File sharer, unitevi!

Spike V

Forumer storico
Si allarga il fronte contro le politiche repressive della Riia nel combattere il P2P. Numerose le iniziative, dal partito dei pirati alla polizza per difendersi dalle denunce. E dai tribunali giungono sentenze promettenti...

Venti di fronda soffiano sulla rete. Se la Riia affila le armi nel tentativo di arginare il fenomeno del download illegale di materiale protetto da diritto d'autore, anche il fronte degli utenti si sta attivando per trovare contromisure all'altezza della situazione. E se le vie legali rischiano di seminare il panico tra i patiti del file sharing, qualcosa si sta muovendo.

Recentemente è apparsa su un blog una notizia che rischia di cambiare le carte in tavola e i rapporti di forza nell'annosa guerra tra i difensori a oltranza del diritto d'autore e il grande popolo del file sharing. Stando a quanto è apparso sul Boing Boing, una compagnia di assicurazione svedese sarebbe pronta a gettare sul mercaro una polizza anti-Riia.

Per qualche euro all'anno gli utenti che ritengono di essere a rischio denuncia per attività di downloading e condivisione di file protetti potranno mettersi l'anima in pace. La scure della giustizia non si abbatterà su di loro, o meglio, se lo farà le conseguenze non saranno letali. Grazie a questo nuovo tipo di prodotto assicurativo, i sottoscrittori saranno protetti da eventuali multe che dovessero piovere in caso di sconfitta in tribunale. Per la modica somma di 140 corone all'anno (l'equivalente di circa 19 dollari) ci si copre da ogni rischio. Curioso che l'iniziativa sia partita dalla Svezia: da un po' di tempo a questa parte il Paese scandinavo si sta rivelando un osso duro per le major musicali e i loro stuoli di avvocati.

Ormai il clima intorno al file sharing sta cambiando e i sonni dei dirigenti della Riia si fanno sempre più agitati, anche a causa di due sentenze di tribunale, una in Usa e l'altra in Olanda. Nella prima, una mamma americana ha sconfitto davanti a un giudice la potente associazione che cura gli interessi delle major musicali: Debbie Foster è stata accusata di aver scaricato e condiviso materiale protetto dal diritto d'autore. Come sempre in questi casi, l'associazione delle major ha fatto alla signora la solita offerta: se paga una multa di 5mila dollari, si può chiudere il processo. I denunciati accettano generalmente la proposta di patteggiamento per evitare lunghi e costosi processi. Debbie Foster ha deciso invece di lasciare l'ultima parola agli avvocati, chiedendo che venissero assunti come prove del caso i dati della Riia relativi al giorno e all'ora esatta della violazione, l'IP rilevato e le denominazioni dei file coinvolti. Non potendoli fornire, il giudice ha deciso l'archiviazione del caso e la condanna dell'associazione a pagare le spese processuale della signora Foster.

In Olanda una vicenda analoga ha messo in dubbio la leggittimità con cui le major vogliono incastrare i file sharer. Un tribunale ha infatti contestato il fatto che Brein, l'ente che combatte la pirateria per conto dell'industria, abbia fatto ricorso a tecnologie che eseguono scansioni dell'hard disk degli utenti per associare a loro il numero di IP, il nome e la tipologia dei file rinvenuti. Questi mezzi non sarebbero compatibili con la legislazione europea sulla privacy.

A riprova del cambiamento di clima in atto basta vedere con quale velocità si sta diffondendo a livello internazionale il "partito dei pirati". Sotto accusa è la politica repressiva delle major musicali contro il P2P. Altro che fronda, qui si tratta quasi di rivoluzione. Ed è soltanto l'inizio.
 

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