i costi lieviteranno

tontolina

Forumer storico
La finta abolizione delle province moltiplica le poltrone

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Foto: Renzie quando era presidente della Provincia di Firenze
Lo stile di Renzi - YouTube



"La maggioranza ieri alla Camera ha votato la legge sulle province. Non so se avranno il coraggio di propagandarla come "legge che sopprime le province", noi dal vomito siamo usciti dall'aula, al momento della votazione finale. È da segnalare che stasera il Pd, Alfaniani e Montiani non avrebbero avuto il numero legale per la votazione, se non fosse stato che SEL gli ha fatto da "stampella" restando seduti.
Il provvedimento è una follia per almeno 4 ragioni:
1) Non abolisce le province. Gli cambia nome e le fa diventare "Città Metropolitane".
2) In quei territori dove ci sono comuni che si oppongono alla trasformazione in città metropolitana, coesisteranno (!!) le province e le città metropolitane.
3) Nei territori dove ci sono già province o città metropolitane o entrambi, potranno formarsi anche i consorzi di comuni!
4) La Corte dei Conti ha già messo in guardia il Parlamento: "con questa legge e il conseguente moltiplicarsi di enti, i costi lieviteranno".
Questa è una legge per aumentare le poltrone agli amici degli amici. Una legge che invece di diminuire gli enti inutili, li moltiplica. A noi (se fossimo stati maggioranza) sarebbero bastate poche righe da approvare in molto meno tempo, ovvero tre mesi. Con un disegno di legge costituzionale che recitava: "All'art 114 della Costituzione si sopprime la parola Province". Poche chiacchiere. Quando volete siamo sempre pronti." Luigi Di Maio
 
la Repubblica
La Camera approva il ddl province, il M5S protesta: “Solita truffa del Pd”
La Camera approva nella notte il ddl sull’abolizione delle province, a firma del ministro Delrio: a favore hanno votato 277 deputati della maggioranza (Pd, Ncd e Scelta civica), 11 i contrari (Sel) e 7 gli astenuti. Le due vere opposizioni, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, più i leghisti, non hanno preso parte alla votazione, caratterizzata da numerose e pesanti polemiche.
I deputati cinque stelle, infatti, si sono scagliati contro i deputati di Sel accusandoli di essere “scendiletto” e “stampella della maggioranza” perché hanno garantito il numero legale.

In sottofondo, si sentiva qualcuno che urlava: “Queste sono cazzate!”. Il presidente di turno, Simone Baldelli (FI), ha tentato a più riprese di ripristinare l’ordine: “Se riusciamo a ridurre queste urla belluine – ha ammonito – da una parte e dall’altra, siamo tutti più sereni”.

Ecco i punti principali del disegno di legge su “città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni”: trasformazione dei consigli provinciali in assemblee dei sindaci, che lavoreranno a titolo gratuito; istituzione di 9 città metropolitane e disciplina della fusione dei comuni.
Punti che non vanno proprio giù né a Forza Italia né alla Lega, che li ritengono farraginosi e inutili.
Per non parlare del M5S, i cui parlamentari, a votazione conclusa, hanno sbottato: Un’altra delle leggi truffa scritte dal Pd che finge di abolire le provincie – sottolinea su Facebook la deputata Giulia Grillo – e di fatto cambia solo il nome se possibile peggiorando il groviglio amministrativo contabile e di responsabilità gestionale che già con le province era a livelli di allerta”.

Non poteva mancare nemmeno la protesta dei diretti interessati, vale a dire l’Unione delle province italiane (Upi), che, per bocca del presidente Antonio Saitta, promettono battaglia: “”Il Governo e il Parlamento – attacca – diranno che hanno abolito le province, ma la verità è che non solo sono state mantenute, ma è stato fatto un gran pasticcio che ci preoccupa. Perché con questo pasticcio sono a rischio servizi essenziali per i cittadini”.
Nel mirino finiscono in particolare le norme – contenute nella legge di stabilità – che impediscono le elezioni delle 52 Province i cui mandati scadono a primavera e delle 20 commissariate nel 2012. Viene leso “un diritto inalienabile di cittadinanza, l’Upi presenterà ricorso e il primo, da privato cittadino, sarà il mio”, ha detto Saitta. E ancora: “Vietando ai cittadini di votare chi li amministrerà la legge di stabilità lede il diritto di voto libero, segreto, e non limitabile, sancito dall’articolo 48 della Costituzione“.
Alle suddette critiche si sono aggiunte anche quelle di Susanna Camusso. Intervistata da Corriere della Sera, il leader Cgil attacca duramente il governo sulla Legge di Stabilità, definita “una legge di continuità, che non determina un cambiamento di fase perchè è la sommatoria di tante piccole cose, molte non particolarmente eleganti, senza visione, senza strategia”. Sul fondo per il taglio del cuneo fiscale, la Camusso, sottolinea: “Non vedo niente di certo in questo fondo che doveva essere l’avvio di un percorso automatico di finanziamento. Il sindacato, insieme alle imprese, lo aveva individuato come il minimo indispensabile per poter parlare di inversione di rotta. Ma i condizionamenti sono stati tali che qualsiasi spinta innovativa è subordinata ad altre necessità”.
Condizionamenti che hanno sbilanciato “a destra” la politica economica dell’esecutivo. A cominciare “dall’Imu. Se non si fosse scelto di restituirla e se invece ci si fosse occupati della grandissima ingiustizia per cui un lavoratore dipendente ha un’aliquota di tassazione superiore a quella delle rendite finanziarie, allora si sarebbero compiute scelte che andavano nella giusta direzione di dare valore al lavoro. E non mi vengano a dire che non ci sono i soldi: si è scelto di agire solo su una parte del reddito del Paese”.
 
IL CASO - SOPPRESSO IN SOLI SEI GIORNI L’EMENDAMENTO DEL DEPUTATO DEL M5S FRACCARO.

Gli affitti intoccabili dei palazzi del potere
Il Senato cancella il recesso a tempo di record


Quindici anni fa la Camera stipulò senza gara una serie di contratti con la società Milano 90, che metteva a disposizione di Montecitorio quattro immobili


ROMA - «L’articolo 2-bis del decreto legge 15 ottobre 2013, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 dicembre 2013, n. 137, è soppresso». Chi ancora ha il coraggio di sostenere che il nostro sistema legislativo è lento e macchinoso si dovrà ricredere davanti a questo capolavoro di Palazzo Madama. Dove è stata cancellata al volo una norma che lo stesso Senato aveva approvato sorprendentemente soltanto sei giorni prima. La cosa era passata nel silenzio generale fra le pieghe di un provvedimento battezzato «manovrina», grazie a un emendamento presentato alla Camera dal deputato del Movimento 5 Stelle Riccardo Fraccaro.
Testuale: «Le amministrazioni dello Stato, le Regioni e gli enti locali, nonché gli organi costituzionali nell’ambito della propria autonomia, hanno facoltà di recedere, entro il 31 dicembre 2014, dai contratti di locazione di immobili in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il termine di preavviso per l’esercizio del diritto di recesso è stabilito in trenta giorni, anche in deroga a eventuali clausole difformi previste dal contratto».

Una bomba.

Con un bersaglio preciso, come dimostra il passaggio sugli «organi costituzionali»: i palazzi Marini, quegli stabili che ospitano gli uffici dei deputati, presi in affitto con il meccanismo del «global service» dall’immobiliarista e grande allevatore di cavalli Sergio Scarpellini, munifico elargitore di contributi liberali ai partiti di destra e sinistra. È un’operazione che ha origine alla fine degli anni Novanta quando la Camera, d’accordo centrosinistra e centrodestra, decise di stipulare senza gara una serie di contratti con la società Milano 90, che metteva a disposizione di Montecitorio quattro immobili e relativi servizi. A un prezzo, oltre 500 euro annui al metro quadrato, tale da ripagare abbondantemente i mutui bancari contratti dal privato per acquistare le mura. Fatto sta che la Camera avrebbe speso in 18 anni ben 444 milioni solo per i canoni d’affitto, senza ritrovarsi in tasca un solo mattone. Una vicenda divenuta ben presto l’emblema degli sprechi del Palazzo, contro cui si erano scagliati a ripetizione con interrogazioni e denunce pubbliche i radicali. Ma inutilmente. Come inutili si erano rivelati i mal di pancia avvertiti da molti parlamentari consapevoli dell’abnormità della storia. A tutti era stato risposto che non c’era niente da fare: i contratti andavano rispettati e amen. Dopo molti sforzi si era riusciti a disdettarne almeno uno.
E l’emendamento Fraccaro, divenuto legge il 13 dicembre scorso a Palazzo Madama con l’approvazione senza modifiche della «manovrina» uscita da Montecitorio, avrebbe fatto cadere tutti gli ostacoli per la rescissione degli altri tre, che pesano sulle casse pubbliche 26 milioni per i soli canoni. Se però il giovedì seguente non fosse stato recapitato in Senato nella leggina di conversione di un decreto sulle «misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali», un provvidenziale emendamento che sopprime quella disposizione passata sempre al Senato il venerdì precedente. Modifica prontamente approvata dalla maggioranza senza battere ciglio: con qualche voto in più, sembra, rispetto a quelli prevedibili. La battaglia si sposta adesso alla Camera, dove Fraccaro riproporrà tale e quale la norma bocciata. Ma intanto il segnale arrivato dalle Larghe intese, per paradosso proprio mentre Matteo Renzi, il nuovo segretario del Pd loro principale azionista dichiara pubblicamente guerra ai costi della politica, si può interpretare in modo inequivocabile: gli affitti dei palazzi del potere non si toccano. Altra motivazione non ci sarebbe. E l’impronta digitale della maggioranza, del resto, è facilmente riconoscibile.

L’emendamento porta la firma della relatrice del provvedimento, circostanza che qualifica l’emendamento come iniziativa non personale. Ma essendo la senatrice del Pd Magda Zanoni esperta di contabilità statale, visto che il suo curriculum la qualifica come «consulente di bilanci pubblici», certo non ne può ignorare le conseguenze. E cioè che oltre a mettere in pericolo i contratti blindati e dorati dei palazzi Marini, quella perfida norma grillina consentirebbe a molte amministrazioni di liberarsi di onerosi contratti incautamente sottoscritti senza clausola di recesso: è appena il caso di ricordare che spendiamo circa 12 miliardi l’anno per gli affitti degli uffici pubblici. Chissà perché nessuno ci aveva pensato prima.


Sergio Rizzo
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Nuccio Gatto ha condiviso la foto di Questa è L ' Italia.


questa foto vorrei tanto arrivasse in milioni di copie a casa di chi, per ingordigia o ignominia, ha provocato questo disastro nella nostra terra! Ladri di speranze, di futuro, bestie criminali che affamano i popoli per aumentare sempre più il loro potere, il potere del male!




Borgetto, suicidio/omicidio di Stato: il frigo era completamente vuoto ed è emerso che non mangiasse da 3 giorni, nel sacchetto della spazzatura alcune bucce di mandarini risalenti a 3 giorni fa e basta, lunedì tentò invano d'opporsi al pagamento della tassa sui rifiuti perché a suo dire di rifiuti non ne faceva. Nello stipite rinvenuta su un foglietto offerte per un lavoro di fatica pagato 90 euro a settimana a 220 Km da casa, disperato si lamentava perché gli avevano detto "gli italiani non vogliono lavorare".
La Prefettura su ordine del Ministero degli Interni, ha proibito l'accesso ai giornalisti e che si diffondessero dettagli sulla vicenda che noi invece vi riportiamo e vi chiediamo di divulgare a tutti i vostri amici
ENTRA QUI DENTRO STIAMO PER PRESENTARE UN PROGETTO CHE SCOMBUSSOLERA' LA CASTA CORROTTA.. https://www.facebook.com/pages/Questa-è-L-Italia/240152065998077?ref=stream&hc_location=timeline
 
RECORD: SONO 207

Un prefetto per Provincia, anzi due
Dal governo un’altra ondata di nomine


I superburocrati superano quota duecento. Molti i neopromossi senza incarico. Negli stessi giorni ridotto di un anno il periodo di specializzazione dei giovani medici

INVITA I TUOI AMICI

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La Lega Nord torna a urlare contro i prefetti che Umberto Bossi bollò come «brutti figuri» e «viceré romani»? Il governo di Enrico Letta ne nomina ancora di più. Portandoli al record storico: 207. Il doppio delle prefetture. Una scelta, diciamo così, eccentrica. Tanto più nei giorni in cui, con lo svuotamento delle competenze, viene data ormai per fatta l’abolizione (auguri) delle Province. Dell’incremento abnorme di questa figura di altissimi dirigenti governativi introdotta per la prima volta sul territorio italiano nel 1802 con un decreto napoleonico, in realtà, pare essersi accorta non «La Padania» ma «La nuova bussola», un giornale online diretto da Riccardo Cascioli e fondato da giornalisti cattolici per «offrire una prospettiva cattolica nel giudicare i fatti».
«Meno medici e più prefetti. È quello che, se vi è una logica nei provvedimenti adottati negli ultimi giorni, appare oggi necessario all’Italia secondo il governo Letta», accusa il quotidiano web. E spiega che, mentre decideva di aumentare quelle figure all’apice degli affari interni, l’esecutivo introduceva nella legge di Stabilità «una norma che riduce di un anno la durata delle specializzazioni per i medici».
C’è un senso in quella scelta?, chiede il giornale. No, risponde: «L’unico motivo è dettato dalla cassa. Anche a costo di praticare una tripla ingiustizia: verso la professionalità degli specializzandi, cui si sottrae il 25% del percorso di approfondimento; verso i pazienti ricoverati negli ospedali che sono al tempo stesso cliniche universitarie, e che si vedono sottrarre un quarto dell’assistenza dei giovani medici; verso questi ultimi, ai quali all’inizio si è assicurato un quadriennio e in corso d’opera, con danno economico, si sottrae un anno».
Lo stipendio netto di uno specializzando è di circa 21 mila euro l’anno. I giovani medici coinvolti, fra i 26 e i 30 anni, dovrebbero essere diecimila. Vale la pena di rinunciare a loro? Mah... contemporaneamente, come dicevamo, si allargava la burocrazia prefettizia. «Andiamo per ordine: da Sondrio a Ragusa, le prefetture sono 105. Per l’esattezza, 103, più Trento e Bolzano: che, in quanto province autonome, chiamano i prefetti Commissari di governo. Quanti erano i prefetti in Italia fino a una settimana fa? ben 185, 80 in più rispetto alle prefetture esistenti. Mettiamo pure che per guidare i dipartimenti e qualche direzione generale al Viminale ce ne vogliano una ventina: si arriva a 125, con un surplus di 60». Insomma, attacca il quotidiano cattolico online, «se si dovesse cercare un settore nel quale praticare il blocco del turn over, non si andrebbe lontano puntando su questo, invece che massacrare le forze di polizia, la cui età media sale sempre di più a causa del limitatissimo numero di nuove immissioni in servizio; sarebbe ragionevole non nominare nessun nuovo prefetto fino a quando non si andasse in pari rispetto alle reali necessità».

Al contrario «il Consiglio dei ministri di mercoledì 17 ha nominato altri 22 prefetti, arrivando al totale di 207, praticamente il doppio delle prefetture. Proprio perché non ci sono funzioni in questo momento disponibili per tutti e 207, gran parte dei neopromossi sono senza incarico. Senza incarico, ma con lo stipendio di prefetto, che è sensibilmente superiore a quello di viceprefetto: e questo comporta un esborso per le casse dello Stato, nell’immediato, e «a regime» per gli anni successivi. La logica di questa decisione? Mero arroccamento burocratico: in vista di futuri tagli al numero complessivo dei prefetti, meglio allargarsi, finché i ministri di oggi si prestano ad assecondare un passo del genere, suggerito dal ceto prefettizio. In tal modo, se mai domani dovesse arrivare qualche sforbiciata, sarebbe sempre sul di più già ottenuto».
Scherzando, chiude il servizio firmato da Vincenzo Luna, «si potrebbe concludere che per il governo in carica un prefetto senza funzioni vale più di un giovane medico in un pronto soccorso. (...) Come regalo di Natale, c’è solo da ringraziare». Anzi, accusa Giovanni Aliquò, sindacalista storico delle forze dell’ordine e per dodici anni bellicoso presidente dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, «potrebbero essere perfino più di 207: io ne ho contati 18, al Viminale, nei soli ranghi del Dipartimento per la pubblica sicurezza».
Per carità, saranno tutti assolutamente indispensabili. Ma certo è curioso che lo sfondamento di «quota 200» arrivi nei giorni in cui Matteo Salvini torna a dichiarare guerra ai prefetti, contro i quali 15 anni fa Umberto Bossi e Roberto Maroni (il quale come ministro degli Interni non avrebbe poi usato affatto la forbice e men che meno l’accetta) arrivarono a minacciare un referendum invitando i segretari provinciali a mandare lettere in dialetto agli emissari governativi ostili alle esagerazioni nella toponomastica lumbard: «Sciur prefet, se a lu ghe va minga ben che numm ciamem i noster paes cun ul noster dialet, el po’ turna’ a ca’ sua». Traduzione: signor prefetto, se a lei non sta bene che chiamiamo i nostri paesi con il nome in dialetto, può tornare a casa sua.
Ma ancora più curioso, come dicevamo, è che l’infornata arrivi insieme con l’accelerazione sulla chiusura delle province, alle quali i prefetti erano indissolubilmente legati. Prova provata che vale sempre l’antico adagio: i ministri passano, i burocrati restano.

Gian Antonio Stella
https://apps.facebook.com/corrieresocial/politica/13_dicembre_28/nel-paese-prefetti-meta-non-serve-b322d1ec-6f8a-11e3-9ff7-0d2561b96aeb.shtml
 
Ultima modifica:
mentre il governo si di-Letta a distribuire prebende agli editori e ai prefetti

in Italia aumentano i suicidi di intere famiglie perchè non hanno i mezzi per vivere!!!

Collegno: uccide moglie, figlia e suocera
“Era depresso per la perdita del lavoro”



Un uomo ha sparato a moglie, suocera e figlia, poi si è rivolto la pistola contro.
La figlia di 21 anni anche lei ferita dai colpi d’arma è morta dopo i primi soccorsi
L’assassino era un rappresentante di commercio Benetton licenziato tre mesi fa
La Stampa - Collegno: uccide moglie, figlia e suocera ?Era depresso per la perdita del lavoro?
 
Dai forestali a San Marino Tv le marchette non finiscono mai

Ecco le "marchette" nascoste nel Milleproroghe. 130 milioni destinati a nuove assunzioni e soldi per un'orchestra che non c'è





Paolo Bracalini - Gio, 02/01/2014 - 08:16




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«La politica cambi, condivida i sacrifici che tanti italiani stanno facendo a causa della crisi economica» ammoniva Napolitano l'ultimo dell'anno. Pochi giorni prima, però, la maggioranza del «suo» governo Letta ha fatto tutt'altro, approvando, insieme alle «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)», una sfilza di marchette e mance ad amici e clientes che ha dell'incredibile.
http://www.ilgiornale.it/news/inter...ai+-+IlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Page
 

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