le cartelle di Equitalia sono pure FALSE

Cartelle Equitalia scadute o non notificate, ricorso senza avvocato
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Vorrei chiedere la cancellazione ad Equitalia di alcuni debiti iscritti a ruolo che risultano prescritti o le cui cartelle non mi sono mai state notificate, ma non ho la disponibilità per fare ricorso al giudice: cosa posso fare?



Abbiamo appena trattato, in un precedente parere, il problema di come chiedere al giudice la “cancellazione” delle cartelle di pagamento di Equitalia mai notificate oppure di quelle “scadute” (o meglio, per usare una terminologia più tecnica, “prescritte”). Lo strumento è quello del ricorso (si usa anche dire “impugnazione della cartella”).

Il ricorso giudiziale è la strada di gran lunga più sicura e consigliabile rispetto alle richieste in via amministrativa. Difatti, come abbiamo spiegato ieri in “Gli abusi di Equitalia”, è davvero difficile, se non impossibile, ottenere in via “bonaria” – per quanto facile potrebbe essere – lo sgravio di una cartella esattoriale non dovuta per prescrizione o per mancata notifica dell’atto presupposto. La pratica racconta, infatti, di numerose istanze in autotutela presentate dal cittadino sistematicamente ignorate da Equitalia e dagli enti titolari del credito.



Ad ogni modo – come si suol dire – “tentar non nuoce”, tanto più che il procedimento è assolutamente gratuito, privo di costi per bolli o imposte e, soprattutto, non richiede l’intervento di un avvocato. Ecco quindi come agire.

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Fatti rilasciare un estratto conto da Equitalia
La prima cosa da fare è accedere al sito di Equitalia o rivolgerti presso i competenti sportelli e chiedere un estratto di ruolo ove controllare tutta la sua posizione debitoria. Da tale documento risultano le cartelle che – almeno secondo Equitalia – ti sono state notificate e gli anni di imposta a cui si riferiscono.


Analizza l’estratto di ruolo
L’estratto di ruolo va analizzato con cura, attività che può fare lo stesso contribuente o che può essere delegata a un professionista.

Nell’estratto di ruolo si dovranno quindi evidenziare i crediti prescritti (leggi “Dopo quanti anni la cartella va in prescrizione”) e quelli per i quali non è mai stata notificata alcuna cartella di pagamento.


Invia l’istanza in autotutela
A questo punto dovrai inviare un’istanza in autotutela sia all’Ente titolare del credito (per es. Agenzia delle Entrate, Comune, Inps, ecc.) sia ad Equitalia, in cui chiederai l’annullamento della cartella o lo sgravio della stessa. Per il fac-simile clicca qui.

L’istanza può essere inviata tramite posta elettronica certificata (pec) o con una raccomandata.

Nell’istanza bisognerà indicare:

– le cartelle che risultano dall’estratto di ruolo ma che non sono mai state notificate;

– le cartelle che risultano dall’estratto di ruolo ma i cui crediti sono ormai prescritti;


Attendi la risposta
Bisogna quindi attendere la risposta di Equitalia che, tuttavia, potrebbe non arrivare mai. A quel punto non resterà che la carta del ricorso al giudice. Ricorso che, tuttavia, potrebbe anche essere rinviato al momento in cui l’Agente per la riscossione deciderà di avviare un pignoramento o una misura cautelare (leggi per chiarimenti su tale aspetto: “Come contestare una cartella prescritta” e “Cartelle di pagamento scadute ma non cancellate”).
 
La fine del gruppo Bernardi per un errore del fisco: "Abbiamo perso un impero per una multa sbagliata"

Lo sfogo dell’ex amministratore di Bernardi, Diego Di Tommaso: potevamo salvarci. Il racconto dei retroscena legati alla cessione di Cristian Rigo


31 marzo 2015
La fine del gruppo Bernardi per un errore del fisco: Abbiamo perso un impero per una multa sbagliata - Cronaca - Messaggero Veneto

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UDINE. «Ci potevamo salvare e invece il Gruppo Bernardi è finito per colpa di una multa sbagliata». Ecco la verità di Diego Di Tommaso che insieme alla sorella Silvia aveva ereditato le redini dell’impero Bernardi dopo la morte improvvisa del padre Riccardo Di Tommaso.

La sentenza della Tributaria di Napoli ha infatti annullato la cartella di Equitalia da 200 milioni che ha fatto saltare la fornitura di Coin e il piano di salvataggio che avrebbe garantito il lavoro agli oltre 200 dipendenti di Bernardi. «Sono esterrefatto - continua - e non capisco come è potuta accadere una cosa del genere. Quando abbiamo ceduto a Coin cento negozi avevamo un accordo molto vantaggioso per la fornitura che ci avrebbe permesso di ripartire. E invece tutto è saltato all’improvviso».

Ma la cosa incredibile è che prima di chiudere quell’accordo Coin aveva ottenuto dal Fisco un certificato che garantiva la mancanza di pendenze pregresse del Gruppo Bernardi. Di quella multa insomma non c’era traccia. «È quella la cosa più incomprensibile - sottolinea Di Tommaso -, ci siamo trovati all’improvviso con un buco in bilancio che ci messo in ginocchio portandoci all’amministrazione straordinaria.

Una multa cresciuta in modo esponenziale tra sanzioni e interessi senza che ci sia mai stata data l’opportunità di pagare per il semplice fatto che noi di quella multa non sapevamo niente. Equitalia ha detto che la colpa era nostra perché la società “incriminata” si era trasferita in Spagna senza lasciare traccia? All’epoca dei fatti (la contestazione è scattata nel 2008, ndr) non mi occupavo dell’azienda ma se fosse stata quella l’intenzione non ci sarebbe stata nemmeno la fideiussione che poi è stata escussa a garanzia della società per un totale di oltre 16 milioni di euro».

Pagamento che non è bastato a salvare l’impero Bernardi dal crollo. Il colpo di grazia è stato il pignoramento presso terzi per 199 milioni di euro eseguito a Coin. «A quel punto Coin ha smesso di consegnarci la merce e anche le banche ovviamente si sono tirate indietro - conclude amaro Di Tommaso -. Forse se ci fosse stata un minimo di tutela le cose sarebbero andate diversamente e invece il futuro dell’azienda è stato cancellato insieme a oltre 200 posti di lavoro. Tutto per una multa milionaria che è stata poi annullata».

In relazione al caso Bernardi, Equitalia ha diffuso una nota in cui precisa "che nessun errore è da ricondurre all’operato di Equitalia. La cartella e le relative azioni di riscossione sono state eseguite su incarico dell’Agenzia delle Entrate che ha perseguito una cessione in frode di crediti erariali e proporrà quanto prima ricorso in Cassazione".
©RIPRODUZIONE RISERVATA
 
Ha un debito di 1 euro: Equitalia gli mantiene l'ipoteca sulla casa e gli ferma la ditta
La Tribuna di Treviso | Di La Tribuna di Treviso
Pubblicato: 15/04/2016 12:31 CEST Aggiornato: 3 ore fa
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Pensava di aver pagato il suo debito con Equitalia fino all'ultimo centesimo e invece mancavano ancora 1 euro e 12 centesimi. Per questo Giampaolo Fassa, ultrasettantenne trevigiano, titolare assieme al figlio di un’impresa che opera nel campo edilizio e si occupa di rinforzi in carbonio, la Fassa&P. srl, è stato inserito nel registro dei "cattivi pagatori". Non ha potuto quindi completare l'acquisto di una fornitura per la sua azienda.

La sua storia è stata raccontato da La Tribuna di Treviso

"Pochi giorni fa ci siamo recati in un'azienda del territorio per acquistare una fornitura di materiale edile del valore di 26 mila euro. Ma ci è stato detto che al momento non sarebbe stato possibile. Il motivo? Scopro di essere iscritto nel registro dei cattivi pagatori".

Il signor Fassa nel 2009 aveva ricevuto un'ingiunzione di pagamento da parte di Equitalia per delle multe non pagate: ventimila euro e un'ipoteca sulla casa. L'imprenditore chiese e ottenne di pagare il debito in 72 rate mensili. Il 10 agosto del 2015, l'ultimo versamento. E allora perché è iscritto ancora nel registro degli insolventi?

"L'impiegata di Equitalia ha verificato al computer non solo che il mio appartamento risulta ancora ipotecato, a mia insaputa, ma soprattutto che il motivo è ancora un debito che ho nei confronti della pubblica amministrazione collegato alle multe, debito che comunque ho provveduto a saldare sulla base del piano rateale che è stato definito proprio da Equitalia. La mia esposizione? Un euro e tredici centesimi".

Un errore di Equitalia sui bollettini e per un euro e tredici centesimi l'imprenditore ha ancora la casa ipotecata e la ditta ferma per almeno due settimane.

Per cancellare il suo nome dall'elenco dei cattivi pagatori, e quindi poter procedere all'acquisto della fornitura edile senza il rischio di perdere alcuna commessa, ci vuole del tempo. "L’impiegata mi ha risposto che per concludere la pratica, con provvedimento di urgenza, ci vorranno 15 giorni. Quindici giorni per un euro e tredici centesimi di arretrati, che tra l'altro non sono affatto imputabili a un mio errore, dato che ho provveduto a pagare tutti i bollettini che mensilmente venivano recapitati alla mia abitazione".
 

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