News, Dati, Eventi finanziari Le news del 6 agosto 2008

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Per un panorama completo delle news di oggi, e per discuterle insieme, vi invito a navigare il consueto topic sul Forum di Piazza Affari.

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Tokyo chiude in forte rialzo

Tokyo chiude in forte rialzo

Chiusura in rally anche per Tokyo e per il resto dell'Asia, dopo l'ondata di acquisti che ha investito ieri i mercati Usa e quelli europei, in scia al pesante ritracciamento del petrolio.
L'indice Nikkei ha terminato in rialzo del 2,63% a 13.254,89 punti, mentre il Topix ha guadagnato il 2,37% a 1.277,27 punti.
Tra le altre piazze asiatiche, Seul archivia un progresso del 2,81% a 1.578,71 punti, mentre Taiwan del 3,12% a 7.026,24 punti.
 
Giappone: balza il leading indicator a giugno

Giappone: balza il leading indicator a giugno

Il leading indicator del Giappone relativo al mese di giugno è salito a 60 punti dai 45,5 rivisti di maggio. Lo rende noto il Cabinet Office del Giappone.
 
Atlantia: utili e fatturato aumentano nel 1° semestre

[LINK:ef246b833f]Atlantia[/LINK:ef246b833f]: utili e fatturato aumentano nel 1° semestre

Nel primo semestre 2008, Atlantia riporta un utile di competenza del Gruppo di 366,6 milioni di euro, in aumento del 7,4% rispetto al primo semestre 2007; al netto della variazione dell'area di consolidamento e delle poste non ricorrenti relative ai primi sei mesi 2007 l'utile di competenza del Gruppo aumenta del 13,2%.
L'area di consolidamento include il gruppo polacco Stalexport Autostrady e la società statunitense Electronic Transaction Consultants (ETC), non consolidate nel primo semestre 2007, che contribuiscono ai ricavi del Gruppo per 37,5 milioni di euro e per 14,8 milioni di euro al margine operativo lordo.
I ricavi consolidati, pari a 1.673,0 milioni di euro, sono in aumento del 7,8% rispetto al primo semestre 2007; a parità di area di consolidamento i ricavi consolidati aumentano del 5,4%. Il Margine operativo lordo (EBITDA) pari a 1.043,4 milioni di euro, in aumento del 3,7%; a parità di area di consolidamento e al netto degli effetti non ricorrenti relativi al primo semestre 2007 il margine operativo lordo aumenta del 5,3%.

da www.teleborsa.it
 
Mittel: accordo con Carlyle per cessione quota Moncler

[LINK:01433c87ff]Mittel[/LINK:01433c87ff]: accordo con Carlyle per cessione quota Moncler

E' stato siglato ieri un accordo fra gli azionisti di Moncler S.p.A. (Mittel Private Equity S.p.A., Fondo Progressio Investimenti, Ruffini Partecipazioni S.r.l. e Istituto Atesino di Sviluppo ISA S.p.A.) ed il Fondo di private equity The Carlyle Group che prevede l'ingresso di quest'ultimo nel capitale sociale di Moncler S.p.A. con una quota del 48%.
L'operazione è sospensivamente condizionata alla messa a disposizione, da parte degli istituti finanziatori (fra cui Mittel Generale Investimenti S.p.A.) del previsto acquisition financing ed al rilascio dell'autorizzazione da parte dell'antitrust.
Il Gruppo Moncler opera nel settore tessile - abbigliamento, in particolare nel segmento casualwear / sportwear, con i marchi di proprietà: Moncler, Henry Cotton's, Marina Yachting, Coast Weber & Ahaus e con il marchio in licenza Cerruti Sportwear. Nell'esercizio 2007 l'utile netto consolidato del Gruppo Moncler era stato pari a circa Euro 18 milioni, permettendo la distribuzione di un dividendo pari a euro 9,2 milioni. Il fatturato consolidato era stato pari a Euro 253,7 milioni (rispetto agli Euro 216,7 milioni del 2006), con un margine operativo lordo pari ad Euro 38,3 milioni (Euro 20,5 milioni nel 2006). Il preconsuntivo dell'esercizio 2008 prevede un fatturato consolidato di circa Euro 300 milioni, con un Ebitda superiore a Euro 50 milioni.
Le azioni di Moncler S.p.A. saranno cedute ad una newco il cui capitale sociale sarà ripartito fra Carlyle, Ruffini Partecipazioni S.r.l. e gli attuali soci finanziari. La newco acquirente riceverà finanziamenti dal sistema bancario e da Mittel Generale Investimenti S.p.A., subordinatamente al rilascio delle usuali garanzie.
I soci finanziari Mittel Private Equity S.p.A. (35,11%), Fondo Progressio Investimenti (21,23%) e Istituto Atesino di Sviluppo - ISA S.p.A. (4,25%) ridurranno l'attuale quota di partecipazione complessiva da circa ill 61% al 14%, che sarà detenuto attraverso un apposito veicolo societario. Il signor Remo Ruffini manterrà, tramite la Ruffini Partecipazioni S.r.l., una partecipazione pari al 38% del capitale e continuerà a condurre il Gruppo Moncler.
Il prezzo di cessione della totalità del capitale sociale di Moncler S.p.A. sarà superiore ad Euro 400 milioni.
Il closing con il trasferimento del 100% delle azioni di Moncler S.p.A. avverrà, subordinatamente all'autorizzazione da parte delle autorità competenti, entro il 31 ottobre 2008.

da www.teleborsa.it
 
Turchia, stop a flusso petrolio su oleodotto Btc dopo esplos

Turchia, stop a flusso petrolio su oleodotto Btc dopo esplosione

A causa di un'esplosione occorsa stanotte lungo l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, nella Turchia orientale, le autorità hanno ordinato lo stop al flusso di petrolio.
Lo ha scritto l'agenzia di stampa nazionale turca Anatolian, precisando che al momento non è ancora chiara la causa dell'esplosione.
L'oleodotto, che termina sulla costa mediterranea della Turchia, dovrebbe fornire 1,21 milioni di barili al giorno.
 
Commerzbank, utile operativo più che dimezzato, ma supera a

Commerzbank, utile operativo più che dimezzato, ma supera attese

Commerzbank, seconda banca tedesca, ha registrato nel secondo trimestre una crescita del 6,4% dell'utile netto a 817 milioni di euro, grazie a un effetto fiscale positivo per 386 milioni. Le attese di mercato erano di un utile quasi dimezzato a 311 milioni. L'utile operativo si è fortemente ridotto a 484 milioni (1,07 miliardi un anno prima), ma è migliore delle attese (466 milioni).
Le svalutazioni nel segmento Real Estate, soprattutto negli Usa, sono state pari a 369 milioni e Commerzbank ha annunciato che sarà «molto difficile» riuscire ad eguagliare i risultati del 2007 (1,9 miliardi l'utile netto).
 
Bnp Paribas fa meglio di SocGen

Bnp Paribas fa meglio di SocGen, la Borsa festeggia

Nel secondo trimestre dell'anno i profitti si sono ridotti per Bnp-Paribas, il colosso bancario francese, che è però riuscita a limitare i problemi rispetto alla sua rivale Société Générale, confermando una maggiore resistenza alle turbolenze sui mercati finanziari e alla crisi del suprime.
Bnp-Paribas ha presentato stamani i dati relativi al periodo aprile-giugno 2008. L'utile netto si è ridotto del 34% su base annua, scendendo a 1,5 miliardi di euro. Ieri, invece, per SocGen, che a sua volta aveva pubblicato i conti del secondo trimestre, la riduzione dell'utile netto era stata del 63%.
Quanto ai ricavi netti, Bnp-Paribas ha registrato una flessione dell'8,5% (7,5 miliardi di euro), anche se i dati sono positivi per quanto riguarda le attività all'estero, in Italia mediante la controllata Bnl (+6,4%) e grazie al polo International Retail Services (+8%), che comprende l'americana BancWest e una serie di istituti di credito nei Paesi emergenti, Russia compresa.
Un dato interessante riguarda la svalutazione degli asset dovuta alla crisi del subprime, che per Bnp-Paribas nel secondo trimestre ha raggiunto i 542 milioni di euro. In tutto la crisi immobiliare è "costata" a Bnp-Paribas 2,4 miliardi di euro, una cifra che, tenendo conto delle dimensioni del gruppo, ne fanno la banca francese che è stata meno toccata da quella crisi.
Altro elemento incoraggiante, la performance della banca d'investimenti del gruppo, la Bfi, che nel secondo trimestre del 2008, rispetto a quanto avvenuto per la controllata di Société Générale, ha continuato a macinare utili (523 milioni di euro). Nello stesso trimestre la Bfi ha visto i ricavi netti calare del 24,5% su base annua, ma aumentare del 41,3% rispetto al primo trimestre dell'anno.

di Leonardo Martinelli
da www.ilsole24ore.com
 
In pegno alle banche il 17% di Telecom Italia

In pegno alle banche il 17% di [LINK:a5861e097d]Tit[/LINK:a5861e097d]

Circa il 17% di Telecom Italia, cioè quasi l'intera quota che faceva capo alla "vecchia" Olimpia ora incorporata in Telco, finisce in pegno alle banche che avevano concesso prestiti alla holding di Pirelli e Benetton. Vale a dire il pool organizzato da Capitalia (ora confluita in UniCredit) cui avevano partecipato anche Intesa-Sanpaolo, Morgan Stanley, Societé Generale e Calyon per un finanziamento revolving fino a 2,4 miliardi; e il blocco Montepaschi e Antonveneta-Interbanca, che eravano erogato rispettivamente 600 e 260 milioni.
L'obbligo di reintegro dei margini è scattato alla fine del mese scorso, dopo che per 25 sedute di Borsa consecutive la media delle quotazioni di Telecom è scesa sotto la soglia di 1,3 euro. Presumibilmente sono state rinegoziate le garanzie per una soglia leggermente inferiore a 1,3 euro.
Se l'andamento negativo del titolo telefonico dovesse perdurare fino a sforare nuove soglie, le azioni libere finirebbero progressivamente a pegno alle banche azioniste di Telco, Intesa-SanPaolo e Mediobanca che hanno finanziato la nuova holding di riferimento dopo il passaggio di proprietà, fatta salva la possibilità di reintegrare eventualmente i margini per contanti.
Piazza Affari ieri ha però concesso una tregua a Telecom, che è rimbalzata del 4,06% a 1,154 euro. L'attesa ora è per i conti semestrali che saranno esaminati dal consiglio di amministrazione della capogruppo venerdì, mentre giovedì saranno resi noti i risultati di Tim Brasil.
Secondo alcuni analisti l'Ebitda del gruppo dovrebbe scostarsi, verso il basso, di circa 200 milioni rispetto alla guidance emessa dopo i risultati del primo trimestre. Non di molto, dunque, ma l'ultimo periodo, secondo le attese, dovrebbe essere stato segnato da un indebolimento del mercato domestico, che segue la battuta d'arresto già registrata dal Brasile e dalla Germania.
Il consensus degli analisti per il primo semestre è per una flessione dei ricavi del 3,2% a 14,8 miliardi, con un margine operativo atteso di 5,8 miliardi. Per il solo secondo trimestre, le previsioni convergono su ricavi intorno a 7,5 miliardi, con una flessione del 3,9% rispetto allo stesso periodo 2007, e su utili in caduta del 34,4% a 475 milioni. Per il Brasile le attese sono per margini ancora sotto pressione, il che significa in crescita frenata, con una redditività, a livello di Ebitda, del 20,5% sui ricavi. L'indebitamento netto, secondo gli analisti, dovrebbe attestarsi a 37,2 miliardi, un livello rende il titolo più fragile davanti ai ribassi di Borsa.
Intanto, dal bilancio della holding lussemburghese Findim consultato dall'agenzia Radiocor, si apprende che la famiglia Fossati per il pacchetto iniziale del 2,01% di Telecom ha impegnato 592 milioni per un prezzo unitario di 2,203 euro. Il cda Findim – cui partecipano Marco, Giuseppe, Stefania e Daniela Fossati – aveva deciso comunque di «non procedere a una correzione di valore in base alla quotazione del titolo, in considerazione dei piani di sviluppo futuri». La quota in Telecom è stata poi portata al 4,45%, con acquisti a prezzi di Borsa inferiori.

di Antonella Olivieri
da www.ilsole24ore.com
 
Il progetto è pronto: ecco la "Nuova Alitalia"

Il progetto è pronto: ecco la "Nuova Alitalia"


La «nuova» [LINK:b81e5c0e8e]Alitalia[/LINK:b81e5c0e8e] comincia a delinearsi. Intesa Sanpaolo, chiamata dal governo a dare le idee, le ha date. Adesso le scelte sono politiche, e impegneranno alcune settimane, permettendo agli italiani di superare agosto senza blocchi o barriere (poi, si vedrà). Scelte non facili: il Tesoro (alias, il ministro Tremonti), azionista di Alitalia, dovrà decidere se e come accollarsi debiti e personale che la «nuova» Alitalia non potrà permettersi. Dovrà trovare uno strumento adatto a «ritagliare» un pezzo della compagnia attuale, quello buono, per separarlo dai rottami e conferirlo a chi se ne farà carico. E chi se ne farà carico? Un gruppo di privati italiani, di imprenditori che mai e poi mai metterebbero nemmeno un chip in «questa» compagnia, ma che a una società «pulita», carica solo di un ragionevole rischio industriale, parteciperanno con 50-100 milioni a testa.

È proprio questa «newco» la chiave del piano industriale proposto da Intesa per consentire all’Italia di mantenere un servizio di trasporto aereo nazionale, che svolga quella funzione pubblica che non è solo turistica o di business, ma proprio di collegamento tra le varie città di un Paese lungo e stretto. La Svizzera o il Belgio si possono girare in bicicletta; l’Italia no. Benetton, innanzitutto; poi Ligresti, Aponte, Marcegaglia, Riva, Colaninno, sono già pronti. Potranno entrare nel capitale anche Intesa Sanpaolo, e altre banche e istituzioni finanziarie internazionali (Nomura, Morgan Stanley).

A Colaninno verrà ritagliato un ruolo di primo piano, con responsabilità ancora da definire: un uomo a lui vicino, Rocco Sabelli, sarà l’amministratore delegato e sta già studiando il piano industriale della nuova Alitalia. I capitali freschi necessari sono quantificati in un miliardo di euro: ma non bastano i soldi per rilanciare Alitalia, occorre quello che si chiama «massa critica». Oggi la compagnia pubblica ha all’incirca il 40% del mercato domestico, dopo aver subito una costante erosione negli anni, anche per le barriere create dall’Antitrust alle alleanze nazionali che via via si sono profilate: il 40% è troppo poco, specie a confronto con Air France, Lufthansa, British Airways, che nei rispettivi Paesi hanno quote tra il 70 e il 90%.

Così, assieme al capitale, l’altro cardine del progetto di Intesa è l’accorpamento di Air One, seconda compagnia italiana, con una quota di mercato intorno al 22%. Proprio in questi giorni si sta discutendo il «come». Carlo Toto potrebbe conferire la sua compagnia, in particolare la flotta, gli ordini per i nuovi aerei e i debiti relativi (un aereo è come una casa comprata col mutuo); gli aerei di Air One sono essenziali per svecchiare e razionalizzare la flotta di Alitalia. Se Toto conferirà la sua compagnia, otterrà in cambio azioni, pari all’incirca al 30% del capitale. In questo caso diventerebbe il primo azionista singolo e potrebbe essere nominato presidente o vicepresidente. Ma può anche essere che Toto decida, semplicemente, di vendere alla newco, di incassare una cifra tra i 250 e i 400 milioni, e di reinvestirne una tranche nella nuova Alitalia.

Le dimensioni di quest’ultima non sono ben definite, ma il piano prevede che fin dal primo esercizio il fatturato sarà superiore a quello attuale di Alitalia. In altre parole, o saliranno sensibilmente i prezzi, o l’attività non sarà ridimensionata; c’è da augurarsi, ovviamente, che prevalga il secondo aspetto. La compagnia sarà fortemente radicata sul mercato domestico, dove avrà una leadership forte; questa volta la bacchetta dell’Antitrust dovrebbe fermarsi a mezz’aria perché nel giudizio sulla tratta Milano-Roma (una delle più trafficate e più profittevoli del mondo) entrerà in gioco anche la concorrenza dei treni ad alta velocità. I collegamenti internazionali saranno confermati e poi sviluppati. Quelli intercontinentali, la cui espansione negli anni passati si è intrecciata con la scelta (mai completamente realizzata) dell’hub a Malpensa, seguiranno invece un altro modello: quello di una forte alleanza, in tempi stretti, con un grande vettore europeo (in pratica, Air France o Lufthansa), che non sia un semplice «code sharing», ma un vero «profit sharing»; significa dividere gli utili, come in una società comune, e non solo dare continuità di servizio. Questo non significa che il piano preveda la cessione della «nuova Alitalia», che, al contrario, conta sulla propria autonomia.

Una volta avviata, la compagnia, completamente privata, sarà quotata in Borsa. Il Tesoro perderà tutto, capitale e obbligazioni: del resto, già da anni Alitalia è tecnicamente fallita e viene tenuta in vita con l’ossigeno (l’ultima boccata è stato il prestito-ponte di 300 milioni che, va osservato, non entrerà nella newco e quindi resterà a carico della «vecchia» società). Le obbligazioni (il famoso Mengozzi bond) hanno un valore nominale di 700 milioni, di cui circa 500 nel portafoglio del Tesoro e 200 in quello di investitori privati. L’obiettivo è di coinvolgere questi ultimi nella nuova società, per evitare che i loro bond diventino carta straccia; l’ipotesi è quelli di trasformarli in warrant.

I tempi sono stretti e le scelte devono essere fatte rapidamente. Tremonti dovrà farsi carico dei debiti di Alitalia (1,1 miliardi), del personale in esubero (5-6mila dipendenti), delle aree di business non funzionali alla nuova società. Non c’è alternativa. Ma sull’altro piatto della bilancia ci sarà un vettore italiano autonomo, che potrà scongiurare i traumi di un fallimento, fatto di aerei a terra e di aeroporti nel caos.

di Paolo Stefanato
da www.ilgiornale.it
 

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