LA POVERTA'

FORTEBRACCIO

Forumer attivo
[center:dcb09f8604]
1205786897barbone.jpg
[/center:dcb09f8604]


Libero mercato, flessibilità, concorrenza, globalizzazione, democrazia import ed export.
Paroline magiche che secondo gli apologeti del nuovo ordine mondiale ed i missionari, spesso armati, dell’usurocrazia mondialista avrebbero dovuto cancellare povertà e disuguaglianze e far materializzare, come d’incanto, ricchezza, pace sociale e benessere.

Basta dare però un’occhiata ai dati contenuti nel Rapporto annuale dal titolo “Tendenze Globali dell’Occupazione” dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) presentato lo scorso 24 gennaio a Ginevra per rendersi conto che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Nel mondo ci sono, infatti, circa 3 miliardi di lavoratori, dei quali quasi due terzi guadagnano al massimo 2 dollari al giorno, e quasi 190 milioni di disoccupati censiti nel solo 2007, anno che secondo gli economisti è stato caratterizzato “dalla forte crescita del Prodotto interno lordo mondiale e della stabilizzazione del mercato dell’occupazione con un aumento di ben 45 milioni di persone occupate”.

Una condizione favorevole che non ha prodotto i benefici sperati, se si considera che si è registrata solo “una leggera flessione” nell’aumento del numero dei disoccupati saliti a quota 189,9 milioni.

Il rapporto aveva preannunciato inoltre con qualche mese di anticipo che il 2008 sarebbe stato l’anno delle turbolenze economiche e dell’innalzamento record del prezzo del petrolio con pesanti ripercussioni sul mercato del lavoro.

La “disoccupazione rimane troppo alta e rischia di salire ancora, anche fino a livelli mai visti prima d’ora”, è scritto nel documento, e nonostante “il numero di persone occupate sia ai livelli più alti storicamente”, sono ancora troppe quelle che “continuano a rimanere nel gruppo dei lavoratori più poveri, vulnerabili e sfortunati”.

Il documento snocciola poi cifre e dati sugli occupati, sul rapporto tra la popolazione ed il cosiddetto mercato del lavoro, e si apre con una valutazione significativa: “quando si parla d’evoluzione del mercato del lavoro, non si dimentichi che bisogna riflettere sul concetto di lavoro decente”.

Il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia ha sottolineato come anche se la crescita mondiale produce ogni anno dei milioni di nuovi occupati, “la disoccupazione resta ancora ad un livello inaccettabile, ma soprattutto, anche se si registra un numero maggiore di persone che lavorano, ciò non significa che questi impieghi siano dei lavori decenti.

Sono troppe le persone nel mondo che fanno parte della categoria dei lavoratori poveri, i più vulnerabili e precari, che hanno perduto tutte le speranze”.
Dai dati rilevati nel 2007, i lavoratori nel mondo sono stimati in 3 miliardi, pari al 61,7% della popolazione in età di lavoro, e sono impegnati per il 42,7% nel settore dei servizi, il 34,9% nell’agricoltura e il 22,4% nel settore industriale.

Sempre nel 2007 il numero dei senza lavoro è stato pari a 189,9 milioni, quasi tre milioni in più rispetto a quelli del 2006.

Negli ultimi dieci anni c’è stato un incremento dei disoccupati pari a circa 25 milioni, diviso in modo diseguale tra uomini disoccupati, passati da 70,2 milioni nel 1997 a 81,6 nel 2007 e donne che erano 94,6 milioni nel 1997 e sono diventate 108 milioni nel 2007.

Il tasso di disoccupazione globale è al 6 per cento e rischia di salire ancora.
Nell’Unione europea tra il 2006 e il 2007 sono stati registrati segnali di stagnazione economica ed il numero dei disoccupati è cresciuto di 600 mila unità; il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché immutato al 6,4 per cento dal 2003 ad oggi.

Nel mondo cresce la disoccupazione e con l’aumento della popolazione in età attiva cala anche il tasso di occupazione.
Complessivamente dal 1997 a oggi il tasso di occupazione si è ridotto di un punto percentuale e a rimetterci sono stati soprattutto i giovani sotto i 24 anni fra i quali la riduzione è stata di quasi tre punti percentuali.

In Europa il tasso di occupazione tra il 2006 e il 2007 è cresciuto appena dello 0,4%, ai valori minimi degli ultimi cinque anni.
Fra i 3 miliardi di occupati, sostiene l’Ilo, almeno la metà sono sottoposti a condizioni di lavoro estremamente svantaggiate, sono in posizioni vulnerabili, sia come dipendenti che impiegati in attività familiari o in proprio, sono impegnati in attività considerate di bassa qualità, con pochissime tutele e privi di diritti e di previdenza sociale.

Il fenomeno colpisce soprattutto i lavoratori in Asia del Sud, Africa sub-Sahariana ed Asia Orientale.
Ma è sempre più presente anche nei paesi industrialmente sviluppati dove la politica economica liberista che accomuna i governi sia di destra che di sinistra oltre a non produrre benefici ha smantellato gran parte dei diritti conquistati in passato dal movimento operaio.

Secondo l’indagine dell’Ilo, quattro lavoratori su dieci sono poveri.
Quasi uno su sei, il 16,4% degli occupati pari a 478 milioni, guadagna appena un dollaro al giorno e sono sotto la soglia ufficiale della povertà; un miliardo e trecento milioni, il 43,5% degli occupati, sono i lavoratori che si ritrovano a vivere con una paga quotidiana che non supera i due dollari.

I lavoratori che ricevono compensi inferiori a 2 dollari al giorno, una condizione al limite della sopravvivenza, sono l’85,4% degli occupati nell’Africa sub-Sahariana, l’80% nell’Asia del Sud, compresa la sempre più potente India, il 50,3% dei lavoratori dell’Asia del Sud-Est e del Pacifico, il 42% nell’Africa del Nord e il 35,6% dell’Asia dell’Est, Cina compresa.

Dati che dimostrano come disoccupazione, sottoccupazione e supersfruttamento siano caratteristiche intrinseche del liberismo, presenti costantemente e non solo in periodi di crisi economiche in aree anche geograficamente, politicamente ed economicamente molto diverse tra loro.


Ernesto Ferrante

.
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto