Amleto ha scritto:
Lei ha ragione a mettere in guardia dall'estensione di una responsabilità che laddove diventa oggettiva finisce per diluire le colpe dei singoli rei e opportunamente sottolinea quel rischio.
Mi ripugna la responsabilità oggettiva, ma, vede, in casi come questo, io non riesco ad eliminare responsabilità reali di chi ha predisposto un'organizzazione del sistema giudiziario e a monte una legislazione premiale per i rei che conduce i singoli a questi gesti di furiosa esasperazione.
Dai resoconti delle cronache emerge che i dissidi tra le due famiglie erano radicati e futili nella loro trivialità: sputi quando ci si incrociava su pianerottolo, spazzatura lasciata volutamente fuori della porta di casa, grida e schiamazzi a tutte le ore: e che cosa si è fatto per arginare e ricomporre questo micro tessuto sociale che ha partorito una tale tragedia?
Sotto il profilo educativo molto poco, proprio per alcune delle ragioni che lei indica, per la latitanza di un insegnamento scolastico spesso in mano a persone di un'ignoranza abissale (e qui l'esperienza in accademia potrebbe portare infiniti esempi di studenti usciti dalle scuole superiori con bagagli culturali scarsissimi e voti di maturità tra il 50 e il 60 prima e il 90 e il 100 dopo la riforma): parecchi dei miei professori ricordano tuttora a 85 anni le poesie apprese alle scuole elementari da Pascoli a Carducci, da D'Annunzio a Leopardi, ricordano ancora intere pagine di vocabolario imparate a memoria: impellente, imperituro, indenne...con termini che poi diventavano familiari nella conversazione).
Sotto il profilo dell'organizzazione della giustizia, gli strumenti anche laddove ci sono sono utilizzati iandeguatamente.
Sotto il versante della configurazione delle fattispecie e delle loro scriminanti, troppo spesso intervengono provvedimenti che sconfessano figure illecite previgenti, in considerazione esattamente della mancanza di un comune sentire che si riflette a cascata sulle fasi precedenti.
E quanto sopra non è frutto di insipienza (perchè allora avremmo l'intero arco costituzionale composto da persone tra le più impreparate) ma di una volontà di non costruire una identità fatta di diversità - come sono diverse le aree dell'Italia - e legata da principi che vadano dalla responsabilità individuale, al dialogo, alla pragmaticità e al rifiuto di una solidarietà ecumenica che tutto confonde e mescola sotto il cappello delle pretese difficoltà individuali e di condizioni perpetue di disagio.
E' la frammentazione e la contrapposizione ideologica che facilità il verifcarsi di eventi come questi: manca un minimo comune denominatore che non sia il fastidioso piagnisteo sulle fortune degli altri e sulle sfortune proprie.
Saluti
Dammi del tu che mi sento in imbarazzo.
Ecco, vedi, il finale del tuo ragionamento lo trovo molto adeguato per una riflessione generale partendo dal crimine di cronaca.
Però.
Però la sottolineatura relativamente alla educazione la trovo troppo qualunquista (consentimi l'aggettivo forte) e poco rispondente alla realtà.
Un bravo cittadino si forma ANCHE a scuola, siamo tutti d'accordo.
Ma il rispetto sacrale della vita umana non si può pretendere di volerlo insegnare all'università o a scuola.
Ad ognuno il suo compito.
Certo gli esempi positivi, anche dai gestori della cosa pubblica, sono una cosa importante.
Ma questa è una strage.
Cruenta.
Dai futili motivi.
L'organizzazione carente della giustizia è un anello ma assai lontano e legato in modo assai indiretto a qs vicenda.
Un'analisi di stampo maggiormente sociologico, come accenni pure tu nel momento in cui citi lo scontro ideologico muro contro muro, mi pare + interessante come strada da percorrere.
Volevo aggiungere, esulando dalla risposta ad amleto, che la cosa che forse mi ha + colpito (molto + dei dettagli orrorifici sull'esecuzione materiale degli omicidi su cui molti media, su richiesta indiretta della stessa opinione pubblica, intenderanno soffermarsi a lungo...) della vicenda sono state le parole pronunciate subito dopo la confessione dei rei da parte di chi, in questa vicenda, ha perso:
la moglie
la figlia
il nipote
Il signor Castagna ha chiesto: "Come si fa a non perdonare?"
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