Massacro di Erba: alcune riflessioni

Amleto

Forumer attivo
Della vicenda drammatica quello che mi ha colpito fin dall'inizio è che il supposto movente risiede nella mancanza di regole minime di convivenza condivise. Due famiglie con abitudini diverse, con norme di comportamento diverse, come testimoniato dalla catena di atti giudiziari che li contrapponeva. Il fallimento è quello di una amministrazione della giustizia che non riesce a comporre vertenze così basilari che si trasformano con l'esacerbazione della lentezza, della burocratizzazione delle procedure, e specialmente con la confusione e l'ambiguità del legislatore sui valori da custodire e preservare: perchè questa tragedia avrebbe potuto essere evitata solo che si fosse determinato con precisione che certi comportamenti quali risultano citati dalle pagine dei quotidiani come motivo delle querele non dovevano essere permessi dalle autorità: schiamazzi, disturbo della quiete, molestie, da queste piccole cose che avrebbero dovuto essere recise sul nascere si è scatenata una violenza cieca che è frutto - essendo questo solo un esempio circostanziale - di un malinteso spirito di solidarietà, della mancata responsabilizzazione delle persone per gli atti che compiono, del 'perdonismo', della proclamazione di indulti per svuotare carceri, quando ci sono carceri nuove e vuote, dell'accettazione incondizionata di ogni tipo di vita e cultura, senza un vaglio critico che si chieda a monte se certi stili di vita, di pensiero siano compatibili oppure se in nome del relativismo ogni espressione di costumi personali sia un elemento aggregante di una società.
Le responsabilità sono delle persone che hanno concorso a realizzare quella situazione ma anche delle istituzioni che vogliono sempre fare de albo niger.
Quanta ipocrisia.
Saluti
 
un mio amico avvocato (non si tratta di mimmo29) dice sempre:
non chiedere mai cosa lo Stato può fare per te, bensì cosa puoi fare tu per fregare lo Stato.

io condividerei, per certi versi. nel senso che certamente le Istituzioni
e la lentezza della legge sono colpevoli talvolta dell'esasperazione del cittadino,
ma non è che, poi, ciò ci autorizza a farci giustizia da soli.
quindi se lo Stato-Istituzioni non risponde alle nostre esigenze
(e questo nella stragrande maggioranza dei casi) cerchiamo da soli
una soluzione ai nostri problemi. nel caso specifico, se proprio la situazione
era al limite, fossi in loro avrei venduto la casa o ne avrei trovata un'altra in affitto.

ma ammazzare quattro persone..... ennò eh.. :rolleyes:
 
Non un grande esempio di collega, il suo amico avvocato.
Quanto alla sua soluzione mi sembra francamente piuttosto inconsistente. E' necessario costruire le regole del vivere civile condiviso: da quanto leggo i presunti omicidi sarebbero un netturbino e una casalinga, non so - al di là del punto imprescindibile della giustizia di un tale gesto: l'abbandono di una casa - come sarebbero riusciti a reperire un altro alloggio o a traferirsi.
Il punto non è quello. Per evitare casi del genere ci deve essere una largamente condivisa scelta di valori comuni che devono essere fatti rispettare da quella che dovrebbe essere una minoranza di dissenzienti.
ad esempio: che ci sia la regola che le persone possono tenere il volume della televisione alto ad esempio fino alle 11 di sera, che le persone che vivono ai piani superiori non devono portare zoccoli, etc, e che a questo segua una rigida applicazione di sanzioni in caso di violazione: confisca della tv, sanzioni pecuniarie elevate.
L'insegnamento viene sia dall'educazione che dalla applicazione di regole certe.
Saluti
 
Amleto ha scritto:
E' necessario costruire le regole del vivere civile condiviso:
è necessario, sì convengo, ma l'Italia ha tanto di quell'arretrato da smaltire in ogni settore ed angolino,
che le regole del vivere civile sono l'ultimo dei suoi pensieri.

il tuo ragionamento è quello riconducibile alla certezza della pena,
concetto dal quale, in questo Paese, siamo abbastanza lontani.
 
Amleto ha scritto:
Le responsabilità sono delle persone che hanno concorso a realizzare quella situazione ma anche delle istituzioni che vogliono sempre fare de albo niger.
Quanta ipocrisia.
Saluti

Su alcuni concetti di fondo sono d'accordo.

Devo dire che non condivido questa frase così come quella che inizia con "il fallimento...".
Non le condivido perchè ritengo che, tanto più per crimini efferati come questo di erba, la responsabilità deve ricadere solo ed esclusivamente su chi li ha compiuti.
Affermare esplicitamente un concorso di colpa mi appare come fuorviante e controproducente proprio perchè tende ad allontanare pericolosamente l'attenzione dal necessario percorso di responsabilizzazione diretta degli appartenenti alla comunità.

Percorso che è necessario proprio all'intero paese non solo al fine di evitare che episodi del genere succedano ancora (cosa che aimè vedo assai dfficile) ma soprattutto perchè si interrompa quel perverso processo mentale (di matrice tipicamente italica) che tende sempre a diluire le colpe in tanti soggetti (meglio se indefiniti e difficilmente individuabili) e, nel contempo, ad accorpare i meriti.
 
Lei ha ragione a mettere in guardia dall'estensione di una responsabilità che laddove diventa oggettiva finisce per diluire le colpe dei singoli rei e opportunamente sottolinea quel rischio.
Mi ripugna la responsabilità oggettiva, ma, vede, in casi come questo, io non riesco ad eliminare responsabilità reali di chi ha predisposto un'organizzazione del sistema giudiziario e a monte una legislazione premiale per i rei che conduce i singoli a questi gesti di furiosa esasperazione.
Dai resoconti delle cronache emerge che i dissidi tra le due famiglie erano radicati e futili nella loro trivialità: sputi quando ci si incrociava su pianerottolo, spazzatura lasciata volutamente fuori della porta di casa, grida e schiamazzi a tutte le ore: e che cosa si è fatto per arginare e ricomporre questo micro tessuto sociale che ha partorito una tale tragedia?
Sotto il profilo educativo molto poco, proprio per alcune delle ragioni che lei indica, per la latitanza di un insegnamento scolastico spesso in mano a persone di un'ignoranza abissale (e qui l'esperienza in accademia potrebbe portare infiniti esempi di studenti usciti dalle scuole superiori con bagagli culturali scarsissimi e voti di maturità tra il 50 e il 60 prima e il 90 e il 100 dopo la riforma): parecchi dei miei professori ricordano tuttora a 85 anni le poesie apprese alle scuole elementari da Pascoli a Carducci, da D'Annunzio a Leopardi, ricordano ancora intere pagine di vocabolario imparate a memoria: impellente, imperituro, indenne...con termini che poi diventavano familiari nella conversazione).
Sotto il profilo dell'organizzazione della giustizia, gli strumenti anche laddove ci sono sono utilizzati iandeguatamente.
Sotto il versante della configurazione delle fattispecie e delle loro scriminanti, troppo spesso intervengono provvedimenti che sconfessano figure illecite previgenti, in considerazione esattamente della mancanza di un comune sentire che si riflette a cascata sulle fasi precedenti.
E quanto sopra non è frutto di insipienza (perchè allora avremmo l'intero arco costituzionale composto da persone tra le più impreparate) ma di una volontà di non costruire una identità fatta di diversità - come sono diverse le aree dell'Italia - e legata da principi che vadano dalla responsabilità individuale, al dialogo, alla pragmaticità e al rifiuto di una solidarietà ecumenica che tutto confonde e mescola sotto il cappello delle pretese difficoltà individuali e di condizioni perpetue di disagio.
E' la frammentazione e la contrapposizione ideologica che facilità il verifcarsi di eventi come questi: manca un minimo comune denominatore che non sia il fastidioso piagnisteo sulle fortune degli altri e sulle sfortune proprie.
Saluti
 
Amleto ha scritto:
Lei ha ragione a mettere in guardia dall'estensione di una responsabilità che laddove diventa oggettiva finisce per diluire le colpe dei singoli rei e opportunamente sottolinea quel rischio.
Mi ripugna la responsabilità oggettiva, ma, vede, in casi come questo, io non riesco ad eliminare responsabilità reali di chi ha predisposto un'organizzazione del sistema giudiziario e a monte una legislazione premiale per i rei che conduce i singoli a questi gesti di furiosa esasperazione.
Dai resoconti delle cronache emerge che i dissidi tra le due famiglie erano radicati e futili nella loro trivialità: sputi quando ci si incrociava su pianerottolo, spazzatura lasciata volutamente fuori della porta di casa, grida e schiamazzi a tutte le ore: e che cosa si è fatto per arginare e ricomporre questo micro tessuto sociale che ha partorito una tale tragedia?
Sotto il profilo educativo molto poco, proprio per alcune delle ragioni che lei indica, per la latitanza di un insegnamento scolastico spesso in mano a persone di un'ignoranza abissale (e qui l'esperienza in accademia potrebbe portare infiniti esempi di studenti usciti dalle scuole superiori con bagagli culturali scarsissimi e voti di maturità tra il 50 e il 60 prima e il 90 e il 100 dopo la riforma): parecchi dei miei professori ricordano tuttora a 85 anni le poesie apprese alle scuole elementari da Pascoli a Carducci, da D'Annunzio a Leopardi, ricordano ancora intere pagine di vocabolario imparate a memoria: impellente, imperituro, indenne...con termini che poi diventavano familiari nella conversazione).
Sotto il profilo dell'organizzazione della giustizia, gli strumenti anche laddove ci sono sono utilizzati iandeguatamente.
Sotto il versante della configurazione delle fattispecie e delle loro scriminanti, troppo spesso intervengono provvedimenti che sconfessano figure illecite previgenti, in considerazione esattamente della mancanza di un comune sentire che si riflette a cascata sulle fasi precedenti.
E quanto sopra non è frutto di insipienza (perchè allora avremmo l'intero arco costituzionale composto da persone tra le più impreparate) ma di una volontà di non costruire una identità fatta di diversità - come sono diverse le aree dell'Italia - e legata da principi che vadano dalla responsabilità individuale, al dialogo, alla pragmaticità e al rifiuto di una solidarietà ecumenica che tutto confonde e mescola sotto il cappello delle pretese difficoltà individuali e di condizioni perpetue di disagio.
E' la frammentazione e la contrapposizione ideologica che facilità il verifcarsi di eventi come questi: manca un minimo comune denominatore che non sia il fastidioso piagnisteo sulle fortune degli altri e sulle sfortune proprie.
Saluti

Dammi del tu che mi sento in imbarazzo.
:ops: :)

Ecco, vedi, il finale del tuo ragionamento lo trovo molto adeguato per una riflessione generale partendo dal crimine di cronaca.

Però.

Però la sottolineatura relativamente alla educazione la trovo troppo qualunquista (consentimi l'aggettivo forte) e poco rispondente alla realtà.
Un bravo cittadino si forma ANCHE a scuola, siamo tutti d'accordo.
Ma il rispetto sacrale della vita umana non si può pretendere di volerlo insegnare all'università o a scuola.
Ad ognuno il suo compito.

Certo gli esempi positivi, anche dai gestori della cosa pubblica, sono una cosa importante.
Ma questa è una strage.
Cruenta.
Dai futili motivi.

L'organizzazione carente della giustizia è un anello ma assai lontano e legato in modo assai indiretto a qs vicenda.
Un'analisi di stampo maggiormente sociologico, come accenni pure tu nel momento in cui citi lo scontro ideologico muro contro muro, mi pare + interessante come strada da percorrere.

Volevo aggiungere, esulando dalla risposta ad amleto, che la cosa che forse mi ha + colpito (molto + dei dettagli orrorifici sull'esecuzione materiale degli omicidi su cui molti media, su richiesta indiretta della stessa opinione pubblica, intenderanno soffermarsi a lungo...) della vicenda sono state le parole pronunciate subito dopo la confessione dei rei da parte di chi, in questa vicenda, ha perso:

la moglie
la figlia
il nipote

Il signor Castagna ha chiesto: "Come si fa a non perdonare?"

..........
 
D'accordo: do del tu anche se non mi è usuale.
Le mie parole non sono qualunquiste, sono solo necessariamente limitate nell'esposizione (altrimenti addio lavoro...).
Non condivido quanto scrivi perchè non corrisponde alla ratio del mio intervento nè è corretto di per sè: sarebbe sufficiente che la scuola ribadisse - non tanto insegnasse - un concetto di rispetto in senso lato che altre istituzioni dalla famiglia alla comunità religiosa all'associazione filosofica sono legittimate per chi vi partecipa ad impartire.
Alla scuola non si dovrebbe chiedere nulla più ma nulla di meno di questa condizione minima (che non è naturalmente la mia visione, di ex studente di scuola confessionale, il quale apprezzava anche l'insegnamento relativo alla sacralità della vita).
E d'altra parte essendo un profondo ammiratore delle scuole ed università anche laiche di tradizione e cultura ebraica (tra le più rinomate e competenti del mondo) noto che l'attenzione anche al profilo umano nell'insegnamento dei corsi da parte di docenti di un certo spessore è fortissima e non è mai slegata dalla considerazione globale della persona.
E parlo di istituzioni laiche, non religiose.
Quanto suggerivo sopra è invece proprio la mancanza, per ignoranza dei docenti, della capacità di offrire agli studenti i mezzi per comprendere che una vita in società richiede alcune regole minime, che se trascurate comportano il ritorno allo stato di natura.
Certamente dal cursus honorum di questo signor Azouz e dalle sue dichiarazioni non emerge - a fronte della straordinarietà della figura del suocero - il minimo rispetto per quelle regole, che se fossero state rispettate magari avrebbero impedito la consumazione di questo orrore.
Pertanto, il substrato culturale di una persona quale il succitato, in cui la mancanza di regole è la regola unita all'insipienza di chi ai vertici delle istituzioni permette una coesistenza di culture antitetiche senza provvedere gli strumenti culturali per la creazione di una comunità, questo attraverso la scuola, - la francia per esempio ha scelto il percorso del divieto dell'esposizione dei simboli religiosi, al fine di perpetuare una coscienza 'francese', l'Olanda al contrario l'ha valorizzata, cercando elementi comuni in una forma diversa di educazione civica e di lacità - la conseguenza può essere la creazione di un terreno fertile per drammi di questa portata.
Qui hanno mostrato la loro debolezza ed inefficienza tante agenzie: dalla famiglia, alla scuola, alle istituzioni. Ciascuna con proprie responsabilità.
Saluti
 
Amleto ha scritto:
Certamente dal cursus honorum di questo signor Azouz e dalle sue dichiarazioni non emerge - a fronte della straordinarietà della figura del suocero - il minimo rispetto per quelle regole, che se fossero state rispettate magari avrebbero impedito la consumazione di questo orrore.
Pertanto, il substrato culturale di una persona quale il succitato, in cui la mancanza di regole è la regola unita all'insipienza di chi ai vertici delle istituzioni permette una coesistenza di culture antitetiche senza provvedere gli strumenti culturali per la creazione di una comunità, questo attraverso la scuola, - la francia per esempio ha scelto il percorso del divieto dell'esposizione dei simboli religiosi, al fine di perpetuare una coscienza 'francese', l'Olanda al contrario l'ha valorizzata, cercando elementi comuni in una forma diversa di educazione civica e di lacità - la conseguenza può essere la creazione di un terreno fertile per drammi di questa portata.
Qui hanno mostrato la loro debolezza ed inefficienza tante agenzie: dalla famiglia, alla scuola, alle istituzioni. Ciascuna con proprie responsabilità.
Saluti

Questa a casa mia è giustificazione della xenofobia.

I Romano sono 2 persone XENOFOBE!
Xenofobi che hanno premeditatamente voluto diventare dei brutali assassini.

Futili motivi.
Efferatezza del crimine.
Premeditazione.

Non hanno la benchè minima attenuante.
Volerla ricercare a tutti i costi, addirittura accusando senza il benchè minimo riscontro il marito e padre di 2 delle vittime (notate bene: accusa che nasce solo ed esclusivamente dal fatto che non è ITALIANO e CRISTIANO....) di un comportamento in cui "l'assenza di regole è l'unica regola", mi pare assolutamente e totalmente scentrato, fantasioso, irrispettoso e pericoloso.
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto