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Con una interrogazione al ministro delle Finanze Padoa Schioppa il capogruppo Prc Russo Spena e il vicepresidente della Commissione Finanze Salvatore Bonadonna chiedono conto della truffa perpetrata ai danni dello Stato da alcuni istituti finanziari europei con sede a Londra. Di uno di essi, Goldman Sachs, all'epoca della truffa era vicepresidente e amministratore delegato l'attuale governatore della Banca D'Italia Mario Draghi. La vicenda è riportata dall'Espresso ieri in edicola e coinvolge Sachs, Lehman Brothers e JP Morgan, indagate per truffa dalla Procura di Pescara per aver illecitamente usufruto del credito d'imposta nel corso degli anni Novanta e massicciamente dal 1998 al 2002. Sembra che sia in atto una mediazione per cui gli istituti "rinuncerebbero" al credito illecito: un po' poco, per comporre una contesa di questo genere... «Oggi Draghi chiede al governo rigore in politica economica, ripianamento del debito, riforma delle pensioni e così via - spiega Bonadonna - ma se l'istituto di cui era amministratore delegato all'epoca ha concorso a rubare, letteralmente, allo Stato italiano circa 600 milioni di euro in rimborsi fiscali a cui non avevano diritto, non mi sembra che Draghi abbia i titoli per chiedere rigore a nessuno».