ONU: Organizzazione Nazioni Unite per delinquere?

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Onu, test dna sui caschi blu che chiedevano sesso in cambio di aiuti

L'obiettivo è accertare gli eventuali padri dei bimbi nati dalle prestazioni sessuali con le donne delle popolazioni locali che i militari avrebbero chiesto in cambio in cambio di aiuti, cibo e denaro

di Palermomania.it | Articolo inserito il: 15/06/2015 - 11:39 | Articolo letto 2299 volte
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Al via i test del Dna sui caschi blu per risalire alla paternità dei bambini nati dopo i rapporti sessuali che le truppe Onu chiedevano alle donne dove erano stati inviati in missione in cambio di aiuti.
È quanto hanno disposto le Nazioni Unite dopo lo scandalo dei militari che avrebbero sfruttato le donne delle popolazioni locali che dovevano soccorrere chiedendo prestazioni sessuali in cambio di aiuti.

La scelta dell'Onu arriva al termine di un lungo percorso di consapevolezza interna del problema da parte delle Nazioni unite.
Dopo diverse denunce da parte delle organizzazioni non governative, lo stesso Oios, il servizio di investigazione interno dell’Onu, in effetti aveva accertato che i Caschi blu hanno commesso abusi nei Paesi in cui sono stati schierati.
In particolare i militari dell'Onu avrebbero preteso prestazioni sessuali dalle popolazioni locali in cambio di varie utilità che potevano essere il denaro, ma anche cibo, telefonini, scarpe e profumi.
Del resto i bimbi nati da quei rapporti sono in una situazione finanziaria disperata, come ha tenuto a sottolineare il capo dei diritti umani dell’Onu, Zeid Raad al-Hussein. Per questo il test del dna per stabilire un’eventuale paternità potrebbe consentire ai piccoli di ricevere un aiuto per la loro crescita. Per il momento comunque il test del dna non è obbligatorio ma spetta ai Paesi che hanno contribuito a fornire i soldati Onu accogliere o meno la richiesta.
Una pratica difficile anche perché confermerebbe gli abusi da parte dei militari con ovvie conseguenze. Per evitare altri casi analoghi in futuro, però, l’Onu sta pensando ora di creare una banca dati del Dna per tutte le truppe fornite dai Paesi membri come caschi blu.

Palermomania.it - Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Palermo n° 15 Del 27/04/2011
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Camion ONU trasportano miliziani ISIS. Giornalista lo scopre ma…Viene UCCISA!

E’ questa la fine che fanno le persone che scoprono la realtà dei fatti? E’ questa la fine che fanno le persone che cercano di fare chiarezza su fatti dubbi?!?

A quanto pare si…E la prova di tutto questo sta proprio in questa storia… Che di chiaro ha ben poco!




Un incidente “sospetto”. Così l’iraniana Press Tv, (emittente presso il quale lavorava la giornalista), definisce l’incidente d’auto in cui una sua giornalista di origini libanesi con la cittadinanza americana è rimasta uccisa in Turchia, vicino al confine con la Siria.


Serena Shim, aveva solamente 30 anni ed era una madre di famiglia. E’ morta proprio mentre rientrava in un albergo dopo una giornata di lavoro a Suruc, provincia turca di Sanliurfa. L’auto su cui viaggiava si è scontrata con un mezzo pesante.

La Giornalista, temeraria e dedita al lavoro, in diretta televisiva aveva affermato di avere immagini shock che testimoniavano L’INGRESSO IN SIRIA DI MILIZIANI ISIS, ALL’INTERNO DI CAMION DELLE NAZIONI UNITE!




E’ proprio per questo motivo che ora la sua morte, ha aperto una serie di interrogativi. L’emittente Press Tv ha dichiarato che Serena Shim, poco prima di essere uccisa aveva manifestato molta preoccupazione e un crescente timore riguardante la possibilità di essere arrestata dai servizi segreti turchi, i quali l’avevano accusata di essere una spia, in quanto sosteneva che il governo di Ankara avesse legami con lo Stato islamico.
Insomma…
Una mente informata messa a tacere perchè, quello da lei scoperto, era qualcosa di troppo pesante da diffondere ai quattro venti.
E permetteteci un pensiero: In un mondo occidentale che cerca di combattere l’avanzata Isis, sembra davvero un’affronto scoprire che L’ONU, da “PASSAGGI” segreti a coloro che hanno in mento la distruzione dell’essere umano! Notizie come queste non vanno censurate e soffocate con il silenzio della morte…

Ma vanno urlate!!






Camion ONU trasportano miliziani ISIS. Giornalista lo scopre ma?Viene UCCISA! - Catena Umana
 
non e' che ci si potesse aspettare di +
se succede in vaticano.....
95% di tutte ste organizzazioni sono fuffa, autoreferenziali..

pensate che l'unicef da in beneficienza il 5% di quello che raccoglie

il resto sono stipendi, jet privati quando potrebbero usare voli normali eccc....

mi risulta che un presidente di ste fantomatiche organizzazioni viva a dubai con ferrari ecc....
 
Srebrenica, Corte d'Appello conferma: Olanda responsabile, ma risarcimento "parziale" alle famiglie
NON CI SI PUò FIDARE NEPPURE DELL'ONU
Srebrenica, Corte d'Appello conferma: Olanda responsabile, ma risarcimento "parziale" alle famiglie



All'Aja, anche per il tribunale di secondo grado i caschi blu olandesi non potevano non sapere che i 300 uomini musulmani di Bosnia costretti a lasciare la base Onu nei pressi del villaggio di Potocari sarebbero inevitabilmente stati uccisi dai serbo-bosniaci di Ratko Mladic. Stato "responsabile per il 30%" dei danni arrecati a madri, vedove e figlie. Quantificati in una prossima udienza

di PAOLO GALLORI

27 giugno 2017
La Corte d'Appello dell'Aja ha ampiamente confermato il verdetto di primo grado riguardante la responsabilità dello Stato olandese nella morte di circa 300 musulmani di Bosnia di sesso maschile, che a Srebrenica avevano trovato riparo nel compound dei suoi caschi blu ma poi furono costretti a uscirne, praticamente consegnati alle milizie serbo-bosniache del generale Ratko Mladic, che li passarono per le armi. Era il 13 luglio del 1995, uno dei passaggi più controversi del massacro di Srebrenica in cui persero la vita 8mila bosniaci di fede musulmana. Il più grave eccidio avvenuto in terra europea dalla Seconda Guerra Mondiale.

Ricalcando quanto scritto nella sentenza di primo grado nel 2014, la Corte d'Appello ha ribadito che i caschi blu olandesi non potevano non sapere che quei 300 uomini e ragazzi, costretti a lasciare la base Onu nei pressi del villaggio di Potocari, sarebbero stati uccisi dai serbo-bosniaci, che da ore procedevano allo sterminio. Per questo, i peacekeeper "agirono illegalmente".

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13 luglio 1995. I musulmani di Srebrenica in fuga dalla pulizia etnica dei serbo-bosniaci confluiscono nel villaggio di Potocari sotto lo sguardo dei caschi blu olandesi



Il 13 luglio del 1995 i soldati olandesi del Dutchbat, chiamati a proteggere i musulmani di Bosnia, erano rintanati nella loro base di Potocari, dove avevano accolto migliaia di persone in fuga dalla pulizia etnica messa in atto dai serbo-bosniaci del macellaio Mladic, entrati due giorni prima nell'enclave musulmana di Srebrenica senza che i caschi blu opponessero alcuna resistenza. L'esodo verso il campo Onu era proseguito sino a quando i caschi blu avevano serrato i cancelli, impedendo nuovi arrivi. Poi, in inferiorità numerica e non adeguatamente equipaggiati, gli olandesi avevano ceduto all'ultimatum di Mladic, quando il generale aveva intimato loro di evacuare il campo. Una volta fuori, quei 300 uomini e giovani erano stati separati dalle famiglie, caricati su autobus e portati a morire, prima si scomparire nelle fosse comuni.
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Il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic beve con il comandante del contingente olandese dei caschi blu, colonnello Thom Karremans. E' il 12 luglio 1995. Il giorno dopo, i musulmani di Srebrenica rifugiatisi nel campo Onu di Potocari sono costretti a uscire. Trecento uomini e giovani, separati dalle famiglie, sono prelevati e fucilati dai serbo-bosniaci, quindi sepolti in fosse comuni

"Il Dutchbat - ha dichiarato oggi la presidente della Corte d'Appello, Gepke Dulek - avrebbe dovuto informare quegli uomini dei rischi a cui andavano incontro e lasciare loro la scelta di restare nel campo mentre le loro famiglie venivano evacuate. I caschi blu olandesi hanno facilitato l'allontanamento degli uomini e dei ragazzi musulmani pur sapendo del rischio reale del trattamento disumano che avrebbero subito da parte dei serbo-bosniaci. Privandoli di una chance di sopravvivenza".

Tuttavia, per la Corte d'Appello, lo Stato olandese agì in modo solo "parzialmente illegale", perché "non è certo che quegli uomini non sarebbero comunque stati uccisi più tardi anche se fossero rimasti nel campo". Di qui, la condanna dello Stato olandese "a versare un compenso" pari al "30% dei danni" subiti da madri, mogli e figli di quegli uomini e giovani consegnati ai carnefici dai suoi soldati che avrebbero dovuto invece proteggerli sotto le insegne Onu. Danni che saranno quantificati in termini economici in un'udienza successiva.

Come era accaduto in primo grado, anche la nuova sentenza ha generato la protesta dei parenti delle vittime di Srebrenica presenti all'Aja. Dopo il pronunciamento della Corte d'Appello, Munira Subasic, presidente dell'associazione "Madri di Srebrenica" che ha trascinato in tribunale lo Stato olandese, si è alzata in piedi e puntando il dito contro i giudici ha scandito: "E' un'ingiustizia".

In primo grado, l'associazione aveva contestato in particolare che l'Olanda non fosse stata ritenuta responsabile anche per la tragica fine di quei 5mila musulmani che nel campo olandese non erano mai entrati perché respinti dai caschi blu. Nel 2014, il tribunale aveva giudicato plausibile la giustificazione dei militari: lasciando entrare quelle migliaia di persone, nel campo non vi sarebbero più state condizioni sanitarie sufficienti. La signora Subasic aveva replicato: "Quel campo era così grande che chiunque avrebbe potuto essere accolto al suo interno. Come spiegare a una madre - aveva proseguito la leader delle donne di Srebrenica - che gli olandesi sono responsabili della morte del figlio che si trovava al di qua della barricata e non della morte di quello che stava al di là?".

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Madri piangono sui feretri delle vittime di Srebrenica recuperate in fosse comuni, identificate e sepolte con una cerimonia collettiva a Potocari

Marco Gerritsen, avvocato delle "madri", pur comprendendo la loro rabbia, ha dichiarato che "da un punto di vista legale non è andata così male, anche se avevamo sperato di ottenere di più". Piuttosto, Gerritsen ha considerato "molto arbitraria" l'affermazione della Corte d'Appello sulle incerte "chance di sopravvivenza" dei 300 di Srebrenica anche se quel 13 luglio del 1995 fossero rimasti all'interno della base Onu. Per questo, l'avvocato non ha escluso, dopo un approfondito studio del dispositivo, la possibilità di un ulteriore appello alla Corte Suprema olandese.
 

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