creerà occupazione? solo se tolgono la vergognosa tassa sull'occupazione

tontolina

Forumer storico
Destinazione Italia: E.Bonino, creera' occupazione (Mi.Fi.) MILANO (MF-DJ)--Destinazione Italia, il piano in 50 mosse messo a punto dal governo per incentivare gli investitori internazionali a investire nel nostro Paese deve portare a una "riduzione della disoccupazione". E' quanto afferma il ministro degli Esteri Emma Bonino, in un intervista su Milano Finanza. "Un esempio della disponibilita' ad attrarre investitori esteri sara' l'apertura di un canale privilegiato nella concessione di visti a chi vuole avviare un'impresa innovativa in Italia".
"La situazione nel settore finanziario e' migliorata rispetto alla fase piu' acuta della crisi del debito sovrano; ma le politiche di austerity attuate simultaneamente in tutti i Paesi dell'Eurozona non hanno avuto effetti positivi per l'economia reale. Ne deriva l'urgenza", risonosce il ministro, "di affrontare in modo piu' convinto il tema del rilancio della crescita in Europa, con attenzione particolare all'occupazione giovanile.
Occorre ridefinire il modello economico europeo, per evitare che sia percepito solo come austerita' e vincoli. Il rigore non puo' essere considerato come di un obiettivo assoluto e imprescindibile, ma come uno degli elementi necessari alla crescita sostenibile dell'economia e il benessere dei cittadini europei. A mio avviso, l'unica risposta concreta alle difficolta' dell'Europa e' la prospettiva federale, la sola che puo' riavvicinare i cittadini europei all'Europa, allontanando il rischio di una sovrarappresentazione dei partiti populisti e ridando al contempo nuovo impulso alla discussione sul futuro dell'Unione".
red/lva
 
altro che 50 mosse

ne basterebbe UNA per cominciare: togliere l'IRAP che è appunto la tassa sull'occupazione

e la SeCONDA: tagliare il cuneo fiscale sul lavoro che è il più alto al mondo


infine tagliare tutti i privilegi dei politici... è sufficiente uno stipendio
e tagliare tutti i vitalizi che sono privilegi assurdi da veri ladroni affamapopolo... basta anche per loro la pensione guadagnata con i contributi versati
 
Ultima modifica:
Fisco: 5 aziende su 8 si indebitano per pagare tasse (Italia Oggi) MIALNO (MF-DJ)--Cinque aziende su otto chiedono prestiti in banca per pagare le tasse. E' uno degli ultimi risvolti della crisi nel nostro Paese. A segnalarlo e' l'ufficio studi di Unimprese, secondo cui oltre il 62% delle micro, piccole e medie imprese italiane e' stato costretto a ricorrere a un finanziamento per onorare le scadenze fiscali. E c'e' l'Imu in cima alla lista dei balzelli che hanno spinto gli imprenditori a rivolgersi agli istituti di credito.
In relazione ai settori produttivi, scrive Italia Oggi, sono gli operatori turistici (per gli alberghi), le piccole industrie (per i capannoni) e la grande distribuzione (per i supermercati) quelli maggiormente esposti con le banche a causa dei versamenti fiscali sugli immobili e degli adempimenti con l'Erario. Oltre 76.200 pmi associate a Unimpresa hanno chiesto soldi alle banche, nel primo semestre 2013, per rispettare le scadenze tributarie.
Oltre all'Imu, l'Irap e' l'altra tassa che sta mettendo in crisi gli imprenditori italiani, tenuto conto che l'imposta regionale sulle attivita' produttive si paga anche quando i bilanci sono in perdita. Tre i comparti dell'economia definiti "strozzati dal tributo immobiliare". Gli ostacoli maggiori sono stati riscontrati per le categorie che basano piu' di altre la loro attivita' imprenditoriale proprio sugli immobili. Si tratta di operatori turistici (con i proprietari di alberghi in cima alla classifica), piccole industrie e fabbriche (per i capannoni), grande distribuzione organizzata (per i cosiddetti supermercati). red/lva
(END) Dow Jones Newswires
 
L’Italia sta rimanendo senza industria. Sulla produttività Spagna e Grecia fanno meglio di noi

http://www.investireoggi.it/economi...uttivita-spagna-e-grecia-fanno-meglio-di-noi/




mi raccomando nè... CARI politici continutate ad alzare le tasse... aumentare gli intoppi burocratici.... aumentare la spesa pubblica che altro non è che una ruberia generalizzata a vostro favore


e tra un po' resterete con i mussulmani che tagliano le mani ed impiccano la gentaglia della vostra specie
 
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Imprese massacrate: 28 tasse in due mesi

Pubblicato lunedì 28 ottobre 2013 alle 09:00 da Redazione · in Fisco, Tributi e Previdenza
Roma – La Quaresima delle imprese arriva tra novembre e dicembre. Ventotto scadenze fiscali in 60 giorni: quasi una ogni due giorni.
Gettito atteso, 76 miliardi di euro. La stima viene dagli Artigiani di Mestre. Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, «sfiancate dalla crisi e sempre più a corto di liquidità, c’è il pericolo che molte piccole e micro imprese non riescano a superare questo vero e proprio stress test fiscale». Lo studio degli Artigiani di Mestre rivela che sarà l’Iva l’imposta che richiederà lo sforzo finanziario più importante. Le imprese dovranno versare all’Erario 26,5 miliardi di euro.
L’acconto Ires, vale a dire l’imposta sul reddito delle società di capitali, garantirà alle casse dello Stato 16,9 miliardi di euro, mentre il pagamento dell’acconto Irap (imposta regionale sulle attività produttive) porterà altri 11,6 miliardi di euro di gettito. La Cgia ha calcolato anche gli effetti che queste scadenze avranno sulle micro imprese. L’ammontare della spesa, per una Srl con 12 addetti, supererà i 54.500 euro.
Oltre ad Iva ed Ires, infatti, gli imprenditori dovranno onorare anche le ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti del settore privato e quelle riferite ai lavoratori autonomi (pari a 12 miliardi di euro), gli acconti Irpef (4,8 miliardi) e il pagamento della seconda rata dell’Imu (4,4 miliardi). In modo particolare, l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 21% al 22% è scattato il 1° ottobre scorso. Quindi, l’Erario riceverà i «benefici» di questo aumento a partire dal mese di novembre. A metà del prossimo mese di dicembre, poi, gli imprenditori saranno chiamati al versamento della seconda rata dell’Imu. Secondo la legge di Stabilità, già da quest’anno potrebbero dedurre dal reddito di impresa il 20% dell’Imu. Ma ancora manca la norma d’interpretazione.

Sarà poi pesante l’impatto della nuova Tares, il nuovo tributo ambientale, il cui versamento è stato posticipato a fine anno. Con una certezza: dalla Tares il governo si attende un gettito aggiuntivo di un miliardo, rispetto alla vecchia Tarsu. Resta da definire (lo dovranno fare i Comuni) il numero di rateazioni. Infine, c’è il capitolo degli acconti fiscali. A partire da quest’anno, gli acconti Irpef, Ires e Irap sono aumentati. Con il decreto legge del 28 giugno 2013 è stato stabilito che: l’aumento dell’acconto Irpef passa dal 99 al 100%. Questa misura rimarrà in vigore anche per gli anni a venire; solo per il 2013, l’aumento dell’acconto Ires sale dal 100 al 101%. E con esso, anche l’acconto Irap è salito al 101 per cento. Fabrizio Ravoni

http://www.ilgiornale.it/news/interni/imprese-massacrate-28-tasse-due-mesi-962156.html
 
L’eccessivo costo del lavoro, tanto che il 40% ha ammesso di ricorrere a forme di lavoro nero.
Le Pmi licenziano i giovani. Un flop il decreto del governo

6 novembre 2013 Di L'indipendenza
di REDAZIONE Il 2014 andrà poco meglio del 2013: diminuirà infatti la percentuale di PMI che programma licenziamenti, ma la ripresa dell’occupazione resta lontana. I dato emerge da un’indagine AdnKronos sul lavoro nelle piccole e medie imprese, che conferma quanto la crisi stia avendo il peggiore impatto sui giovani.
Giovani licenziati - Circa un terzo delle PMI ha licenziato una o più risorse nel 2013, soprattutto sotto i 30 anni. Le prospettive 2014 sono migliori ma un 20% di PMI effettuerà tagli all’organico anche il prossimo anno. Il motivo? L’eccessivo costo del lavoro, tanto che il 40% ha ammesso di ricorrere a forme di lavoro nero. Una situazione di emergenza, insomma, su cui ora bisogna vedere in che modo impatteranno i tagli al cuneo fiscale previsti dalla Legge di Stabilità in dicussione in Parlamento: 1,5 mld ai lavoratori (incremento in busta paga intorno ai 13-14 euro al mese) e 1 mld alle imprese che assumono dipendenti (deduzione massima di 15mila euro per ogni nuovo assunto).
Assunzioni agevolate - Come se non bastasse, anche gli incentivi all’assunzione giovanile si è rivelato un flop: l’agevolazione per assunzione di giovani prevista dal Decreto Lavoro (Dl 76/2013) non sta dando i fruttisperati. Il bonus assunzione giovani (650 euro per 18 o 12 mesi, rispettivamente per contratti a tempo indeterminato o a termine) doveva creare 100mila posti di lavoro in tre anni ma al 31 ottobre le richieste delle aziende erano ferme e 13.770. Dopo l’entusiasmo dei primissimi giorni, il ritmo si è rallentato drasticamente. Secondo i consulenti del lavoro, l’inefficacia del provvedimento è ascrivibile alla sua formulazione (limite di età di 29 anni troppo basso, scarso appeal per le imprese del Mezzzogiorno che hanno a disposizione altre agevolazioni) ma è anche strutturale: «le imprese gradirebbero una riduzione del cuneo fiscale e contributivo anziché incentivi a termine» (e qui almeno in parte risponde la Legge di Stabilità, che però prevede un taglio di entità largamente inferiore alle richieste delle imprese). Inoltre, «il problema attuale non è come assumere con incentivi, ma tornare a produrre e a creare sviluppo. In assenza di nuovo lavoro risulta infatti assolutamente privo di efficacia qualsiasi provvedimento che incentiva nuove assunzioni».
Disoccupazione - Gli ultimi dati ISTAT sull’occupazione rappresentano un ulteriore elemento a sostegno della crisi fra i giovani: gli occupati fra i 15 e i 24 anni a settembre 2013 erano 964mila (il 2,3% in meno rispetto al mese precedente) e il 12,5% in meno sullo stesso mese del 2012. Nella stessa fascia di età, il numero di disoccupati era pari a 654mila, e qui il trend mese su mese è positivo (c’è una diminuzione dell’1,5%), mentre quello anno su anno resta negativo (con una crescita dei disoccupati del 5,4%, che corrisponde a 34mila giovani in più che hanno perso il lavoro). I giovani inattivi (cioè che non solo non hanno un lavoro, ma non rientrano nel numero dei disoccupati perché, pur non essendo più studenti, non hanno mai avuto un’occupazione) sono 4 milioni 371mila, in aumento dell’1,5% congiunturale e dell’1,2% tendenziale. Il risultato è che rispetto a un anno prima ci sono 138 mila giovani occupati in meno, 34 mila giovani disoccupati in più, 54 mila giovani inattivi in più. (Pmi.it)
da L’indipendenza
 
Spunta la tassa beffa per le aziende che hanno assunto un licenziato


Scritto il 6 novembre 2013 alle 15:44 da Redazione Finanza.com
La notizia era nell’aria già da un po’ finché da gennaio 2013 è stata definitivamente eliminata la “piccola mobilità, il bonus che incentivava l’assunzione di persone licenziate da piccole e medie imprese in crisi e quindi di fatto in mobilità. Ma quello che le aziende proprio non potevano immaginare è che ad essere in bilico fossero anche gli sgravi concessi prima di quella data. Se ne sono accorti invece quelli che hanno saputo leggere fra le righe di una recente circolare Inps che ribadiva che “in via cautelare deve ritenersi anticipata al 31 dicembre 2012 la scadenza di ogni beneficio connesso a rapporti di lavoro agevolati”.
Questo vuol dire che tutte le aziende che per l’intero 2013 hanno provveduto a calcolare buste paga e stipendi con l’utilizzo degli incentivi, con ogni probabilità si vedranno costrette a restituire quanto preso. Che, secondo uno studio condotto da Confartigianato, potrebbe tradursi in circa tre o quattromila euro ad azienda per dipendente.
Ma la cifra potrebbe salire a circa seimila euro se si considera che molte aziende, in mancanza di notizie certe da parte degli enti preposti, hanno pagato il contributo agevolato del 10% a fronte di un regime contributivo ordinario intorno al 30%.
Ma quando era nata la piccola mobilità? Nel 1993, ovvero quando anche ai dipendenti delle piccole e medie aziende era stata data la possibilità di iscriversi alle speciali liste del collocamento fino a quel momento riservate esclusivamente a chi proveniva dalle grandi industrie, usufruendo dei vantaggi riservati ai lavoratori licenziati e/o in mobilità.
Era stato poi il governo Monti che aveva deciso di azzerare questo minimo privilegio, creando di fatto due categorie di disoccupati diversamente (non) tutelati.
Dal 2017 la riforma Fornero con l’introduzione della ASP e della Mini ASP riporterà una sostanziale equità fra tutti i lavoratori, ma resta il problema di ciò che succederà nel frattempo.

Se si calcola che, ad esempio, i lavoratori in mobilità del settore dell’artigianato sono circa 26 mila unità, quindi quasi il triplo di quelli della grande industria, si può avere un’idea della dimensione del problema.


Confartigianato e Cna lanciano quindi l’allarme per la coda del 2012. Gli sgravi di cui pensavano di poter usufruire le aziende erano estremamente importanti e se l’Inps dovesse, in mancanza di indicazioni certe da parte del ministero del Lavoro, chiederne la restituzione, causerebbe un gravissimo colpo economico e finanziario al tessuto imprenditoriale italiano.


Le proteste si fanno accese da più parti.


Le associazioni che raggruppano le piccole e medie imprese chiedono a gran voce che la questione sia sanata con la nuova legge di Stabilità perché al momento una legge varata per aiutare i lavoratori in difficoltà rischia di diventare punitiva non solo per le aziende che hanno tentato di aiutarli ma anche per gli stessi lavoratori.
 

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