e 0,9770, stop 0,96, primo target 1,05.

Sul nostro listino mi terrei alla larga dai titoli Diasorin, Enel, Banca Ifis (se chiude il mese di gennaio vicino ai valori di 25,80) e Prysmian.



continua
Borse: tempo di stock picking. Strategie operative e titoli Buy
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto