Iniziamo con due riforme

Amleto

Forumer attivo
e poi continuiamo rapidamente con le altre per la fondazione di una vera comunita' sociale (l'aggettivo 'nazionale' mi urtica perche' in Italia e' abusato:infatti pochi parlano delle 'nazioni' italiche ciascuna dotata di una propria lingua, cultura, identita', tradizione- fino agli anni 1960 e l'ingresso della televisione non ci si comprendeva linguisticamente non dico tra il Nord ed il Sud della penisola, ma a distanza di 100 km: dove era la nazione? molti si riempiono la bocca con la roboante retorica della nazione, dell'unita' nazionale, cioe' di una comunanza di caratteri che dovrebbe creare omogeneita' e che non c'era. Mi chiedo se qualcuno di quelli abbia studiato un po' di storia romana, non dico dell'Impero, ma della repubblica, dove erano indicate ben distinte le componenti etniche sullo stesso territorio che oggi chiamiamo Italia, ma ca va sans dire..).
Ci ho riflettuto e credo siano intanto sufficienti:
1) abrogazione del divieto di mandato imperativo, primo passo per richiamare i rappresentanti alle proprie responsabilita' nei confronti degli elettori. Come esempio, sono lietissimo che i cittadini che hanno eletto un Formigoni e un Bassolino traggano beneficio dai loro rappresentanti: cio' che vale e' la pubblicita' dei benefici, non che si finga non ci siano e si ritenga che il do ut des politico non esista. Deve esistere, e' la base del rapporto elettorale.
La conoscenza o la conoscibilita' dei benefici ottenuti da una parte dell'elettorato possono essere di incentivo per gli altri cittadini per chiedere altrettanto ai loro rappresentanti e siccome la torta dei benefici non e' illimitata a maggiori richieste corrisponderanno minori fette di beneficio realizzando in questo modo una competizione alla luce del sole tra gli eletti e tra gli elettori, ma non solo: si creerebbe anche il senso o dell'appartenenza ad una organizzazione sociale comune oppure invece l'emersione degli egoismi e dei privilegi di alcuni a scapito di altri, e la correlata valutazione e assunzione di responsabilita'.
Vogliamo stare insieme come gruppo sociale che si chiama Italia?
bene, allora si proceda ad evidenziare se ci sono categorie e/o aree che dal rapporto con i propri rappresentanti traggono maggiori benefici producendo minori risorse per garantirsi tali benefici (la politica, diciamo le istituzioni, infatti non produce le risorse che distribuisce, ma le reperisce da chi tali risorse crea: i cittadini con la propria intraprendenza) e lasciamo ai cittadini l'espressione del gradimento di tali situazioni partendo da un presupposto che dovrebbe essere condiviso: che se si e' tutti uguali nessuno ha diritto a nulla e tutti hanno il dovere di tutto, non costringendo una minoranza a preoccuparsi di una maggioranza se non su decisione della minoranza: questo succede all'interno di una famiglia, dove ci siano membri che sono inabili al lavoro per eta' e per malattia e ai quali si provvede per il senso di affetto e di responsabilita', ma non si provvede a favore di quei membri della famiglia che idonei non siano disponibili alla cooperazione e al sacrificio.
Se invece i privilegi per aree e categorie saranno mantenuti in assenza di una logica condivisa, allora gia' nei fatti si creeranno tante piccole patrie intimamente avverse una all'altra, senza che si stia tanto a scomodare concetti di egoismo e di separatezza per attribuirli ad altri che rifiutano tale soggezione, quando mi sembra si utilizzino solo per mascherare la propria ignavia. E si richiamano le origini storiche, le peculiarita' culturali, i torti subiti nelle epoche passate. Sono pretese ingiustificate e insostenibili: non possiamo rifarci all'idea che le colpe dei padri ricadano sui figli, la responsabilita' oggettiva e' un abominio: gaurdiamoci negli occhi se vogliamo stare insieme, e chi non lo vuole sia libero di andarsene. Esiste il divorzio nella coppia, creiamolo (o meglio creiamo le condizioni perche' esso possa non debba essere un'alternativa) anche tra i cittadini, e tra i cittadini e le istituzioni.
2) Introduzione del recall.
Data la predetta responsabilita' che intercorre tra l'eletto e l'elettore, quando il loro rapporto entri in corto circuito, sia data all'elettore la possibilita' di deporre il proprio rappresentante e di sceglierne un altro, in tempi rapidi, non all'esito della legislatura.
Nessuno sia indispensabile e creda pertanto che quello che dovrebbe essere un servizio al cittadino si trasformi in una rendita, in una carica ad appannaggio dell'eletto.
Rimozione da attuarsi attraverso un referendum che riguardi tutte le cariche dello stato con la conseguenza che se si revocasse ad esempio il presidente del consiglio cada anche il governo e si torni alle elezioni. Se si revoca un parlamentare, si elegge quello successivo nella lista, dato che infungibile dovrebbe essere il programma non la persona dell'eletto. Il cittadino allora ha la possibilita' o di essere un cialtrone e di partecipare ad infiniti referenda semplicemente per spirito di avversione ideologica nei confronti dell'eletto sottoposto alla procedura di rimozione, a prescindere dalle motivazioni concrete; oppure si informera' valutera' apprezzera' e poi decidera'.
Decidera' male? Decidera' spinto dall'influenza dei partiti?
Non vedo il problema quando obiettivamente lo scopo del vivere insieme dovrebbe essere quello di avere membri della comunita' sempre piu' responsabili e comunque fautori delle proprie decisioni e non sempre dei soggetti che hanno bisogno di guida e conduzione.
E' il cittadino che deve emanciparsi e crescere anche a costo di sbagliare. Ma in prima persona e senza intermediazioni.
Saluti
 

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