i terùn sono RICCHI

tontolina

Forumer storico
Se il Centro sorpassa il Nord (Un'analisi della dinamica dei redditi)

PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la rassegna di redazione tl , 24.01.2006 14:16

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Che botta, per il Nord: nel 2004 Roma ha visto un incremento del Pil del 4,1%, rispetto allo striminzito 1,2% di Milano. Si è subito aperta la gara per rivendicarne il merito. I Ds della Capitale hanno diffuso un manifesto per sottolineare la buona amministrazione del sindaco Walter Veltroni, mentre il più probabile antagonista di Veltroni alle prossime amministrative, Gianni Alemanno, ha ribattuto che il dato deriva anche dal lavoro fatto dalla passata giunta regionale guidata dal suo compagno di partito Francesco Storace, nonché dalle iniziative del governo nazionale. Dunque c’è gloria per tutti.

E’ interessante però andare a leggere questi dati in controluce, confrontandoli con quelli sui bilanci familiari diffusi più o meno negli stessi giorni dalla Banca d’Italia. Si tratta di una indagine biennale di grande interesse, che fotografa non solo i dati delle famiglie, ma anche la situazione dei singoli percettori di reddito, quelli che gli inglesi chiamano i “breadwinners” perché portano a casa il pane per tutti. L’analisi per percettori, come si spiega nella cronaca qui pubblicata, è più interessante rispetto al confronto per famiglia, perché non è falsata dalle variazioni di dimensione dei nuclei familiari.

Dal confronto con l’analoga indagine del 2002 emerge un contrasto clamoroso: c’è un Nord che va male, perché i percettori di reddito hanno visto le loro entrate crescere in termini reali di un magro 1,78% e tutto un Centro Italia che invece va benissimo, con una crescita dei redditi dell’8,35%. Il reddito medio per ciascun percettore, al netto delle imposte dirette, nel 2004 era di 19.639 euro nel Nord e di 19.533 nel Centro. Se queste tendenze sono continuate anche nel 2005, possiamo presumere che il sorpasso sia già avvenuto: oggi nelle regioni del Centro si guadagna più che al Nord.

Il fenomeno, dunque non è solo Roma, ma tutto il Centro Italia. E i dati di Bankitalia sembrano avvalorare l’esistenza di tre Italie che si divaricano. Tentiamo di schematizzarle.

C’è un’Italia del Nord che era la parte più avanzata del Paese, ma che soffre più gravemente per la perdita di competitività. Non solo i suoi redditi non aumentano, come si è visto, ma si assiste a una vera e propria crisi della sua classe dirigente manageriale: mentre operai e impiegati hanno tenuto le posizioni, i lavoratori

dipendenti in posizione dirigenziale in due anni hanno perso più del 6% del loro reddito.

C’è invece l’Italia di centro, quella del turismo, delle piccole imprese e del grande calderone romano. Abbiamo visto che non va affatto male: i redditi di chi lavora nella pubblica amministrazione sono cresciuti di mezzo punto oltre la media nazionale dei percettori di reddito, ma l’aumento clamoroso si è riscontrato soprattutto nella categoria degli imprenditori e liberi professionisti, che, sempre nella media nazionale, hanno visto accrescere i loro guadagni del 23,4% in termini reali (in termini nominali l’aumento sarebbe addirittura del 27,79). L’incidenza dei liberi professionisti sull’economia della capitale è certamente elevata, ma stupisce anche la differenza tra l’aumento degli imprenditori e la perdita già segnalata per i dirigenti. Azzardo una spiegazione: vanno male le aziende managerializzate (le grandi) mentre vanno bene quelle che hanno solo un padrone (le piccole). Come dire che l’Italia si ripiega sul modello consolidato e tipico del Centro, del piccolo e bello, più sicuro, ma che certo dà poco respiro di lungo termine all’economia. Completa il quadro della ruspante Italia di centro il fatto che, sempre secondo Bankitalia, i redditi sono cresciuti soprattutto (+8,25%) per chi vive nei comuni tra i 20 e i 40mila abitanti: la tipica dimensione delle cittadine del Centro Italia.

C’è infine l’Italia del Sud, tragicamente uguale a se stessa. E’ l’Italia che viene dalla miseria e dal sottosviluppo, ma che non riesce a decollare. I dati di Bankitalia ci dicono che arranca, con una crescita media dei redditi del 2,68%, certamente non abbastanza per avvicinarla al resto del Paese. Infatti il reddito medio per percettore è di 14.176 euro, ben 5mila e passa euro al di sotto delle altre regioni italiane.

Quale sarà il futuro di queste tre Italie? Senza una politica adeguata, possiamo ipotizzare sbocchi molto differenziati. Il Sud resterà abbandonato a se stesso, con tutti i problemi tipici di altre aree che si affacciano sul Mediterraneo e non riescono ad attrarre investimenti adeguati e a generare imprenditorialità autonoma. Forse qualche regione riuscirà a combattere la criminalità e ad amministrarsi un po’ meglio, avvicinandosi al modello del Centro, ma chi non lo fa è certamente condannato.

Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.

*di Donato Speroni
*Per gentile concessione Terzarepubblica.it
Tutti i diritti riservati - copyright 2005

http://www.trend-online.com/?stran=izbira&p=prp&id=111430&nopag=3
 
Nord-Est/ Il microcredito arriva a Vicenza
Mercoledí 25.01.2006 09:08
http://canali.libero.it/affaritaliani/economia/microcreditonordest.html

Il Nord Est si ridesta dal sogno: il risveglio è piuttosto brusco. Il miracolo economico appartiene ormai al passato ed emerge una povertà diffusa, stabile dal 2002, anche se si registra una leggera flessione dei casi di indigenza assoluta. I soggetti più a rischio sono maschi di 40- 50 anni, senza lavoro e con un matrimonio o una convivenza falliti alle spalle. Disoccupati nella terra che inseguiva il mito della piena occupazione. Lo rivela il Terzo Rapporto delle Caritas di Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige pubblicato a fine 2005.


E ora dall’analisi della situazione si passa anche alle prime contromisure, che non si limitino all’assistenza, ma sostengano la capacità imprenditoriale delle fasce deboli della popolazione.
E’ il caso dell’iniziativa promossa dalla Caritas di Vicenza che ha aperto sette sportelli sul territorio della diocesi per finanziare, attraverso forme di microcredito, le attività di persone che si trovano in una situazione temporanea di difficoltà economica.

I dati mostrano un costante peggioramento delle condizioni di vita di molti cittadini italiani, che a volte si trovano in condizioni peggiori rispetto a quelle degli immigrati clandestini, anch'essi a rischio povertà.Negli ultimi anni è aumentato il numero dei divorziati e separati (6,2% nel 2000, 9,8 nel 2004) che si rivolgono ai centri di ascolto delle 15 diocesi del Nord Est. La percentuale delle persone che non lavorano tocca ormai il 70,4% degli utenti dei centri. I disoccupati veri e propri sono passati dal 33% del 2000 al 52,6% nel 2004.

La scelta della Caritas di investire sul microcredito segna una forte inversione di tendenza rispetto all’immagine che ha caratterizzato finora il Nord-Est. Tradizionalmente il microcredito era una strategia utilizzata nei Paesi in via di sviluppo che negli ultimi anni ha cominciato a diffondersi anche negli Stati Uniti e in Europa, prevalentemente nelle aree depresse. Il modello di riferimento è costituito dall’esperienza dell’economista Muhammad Yunus, che nel 1977 sperimentò in Bangladesh la possibilità di concedere piccoli prestiti a soggetti poveri esclusi dai circuiti bancari per avviare attività



Alla base della microfinanza c’è l’idea che l’accesso al credito costituisca un fondamentale diritto umano anche per coloro che non offrono adeguate garanzie. Il progetto della Caritas di Vicenza prevede prestiti fino a tremila euro, con un interesse del 3%. I finanziamenti sono erogati attraverso un Fondo Rotativo di Garanzia di 160mila euro, frutto di donazioni di privati e istituzioni. La cifra iniziale è coperta dalla Caritas, dalla Diocesi, dalle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali della provincia, dal comune di Santorso e da un privato.Partecipano al progetto vicentino, la Caritas , attraverso l’ Associazione Diakonia Onlus , le Banche di Credito Cooperativo-Casse Rurali ed Artigiane della Provincia di Vicenza e il Comune di Santorso. A breve altre amministrazioni locali potrebbero seguire l’esempio di questo centro del vicentino.

45 volontari formati per operare nel settore del microcredito, vaglieranno le richieste di prestito e istruiranno le pratiche stabilendo tempi di restituzione del credito in base alle possibilità del richiedente
Uno dei problemi di gestione dei servizi di microfinanza è quello di seguire le persone in tutte le fasi del progetto con misure di accompagnamento ad hoc.

Per questo, è prevista la presenza di un tutor che seguirà i beneficiari in difficoltà con la burocrazia e il budget economico.

La povertà non è oggi condizione statica e immutabile ma è un processo graduale, da cui si può uscire con misure mirate di sostegno al reddito. la microfinanza è una di queste. Il microcredito, almeno nella sua versione tradizionale, cerca di favorire il rilancio della comunità, attraverso i piccoli prestiti concessi ad esempio a donne e piccoli artigiani, figure centrali della vita di molti villaggi nel sud del mondo per cementare il tessuto sociale. Analogamente, nel Nord Est ci si propone di sottrarre ad un percorso di disperazione, segnato da fenomeni di indebitamento, i soggetti più vulnerabili e a rischio usura e riattivare forme di solidarietà a livello locale.
 
tontolina ha scritto:
Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.


bene il prossimo core business sarà aprire ospizi :V , incentivare le sagre del raviolo e dell' agnolotto ( di cui ne sono grandissimo estimatore nonchè grande fruitore :p )...............insomma accentuiamo la vocazione del popolo rappresentato da pizza e mandolino :rolleyes: , cmq l' emblema di sto discorso è Torino....venite gente venite nella città olimpica a vedere le facce della gente nei mercati rionali.... :down: ........oppure nelle strade, si nota la differenza fra i ceti ormai al primo sguardo......caratteristica dei paesi del terzo mondo.....

e chiudo qui :-o
 
La mò ha scritto:
tontolina ha scritto:
Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.


bene il prossimo core business sarà aprire ospizi :V , incentivare le sagre del raviolo e dell' agnolotto ( di cui ne sono grandissimo estimatore nonchè grande fruitore :p )...............insomma accentuiamo la vocazione del popolo rappresentato da pizza e mandolino :rolleyes: , cmq l' emblema di sto discorso è Torino....venite gente venite nella città olimpica a vedere le facce della gente nei mercati rionali.... :down: ........oppure nelle strade, si nota la differenza fra i ceti ormai al primo sguardo......caratteristica dei paesi del terzo mondo.....

e chiudo qui :-o

...l'hai votato tu, mica io...

:D :D :lol: :lol: :D :D :P
 
La mò ha scritto:
tontolina ha scritto:
Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.


bene il prossimo core business sarà aprire ospizi :V , incentivare le sagre del raviolo e dell' agnolotto ( di cui ne sono grandissimo estimatore nonchè grande fruitore :p )...............insomma accentuiamo la vocazione del popolo rappresentato da pizza e mandolino :rolleyes: , cmq l' emblema di sto discorso è Torino....venite gente venite nella città olimpica a vedere le facce della gente nei mercati rionali.... :down: ........oppure nelle strade, si nota la differenza fra i ceti ormai al primo sguardo......caratteristica dei paesi del terzo mondo.....

e chiudo qui :-o

Lasciamo perdere Berlusconi che non lo sopporto, ma le grandi opere pubbliche sono sempre state un incentivo per l'economia, e anche per l'innovazione in parte, qui adesso invece abbiamo i no-tutto che cercano di spingerci verso il terzo mondo.

Secondo voi l'impulso all'economia come lo si dà?
 
..............Secondo voi l'impulso all'economia come lo si dà?.............

Facendo, in primis, le opere che senza le quali le "grandi opere" verrebbero ad essere in gran parte vanificate. Mi riferisco, nel caso della Sicilia, ad acquedotti, fonti energetiche, viabilità interna che sono assolutamente carenti tanto da far ritenere la nostra bellissima penisola in costante "emergenza", ......e queste non sono considerazioni personali del sottoscritto.
Driver :ciao:
 
sharnin ha scritto:
La mò ha scritto:

Secondo voi l'impulso all'economia come lo si dà?

coì sarebbe un buon inizio... :D
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sharnin ha scritto:
La mò ha scritto:
tontolina ha scritto:
Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.


bene il prossimo core business sarà aprire ospizi :V , incentivare le sagre del raviolo e dell' agnolotto ( di cui ne sono grandissimo estimatore nonchè grande fruitore :p )...............insomma accentuiamo la vocazione del popolo rappresentato da pizza e mandolino :rolleyes: , cmq l' emblema di sto discorso è Torino....venite gente venite nella città olimpica a vedere le facce della gente nei mercati rionali.... :down: ........oppure nelle strade, si nota la differenza fra i ceti ormai al primo sguardo......caratteristica dei paesi del terzo mondo.....

e chiudo qui :-o

Lasciamo perdere Berlusconi che non lo sopporto, ma le grandi opere pubbliche sono sempre state un incentivo per l'economia, e anche per l'innovazione in parte, qui adesso invece abbiamo i no-tutto che cercano di spingerci verso il terzo mondo.
Secondo voi l'impulso all'economia come lo si dà?

ci siamo già nel 3° mondo
hai letto bene?
La Mò conferma che pure nel NORD-Ovest la genta comincia a stringere la cintura.....

per fortuna c'è la CARITAS che a volte offre un piatto caldo
 
tontolina ha scritto:
sharnin ha scritto:
La mò ha scritto:
tontolina ha scritto:
Il Nord vivrà una lunga crisi di deindustrializzazione, dalla quale certamente uscirà, ma non sappiamo né come né quando né a quale prezzo. E il Centro? Marcherà i suoi punti di forza basati sulla qualità della vita, svilupperà la sua vocazione di paradiso per gli europei di terza età, o magari assisterà davvero al miracolo di una Roma postindustriale (e postburocratica) efficiente, capace tra l’altro di gestire crescenti flussi turistici. Basta questo, per un futuro decente? Certamente no. Ma c’è poco altro da sperare, affidandosi solo alle tendenze spontanee, senza una capacità di governo politico.


bene il prossimo core business sarà aprire ospizi :V , incentivare le sagre del raviolo e dell' agnolotto ( di cui ne sono grandissimo estimatore nonchè grande fruitore :p )...............insomma accentuiamo la vocazione del popolo rappresentato da pizza e mandolino :rolleyes: , cmq l' emblema di sto discorso è Torino....venite gente venite nella città olimpica a vedere le facce della gente nei mercati rionali.... :down: ........oppure nelle strade, si nota la differenza fra i ceti ormai al primo sguardo......caratteristica dei paesi del terzo mondo.....

e chiudo qui :-o

Lasciamo perdere Berlusconi che non lo sopporto, ma le grandi opere pubbliche sono sempre state un incentivo per l'economia, e anche per l'innovazione in parte, qui adesso invece abbiamo i no-tutto che cercano di spingerci verso il terzo mondo.
Secondo voi l'impulso all'economia come lo si dà?

ci siamo già nel 3° mondo
hai letto bene?
La Mò conferma che pure nel NORD-Ovest la genta comincia a stringere la cintura.....

per fortuna c'è la CARITAS che a volte offre un piatto caldo




Finchè tutti continuano a dire che la Cina è un'opportunità, non vedo come si possa uscire dalla spirale in cui siamo intrappolati. Un po' meno spazzatura degli occhi a mandorla sul mercato e forse le cose si potrebbero raddrizzare.
 

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