Complottismo: da forma mentis a patologia

f4f

翠鸟科
treat aperto per un pò di riflessioni sul complottismo dilagante
già nel titolo si può intuire il mio pensiero ;)

e pur riconoscendo la giustezza di chi di complotti veri si intendeva,
a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia: Andreotti

pur con questa massima stampata bene in chiaro, il mio pensiero è che il complottismo ora è diventato patologico:
sia di esempio il recente scandolo VW, da alcuni attribuito al governo americato, da altri dalla CIA ...
... mi apsetto a breve di leggere che è stato montato dall'ISIS spinta da una sezione deviata del Mossad che sta facendo gli interessi americani per ostacolare la Grmania nel suo ravvicinamento alla Russia ...

sul complottismo e sul bufalamneto delle notizie di cui la sua parte deteriore si nutre,
voglio incipiare con un mio motto
la dietrologia è spesso eccessiva: dietro, c'è solo il kulo


olè le vostre riflessioni !!




 
Caro f4f, il complottismo esiste perché esistono i complotti (questa affermazione è fatta dall'uomo del nostro tempo).
Pensare che la Storia delle vicende umane si dipani come spontanea interazione di tutti gli uomini è invalidato dall'analisi empirica (scoperta a posteriori dei complotti).
Detto per inciso: pensavamo di essere uomini molto più consapevoli e liberi rispetto all'uomo del Medioevo, ma abbiamo constatato che non è così.
Nell'incertezza che avvolge i fatti del mondo, il limite di un "approccio diffidente" alla lettura dei fatti si presenta quando detto approccio non è alimentato da indizi e riscontri e diviene pregiudizio ideologico.
La domanda che, forse, davanti alla lettura della Storia ci si può porre è: cui prodest?
Forse quello che definiamo "complottismo" è la attuale Filosofia della Storia, che rispecchia i valori dell'attuale società del pensiero debole e del relativismo edonistico.
In fondo, ai tempi dell'Idealismo si concepiva una fenomenologia storica assoluta (sia per Hegel, sia per Marx).
In conclusione, ogni tempo (con i suoi valori di riferimento) esprime un preciso approccio alla lettura dei fatti del mondo, e se le cose stessero così, attualmente staremmo vivendo la società del "chi mi vuole inkulare"?:D
Grami i tempi i nostri!:sad:
 
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Caro Cicoria
Condivido le tue osservazioni
Ed infatti per me valuare se esistano complotti ai miei danni è pensiero costante : una forma mentis

Ma
Ma cerchere sempre e solo il complotto,trovare la macchinazione anche dove non esiste,in generale considerare i complotti come unico e solo motore degli eventi, ecco, questa per me è patologia
 
non credo molto ai complotti di qualsiasi genere a leggere la 'storia' si scopre come molti fatti sono stati casuali , se tizio si fosse svegliato prima se Caio non fosse stato in vacanza se Sempronio non avesse creduto al bluff e così via...
non escludo che dei complotti ci siano o ci siano stati , ma da qui a credere che si possa governare per esempio un mondo così complesso ce ne corre
 
Caro Cicoria
Condivido le tue osservazioni
Ed infatti per me valuare se esistano complotti ai miei danni è pensiero costante : una forma mentis

Ma
Ma cerchere sempre e solo il complotto,trovare la macchinazione anche dove non esiste,in generale considerare i complotti come unico e solo motore degli eventi, ecco, questa per me è patologia

Questo è un terreno delicatissimo.
La "quantità" di un tipo di approccio è limitabile? L'estensione del tipo di approccio determina una differenza qualitativa dell'approccio stesso?
Per fare un esempio (mi rendo conto di non riuscire ad essere molto chiaro, anche per brevità espositiva e bicchiere a pasto di pessimo vino solforoso): il metodo induttivo nella ricerca scientifica andrebbe "limitato" per non cadere nel suo "estremismo", ovvero la negazione della deduzione come metodo di ricerca? (del resto, la deduzione in moltissimi campi, in primis l'astronomia, è essenziale per fare progressi, ma la scientificità è garantita solo dalla replicabilità e misurabilità, quindi dall'osservazione induttiva). Esempio infelice, lo so.
Insomma, il "sospetto" non può essere limitato se la Storia perde una finalità (trascendente o meno che sia).
Allo stesso modo, nell'anno Mille non si poteva limitare una visione catastrofista in ogni recondito degli accadimenti, per ovvie ragioni. Questo ultimo periodo è utilizzato per fine esemplificativo, perché la storiografia recente (Le Goff) mette in discussione che nell'anno mille sapessero di essere nell'anno mille :D
 
Questo è un terreno delicatissimo.
La "quantità" di un tipo di approccio è limitabile? L'estensione del tipo di approccio determina una differenza qualitativa dell'approccio stesso?
Per fare un esempio (mi rendo conto di non riuscire ad essere molto chiaro, anche per brevità espositiva e bicchiere a pasto di pessimo vino solforoso): il metodo induttivo nella ricerca scientifica andrebbe "limitato" per non cadere nel suo "estremismo", ovvero la negazione della deduzione come metodo di ricerca? (del resto, la deduzione in moltissimi campi, in primis l'astronomia, è essenziale per fare progressi, ma la scientificità è garantita solo dalla replicabilità e misurabilità, quindi dall'osservazione induttiva). Esempio infelice, lo so.
Insomma, il "sospetto" non può essere limitato se la Storia perde una finalità (trascendente o meno che sia).
Allo stesso modo, nell'anno Mille non si poteva limitare una visione catastrofista in ogni recondito degli accadimenti, per ovvie ragioni. Questo ultimo periodo è utilizzato per fine esemplificativo, perché la storiografia recente (Le Goff) mette in discussione che nell'anno mille sapessero di essere nell'anno mille :D


bella riflessione ...
diciamo che nell'anno mille sapevasno di essere nell'anno mille ma che non c'erano poi tanti millenaristi
e che i complotti ai tempi erano ridotti al demonio e ai saraceni suoi accoliti: un mondo più semplificato


sulla patologia ho indicato la mia valutazione:
giusto che ci sia il sospetto, ma cercare il complotto ad ogni costo anzi dire che se non si vede è ancora più certo che ci sia, è paranoia

Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre. La paranoia non è un disturbo d'ansia, ma una psicosi. Si tratta in sostanza, non di una sensazione di ansia o di paura, ma di disturbi di pensiero (giudizio distorto, sbagliato) di cui il paziente ha raramente coscienza.

l termine "paranoia" indica una contingenza di disturbo mentale lucido, caratterizzato dalla convinzione delirante del paziente di essere perseguitato (o, più specificatamente, dall'ideazione che qualcuno o qualcosa abbia intenzione di nuocergli). Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l'inclinazione al pregiudizio o l'insicurezza. Il sistema di credenze di tipo persecutorio viene elaborato dal paziente in modo lucido e sistematico, ovvero non viene in generale a mancare la funzione razionale. In questo senso la paranoia si può descrivere come un caso particolare di disturbo delirante.

Uno dei sintomi più evidenti della paranoia è la mancanza di modestia e la totale scomparsa del senso di autoironia, sia rispetto a se stesso, sia rispetto agli incarichi o alle funzioni che svolge socialmente. Il paranoico ha infatti una struttura giudicante molto rigida, protegge il suo io con strutture della negazione e della proiezione, dopo che scatta la paranoia l'aggressività propria viene vista regolarmente nell'ambiente esterno.



 

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