PADRONI........D'ITALIA !!!!!!!!!!!!

SINIBALDO

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Si parla molto di poteri forti.

Ma quando si va a vedere chi controlla le principali società quotate, si ha la conferma che il capitalismo familiare ha un ruolo minore.

In cima ci sono invece lo Stato, seguito dagli stranieri e dalle Fondazioni.
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Chi sono i padroni d’Italia ?

Verrebbe voglia di dire “i poteri forti”.

Ma poi si scopre che in realtà i poteri forti non esistono.

E allora: le banche. Ma le banche, in realtà, hanno solo prestato molti soldi in giro.

Soldi che non sono sicure di rivedere indietro.

La domanda, insomma, è interessante, ma non ha una risposta semplice. Un modo per tentare di rispondere è quello di avventurarsi nelle tabelle elaborate da Mediobanca sugli assetti proprietari delle aziende italiane (si tratta di uno studio che va avanti dal 1995) e aggiornate alla fine del febbraio di quest’anno.

La ricerca, in realtà, prende in esame solo le imprese (banche, assicurazioni e industrie) che rientrano nell’elenco delle Top30 di Mediobanca.

E questa può sembrare una scelta troppo drastica, ma non è così. Queste 30 aziende rappresentano infatti il 77,5 per cento del flottante presente in tutta la Borsa italiana.

In sostanza, queste 30 aziende sono la polpa di piazza Affari. Ebbene, se si guardano le tabelle (e si può cominciare da quella riassuntiva) si vede che il padrone più forte esistente in Italia alla lunga è ancora lo Stato.

Insomma, Berlusconi, visto che in questo momento alla testa dello Stato c’è lui. Oppure Tremonti, quando il premier è indaffarato con altre cose.

Infatti, se si pone uguale a 100 l’insieme dei pacchetti azionari di comando delle aziende Top30, si vede che lo Stato ne controlla di fatto quasi un terzo (il 30,66 per cento, per la precisione).

E questo è un po’ curioso. L’unica buona notizia è che due anni fa (nel 2004) la quota dello Stato sfiorava addirittura il 41 per cento. E qui serve qualche spiegazione, altrimenti la gente può pensare che, nonostante tutto, ci sia un po’ di Bulgaria in Italia.

In realtà, la forte presenza dello Stato si spiega con il fatto che lo Stato è ancora l’azionista maggiore di Eni e Enel, cioè di due fra i maggiori colossi di piazza Affari.

E anche la discesa del peso dello Stato, negli ultimi due anni, dal 41 al 30 per cento si spiega con il collocamento di quote di Enel. Resta, comunque, il fatto che sulla base dei semplici numeri il “padrone” più forte oggi presente nella Borsa italiana è appunto lo Stato, e non altri.

Se si cerca un potere forte c’è questo.

Subito dopo il potere forte dello Stato chi c’è ? Le Fondazioni bancarie ? No.

Il secondo azionista forte, se si vuole, è rappresentato da un aggregato (a soli fini statistici) variegato e multiforme: gli stranieri.

Se si considera sempre il 100 per cento dei pacchetti azionari di comando delle Top30 della Borsa, gli stranieri controllano il 19,39 per cento. Due anni fa erano poco più su del 13 per cento.

Qui pesa molto, nella crescita, anche l’Opa della Allianz sulla Ras, che in gran parte era già sua. Insomma, se lo Stato controlla circa un terzo dei pacchetti di comando delle Top30, gli stranieri ne controllano un quinto.

E il terzo potere forte ?

Sono appunto le Fondazioni bancarie, che controllano circa il 15 per cento dei pacchetti di comando delle aziende Top30.

E qui c’è addirittura una crescita: due anni fa le fondazioni erano sotto il 13 per cento. In realtà, però, non siamo di fronte a un’avanzata delle Fondazioni. Semplicemente le banche sono andate molto su di valore e quindi “pesano” molto di più nell’ambito delle Top30.

A essere sinceri, quello delle Fondazioni è un potere declinante (al contrario di quello degli stranieri).

Finalmente, ma al quarto posto, arrivano quelli che siamo abituati a considerare i veri poteri forti: e cioè le persone fisiche e le famiglie.

Qui siamo nel giro dell’ala nobile del capitalismo italiano.

Si tratta di un aggregato ancora forte (benchè diviso e multiforme). Persone fisiche e famiglie controllano infatti circa il 14 per cento dei pacchetti di comando delle aziende Top30.

E non si tratta (contrariamente a quello che si potrebbe pensare) di un potere declinante: praticamente non ci sono variazioni rispetto a due anni fa.

Insomma, le famiglie “nobili” tengono (basti pensare agli Agnelli nella Fiat), e per ora non accennano a voler mollare la presa.

C’è però un quinto soggetto, potere forte, che sarebbe ingiusto dimenticare, e cioè le banche e le assicurazioni.

Anche in questo caso è utile precisare che non si tratta di un soggetto unico e coordinato, ma di vari soggetti più o meno dello stesso tipo, appunto banche e assicurazioni.

Dei pacchetti azionari di comando delle Top30 della Borsa italiana controllano poco più dell’11 per cento e risultano in leggera crescita rispetto a due anni fa.
Ma niente di clamoroso. Anche in questo caso, quindi, non si può dire che si tratti di un potere declinante, ma nemmeno di un potere avanzante.
Sono lì, e come bravi agricoltori proteggono i loro possedimenti.

Se qui finisce la rassegna dei poteri forti per l’insieme delle Top30, è utile osservare che tutto sommato, e contrariamente all’opinione corrente, questi vari poteri stanno diventando un po’ più democratici.

O, meglio, è il mercato finanziario che sta diventando un po’ più democratico. Per accorgersene basta un solo dato. Le quote bloccate (autocontrollo e minoranze associate, insomma i sindacati) nel 1995 erano pari al 15 per cento dell’insieme dei pacchetti di comando delle Top30.

Nel 2004, due anni fa, questa quota era già scesa al 9,5 per cento e nel 2006 siamo addirittura precipitati al 3,3 per cento. In particolare abbiamo che le minoranze associate arrivano appena allo 0,93 per cento, mentre la quota di autocontrollo è al 2,41.

Qualche sorpresa (e anche grossa) viene fuori se si va a vedere lo spaccato delle imprese industriali comprese nella Top30. E non si tratta di buone sorprese. Si vede subito che qui i “poteri forti” sono due in tutto: lo Stato e le persone fisiche (con famiglie).

E lo Stato (visto che è presente nei due colossi di piazza Affari, Eni e Enel) conta in misura impressionante: il 62 per cento dei pacchetti di comando delle aziende industriali è infatti nelle sue mani.

Sembra quasi una situazione da anni Cinquanta e Sessanta. Ma questa è la pura verità. Lo Stato oggi nel comparto industriale di piazza Affari è ancora, e di gran lunga, il soggetto più forte.

L’altro potere (quello rappresentato dalle persone fisiche e dalle famiglie “nobili”) arriva grosso modo a un terzo della presenza dello Stato: e infatti controlla solo il 23 per cento dei pacchetti di comando “industriali” delle Top30.

Le banche e le assicurazioni, in questo comparto, sono (contrariamente all’opinione diffusa) una presenza solo marginale: controllano infatti meno del 6 per cento dei pacchetti di comando “industriali”.

Un’occhiata al settore delle banche comprese nell’elenco della Top30 rivela alcune sorprese. La prima, e probabilmente la meno gradita a una certa opinione pubblica, è che la presenza dei soggetti stranieri sta diventando fortissima.

Se nel 2004 i soggetti stranieri controllano poco più del 29 per ceto dei pacchetti di comando “bancari” delle Top30, oggi siamo già sopra il 32 per cento.

Ma qui il vero potere forte è quello delle Fondazioni bancarie, che a febbraio di quest’anno controllavano ancora il 41 per cento dei pacchetti di comando “bancari” delle Top30.

In realtà, quello delle Fondazioni bancarie è veramente, al di là della prima impressione, un potere declinante. Se si esclude il Monte dei Paschi di Siena (dove l’omonima Fondazione è presente con il 49 per cento delle azioni), ormai hanno una presenza marginale.

Per l’insieme delle altre banche, le Fondazioni hanno in mano solo quote piccole, tranne in alcune banche (Unicredito, Capitalia, Banca Lombarda, San Paolo Imi), dove il loro peso si fa ancora sentire e anche molto.

Solo che sono presenti ovunque e quindi il totale diventa grande. Ma non contano più come una volta. Il problema, per rimanere nel comparto bancario, è che l’unico azionista comparso a fianco delle Fondazioni sono i soggetti esteri.

Sono lontanissimi i tempi in cui un solo soggetto (Carlo Pesenti) controllava da solo un impero bancario di vaste proporzioni. Oggi alla testa delle banche ci sono o le Fondazioni o gli stranieri.

La faccenda è ancora più complicata per quanto riguarda le assicurazioni. Qui siamo quasi al disastro vero (almeno per chi crede che l’italianità delle aziende abbia un senso).

Infatti il 49 per cento dei pacchetti di comando delle assicurazioni maggiori (presenti nell’elenco delle Top30) è nelle mani di soggetti stranieri. In parole più semplici si può dire che metà dei pacchetti di comando delle nostre migliori assicurazioni è nelle mani di soggetti non italiani.

Il 34 per cento è poi nelle mani di altre banche e assicurazioni. Ma, anche qui, come nel caso delle banche, non ci sono altri soggetti, se non la Banca d’Italia e un po’ di famiglie nobili (ma con pacchetti che non arrivano al 9 per cento del tutto).

In sostanza, qui si vede che gli industriali stanno a casa loro e si fanno i loro affari, mentre le banche sono già in buona parte nelle mani delle Fondazioni e degli stranieri, e le assicurazioni sempre di più nelle mani degli stranieri.

Un capitalismo, insomma, a compartimenti stagni e dove si vede subito che mancano padroni. Un capitalismo che si regge un po’ a stento, appoggiandosi di qui e di là.
(G.Turani)
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SINIBALDO
 

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