IL LAIDO DEVOTO

FORTEBRACCIO

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Da Berlinguer a Ratzinger, passando per Hammamet e Arcore.
Dopo aver esportato la democrazia in Mesopotamia, ieri Giuliano Ferrara ha lanciato l’ultima “battaglia di civiltà”: mettere l’aborto fuori legge al pari dell’omicidio.

Ad applaudirlo al teatro Dal VERME di MIlano le falangi di Comunione e Liberazione, sempre utili per riempire le sale.

Gli reggeva la coda l’antico compagno del Pci e attuale poeta di corte Sandro Bondi. Siamo andati anche noi di Qml: per celebrare degnamente la grandezza del poeta cortigiano, ricordare l’abc della laicità (compresi i concetti di prevenzione e maternità responsabile) e riepilogare gli elementi essenziali della tortuosa biografia politico-giornalistica dell’ateo devoto Giuliano Ferrara: i soldi presi dalla Cia e da Calisto Tanzi, per esempio, e le menzogne a sostegno della criminale guerra in Iraq, il verminaio della corruzione craxian-berlusconiana di cui è espressione e beneficiario, le mille manipolazioni e diffamazioni a mezzo stampa a sostegno degli interessi padronali, e tutto il resto.

Fatti, nomi, circostanze che in un Paese serio squalificherebbero a vita un politico e un giornalista.
Non nell’Italietta dei Bondi e dei Ferrara. Qui vigono l’oblio e l’analfabetismo morale, il che vuol dire che più fai schifo e più hai successo.

I cronistini milanesi pendevano dalle umide labbra dei due crociati, si davano un gran daffare per strappare loro una dichiarazione, mentre la polizia faceva cordone per difendere gli illustri ospiti dal rischio di una domanda fuori copione.

Dentro il teatro, in attesa dell’ateo devoto, c’è stato un divertente parapiglia.
Avevo una gran voglia di sfogarmi: così son partito con un’invettiva preventiva.
In mezzo al mucchio dei giornalistini un inviato Rai ha sbottato: “Ma andate via teste di cazz.o!

Fateci lavorare!”, così ci ha detto. Il parapiglia gli impediva di fare una domanda al poeta di corte: questo per l’inviato Rai significa fare giornalismo.
Il 2008 sarà l’anno della libertà di stampa in Italia, l’ho proclamato ieri durante l’invettiva, al grido “Toglietevi la livrea, servi!”.

Non sono servi del potere, come si immagina, questi giornalistini perennemente in attesa del vip da intervistare; sono anzitutto servi dei riflessi condizionati, del quieto vivere, della mediocrità morale, del piccolo cabotaggio professionale e intellettuale.

E vanno svergognati con metodo, con ostinazione, sapendo distinguere i pochi che valgono dal resto del mucchio: è l’unico modo per aiutarli a riscattarsi, se è ancora possibile.

Pur cinturati dai gendarmi, Elia e Franz sono riusciti ad avvicinare in due riprese (la seconda mentre fuggiva dal retro) l’ateo devoto e gli hanno sbattuto in faccia alcuni fatti e chiesto chiarimenti, senza ottenere risposta, se non un bel vaffancu.lo.

Sul finale c’è stato un simpatico battibecco anche con il gran capo politico di Cielle: Roberto Formigoni. Per tre volte ha aperto la portiera dell’auto, per esclamare: “ladri e mafiosi siete voi”!

Di seguito, a titolo di esempio, il breve lancio della agenzia AGI sull’episodio. Parla di insulti, dice che ero isolato, estrapola e mette fra virgolette espressioni senza senso. La livrea è anzitutto sciatteria professionale, disonestà intellettuale, incapacità di comprendere, di raccontare oltre il recinto dei riflessi condizionati.
Ma con il laido devoto non finisce qui.
Piero Ricca
 

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