Claire
ἰοίην
I fatti sono noti: a fine settembre le autorità congolesi hanno disposto il blocco delle adozioni, salvo poi permettere alle coppie che già avevano completato la "pratica documentazione" di concludere il loro iter adottivo.
Una concessione che però, per il momento, non ha avuto il suo corrispettivo nella realtà, perché ancora parecchie famiglie sono in Congo. E non in vacanza, per la cronaca. Vivono in situazioni difficili, con farmaci che mancano e acqua che latita. E nel frattempo attendono speranzose che arrivino i permessi di uscita dal Paese per i loro bambini.
Fa indubbiamente piacere che – come recita il comunicato apparso sul sito della Cai - l’ufficio della ministra Kyenge si mantenga "in contatto stretto con la Farnesina per esplorare ogni possibile azione che possa spingere il Governo di Kinshasa a dare seguito alle assicurazioni fornite alla ministra, ponendo così fine alla estenuante attesa delle famiglie e dando finalmente soddisfazione al loro desiderio di poter dare il calore di una famiglia a bambini che non hanno avuto la fortuna di averne una propria".
Ma è evidente che questo non basta.
Conosco una coppia che è in Congo, bloccata, da oltre una settimana e che ha qui in Italia un'altra bambina. Una famiglia divisa e lacerata, con i genitori e il piccolo appena adottato in Congo e l'altra bambina in Italia, con i nonni.

Una concessione che però, per il momento, non ha avuto il suo corrispettivo nella realtà, perché ancora parecchie famiglie sono in Congo. E non in vacanza, per la cronaca. Vivono in situazioni difficili, con farmaci che mancano e acqua che latita. E nel frattempo attendono speranzose che arrivino i permessi di uscita dal Paese per i loro bambini.
Fa indubbiamente piacere che – come recita il comunicato apparso sul sito della Cai - l’ufficio della ministra Kyenge si mantenga "in contatto stretto con la Farnesina per esplorare ogni possibile azione che possa spingere il Governo di Kinshasa a dare seguito alle assicurazioni fornite alla ministra, ponendo così fine alla estenuante attesa delle famiglie e dando finalmente soddisfazione al loro desiderio di poter dare il calore di una famiglia a bambini che non hanno avuto la fortuna di averne una propria".
Ma è evidente che questo non basta.
Conosco una coppia che è in Congo, bloccata, da oltre una settimana e che ha qui in Italia un'altra bambina. Una famiglia divisa e lacerata, con i genitori e il piccolo appena adottato in Congo e l'altra bambina in Italia, con i nonni.
