Conti correnti: ecco chi passa da Banca Intesa a Crédit Agri
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Conti correnti: ecco chi passa da Banca Intesa a Crédit Agricole
di Nicola Borzi
Entro la fine di marzo dell’anno prossimo cambieranno padrone 197 sportelli, oltre duemila dipendenti, ma anche centinaia di migliaia di clienti con conti correnti, titoli, altri servizi accessori.
È la mappa dell’esodo di filiali bancaie da banca Intesa al Crédit Agricole, decisa nell’ambito dell’aggregazione tra l’istituto milanese e il SanPaolo Imi come contropartita ai francesi, insieme alla cessione di Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza e di Banca popolare Friuladria. Pubblichiamo la lista completa degli sportelli che cambiano di mano per fornire ai lettori lo strumento essenciale per controllare se anche il loro rapporto di credito è tra quelli destinato a cambiare controparte. Proprio i clienti infatti sono i più restii all’esodo, specialmente coloro che tempo addietro hanno già vissuto tutti i disguidi (tra problemi di coordinate e di codici bancari, come pure di corrispondenza) dovuti alla confluenza delle rispettive banche in Intesa.
La lista vede al primo posto la Campania con 61 sportelli ceduti, seguita dalla Lombardia con 44, mentre sono 41 in Piemonte, in Veneto 29, dieci in Emilia, sette in Liguria e uno nel Lazio. Dei 193 sportelli che da Intesa approderanno in mani francesi, il pacchetto maggiore è in provincia di Napoli (46, di cui 29 nel solo capoluogo, su 84 attivi in Campania). Degli sportelli ceduti 71 provenivano dall’ex Cariplo, 65 erano dell’ex Banco Ambroveneto, 52 dell’ex Comit e cinque le cosiddette "strutture d’area".
Intanto i sindacati non stanno a guardare. Con un comunicato congiunto ieri le rappresentanze sindacali aziendali di DirCredito, Falcri, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca hanno affermato che «la vendita degli sportelli, pur tra i provvedimenti annunciati in fase di presentazione della fusione, è stata attuata da Intesa senza consultare in alcun modo le organizzazioni sindacali. Questo atteggiamento lontano da relazioni sindacali corrette e costruttive si affianca a quello finora tenuto dai vertici di Intesa, che non hanno ancora informato il sindacato sui termini della fusione, sulle strategie future della nuova banca e sulle ricadute che potranno derivare ai dipendenti, lasciando crescere nel personale ansie e timori per il proprio futuro, che le cessioni appena annunciate hanno ulteriormente incrementato».