Usa:Casa Bianca nel caos, nodo repubblicani-Bush su piano Pa
Usa:Casa Bianca nel caos, nodo repubblicani-Bush su piano Paulson - FOCUS
Doveva essere una perfetta occasione pubblicitaria per permettere al Presidente Bush di mostrarsi come il grande intermediario in grado di mettere d'accordo democratici e repubblicani sul piano di Paulson per salvare le banche. Invece sembra che il meeting di ieri a Pennsylvania Avenue si sia trasformato in uno dei momenti peggiori e piu' imbarazzanti degli otto anni dell'amministrazione Bush.
Secondo le ricostruzioni del sito americano 'Politico', molto ben addentro alle cose di Washington, il presidente e' apparso fin da subito in difficolta' anche solo a mantenere l'ordine durante la riunione con i vertici di Camera e Senato, e ha dovuto prendere atto dell'aperta ribellione ormai nata in seno al partito repubblicano nei confronti della sua amministrazione.
Si', perche' l'assurdo politico di questa situazione e' che la Casa Bianca sta cercando di far passare il piano di Paulson chiedendo l'appoggio dei democratici, mentre i repubblicani della Camera sembrano essersi arroccati su una posizione di aperta sfida al loro stesso presidente.
Il problema e' che il meeting avviene a poco piu' di un mese dalle elezioni presidenziali che in ogni caso riscriveranno gli equilibri di potere degli Stati Uniti, tanto che i repubblicani ormai seguono di piu' la bacchetta di John Mc Cain che non di Bush.
E lo stesso Mc Cain, che mercoledi' aveva esortato Bush a convocare il meeting alla Casa Bianca, durante le discussioni non ha affatto dato il suo pieno supporto al piano di Paulson mostrandosi invece aperto a un piano alternativo. Un colpo che ha spiazzato l'amministrazione e galvanizzato i repubblicani ribelli della Camera che a un certo punto hanno lasciato la riunione.
Quando poco dopo ha deciso di andarsene anche la delegazione democratica, che da sola con i propri voti potrebbe far passare il piano di legge, sembra - sempre stando al Politico - che Paulson sia corso dietro alla capogruppo democratica, Nancy Pelosi per perorare la causa del suo piano. E in una scena destinata a passare alla storia della politica americana, Paulson sarebbe arrivato al punto di abbassarsi su un ginocchio di fronte alla Pelosi come in atto di genuflessione al che lei avrebbe risposto on fredda ironia: 'non sapevo che lei fosse cattolico'.
E' chiaro tuttavia che i democratici non intendono apparire agli occhi del paese come quelli che lanciano una ciambella di salvataggio alle banche per salvarle dai loro peccati a spese dei contribuenti.
La Pelosi ha fatto sapere che di un si' democratico non si parla a meno che i repubblicani votino per almeno l'80% a favore del piano. Il piano Paulson, nella sua forma originaria, appare comunque finito e i leader dei due partiti stanno lavorando a un'alternativa che prevede regole molto piu' severe per le banche beneficiarie del piano. L'unico dubbio che resta e' se riusciranno a fare a tempo perche' e' convinzione comune che il piano debba essere pronto per la riapertura degli scambi a Wall Street lunedi' mattina per evitare un nuovo drastico crollo.
Ieri la commissione che lavora al piano alternativo non ha invitato Paulson alla riunione, il che avrebbe accelerato i tempi mentre ora si renderanno necessarie altre riunioni collegiali.
Sembra indubbio che la statura di Paulson esca ridimensionata dalle vicende di queste ultime ore: nelle testimonianze di fronte al Congresso, il segretario del Tesoro e' apparso molto piu' incerto nello spiegare i dettagli e i fini del suo piano di quanto non sia apparso Bernanke, che ha deciso di defilarsi dal fronte delle trattative in queste ore.
Paulson paga del resto la sua estrazione: ex numero uno di Goldman Sachs, e' visto come un uomo amico di Wall Street, mentre il sentimento che domina a Washington e' proprio quello del piccolo risparmiatore furioso contro le speculazioni e gli eccessi delle banche. Non e' valso a migliorare la sua immagine il fatto che Paulson abbia presentato un piano molto blando e che in sostanza gli avrebbe concesso carta bianca: voleva ricevere in un'unica soluzione 700 miliardi di dollari da poter utilizzare per comprare a discrezione del Tesoro gli asset tossici delle banche. Per salvare il sistema e accelerare i tempi, Paulson inoltre non aveva previsto alcuna condizione da imporre sulle spalle delle banche beneficiarie e sulla sua posizione si era schierato anche Bernanke, che sottolineava la necessita' di fare in fretta per salvare l'economia nazionale.
Il Congresso invece vuole introdurre delle modifiche significative. In primo luogo verranno drasticamente ridotti e regolati gli stipendi dei dirigenti delle banche che riceveranno i finanziamenti federali. In secondo luogo con tutta probabilita' lo Stato ricevera' delle partecipazioni di minoranza nel capitale delle banche salvate. In terzo luogo la somma di 700 miliardi non verra' stanziata in un'unica tranche ma verra' scaglionata nel tempo con un primo assegno da 350 miliardi.
Prendendo partecipazioni nelle banche, il Congresso potra' inoltre presentare al Paese il piano di salvataggio come un investimento: quando le banche staranno meglio e torneranno a generare profitti, lo Stato potra' vendere quelle partecipazioni rientrando del proprio investimento. Una logica attorno alla quale si sta solidificando un consenso crescente.
da Radiocor di
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