ho atteso un po' prima di postare questo articolo

melodia

Forumer storico
di Franco Arminio, ma ne vale comunque la pena leggerlo.
nota bene: il tashtego tra i commenti non è la nostra tashtego :)

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Domenica sera a casa di mia suocera c’era il televisore acceso sul programma di Fazio. Viene intervistato il direttore del tg1 che dice di non aver mai avuto telefonate da politici.
Si sente che intervistato e intervistatore non vanno alla ricerca di nessuna verità, ma stanno semplicemente facendosi belli reciprocamente agli occhi degli spettatori (e l’impresa non è ardua considerando l’orrida concorrenza). Finita l’intervista Fazio presenta Claudio Baglioni con grande enfasi e questi si presenta cantando una canzone di Luigi Tenco. Un’esecuzione memorabile, almeno per me. Il titolo della canzone era Lontano lontano, ma in questo caso indicava la lontananza abissale di Baglioni dalla poesia di Tenco e dalla poesia in generale. Non è la prima volta che nella stalla televisiva il belato di qualche pecorella incipriata viene salutato come una visita del divino. Qualche sera prima avevo assistito allibito a un personaggio proveniente dalla Pupa e il secchione che ha sfilato cinquemila euro ai ragazzi di un liceo solo per salire sul palco e dire che trovava tutti molto simpatici.
Non sono di indole invidiosa e credo che sia un bene il disinteresse dei vili verso la poesia. Quello che non mi piace è il disinteresse che c’è tra chi scrive. Si scrive per trovare compagnia, per essere amati e invece ci si ritrova più soli, più abbandonati. Se qualcuno ti dice che hai scritto una cosa importante è come se la dicesse al vento. È come se tra il recensore e il recensito fosse tutto un affare privato. La letteratura sembra un gioco di pistole ad acqua. Sembra che la vita non sia in gioco mai, in nessun caso. E invece la vita è in gioco sempre, quando ceniamo e quando ci facciamo uno shampoo, figuriamoci se non è in gioco quando siamo visitati dalla poesia. Tutti abitando un corpo abitiamo l’ignoto e la letteratura è sempre un viaggio più o meno lungo in direzione dell’ignoto, un viaggio che non può avere mete e neppure stazioni intermedie. Non sappiamo neppure se si va verso casa o se si torna. E per questo è bello e importante che i libri siano discussi, è importante che siano trattati per quel che sono, una parte del nostro corpo offerta agli altri.
Chi non vuole questa carne lo dica. Chi vuole Baglioni, Venditti e Lucio Dalla è meglio che smetta di leggere e di scrivere. Leggerà male e scriverà malissimo.


http://www.nazioneindiana.com/2007/01/30/con-i-vili-o-con-lignoto/
 

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