Famiglie adottive bloccate in Congo

Claire

ἰοίην
I fatti sono noti: a fine settembre le autorità congolesi hanno disposto il blocco delle adozioni, salvo poi permettere alle coppie che già avevano completato la "pratica documentazione" di concludere il loro iter adottivo.

Una concessione che però, per il momento, non ha avuto il suo corrispettivo nella realtà, perché ancora parecchie famiglie sono in Congo. E non in vacanza, per la cronaca. Vivono in situazioni difficili, con farmaci che mancano e acqua che latita. E nel frattempo attendono speranzose che arrivino i permessi di uscita dal Paese per i loro bambini.

Fa indubbiamente piacere che – come recita il comunicato apparso sul sito della Cai - l’ufficio della ministra Kyenge si mantenga "in contatto stretto con la Farnesina per esplorare ogni possibile azione che possa spingere il Governo di Kinshasa a dare seguito alle assicurazioni fornite alla ministra, ponendo così fine alla estenuante attesa delle famiglie e dando finalmente soddisfazione al loro desiderio di poter dare il calore di una famiglia a bambini che non hanno avuto la fortuna di averne una propria".

Ma è evidente che questo non basta.

Conosco una coppia che è in Congo, bloccata, da oltre una settimana e che ha qui in Italia un'altra bambina. Una famiglia divisa e lacerata, con i genitori e il piccolo appena adottato in Congo e l'altra bambina in Italia, con i nonni.

:(
 
Congo-K, il pasticcio delle adozioni

Sono ancora 24 le coppie italiane che da un mese – alcune anche di più – attendono a Kinshasa, capitale del Congo-K, un timbro, sì un semplice timbro, ed una firma che completi il lungo iter dell’adozione internazionale. Nel Paese africano operano tre organizzazioni non governative italiane, AiBi, I Cinque Pani, ENZO B Onlus, e, le due famiglie contattate da noi nella capitale dell’ex colonia belga (una assistita dalla Enzo B Onlus, l’altra da AiBi), sono soddisfatte dell’assistenza in loco delle ong alle quali si sono appoggiate. Tralasciamo i loro nomi per una questione di privacy nei confronti dei loro figli, che – speriamo – possano raggiungere presto l’Italia insieme a loro.

Le coppie erano 26. Due di esse, che si erano appoggiate ad un quarto ente autorizzato ad operare in Congo, il Naaa (Network, aiuto, assistenza, accoglienza), sono riuscite rientrare in Italia con i loro bimbi.

Le altre tre associazioni si chiedono come sia stato possibile e ce lo chiediamo anche noi, seppur la risposta sembra a portata di mano: una maggiore capacità di contrattazione.

La legge sulle adozioni internazionali è in vigore dal 1983, anche se, ovviamente con il passare degli anni ha subito alcune modifiche. Il nostro paese è anche firmatario della convenzione dell’Aja sulle adozioni internazionali del 1993. Non tutti l’hanno controfirmata, per esempio la Repubblica Democratica del Congo.

Le organizzazioni che si occupano delle adozioni internazionali devono essere autorizzate da un’apposita commissione, che fa capo al Consiglio dei ministri; esiste un albo specifico dove sono elencate. La commissione fissa anche le tariffe per le loro prestazioni. Riassumendo, se un’organizzazione è iscritta a tale albo gode della piena fiducia del nostro governo. Ora non è un segreto che un’adozione internazionale ha un prezzo. Desiderare un figlio non biologico è un lusso non alla portata di tutti. Donare amore, quello più genuino, ha prezzi esorbitanti.

Sappiamo anche che in passato molte adozioni nella Repubblica Democratica del Congo sono andate a buon fine, come precisa anche il ministro Cécile Keyenge, che qualche settimana fa si è recata in loco, cercando di trovare una soluzione per le famiglie italiane in attesa nella capitale Kinshasa, nel tentativo di ottenere il visto d’uscita per i loro figli. Un’attesa infinita per le famiglie per un “semplice timbro” che rappresenta l’ultimo anello di un lungo iter burocratico – e non solo – dovuto ad un blocco delle adozioni da parte del governo congolese.

Giustamente le famiglie che si sentono abbandonate laggiù dalle nostre istituzioni, si sono rivolte a chi li/ci rappresenta. Lia Quartapelle, parlamentare PD due giorni fa ha presentato un’interrogazione al nostro governo a questo proposito. Cécile Keyenge ha risposto ampiamente a tale quesito, ma ha sottolineato che è responsabilità delle famiglie che si sono recate laggiù malgrado il blocco sulle adozioni.

Ora, giustamente Lia Quartapelle replica che le famiglie non possono essere abbandonate a se stesse. Una trattativa a livello diplomatico ad altissimo livello è indispensabile. Un’adozione è paragonabile ad una gravidanza ad alto rischio. I futuri genitori sono disposti a sottoporsi a sacrifici inimmaginabili pur di “partorire” quel figlio dell’amore, con la differenza che durante una gravidanza biologica i genitori, in particolare la madre, sono assistiti da medici, che hanno peraltro prestato il giuramento di Ippocrate – mentre per le “gravidanze non biologiche” si è costretti ad affidarsi alle “cure” di associazioni, delle istituzioni, dei governi, che non hanno giurato di salvaguardare la vita altrui.

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La coppia che conosco io non è ancora rientrata :-(
Dalle ultime notizie che ho di loro, pare che possano rientrare solo gli adulti, senza il bambino, che è già LORO, perché già "assegnato".
Un altro abbandono per quel povero piccolo
Una famiglia senza più speranze e ridotta al lumicino.
Hanno terminato anche le risorse economiche :(

Un disastro.
In questi giorni ho scritto ai media, ai senatori, ai deputati, alla ministra, persino al Vescovo, io, mangia preti come sono.

Niente.
Tutto inutile.
:(
 
Congo-K, il pasticcio delle adozioni



La coppia che conosco io non è ancora rientrata :-(
Dalle ultime notizie che ho di loro, pare che possano rientrare solo gli adulti, senza il bambino, che è già LORO, perché già "assegnato".
Un altro abbandono per quel povero piccolo
Una famiglia senza più speranze e ridotta al lumicino.
Hanno terminato anche le risorse economiche :(

Un disastro.
In questi giorni ho scritto ai media, ai senatori, ai deputati, alla ministra, persino al Vescovo, io, mangia preti come sono.

Niente.
Tutto inutile.
:(
Tutto questo, naturalmente, per il bene del bambino :-o:wall::wall::wall::wall:
 
Tutto questo, naturalmente, per il bene del bambino :-o:wall::wall::wall::wall:

Guarda non ho più parole.
Quelle povere coppie sono ridotte male. Prima il blocco delle adozioni, poi, finalmente..... speranza! Chi aveva concluso l'iter avrebbe potuto andare a prendere il bambino o la bambina e poi.... questo.
Prima il blocco di tutta la famiglia e ora il rientro solo per gli adulti. SENZA bambini.
Cosa fanno quei bambini adesso?
Dopo la speranza di avere una famiglia?
Tornano in istituto? DA SOLI? E come finirà?

:(:(:(:(

Non ho parole, poveri bambini. Poveri piccoli
 
Guarda non ho più parole.
Quelle povere coppie sono ridotte male. Prima il blocco delle adozioni, poi, finalmente..... speranza! Chi aveva concluso l'iter avrebbe potuto andare a prendere il bambino o la bambina e poi.... questo.
Prima il blocco di tutta la famiglia e ora il rientro solo per gli adulti. SENZA bambini.
Cosa fanno quei bambini adesso?
Dopo la speranza di avere una famiglia?
Tornano in istituto? DA SOLI? E come finirà?

:(:(:(:(

Non ho parole, poveri bambini. Poveri piccoli

I cognati di una mia amica tre anni fa hanno subito lo stesso iter in Ucraina :(
Dopo aver eseguito tutte le pratiche, essere andati in Ucraina per vedere la bambina, tornati indietro con le foto, acquistato la cameretta perchè nel giro di qualche settimana sarebbero andati a prenderla....arriva la novità!! Qualche giorno prima di partire telefona l'agenzia dicendo loro che era tutto bloccato a causa di un cambiamento della legge sulle adozioni in Ucraina!! Dopo un anno di attesa ricevono la notizia che verrà consegnata loro un'altra bambina (non quella che aspettavano)... ma nulla... altri due anni sono passati :(
Mi chiedo se tutta questa premura sul benessere del bambino non sia un business :(, visto i soldi che questa coppia ha speso per dare una famiglia alla bambina!!! O forse è meglio vivere in un orfanotrofio!!!!!
 
I cognati di una mia amica tre anni fa hanno subito lo stesso iter in Ucraina :(
Dopo aver eseguito tutte le pratiche, essere andati in Ucraina per vedere la bambina, tornati indietro con le foto, acquistato la cameretta perchè nel giro di qualche settimana sarebbero andati a prenderla....arriva la novità!! Qualche giorno prima di partire telefona l'agenzia dicendo loro che era tutto bloccato a causa di un cambiamento della legge sulle adozioni in Ucraina!! Dopo un anno di attesa ricevono la notizia che verrà consegnata loro un'altra bambina (non quella che aspettavano)... ma nulla... altri due anni sono passati :(
Mi chiedo se tutta questa premura sul benessere del bambino non sia un business :(, visto i soldi che questa coppia ha speso per dare una famiglia alla bambina!!! O forse è meglio vivere in un orfanotrofio!!!!!

Non è di molto tempo fa la mia dolorosa scoperta di quanto costi adottare un bambino all'estero.
Non so esattamente a chi e perché si debba pagare, ma di fatto avviene. E c'è tutto un affare di soldi dietro a delle povere creature che hanno già vissuto il dolore della perdita, dell'abbandono o dell'essere portati via dai genitori e di aver vissuto in istituto.
Proprio un Ucraina, non in via ufficiale, ma di fatto accade, i maschietti sani e belli vengono affidati quasi sempre a coppie americane che vengono giudicate più ricche e che, quindi, si pensa che paghino di più per quello che viene valutato come "Il miglior articolo": i bambini biondi e sani, una cosa spregevole.

Sui bambini di alcuni orfanotrofi si fanno esperimenti medici. Bambini malati non vengono dichiarati tali e i genitori li adottano malati o vengono spacciati per malati, perché altrimenti il loro stato di appartenenza non li lascia adottare, volendosi tenere dei bambini sani.
Storie dolorose e disastrose, tutte sulla pelle di bambini.
Bambini traumatizzati a vita.
Bambini, i più deboli e i più fragili esseri umani sulla terra, coloro ai quali dovremmo fare più cure e amore.

Abominevole.
 
Trevigiani bloccati in Congo per un'adozione


Trevigiani bloccati in Congo per un'adozione

"Ieri sera ho sentito Francesca e Marco disperati. Non abbassiamo la guardia. Contatterò personalmente, appena arrivata a Roma, il Ministro Kyenge e Bonino e il sottosegretario Pistelli. Il nostro governo deve prendere subito posizione e sbloccare questa assurda vicenda. Non escludo la possibilità di prendere un volo per Kinshasa e recarmi personalmente, con alcuni colleghi, a fare chiarezza sulla situazione. Così Floriana Casellato, sempre più sconcertata dello stallo in cui si trovano le famiglie italiane, di cui una veneta e in particolare di Treviso, bloccate a Kinshasa.

“Ieri sera ho raggiunto telefonicamente Francesca Bortolin e il marito Marco Morandin, che da un mese circa si trovano a Kinshasa con il loro bambino Simon di 14 mesi. Per la prima volta, dopo alcuni scambi di sms e mail, l’ho sentita sconsolata e senza speranza. – afferma Floriana Casellato parlamentare del PD – Francesca mi ha spiegato di come la polizia di frontiera li stia minacciando e stia affermando che tutti i documenti che gli italiani hanno portato siano falsi o contraffatti, cosa che ritengo gravissima e della quale chiederò al Ministro Kyenge di farsi riferire.”

“Marco mi ha poi raccontato dell’incontro avuto con l’ambasciatore italiano Pio Mariani, che non ha dato grandi speranze alle 26 famiglie adottive italiane in balia degli eventi, ribadendo di non avere consigliato niente alle famiglie, ma solo riferito quanto riportato dalla Direzione Generale della Migrazione e cioè di rientrare in Italia senza bambini.
Naturalmente Francesca e Marco escludono questa possibilità. – continua Floriana Casellato - Simon ormai si è abituato al calore di una famiglia, è un bambino che, al loro arrivo, era seriamente denutrito e che nelle ultime settimane, per la debolezza, si è ammalato più volte. E’ disumano che un Governo impedisca a dei bambini di partire con le proprie famiglie adottive. Tanto più se queste famiglie hanno tutti i requisiti per le adozioni internazionali e i loro documenti sono stati avallati dalla Commissiona Adozioni Internazionali e dagli Enti autorizzati.”

“Non si può, poi, non considerare il fatto che tra qualche settimana in Congo inizia il periodo delle grandi piogge che metterebbe a serio rischio la salute degli italiani e degli altri europei, fisicamente non preparati a tali condizioni atmosferiche e al diffondersi della malaria. – sottolinea la parlamentare – Domani (mercoledi) cercherò di contattare direttamente il Ministro Kyenge o il sottosegretario Lapo Pistelli, che ha seguito la vicenda, per avere degli aggiornamenti e sollecitare l’intervento diretto del nostro Governo. Non escludo la possibilità di recarmi direttamente a Kinshasa, assieme ad altri parlamentari che stanno monitorando il decorso dei fatti, per chiarire personalmente quanto sta accadendo e incontrare Francesca, Marco e le altre famiglie italiane.”
 
credo, forse, non so, ricordo, la terza volta..., paura e vergogna, mi fermo è meglio.
 
potevano adottare dei bambini italiani senza andare a prendere cose esotiche sperando di tirare su un Balotelli

ma nel caso specifico e' la Kyange a dimostrare la totale incompetenza e la sua inutile doppia cittadinanza

Kyenge: «Colpe anche dei genitori»

gia' tipica mentalita' africana "non e' mai colpa loro", poi come ministro italiano e' il top :up:
 
Ultima modifica:
potevano adottare dei bambini italiani senza andare a prendere cose esotiche sperando di tirare su un Balotelli

:eek:
Ma cosa dici?
Che ne sai di cosa porta una coppia ad adottare in un posto o in un altro?

E poi "cose esotiche"....:( Sono BAMBINI e credo che nessuno speri di tirar su un Balotelli. La stragrande maggioranza delle coppie che adottano sanno, invece, di avere davanti a sé anni difficilissimi.

Adottare è un supremo atto d'amore. Specialmente quando si adottano bambini che hanno già in partenza e ben visibile il segno che provengono da una "pancia" che non è quella della donna che imparano a chiamare "mamma".
 

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