tontolina
Forumer storico
Goldman Sachs assume Fogh Rasmussen per coprire uno scandalo

Ricordate Anders Fogh Rasmussen? Danese, da segretario NATO che si produsse in dichiarazioni guerrafondaie contro Putin poco prima dlela scadenza del suo mandato;
è stato anche capo del governo danese dal 2001 al 2009.
La nota Goldman Sachs l’ ha appena assunto e messo a libro-paga. Il lievissimo conflitto d’interesse è alquanto aggravato dal fatto che Goldman, nel 2014 s’ comprata il 18 per cento della Danish Oil & Natural Gas (DONG), ossia l’Eni locale in via di “privatizzazione”, per 1,5 miliardi di dollari; comprandosi anche un diritto di veto in quel consiglio d’amministrazione, che per norma spetta solo a chi ha almeno il 33%,
Ma c’è di peggio.
Subito dopo l’acquisto, la DONG ebbe un contratto lucrosissimo per la creazione di un campo di energie rinnovabili a mare, che ne ha più che raddoppiato il valore: una circostanza che sia Goldman, sia la direzione di DONG, sia i governanti che diedero il via alla vendita, conoscevano benissimo. Sicché la banca d’affari americana ha pagato 1,5 miliardi per una quota che avrebbe dovuto pagare 4,6 miliardi: a tutto danno dei contribuenti e cittadini danesi.
Un classico di privatizzazione, alla moda italiana; ma in Danimarca la cosa non va giù così facilmente,
il governo che ha autorizzato il pessimo affare è caduto, ma ci sono molti dettagli dell’affare che vengono mantenuti riservati anche dal nuovo governo. Che è presieduto da quello che fu l’ex ministro delle finanze nel governo che fu di Anders Fogh Rasmussen (si chiama Lars Loekke Rasmussen, ma non è parente). Con questa oculata assunzione, il Vampiro-Seppia è sicura di potersela cavare senza processo.
Sicché Anders Fogh Rasmussen comincia a somigliare a un Kolomoiski,a la civilissima (ieri) Danimarca alla Ucraina…Sono due civiltà che si abbracciano nell’Occidente post-umano.
Contro Goldman, anche la Malaysia in piazza
Decine di migliaia di manifestanti scendono da giorni in piazza in Malaysia per chiedere le dimissioni del primo ministro Najib Razad: nel cui conto privato risultano versati 700 milioni di dollari (sì, avete capito bene: 700 milioni) da “donatori esteri” non identificati. La cifra in realtà era stata prelevata da un fondo pubblico, la 1Malaysia Development Berhad (1MDB), che Rezad ha creato nel 2009 e che avrebbe dovuto trasformare Kuala Lumpur in una grande piazza finanziaria asiatica. Invece il Fondo è finito con un debito di 11 miliardi: di cui almeno 6,5 sono dovuti all’emissione di tre bonds sottoscritti da Goldman Sachs, più precisamente dal suo presidente per l’area, Tim Leissner, evidentemente l’ispiratore dell’intera operazione, e (va da sé) buon amico di famiglia del premier nel cui conto è caduta la pioggia d’oro. Apparentemente Goldman comprò le obbligazioni per sé a 90 cents per dollaro, con lo scopo di rivenderli poi con profitto. Un affare men che brillante per i malaysiani, ma Goldman ci ha guadagnato in commissioni e onorari di consulenza principeschi per aver consigliato i cattivi investimenti.
Il Vampiro-Seppia è stato pagato troppo? Chissà. Certo è che gestiva di fatto la 1MDB, e da lì sono atterrati delicatamente nel conto di Najib i 700 milioni di dollari. Una mazzetta grossa grossa.
Di che si lamentano i malaysiani? Non hanno ancora appreso il primo dogma del liberismo globale post-umano: bisogna sottrarre ai politici la possibilità di spendere denaro pubblico (sono disonesti) ; e invece, affidarla alle grandi banche private, che si fanno guidare esclusivamente da considerazioni di mercato e competitività, sono esperte di mercati e sono insuperabili nella capacità di “allocare al meglio il capitale”. Come questa vicenda dimostra.
http://www.rischiocalcolato.it/2015/08/brevi-dal-mondo-post-umano.html

Ricordate Anders Fogh Rasmussen? Danese, da segretario NATO che si produsse in dichiarazioni guerrafondaie contro Putin poco prima dlela scadenza del suo mandato;
è stato anche capo del governo danese dal 2001 al 2009.
La nota Goldman Sachs l’ ha appena assunto e messo a libro-paga. Il lievissimo conflitto d’interesse è alquanto aggravato dal fatto che Goldman, nel 2014 s’ comprata il 18 per cento della Danish Oil & Natural Gas (DONG), ossia l’Eni locale in via di “privatizzazione”, per 1,5 miliardi di dollari; comprandosi anche un diritto di veto in quel consiglio d’amministrazione, che per norma spetta solo a chi ha almeno il 33%,
Ma c’è di peggio.
Subito dopo l’acquisto, la DONG ebbe un contratto lucrosissimo per la creazione di un campo di energie rinnovabili a mare, che ne ha più che raddoppiato il valore: una circostanza che sia Goldman, sia la direzione di DONG, sia i governanti che diedero il via alla vendita, conoscevano benissimo. Sicché la banca d’affari americana ha pagato 1,5 miliardi per una quota che avrebbe dovuto pagare 4,6 miliardi: a tutto danno dei contribuenti e cittadini danesi.
Un classico di privatizzazione, alla moda italiana; ma in Danimarca la cosa non va giù così facilmente,
il governo che ha autorizzato il pessimo affare è caduto, ma ci sono molti dettagli dell’affare che vengono mantenuti riservati anche dal nuovo governo. Che è presieduto da quello che fu l’ex ministro delle finanze nel governo che fu di Anders Fogh Rasmussen (si chiama Lars Loekke Rasmussen, ma non è parente). Con questa oculata assunzione, il Vampiro-Seppia è sicura di potersela cavare senza processo.
Sicché Anders Fogh Rasmussen comincia a somigliare a un Kolomoiski,a la civilissima (ieri) Danimarca alla Ucraina…Sono due civiltà che si abbracciano nell’Occidente post-umano.
Contro Goldman, anche la Malaysia in piazza
Decine di migliaia di manifestanti scendono da giorni in piazza in Malaysia per chiedere le dimissioni del primo ministro Najib Razad: nel cui conto privato risultano versati 700 milioni di dollari (sì, avete capito bene: 700 milioni) da “donatori esteri” non identificati. La cifra in realtà era stata prelevata da un fondo pubblico, la 1Malaysia Development Berhad (1MDB), che Rezad ha creato nel 2009 e che avrebbe dovuto trasformare Kuala Lumpur in una grande piazza finanziaria asiatica. Invece il Fondo è finito con un debito di 11 miliardi: di cui almeno 6,5 sono dovuti all’emissione di tre bonds sottoscritti da Goldman Sachs, più precisamente dal suo presidente per l’area, Tim Leissner, evidentemente l’ispiratore dell’intera operazione, e (va da sé) buon amico di famiglia del premier nel cui conto è caduta la pioggia d’oro. Apparentemente Goldman comprò le obbligazioni per sé a 90 cents per dollaro, con lo scopo di rivenderli poi con profitto. Un affare men che brillante per i malaysiani, ma Goldman ci ha guadagnato in commissioni e onorari di consulenza principeschi per aver consigliato i cattivi investimenti.
Il Vampiro-Seppia è stato pagato troppo? Chissà. Certo è che gestiva di fatto la 1MDB, e da lì sono atterrati delicatamente nel conto di Najib i 700 milioni di dollari. Una mazzetta grossa grossa.
Di che si lamentano i malaysiani? Non hanno ancora appreso il primo dogma del liberismo globale post-umano: bisogna sottrarre ai politici la possibilità di spendere denaro pubblico (sono disonesti) ; e invece, affidarla alle grandi banche private, che si fanno guidare esclusivamente da considerazioni di mercato e competitività, sono esperte di mercati e sono insuperabili nella capacità di “allocare al meglio il capitale”. Come questa vicenda dimostra.
http://www.rischiocalcolato.it/2015/08/brevi-dal-mondo-post-umano.html