Olanda, parlamento approva ritiro delle truppe dall'Afghanistan

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07/10/2009

Olanda, parlamento approva ritiro delle truppe dall'Afghanistan




Il Segretario generale della Nato: "Frote rammarico se olandesi si ritireranno"
Il Parlamento olandese ha espresso parere favorevole sul ritiro delle proprie truppe dall'Afghanistan. L'operazione dovrebbe compiersi entro l'agosto del 2010, al termine del loro mandato.
Immediata la reazione della Nato: il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato: "La volontà dei singoli paesi va rispettata. Detto questo, vi sarebbe un forte rammarico se gli olandesi decidessero di ritirarsi da questa missione. La situazione in Afghanistan è difficile e richiede l'impegno di tutti. Invito gli alleati a non avere dubbi, perchè i dubbi possono andare a favore di chi vogliamo sconfiggere".
A presentare la mozione sono stati i Cristiano uniti e il Partito del lavoro, mentre si sono opposti i Cristiano democratici. Attualmente in Afghanistan si trovano 1.500 soldati olandesi, schierati per la maggior parte nell'area meridionale, la più pericolosa, a fianco delle truppe statunitensi, canadesi e australiane. Il contingente olandese, presente nel Paese dal 2006, ha subito 21 perdite.
 
06/10/2009


Fine dell'occupazione e ritiro truppe Usa, invio di una forza di pace Onu e trattative autonome tra Karzai, signori della guerra e talebani



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Un commento del 29 settembre di China Daily, passato abbastanza inosservato, si occupa della guerra in Afghanistan.
E' attribuito a Li Qinggong, vicesegretario del China Council for National Security Policy Studies, è lecito quindi supporre che rappresenti una sorta di posizione ufficiale cinese.
E' stato in seguito ripreso e analizzato da Asia Times, nella persona di M K Bhadrakumar, ex diplomatico indiano.
In una fase in cui Obama cerca di condividere il peso della "guerra diseguale" con più alleati possibile, in cui la situazione sul campo è nella migliore delle ipotesi di stallo e in cui si vocifera anche di pressioni Usa affinché la Cina offra qualche tipo di contributo, va detto che il commento ribadisce tutto il disaccordo cinese sulle ragioni stesse della guerra e sulle possibilità di uscirne sconfiggendo gli insorti afghani.
Ma il Dragone offre anche una sua "exit strategy", esposta per punti salienti. Eccoli.
* Per promuovere la fine della guerra, gli attori principali devono adottare un “approccio pacifico e riconciliatore“.
* Gli Usa devono porre fine alla “guerra al terrore” voluta da Bush nel 2001, che si è rivelata “fonte di disordine e violenza senza fine”.
* Per promuovere la riconciliazione, gli Stati Uniti devono arrestare la propria azione militare. La guerra non ha portato pace e sicurezza agli afghani né dato vantaggi tangibili agli Usa. Al contrario, la legittimità dell’azione militare americana suscita sempre più dubbi: la stessa opinione pubblica statunitense sembra ormai in maggioranza contraria alla guerra e Obama avrebbe indubbi vantaggi politici e d’immagine se riuscisse a uscirne.
* La riconciliazione deve avvenire tra governo afghano, talebani e i “signori della guerra“, cioè gli attori principali (Usa eclusi) del conflitto. Oltre ai danni provocati dall’intervento americano, l’Afghanistan sconta troppi anni di conflitti interni tra le diverse fazioni. Le elezioni del 20 agosto non hanno provocato alcun risultato apprezzabile e lo stesso presidente Karzai sta cominciando a smarcarsi dalla tutela Usa in direzione di colloqui a tre con talebani e signori della guerra. Ma il presupposto irrinunciabile di tali abboccamenti è che gli Usa terminino le operazioni militari.
* E’ necessario l’appoggio della comunità internazionale. Germania, Francia e Gran Bretagna hanno già annunciato una conferenza per parlare di exit strategy, le pressioni internazionali potrebbero favorire ulteriormente il disimpegno Usa, offrendo una “scusa” a Obama. Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, su pressione dei tre membri europei, potrebbe stendere una roadmap per la questione afghana. Tra i problemi da affrontare, l’accettazione dei talebani come controparte e il destino dei combattenti legati ad al Qaeda.
* In assenza degli americani, è necessaria una missione di peacekeeping per l’Afghanistan. Con la collaborazione di questa forza neutrale, è plausibile che il governo afghano e le sue forze di sicurezza riescano a esercitare un effettivo controllo sul territorio, mantenendo “pace e sicurezza”.
Su Asia Times, M K Bhadrakumar osserva che l'articolo di fatto sollecita un abbandono di tutta l'Asia centrale da parte degli Usa, Pakistan compreso, e che punta sul "pragmatico" Karzai - sganciato dai suoi protettori americani - come uomo della mediazione. Assegna inoltre al consiglio di sicurezza dell'Onu il compito di occuparsi della pace futura. Rinuncia quindi a una soluzione regionale, con Cina stessa, India, Russia, Iran e Paesi centroasiatici come protagonisti.
Si può aggiungere che Cina e Russia sono membri del consiglio di sicurezza. L'articolo di China Daily sembrerebbe quindi offrire un aiuto cinese, ma non alle condizioni Usa, bensì nel quadro di un multilateralismo che, dal punto di vista del Dragone, allontanerebbe l'esercito americano dai propri confini occidentali ristabilendo al contempo stabilità alla regione.
Gabriele Battaglia

 

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