Ma quante banche sono fallite nel 2007-08

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[FONT=Arial, Helvetica, sans-serif]REALITY CHECK[/FONT]
 
da http://www.effedieffe.com/content/view/6443/183/



65 Trilioni: i debiti degli USA superano il Prodotto Interno Lordo Mondiale


Il complesso degli obblighi finanziari contratti dal governo degli Stati Uniti, inclusa la futura sicurezza sociale ed i pagamenti sanitari che il governo USA è già impegnato a rimborsare, superano ora i 65 TRILIONI di dollari , che è più dell'interno Prodotto Interno Lordo Mondiale.

Secondo il Resoconto Finanziario 2008 del Governo degli Stati Uniti , che è un resoconto ufficiale del governo USA, l'America ha di fatto un deficit nel budget del 2008 pari a 5,1 trilioni di dollari.

Allora, come mai il Congressional Budget Office riporta un deficit nel budget federale di soli 455 miliardi ( che è comunque un disastro totale ), nel 2008 ?

La differenza sta nei conteggi. I numeri del CBO si basano sulle posizioni liquide, mentre il Resoconto Finanziario del Governo degli Stati Uniti si basa sulla contabilità secondo la normativa GAAP, che è quella utilizzata dai principali 'nomi' di Wall Street ed è considerata come più accurata nel riflettere la realtà finanziaria.

Quindi, come mai una così grande differenza ?

Beh, quello che il Congressional Budget Office fa è una vera forma di cattivo bilancio. Quando tu paghi i contributi per la sicurezza sociale, il governo federale incassa quel denaro ed invece di metterlo da parte per pagare la tua previdenza sociale futura, se lo prende e lo spende come gli pare... ma allora, cosa succede alla futura previdenza sociale ed all'assistenza medica che il governo ti deve ?

Succede che non c'è più il denaro per quei pagamenti.

Il governo sta usando proprio ora quel denaro per sistemare il bilancio in modo migliore e...hai ragione, sei stato coglionato.

Per quanto le cifre del 2008 sembrino brutte, non risentono delle cifre paurose dei mostruosi salvataggi finanziari approvati dal Congresso, perciò il 2009 risulterà MOLTO peggiore.

Bel quadro, eh ? La realtà è che gli Stati Uniti d'America sono un totale disastro finanziario. Di già, 13 banche sono di già fallite nel 2009, tutti questi salvataggi non sembrano aiutare un gran che, ma questo non significa che il governo federale la smetterà di 'cercare di aiutare', anzi, sembra che non più di una settimana fa sia stato approvato un nuovo 'salvataggio' od un nuovo 'stimolo'.

Invece di accettare la realtà che dobbiamo abbassare il nostro standard di vita e confrontarci con la realtà del nostro massiccio debito, i politici stanno cercando di dare un altro giro di manovella alla spirale del debito.

La verità è che tutta questa spesa fatta dal governo aiuterà l'economia nel breve, ma renderà sul lungo periodo ancora peggiore il problema del governo USA.

Perciò, chi si comprerà tutto questo nuovo debito del governo ? La Cina ha seri dubbi sul chi si comprerà tutto il nuovo debito dell'America, la verità è che l'unico modo che ha il governo per poter "salvare" qualcuno o finanziare un qualsiasi "stimolo" è andare a prestito, quindi l'America prende in prestito e prende in prestito e prende in prestito e prende in prestito. Se questo fosse il modo col quale voi gestite le vostre finanze, come pensate andrebbe a finire ? Ecco, ora iniziate ad avere il quadro...

Il "Sogno Americano" sta rapidamente diventando l' "Incubo Americano" e la maggior parte dei politici non ne hanno la minima idea.

Cosa farai quando l'economia crollerà e tutto quello per cui tu hai sempre lavorato si sbriciolerà ?

E' ora che incominciamo a pensare a cosa sia veramente importante.
 
in Italia?
beh qui da noi fanno fallire i cittadini (ma che schifooooooo tra la nostra delinquenza , tra quella importata dalla romania .. ora ci tocca sopportare anche quella degli squali di Wall street...gran figli di zoccola)
da
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=24696
Castelli di finanza



di Luigi Di Stefano - 23/02/2009

Fonte: mirorenzaglia [scheda fonte]



Ovvero: come centinaia di migliaia di cittadini italiani, in gran parte ancora ignari, verranno chiamati dai Tribunali italiani a pagare le perdite purimiliardarie degli squali di Wall Street.
Tutti abbiamo saputo dei cosiddetti "Mutui subprime" americani, che sono stati una delle basi della crisi finanziaria planetaria dovuta alla finanza tossica.
Le banche e le società finanziarie americane concedevano un mutuo per la casa a soggetti che difficilmente potevano poi pagarlo, ma in questo modo creavano un credito certo ed esigibile, coperto da una garanzia immobiliare.
Questo "credito certo" veniva poi utilizzato come base per emettere altri titoli di credito (i famosi Derivati o Hedge Fund) che con le cosiddette prassi dell'ingegneria finanziaria veniva moltiplicato all'infinito.
A dire che su un "credito certo" ad esempio di 100.000$ (il mutuo) si garantivano cinquanta e cento volte tanto di Derivati ed Hedge Fund.

Quando il castello finanziario è cominciato a franare, e si andati dal povero cristo a cui avevano fatto il mutuo, tutto è crollato.
Tranquilli, ci dice il governo italiano. Le banche italiane sono solide e giudiziose, non hanno fatto mutui subprime e "finanza creativa". E' vero che per salvarle dal disastro della crisi planetaria lo Stato gli ha regalato miliardi di Euro dei contribuenti (sulla cifra vera c'è il segreto di Stato), è vero che le banche si sono incamerati questi soldi e stanno strozzando l'economia reale negando il credito alle imprese, ma sono quisquilie, pinzellacchere.
Voi state tranquilli.
Tutto prende le mosse dalla legge 130/1999 fatta dal governo D'Alema, quella delle "cartolarizzazioni". Le banche nel loro complesso avevano, dopo la crisi del 1992 (uscita dallo SME per le operazioni speculative contro la lira organizzate dal celebre finanziere Soros attraverso il "Quantum Fund", con conseguente svalutazione della lira, crisi economica etc) avevano migliaia di miliardi di crediti ipotecari e chirografari di difficile se non impossibile esigibilità. Con la legge 130/1999 gli si consentiva di vendere questi crediti a terzi (appunto la "cartolarizzazione") e di mettere in perdita la differenza fra il credito vantato (ad esempio 100.000€) e il prezzo di cessione del credito (ad esempio 40.000€), defalcando dall'imponibile fiscale i 60.000€.
Mentre prima il credito "certo e libero" andava dimostrato in tribunale per poter agire contro il debitore ora diventava "certo e libero" su semplice dichiarazione della Banca. Mentre prima era vietato cedere un credito a terzi senza il consenso del debitore ora si poteva cedere questo credito all'insaputa del debitore (con un semplice annuncio in Gazzetta Ufficiale (la Banca X ha ceduto i suoi crediti alla Società Y). E a chi li vendevano questi crediti "certi e liberi" le banche? A se stesse.
Tutte le banche crearono delle Srl con capitale di venti milioni alle quali vendettero crediti per migliaia di miliardi di lire, gli ipotecari al 40% del loro valore nominale, i chirografari al 10% del loro valore nominale. E come pagarono questi crediti le Srl? Con delle "obbligazioni", cioè con delle "promesse di pagamento", cioè con delle "cambiali" (nobilitate anche col nome di Derivati ed Hedge Fund, appunto). Cambiali che erano garantite dal credito acquistato e che rimaneva al 100% nei riguardi dell'ignaro debitore.
Capito il meccanismo?
Le banche vendettero a se stesse i crediti sottraendo al fisco il 40% o il 90% dell'imponibile, ma il credito rimaneva al 100% "certo e libero" in quota a una società di proprietà della stessa banca, che però non ci pagava le tasse perchè a bilancio questo "attivo" si sottraeva il "passivo" delle obbligazioni emesse. Ma attenzione: le banche avevano già recuperato fiscalmente questi crediti poiché aveva già conseguito il beneficio degli ammortamenti attraverso il dispositivo degli accantonamenti annuali al fondo di svalutazione crediti e al fondo di rischio. Di quanto? Diciamo mediamente del 70% (accantonamento del 5% annuo sul Fondo Svalutazione Crediti (FSV) e di un altro 5% annuo sul Fondo Rischio Crediti (FRC).
E, di che cifre stiamo parlando?
Le operazioni di cartolarizzazione a partire dal 1999 sono state attuate dalle maggiori banche nazionali, per un ammontare stimato di oltre 300 miliardi di euro, pari a circa 580.000 miliardi di lire, con elusione fiscale derivata che ha aperto una voragine nei conti pubblici di almeno 150 miliardi di euro, pari a 290.000 miliardi di lire.
Prima fra tante, la Banca di Roma s.p.a. che nel 1999 ha cartolarizzato oltre 20.000 miliardi di crediti con i multipli delle società da essa controllate Trevi Finance s.p.a. - Trevi 1 e Trevi 2, seguita a ruota dalla Banca Nazionale del Lavoro, che ha ceduto i propri crediti alla S.V.P. Venezia s.p.a. e alla Aeres Finance, che insieme al Banco di Napoli, hanno ceduto i propri crediti alla S.G.C., dal Monte Paschi di Siena che ha ceduto alle varie società satelliti; Banca Intesa che ebbe a cedere decine di migliaia di milioni di euro prima a Intesa Gestione Crediti, operazioni proseguite anche dopo la fusione in Intesa-San Paolo, con la cessione da Intesa Gestione Crediti a Castello Finance, che ha travasato i suoi crediti in Italfondiario, divenuta la più ricca finanziaria, con un portafoglio da recuperare di oltre 26 miliardi di euro.
Un'operazione degna di nota è quella compiuta nel 2008 da Unicredit Banca di Roma che ha cartolarizzato un miliardo e passa di crediti con la Aspra Finance.

Capito che roba?
Crediti incagliati, già portati in ammortamento per il 70/80% (e quindi sottratti al fisco), sono ridiventati "veri e liberi" e contemporaneamente sottraendo al fisco la stratosferica cifra di altri 150 miliardi di € (quattro di cinque leggi finanziarie). 150 miliardi di € che per "risanare i conti pubblici" lo Stato deve richiedere ai cittadini, pagati coi nostri stipendiucci, le nostre miserabili paghe orarie (e mi riferisco ai giovani) di 4 o 5 € l'ora. Vogliamo ringraziare il Presidente del Consiglio (e il governo, pure di sinistra (beh, è da ridere no?) che hanno avuto la bella pensata di fare la legge 130/1999?
Ed ora che abbiamo descritto il prologo, vediamo come, oltre a rimettere 150 miliardi di € nei conti pubblici, ne dovremo dare altri 300 miliardi agli squali di Wall Street, su sentenza dei tribunali della Repubblica Italiana. E quindi dove stanno realmente i nostri "Mutui subprime"

Abbiamo spiegato all'inizio che i mutui sub prime erano in realtà crediti inesigibili trasformati in crediti "veri e liberi" per costruirci Castelli Finanziari. E abbiamo citato una serie di società finanziarie italiane (Trevi Finance s.p.a. - Trevi 1 e Trevi 2, S.V.P., Venezia s.p.a., Aeres Finance, S.G.C, Intesa Gestione Crediti, Castello Finance, Italfondiario) che hanno ricevuto centinaia di miliardi di € di crediti che "erano incagliati e inesigibili", ma sono stati trasformati in "veri e liberi" su semplice dichiarazione delle rispettive banche. 300 miliardi di € di crediti diventati "veri e liberi" che si sono venduti a Wall Street per costruire titoli tossici, ecco i nostri Mutui subprime.
Ed ora che la baracca è crollata Wall Street vuole i 300 miliardi di € di crediti ed ha già iniziato a rivolgersi ai tribunali italiani, che già hanno cominciato a pignorare case, depositi bancari e stipendi ai cittadini italiani ignari.
Spiego il meccanismo usando ad esempio uno di questi soggetti di cui posseggo la documentazione legale e che posso esibire in qualsiasi tribunale per dimostrarlo. Dopo la fusione Banca Intesa-San Paolo le rispettive società che avevano acquistato le cartolarizzazioni (quella di Banca Intesa era "Intesa Gestione Crediti") hanno venduto i loro portafogli a Castello Finance srl. Che ha sua volta ha nominato "mandataria" Italfondiario spa. Sarebbe che Italfondiario spa riscuote i crediti per conto di Castello Finance srl, in pratica gli incassi sono suoi.
Italfondiario attualmente gestisce attività per circa 27,9 miliardi di Euro per conto di Fortress Investment Group. L'attività di recupero aggressiva, ha funzionato bene non solo per l'attività principale, ovvero la gestione delle sofferenze, ma anche per gli altri settori dell'asset management, come la liquidazione degli immobili, la riscossione delle fatture esigibili e il recupero di mutui incagliati.
(potete controllare, lo dicono loro: http://www.italfondiario.it/about.asp)
E chi è Fortress Investment Group, socio di maggioranza di Italfondiario spa? E' "Fortress Investment Group" LLC, 1345 Avenue of the Americas, New York, NY 10105, 212-798-6100. E qual è il "business" di Fortress Investment Group? Private Equity e Hedge Fund (http://www.fortressinv.com , potete controllare). E chi sono i procuratori in Italia di Fortress Investment Group? FIG Italia S.r.l. e FCF Consulting Srl. E qual'è la sede legale di Castello Finance srl, Itafondiario spa, FIG Italia S.r.l. e FCF Consulting S.r.l.? Via del Tritone 181 00187 Rome Italy. Tutti allo stesso indirizzo. E che fanno? Tutti la stessa cosa: portano sangue fresco agli squali di Wall Street.
E lo squalo (o il vampiro, se preferite) in questo caso è appunto Fortress Investment Group, una società finanziaria specializzata in titoli tossici (http://en.wikipedia.org/wiki/Fortress_Investment_Group) ma che ha investito anche in Casinò e Corse dei Cavalli, è stata protagonista di uno scandalo per finanziamenti alla politica (beh, tutto il mondo è paese) e che ha avuto la quotazione scesa da 16 a 1,7$ e che sta chiedendo ai "debitori italiani", per mezzo della sua controllata Italfondiario spa 27,9 miliardi di €, con metodi "aggressivi" (se ne fanno un vanto, nell'ambiente dei casinò e delle corse dei cavalli c'è gente rude, maschia, ci faranno rapire dalla CIA se non paghiamo).
E chi sono i "debitori"?
Siamo noi, io, voi, nessuno può sapere se è stato "venduto" magari per una posizione di venti anni fa, se suo malgrado è "stato dichiarato" debitore di un credito "vero e libero", se questo debito "dinamico" (perchè lievità come un soufflè per spese varie, interessi anatocistici, avvocati, ci mangiano tutti) è aumentato di cinque, dieci, venti volte. Per cui nessuno per ora sa dagli originari 300 miliardi di € complessivi quanti miliardi pretende Wall Street. Cinquecento, mille?
Conclusioni
Io ho cominciato questa inchiesta perchè mi ci sono trovato vittima, e sono rimasto esterrefatto a scoprire nelle mani di chi ero andato a finire e di chi ero diventato debitore (per una controversia con Nuovo Banco Ambrosiano del 1990, e ormai dimenticata).
Prima di correre alla Guardia di Finanza devo ricostruire bene tutta la faccenda, e quindi portare alla luce tutti gli altri organigrammi delle varie reti di truffa e malaffare.
Perchè sono convinto che dietro ad ogni banca, dietro ad ogni società di cartolarizzazione, c'è anche uno squalo di Wall Street che ha il diritto, con una legge italiana sicuramente unica al mondo (e dono di un governo "di sinistra"), di esibire una dichiarazione fatta da un altro nel 1999 e costringere il magistrato a depredarvi della casa, dei risparmi, dello stipendio e della salute.
Per adesso sono decine di migliaia di persone che stanno subendo queste infamie, presto saranno centinaia di migliaia: dobbiamo ripagargli 300 miliardi di Euro più gli interessi anatocisti e pure le spese di recupero.
Attenti perchè vi svegliate la mattina e non avete più niente, nemmeno i soldi per fare la spesa come è successo a me.
E intanto il governo (stavolta "di destra") ci dice di stare tranquilli. Tranquilli a farci macellare.
Andrò fino in fondo, ci sentiamo alla prossima puntata.
 
da http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/esteri/obama-presidenza-4/roubini-crisi/roubini-crisi.html

L'ANALISI

Usa, una voragine da 2 trilioni di dollari

di NOURIEL ROUBINI



UN anno fa avevo previsto che le perdite delle istituzioni finanziarie statunitensi avrebbero raggiunto un totale di almeno un trilione di dollari, senza escludere la possibilità di arrivare anche a due trilioni di dollari. In quel periodo economisti e politici erano concordi nel ritenere sbagliate per eccesso queste stime.

Si pensava che in totale le perdite sui mutui subprime non avrebbero superato i 200 miliardi di dollari. Come avevo sottolineato, in un contesto che vede gli Stati Uniti e l'economia globale scivolare sulla china di una grave recessione, le perdite delle banche non si potevano limitare ai mutui subprime, ma tendevano ad estendersi ad altre forme di prestiti ipotecari (near-prime e prime), alle carte di credito, al settore immobiliare commerciale, a crediti di vario tipo (in favore di studenti, di imprese commerciali e industriali o per l'acquisto di automobili), ai corporate bond, ai titoli sovrani o emessi da stati ed enti locali, oltre che a tutti gli asset di copertura dei suddetti prestiti. Ma di fatto, da allora i write-down delle banche Usa hanno oltrepassato la soglia di un trilione di dollari (la cifra da me indicata come previsione minima delle perdite), e a questo punto istituzioni quali l'Fmi e la Goldman Sachs prevedono perdite per oltre due trilioni.

Se qualcuno continua a ritenere esagerata questa cifra, vorrei far notare che secondo le ultime valutazioni di Rge Monitor, il mio istituto di ricerca e consulenza, la cifra complessiva delle perdite sui prestiti concessi dagli istituti finanziari Usa, cui vanno aggiunte quelle risultanti dal calo del valore di mercato degli asset in loro possesso (ad esempio i titoli garantiti da mutui ipotecari) potrebbe arrivare addirittura a 3,6 trilioni.


Le banche Usa e gli intermediari sono esposti per la metà circa di questa somma, cioè per 1,8 trilioni di dollari. Il resto è distribuito tra altre istituzioni finanziarie, sia negli Usa che altrove. L'autunno scorso il capitale a copertura degli asset bancari era di appena 1,4 trilioni, per cui il sistema bancario Usa risultava in rosso per 400 milioni di dollari; e anche dopo gli interventi di ricapitalizzazione ad opera del governo e del settore privato, la sua riserva di capitale è praticamente pari a zero.

Servirebbero altri 1,5 trilioni di dollari per riportare il capitale delle banche al livello pre-crisi: solo così si potrà superare la stretta del credito, e rilanciare i prestiti al settore privato. In altri termini, il sistema bancario Usa è di fatto insolvente nel suo complesso, al pari di gran parte del sistema bancario britannico e di molte banche dell'Europa continentale.
Per il risanamento di un sistema bancario che deve far fronte all'attuale crisi sistemica le ipotesi sono fondamentalmente quattro: la ricapitalizzazione delle banche, con il contemporaneo acquisto dei loro titoli tossici da parte di una "bad bank" governativa; la ricapitalizzazione, accompagnata da garanzie governative - dopo un'iniziale perdita delle banche - degli asset tossici; l'acquisto da parte di privati degli asset tossici con garanzia governativa (l'attuale piano del governo Usa); e infine la pura e semplice nazionalizzazione - chiamandola magari con un altro nome (come ad esempio "government receivership") in caso di rifiuto di questo termine scabroso - delle banche insolventi, da rivendere poi al settore privato una volta risanate.

Di queste quattro opzioni, le prime tre presentano gravi inconvenienti. Nel caso della "bad bank", il governo rischierebbe di pagare prezzi troppo alti per i titoli tossici, sul cui vero valore non vi sono certezze. Anche l'ipotesi della garanzia potrebbe implicare un esborso statale eccessivo ( nel senso di una garanzia troppo elevata, per la quale il governo non percepirebbe un corrispettivo adeguato.

La soluzione della "bad bank" comporterebbe un ulteriore problema: il governo si troverebbe a dover gestire tutti i titoli tossici acquistati senza disporre delle necessarie competenze tecniche. Quanto all'idea - invero molto macchinosa, avanzata dal Tesoro - che propone di stralciare i titoli tossici dai bilanci delle banche, fornendo al tempo stesso garanzie da parte del governo - è apparsa subito complicata e poco trasparente, tanto che è bastato il suo annuncio a provocare una reazione nettamente negativa dei mercati.

Paradossalmente, la nazionalizzazione potrebbe rivelarsi come la soluzione più favorevole dal punto di vista del mercato: verrebbero infatti esclusi dalle istituzioni palesemente insolventi sia gli azionisti comuni che i detentori di azioni privilegiate, e in caso di insolvenza molto estesa anche i creditori non garantiti, assicurando al tempo stesso ai contribuenti un compenso adeguato. In questo modo si risolverebbe anche il problema della gestione dei bad asset delle banche, rivendendo la maggior parte dei titoli e dei depositi - con una garanzia da parte del governo - a nuovi azionisti privati, una volta risanati i titoli tossici (come nella soluzione adottata per il fallimento della IndyMac Bank).

La nazionalizzazione risolverebbe oltre tutto anche il problema delle banche che rivestono un'importanza sistemica, "too big to fail" - cioè troppo grosse per poter fallire - e che quindi il governo deve necessariamente soccorrere, a un costo molto elevato per i contribuenti. Oggi di fatto il problema si è ulteriormente aggravato, poiché le soluzioni finora adottate hanno indotto le banche più deboli a rilevarne altre ancora più malridotte.

Le fusioni tra "banche zombie" ricordano un po' il comportamento degli ubriachi che cercano di aiutarsi l'un l'altro a rimanere in piedi: lo dimostrano le operazioni con cui JPMorgan, Wells Fargo e Bank of Americ hanno rilevato rispettivamente Bear Stearns e Wa Mu, Wachovia, Countrywide e Merril Lynch. Con la nazionalizzazione il governo toglierebbe di mezzo queste mostruosità finanziarie, per creare banche più piccole ma solide da rivendere a investitori privati.
E' questa la soluzione che all'inizio degli anni '90 ha permesso alla Svezia di risolvere la sua crisi bancaria. Al contrario, l'attuale politica degli Usa e della Gran Bretagna rischia di generare, come è avvenuto in Giappone, una serie di "banche zombie", che in mancanza di un vero risanamento perpetuerebbero il congelamento del credito. Il Giappone ha pagato la sua incapacità di risanare il proprio sistema bancario con un decennio di crisi molto vicina alla depressione. In mancanza di interventi adeguati, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e molti altri Paesi corrono un rischio analogo: quello di una recessione o di una vera e propria deflazione che potrebbe protrarsi per vari anni.

Copyright: Project Syndicate, 2008. www. project syndicate. org (traduzione di Elisabetta Horvat)


(26 febbraio 2009)
 
dopo i risultati di certo taroccati sullo strss test delle banche USA


è la volta dell'Inghilterra
che però fa sapere che manterrà il segreto
http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=1216

GB, il Tesoro non fornirà i risultati dei test sulle banche inglesi - 22/05/2009

Le autorità inglesi non hanno intenzione di pubblicare i risultati degli stress test condotti sulle banche britanniche...

Le autorità inglesi non hanno intenzione di pubblicare i risultati degli stress test condotti sulle banche britanniche due settimane dopo che la Federal Reserve ha reso invece noti i risultati di un monitoraggio simile sugli istituti di credito americani, dal quale è risultato che 10 grandi gruppi statunitensi necessitano di nuovi capitali per 74,6 miliardi di dollari.
Secondo il Tesoro del Regno Unito, infatti, la pubblicazione dei dati potrebbe costituire un elemento di turbativa dei mercati. E rischia, di conseguenza, di costringere il governo di Londra a dover intervenire nuovamente nel sistema finanziario del Paese. La comunicazione, ufficializzata ieri dall'esecutivo inglese, è anche una risposta alla richiesta diretta di Bloomberg News di ottenere non solo i risultati dei test, ma anche di conoscere le modalità e i criteri di valutazione utilizzati dall'amministrazione guidata da Gordon Brown per valutare lo stato delle banche britanniche. Non è d'accordo l'opposizione: Vince Cable, portavoce dei liberal-democratici ha spiegato che «porre sotto segreto i dati significa solamente imporre un nuovo elemento di incertezza ai mercati. Abbiamo invece bisogno di un sistema che sia aperto e trasparente, come negli Stati Uniti».
Fino ad oggi, per aiutare il sistema bancario del Paese, il Tesoro inglese ha speso almeno 1400 miliardi di sterline (2.200 miliardi di dollari), che sono stati utilizzati per investimenti diretti, assicurazioni su determinati asset e garanzie su alcuni prestiti.

Il governo, inoltre, ha nazionalizzato fino ad ora la Northern Rock Plc e la Bradford & Bingley Plc, e preso i pacchetti azionari di maggioranza di Royal Bank of Scotland Group Plc e Lloyds Banking Group Plc.
 
sabato 23 maggio 2009

Cadono come le mosche (aggiornamento)


Siamo a 34! E stavolta è un "moscone"...
Il 21 maggio è saltata BankUnited, il maggiore Istituto di credito della Florida: è il più grande fallimento bancario del 2009 in USA (per ora).
Bank United, aveva assets per 12.80 miliardi di dollari e depositi per 8.6 miliardi di dollari...totale 21,4 miliardi di dollari! Come dicevo...più che una mosca un moscone bello grosso!
Per avere un ordine di grandezza, pensate che il colosso Bank of America (con un fatturato grande come il PIL di uno stato) ha preso dal Governo USA 45 miliardi di dollari per tirare avanti.

Le attività della banca sono state rilevate da una cordata di fondi di private equity: fra gli azionisti che hanno rilevato lo "spezzatino" figurano anche WL Ross & Co., Carlyle Investment Management, Blackstone Capital Partners e parecchi altri
Pare che ci sia una storia sordida e fumosa dietro a questo epilogo fallimentare...

E' la prima volta che, trai numerosi fallimenti bancari, vedo intervenire uno "squadrone di cavalleria" di fondi e private equity...
La ragione principale è semplice: l'FDIC (fondo garanzia correntisti USA) non aveva abbastanza soldi in cassa per coprire questo grosso patatrac....
L'FDIC, dagli ultimi dati, aveva in cassa 18,9 miliardi di dollari contro i 21,4 miliardi del patatrac di Bank United.
Grazie all'intervento della cordata, il costo immediato per l'FDIC sarà "limitato" a 4,9 miliardi di dollari che potrebbero salire fino a 10,7 miliardi in base alle svalutazioni degli assets tossici rilevati.
Purtroppo sono un cecchino: come scrivevo già il 4 maggio
E mentre il grafico delle banche fallite esplode...implode il grafico delle riserve della FDIC: sempre meno soldi per i salvataggi di "banchette", le casse sono quasi vuote e tra poco la FDIC potrebbe non essere più in grado di rimborsare i depositi dei correntisti. Rimangono solo 18,9 miliardi di dollari nella cassa...










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Puntualmente...ieri è uscita la notizia che la FDIC sta approvando un nuovo sistema di tassazione delle grandi banche USA per rimpinguare le sue casse ormai vuote.
..L’operazione è mirata alla raccolta di 5,6 miliardi di dollari per coprire le perdite dovute ai fallimenti bancari, responsabili della contrazione del valore del fondo dell’Agenzia Federale...(per informazioni più approfondite vedere in inglese FDIC: new fee system to replenish insurance fund )
Il rischio è che i correntisti americani vedano svanire i loro soldi depositati presso le prossime banche che falliranno.

Cadono dunque come le mosche le banche "minori" degli Stati Uniti (vedi Il mercato delle Vacche e Cadono come le mosche).
Aggiorniamo brevemente la contabilità delle banche fallite in USA nei primi 5 mesi del 2009.
Siamo arrivati a numero 34...
Ecco la lista aggiornata delle banche fallite in USA che hanno richiesto l'intervento del FDIC, il fondo di garanzia americano dei correntisti - http://www.fdic.gov/bank/individual/failed/banklist.html
Dal 2000 al 2007 sono "saltate" 27 banche USA
Nel solo 2008 ne sono "saltate" 25
Nel 2009, fino ad oggi, ne sono "saltate" 34.
Negli ultimi 16 mesi di crisi le banche "saltate" sono 59
In effetti riflettevo che questo "suggestivo" conteggio è solo quantitativo ma non qualitativo: infatti il fallimento di Bank United vale almeno per 10 come totale di assets+depositi.
Adrebbe fatta anche una hit-parade per "dimensioni di patatrac" con relativo totale dei soldoni andati in fumo e "coperti" dall'FDIC.
Se avrò un po' di tempo tenterò di metterla in piedi.

Invece in Europa per ora tutto tace...calma piatta. Le banche fanno utili e le autorità rassicurano.
ok.gif
 
il fondo di BUSH colpisce ancora

Usa, fallisce BankUnited. La FDIC dispone la vendita degli asset - 22/05/2009http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=1215

La crisi è ancora viva. Lo conferma la sorte toccata a BankUnited Financial Corp, istituto di credito della Florida che è stato chiuso ieri dalle autorità americane...

La crisi è ancora viva. Lo conferma la sorte toccata a BankUnited Financial Corp, istituto di credito della Florida che è stato chiuso ieri dalle autorità americane e i cui asset sono stati venduti ad una serie di istituti di private-equity, inclusi WL Ross & Co. e Carlyle Group. Si tratta del più importante fallimento bancario dell'anno negli Usa.
L'acquisizione del gruppo, che costerà alla Federal Deposit Insurance Corp. 4,9 miliardi di dollari, è la «soluzione più economica» ha spiegato l'istituto in un comunicato. BankUnited va ad aggiungersi ad altre 33 banche che già hanno dichiarato fallimento da gennaio ad oggi.
L'istituto di credito, che poteva contare su 8,6 miliardi di dollari in depositi e 12,8 miliardi in asset, è il secondo ad essere stato rilevato da società di private-equity: a gennaio la FDIC aveva approvato la vendita di IndyMac Bank ad un gruppo di aziende (tra le quali figurava la J.C. Flowers & Co.) guidate da Steven Mnuchin, ex dirigente di Goldman Sachs Group. Le perdite dell'istituto schizzeranno probabilmente a 443,1 milioni di dollari nel secondo trimestre del 2009, rispetto ai 65,8 milioni dei primi tre mesi dell'anno. I bad loans, inoltre sono previsti in crescita dal 14% di dicembre al 18%.
«Visto l'interesse delle compagnie di private equity - ha spiegato la FDIC in un comunicato - in operazioni di questo genere, nel prossimo futuro forniremo delle linee guida generali che potranno indirizzare i potenziali investitori».
 
beh...da aggiornare visto che alla data del 22 Maggio siamo arrivati a 36..

...comunque il mercato, dalla salita, pare non accorgersene...forse non sono nomi altisonanti
 
A PROPOSITO DI BANCHE

Negli ultimi giorni sono saltate altre tre banche americane. Il grafico qui sotto indica il numero di banche fallite nel corso degli anni. Come potete vedere, la crisi del 1980-1989 fece molte più vittime di quante ne ha fatte fino a oggi.




Questo grafico invece mostra il totale degli assets e dei depositi della banche fallite.



E' ovvio che si parla solo della FDCI.
Lehman non è inclusa e neppure il salvataggio di AIG, Fannie Mae, Freddie Mac Citigroup ecc ecc...
 

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