A ruota di Eurolandia, anche il Giappone finisce ufficialmente in recessione: il prodotto interno lordo del Sol levante si è contratto nel terzo trimestre a un tasso annualizzato reale dello 0,4%, dopo la contrazione rivista al 3,7% annualizzato nel secondo trimestre.
Una notizia già relativamente scontata dai mercati, tanto che la Borsa di Tokyo, dopo una sbandamento iniziale in ribasso, ha chiuso con un lieve progresso dello 0,71% a quota 8.522,58 punti, complice una tendenza al rafforzamento del dollaro. Anche le altre piazze asiatiche hanno mostrato una tendenza incerta, in un atteggiamento complessivo di cauta attesa dopo un vertice G-20 a Washington prodigo di impegni e promesse ma non di piani immediati di azione concreta.
La notizia della giornata, comunque, riguarda la nuova conferma dell'impatto sempre più profondo sull'economia reale, da una parte all'altra del mondo, delle turbolenze finanziarie internazionali: il Pil nipponico si è contratto dello 0,1% (e dello 0,5% in termini nominali) rispetto a un trimestre precedente già negativo (meno 0,9% anziché lo 0,7% stimato in via preliminare).
A Tokyo il governo ha riconosciuto non solo l'amara fine del più lungo ciclo espansivo del dopoguerra, durato sei anni e mezzo, ma ha ammesso che la situazione di crescita negativa pare orientata a prolungarsi. "Visto che l'economia globale dovrebbe rallentare ancora, il movimento frenato dell'economia giapponese sembra destinato a continuare", ha dichiarato il ministro delle politiche economiche e fiscali, Kaoru Yosano. Questa recessione, insomma, potrebbe essere più lunga dell'ultima, che durò per gli ultimi tre trimestri del 2001: il Sol levante non è una variabile indipendente dell'economia globale, e in presenza di una recessione in Europa e ormai anche negli Usa non può attendersi miracoli dalle esportazioni verso i Paesi emergenti o in via di sviluppo, anch'essi del resto in frenata.
Già nell'ultimo trimestre la domanda esterna ha tagliato di 0,2 punti percentuali il Pil, in quanto la crescita delle importazioni ha superato quella dell'export, mentre gli investimenti di capitale sono diminuiti dell'1,7%. In più, il rafforzamento dello yen penalizza ulteriormente proprio gli esportatori, mentre il crollo della Borsa (di un terzo da inizio ottobre) contribuisce a minare la fiducia degli investitori e anche dei consumatori.
In questo contesto, il risvolto positivo è che il superyen favorisce le acquisizioni all'estero di aziende e istituti finanziari nipponici, ormai rassegnati a limitate possibilità di crescita del business in patria.
E il premier Taro Aso ha colto l'occasione per "durare": ha infatti escluso il ricorso a elezioni anticipate prima della primavera prossima, e non è escluso che ormai pensi di prolungare il suo esecutivo fino alla fine della legislatura nel settembre 2009, a dispetto delle proteste dell'opposizione. Del resto, la popolarità del suo esecutivo, secondo l'ultimo sondaggio di Tv Asahi, è in caduta libera: e' scesa al minimo del 29,6%, visto che il pubblico non è rimasto affatto impressionato dall'annuncio di misure populiste come un "voucher" alle famiglie finalizzato a spronare i consumi.
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