Persecuzione religiosa Perché?

JOACKIN

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Persecuzione religiosa
Perché?


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CREDETE che le persone debbano essere perseguitate per la propria religione? Probabilmente no, almeno finché non calpestano i diritti altrui. La persecuzione religiosa, tuttavia, ha una lunga storia ed esiste ancora. Per esempio, durante tutto il XX secolo molti testimoni di Geova dell’Europa e di altre parti del mondo sono stati spesso privati dei loro diritti e maltrattati crudelmente.
In quel periodo i testimoni di Geova sono stati a lungo vittime di una brutale e sistematica persecuzione sotto i due principali regimi totalitari d’Europa. Cosa ci insegna la loro esperienza riguardo alla persecuzione religiosa? E cosa possiamo imparare dal modo in cui hanno affrontato le sofferenze?
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“Non fanno parte del mondo”

I testimoni di Geova si sforzano di osservare le leggi e di essere pacifici e moralmente retti. Non si oppongono ai governi né cercano lo scontro con loro e non provocano la persecuzione per fare i martiri. Questi cristiani sono politicamente neutrali. Ciò è in armonia con queste parole di Gesù: “[I miei seguaci] non fanno parte del mondo come io non faccio parte del mondo”. (Giovanni 17:16) La maggioranza dei governi riconosce la posizione neutrale dei Testimoni. Ma i governanti totalitari non danno molta importanza a ciò che la Bibbia richiede dai cristiani, cioè che non devono fare parte del mondo.
 
La famiglia Kusserow fu privata della libertà perché non scese a compromessi riguardo alla propria fede
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“I regimi totalitari non limitano le loro attività alla politica. Esigono l’intera persona”.

Dott. Clemens Vollnhals
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Il motivo è stato spiegato durante una conferenza tenuta all’Università di Heidelberg, in Germania, nel novembre del 2000. Il tema della conferenza era: “Repressione e autoaffermazione: i testimoni di Geova sotto la dittatura nazionalsocialista e sotto quella comunista”. Il dott. Clemens Vollnhals, dell’Istituto Hannah-Arendt per le ricerche sul totalitarismo, ha osservato: “I regimi totalitari non limitano le loro attività alla politica. Esigono l’intera persona”.
I veri cristiani non possono cedere l’“intera persona” a un governo umano, poiché hanno giurato lealtà assoluta a Geova Dio soltanto. I Testimoni che vivono sotto regimi dittatoriali hanno riscontrato che a volte c’è contrasto fra ciò che richiede lo Stato e ciò che richiede la loro fede. Cos’hanno fatto quando si sono trovati davanti a questi conflitti? Nel corso della storia i testimoni di Geova hanno seguito il principio enunciato dai discepoli di Gesù Cristo: “Dobbiamo ubbidire a Dio come governante anziché agli uomini”. — Atti 5:29.

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Johannes Harms fu giustiziato per la sua fede in una prigione nazista
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I testimoni di Geova in Germania sono stati a lungo vittime di una brutale persecuzione sotto i due regimi totalitari del XX secolo
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Migliaia di Testimoni sono rimasti leali alla propria fede e si sono mantenuti neutrali nei confronti degli affari politici, anche davanti alla persecuzione più crudele. Come sono riusciti a perseverare? Dove hanno trovato la forza per farlo? Lasciamo che siano loro stessi a rispondere. E vediamo cosa possono imparare dalla loro esperienza sia i Testimoni che i non Testimoni.
 
FRIEDA JESS nacque nel 1911 in Danimarca e di lì si trasferì con i genitori nella Germania settentrionale, a Husum. Anni dopo andò a lavorare a Magdeburgo e nel 1930 si battezzò, entrando così a far parte degli Studenti Biblici, come si chiamavano allora i testimoni di Geova. Nel 1933 Hitler andò al potere e per Frieda questo avvenimento segnò l’inizio di 23 anni di maltrattamenti per mano non di uno ma di due governi dittatoriali.
Nel marzo 1933 il governo tedesco indisse le elezioni generali. Il dott. Detlef Garbe, direttore del Museo del campo di concentramento di Neuengamme, vicino ad Amburgo, spiega: “I nazionalsocialisti volevano forzare le cose per avere una larga maggioranza a sostegno del loro cancelliere e führer, Adolf Hitler”. Seguendo l’esortazione di Gesù di rimanere politicamente neutrali e di ‘non far parte del mondo’, i testimoni di Geova non votarono. Il risultato? Furono messi al bando. — Giovanni 17:16.
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Frieda continuava a svolgere le sue attività cristiane clandestinamente e aiutava perfino a stampare la rivista La Torre di Guardia. “Alcune riviste erano introdotte nei campi di concentramento di nascosto per i compagni di fede”, dice. Nel 1940 fu arrestata e interrogata dalla Gestapo, dopo di che trascorse mesi in isolamento. Come riuscì a perseverare? Dice: “La preghiera era il mio rifugio. Cominciavo a pregare la mattina presto e pregavo varie volte al giorno. La preghiera mi dava forza e mi aiutava a non essere troppo ansiosa”. — Filippesi 4:6, 7.
 
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Frieda Jess (ora Thiele)
al tempo del suo arresto e oggi
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Frieda fu messa in libertà ma nel 1944 la Gestapo l’arrestò di nuovo. Questa volta fu condannata a scontare sette anni nella prigione di Waldheim. Frieda continua: “Le guardie della prigione mi misero a lavorare insieme ad altre donne nei bagni. Stavo spesso con una detenuta della Cecoslovacchia, quindi le parlavo moltissimo di Geova e della mia fede. Grazie a quelle conversazioni mi mantenni forte”.
Liberata, ma non per molto

Nel maggio 1945 la prigione di Waldheim fu liberata dalle truppe sovietiche e Frieda poté tornare a Magdeburgo e riprendere il ministero pubblico, ma non per molto. I Testimoni tornarono a essere oggetto di discriminazione, questa volta da parte delle autorità della zona di occupazione sovietica. Gerald Hacke, dell’Istituto Hannah-Arendt per le ricerche sul totalitarismo, scrive: “I testimoni di Geova sono stati uno dei pochi gruppi sociali a essere perseguitati quasi ininterrottamente da entrambe le dittature sul suolo tedesco”.
Perché furono di nuovo oggetto di discriminazione? Ancora una volta la questione principale era la neutralità cristiana. Nel 1948 nella Germania Orientale si tenne un plebiscito, una consultazione diretta del popolo e, come spiega Hacke, “la causa fondamentale [della persecuzione dei testimoni di Geova] fu che non avevano partecipato al plebiscito”. Nell’agosto 1950 i testimoni di Geova furono messi al bando nella Germania Orientale. Ne furono arrestati centinaia, tra cui Frieda.
Essa si ritrovò in tribunale e fu condannata a sei anni di prigione. “Questa volta ero insieme a compagni di fede e la loro compagnia mi fu di grande aiuto”. Dopo la liberazione avvenuta nel 1956 si trasferì nella Germania Occidentale. Frieda, che ora ha 90 anni, vive a Husum e serve ancora il vero Dio Geova.
Frieda fu perseguitata per 23 anni sotto due dittature. “I nazisti tentarono di annientarmi fisicamente, i comunisti di abbattermi moralmente. Cosa mi diede la forza? Le buone abitudini di studio della Bibbia quando ero libera, la preghiera costante quando ero in isolamento, la compagnia dei conservi ogni volta che era possibile e parlare ad altri di ciò che credevo a ogni opportunità”.
 
Il fascismo in Ungheria

Un altro paese dove i testimoni di Geova furono discriminati per decenni fu l’Ungheria. Alcuni furono oggetto di persecuzione da parte non di due, ma di tre regimi totalitari. Ádám Szinger ne è un esempio. Ádám nacque a Paks, in Ungheria, nel 1922 e ricevette un’educazione protestante. Nel 1937 alcuni Studenti Biblici andarono a casa di Ádám che si interessò subito del loro messaggio. Ciò che apprese dalla Bibbia lo convinse che gli insegnamenti della sua chiesa non erano basati su di essa. Così lasciò la chiesa protestante e si unì agli Studenti Biblici nel ministero pubblico.
L’influenza del fascismo in Ungheria cresceva. Varie volte i gendarmi videro Ádám che predicava di casa in casa e lo fermarono per interrogarlo. Le pressioni sui Testimoni si intensificarono e nel 1939 le loro attività furono vietate. Nel 1942 Ádám fu arrestato, portato in prigione e picchiato brutalmente. Cosa lo aiutò, a 19 anni, a sopportare sofferenze e mesi di prigione? “Quando ero ancora a casa avevo studiato attentamente la Bibbia e acquistato profondo intendimento dei propositi di Geova”. Solo dopo essere stato rimesso in libertà Ádám finalmente si battezzò come testimone di Geova. Ciò avvenne col favore delle tenebre una notte dell’agosto 1942, in un fiume vicino a casa sua.
Prigione in Ungheria, campo di lavoro in Serbia

Durante la seconda guerra mondiale l’Ungheria si alleò con la Germania contro l’Unione Sovietica e nell’autunno del 1942 Ádám fu chiamato alle armi. Egli scrive: “Dissi che non potevo fare il militare a motivo di ciò che avevo imparato dalla Bibbia. Spiegai la mia posizione neutrale”. Fu condannato a 11 anni di prigione. Egli però non rimase a lungo in Ungheria.

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Ádám Szinger quando
fu messo in prigione e oggi
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Nel 1943 circa 160 testimoni di Geova furono riuniti, caricati su chiatte e trasportati via Danubio in Serbia. Ádám era tra loro. In Serbia questi detenuti vennero a trovarsi sotto il controllo del Terzo Reich di Hitler. Furono internati nel campo di lavoro di Bor e costretti a lavorare in una miniera di rame. Circa un anno dopo furono riportati in Ungheria, dove nella primavera del 1945 Ádám fu liberato dalle truppe sovietiche.
L’Ungheria sotto il controllo comunista

La libertà, comunque, non durò molto. Alla fine degli anni ’40 le autorità comuniste in Ungheria limitarono le attività dei testimoni di Geova, proprio come avevano fatto i fascisti prima della guerra. Nel 1952 Ádám, che ora aveva 29 anni, era sposato e aveva due figli, rifiutò nuovamente di prestare servizio militare, fu arrestato e incriminato. Ádám spiegò alla corte: “Non è la prima volta che rifiuto di prestare servizio militare. Durante la guerra sono stato messo in prigione e deportato in Serbia per la stessa ragione. Rifiuto di fare il militare per motivi di coscienza. Sono testimone di Geova e sono neutrale in politica”. Ádám fu condannato a otto anni di reclusione, in seguito ridotti a quattro.
Ádám continuò a subire discriminazioni fino alla metà degli anni ’70, oltre 35 anni dopo la prima visita degli Studenti Biblici ai suoi genitori. Durante tutto quel tempo fu condannato da sei tribunali a 23 anni di detenzione, che trascorse in almeno dieci prigioni e campi di lavoro. Fu perseguitato a più riprese da tre regimi: dai fascisti in Ungheria prima della guerra, dai nazionalsocialisti tedeschi in Serbia e dai comunisti in Ungheria nel periodo della guerra fredda.
Ádám vive ancora nella sua città di Paks e serve Dio lealmente. Ha forse delle doti straordinarie che gli hanno permesso di sopportare le avversità e trionfare? No. Infatti spiega:
“Lo studio biblico, la preghiera e la compagnia dei conservi sono stati elementi essenziali. Ma desidero sottolineare altre due cose. Primo, Geova è la Fonte della forza. La mia ancora di salvezza è stata l’intima relazione con lui. E secondo, ho tenuto presente Romani capitolo 12, che dice: ‘Non vi vendicate’. Quindi non ho mai covato rancore. Varie volte ho avuto l’occasione di farla pagare a chi mi aveva perseguitato, ma non l’ho mai fatto. Non dovremmo usare la forza che Geova ci dà per rendere male per male”.
 
Qualsiasi forma di persecuzione cesserà

Ora Frieda e Ádám possono adorare Geova senza impedimenti. Ma cosa rivelano le loro esperienze riguardo alla persecuzione religiosa? Che tale persecuzione non ha successo, almeno non quando a subirla sono dei veri cristiani. Malgrado le ingenti risorse impiegate e le crudeli sofferenze inflitte, la persecuzione contro i testimoni di Geova non ha conseguito il suo obiettivo. Nei paesi europei dove un tempo dominavano due grandi dittature oggi i testimoni di Geova prosperano.
Come hanno reagito i Testimoni alla persecuzione? Le esperienze di Frieda e Ádám indicano che hanno seguito il consiglio biblico: “Non farti vincere dal male, ma continua a vincere il male col bene”. (Romani 12:21) Il bene può davvero vincere il male? Sì, quando è unito a una forte fede in Dio. Il trionfo dei testimoni di Geova sulla persecuzione in Europa è stato un trionfo dello spirito di Dio, la dimostrazione che la fede generata dallo spirito santo in umili cristiani può produrre buoni risultati. (Galati 5:22, 23) Nell’odierno mondo violento questa è una lezione su cui tutti possono riflettere.
 
LA VERA ADORAZIONE
nel “paese di Ararat”


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Un armeno dai capelli grigi, padre di tre figli, è davanti alla più alta corte del suo paese. Sono in gioco la sua libertà e quella di molti suoi compagni di fede. La Corte lo ascolta mentre cita la Bibbia per spiegare le sue credenze. Per capire in che senso l’udienza si è risolta in una grande vittoria per la vera adorazione in quel paese, esaminiamo come ci si è arrivati.
L’ARMENIA si trova a est della Turchia, subito a sud dell’imponente catena montuosa del Caucaso. Ha una popolazione di oltre tre milioni di persone. Dalla capitale, Erevan, si gode una splendida vista delle due vette dell’Ararat, dove, secondo la tradizione, dopo il diluvio universale si posò l’arca di Noè. — Genesi 8:4.*
I testimoni di Geova svolgono la loro attività cristiana in Armenia dal 1975. Nel 1991, quando l’Armenia ottenne l’indipendenza dall’ex Unione Sovietica, fu istituito un Consiglio di Stato per gli Affari Religiosi col compito di concedere il riconoscimento alle organizzazioni religiose. Tuttavia questo Consiglio si è ripetutamente rifiutato di riconoscere i testimoni di Geova, perlopiù a motivo della loro neutralità cristiana. Di conseguenza, dal 1991, oltre 100 giovani Testimoni armeni sono stati condannati e nella maggioranza dei casi imprigionati per la loro presa di posizione biblica in merito al servizio militare.
Il Consiglio ha anche chiesto all’ufficio del pubblico ministero di avviare un’indagine sulle attività religiose di Lyova Margaryan, un anziano cristiano e serio professionista, che lavora come legale in una centrale atomica locale. Alla fine il fratello Margaryan è stato incriminato ai sensi dell’articolo 244, residuato di una legge sovietica dei tempi di Krusciov intesa a ostacolare e alla fine togliere di mezzo i testimoni di Geova e altri gruppi religiosi.
Secondo questa legge è reato organizzare o guidare un gruppo religioso che, col pretesto di insegnare precetti religiosi, ‘adeschi i giovani inducendoli a frequentare riunioni di culto di una religione non riconosciuta’ e ‘istighi i suoi membri a rifiutarsi di adempiere i doveri civici’. Per sostenere l’accusa, il pubblico ministero ha evidenziato la presenza di minori alle adunanze tenute dal fratello Margaryan nella città di Metsamor. Ha anche accusato il fratello Margaryan di aver costretto alcuni giovani della congregazione a rifiutare il servizio militare.
Inizia il processo

Il processo è iniziato il venerdì 20 luglio 2001 presso la corte distrettuale di Armavir, presieduta dal giudice Manvel Simonyan, e si è protratto fino ad agosto inoltrato. Durante la loro deposizione, testimoni dell’accusa hanno infine ammesso che agenti del Ministero per la Sicurezza Nazionale (ex KGB) avevano dettato loro parte delle dichiarazioni scritte contro il fratello Margaryan e li avevano costretti a firmarle. Una donna ha confessato che un funzionario del Ministero per la Sicurezza le aveva ordinato di dire che “i testimoni di Geova sono contro il governo e la nostra religione”. La donna ha ammesso di non conoscere personalmente nessun testimone di Geova e di aver solo udito accuse contro di loro alla televisione di Stato.
Quando è arrivato il suo turno, il fratello Margaryan ha spiegato che i minorenni che frequentano le adunanze dei testimoni di Geova lo fanno col permesso dei genitori. Ha detto inoltre che fare il servizio militare è una decisione personale. Il controinterrogatorio da parte del pubblico ministero è andato avanti per diversi giorni. Il fratello Margaryan, usando la Bibbia, ha risposto con calma alle domande sulla sua fede, mentre il pubblico ministero controllava i riferimenti scritturali nella propria Bibbia.
Il fratello Margaryan e la sua famiglia
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Il 18 settembre 2001 il giudice ha riconosciuto Margaryan “non colpevole”, affermando che nelle sue attività “non c’era nulla di criminoso”. Un commento significativo sul caso è stato quello dell’Associated Press: “In Armenia un esponente dei testimoni di Geova è stato prosciolto oggi dalle accuse di proselitismo e di aver costretto alcuni giovani a sottrarsi al servizio militare. Dopo un processo durato due mesi, la Corte ha detto che non c’erano prove sufficienti a carico del leader, Levon Markarian [Lyova Margaryan]. Rischiava una condanna a cinque anni di reclusione. . . . Benché la Costituzione armena garantisca la libertà di religione, è difficile per i nuovi gruppi ottenere il riconoscimento, e le norme vigenti favoriscono la dominante Chiesa Apostolica Armena”. In un comunicato stampa del 18 settembre 2001 l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha dichiarato: “Pur avendo accolto con soddisfazione la sentenza, la rappresentanza dell’OSCE giudica negativamente che sia stata avviata l’azione penale stessa”.
Il processo continua

Ciò nonostante, i rappresentanti dell’accusa si sono appellati e il processo d’appello è andato avanti per altri quattro mesi. All’inizio del processo, quando è toccato al fratello Margaryan deporre, è stato un giudice del collegio a fargli la prima domanda. Mentre il fratello Margaryan si accingeva a rispondere, il presidente lo ha interrotto e redarguito. Dopo di che non gli ha permesso di rispondere compiutamente nemmeno a una domanda. Senza dare spiegazioni, ha inoltre impedito che venissero messe agli atti la maggioranza delle domande rivolte al fratello Margaryan dalla difesa. Durante il processo, l’aula era gremita di fanatici religiosi contrari ai Testimoni, che lanciavano continuamente insulti al fratello Margaryan. Terminata l’udienza, la televisione ha trasmesso numerose notizie false e tendenziose sul processo, dicendo ad esempio che il fratello Margaryan aveva ammesso la sua colpevolezza.
A circa metà del processo, il presidente del collegio giudicante, composto da tre giudici, ha sorpreso gli astanti esibendo una lettera del Consiglio di Stato per gli Affari Religiosi con cui si chiedeva all’ufficio del pubblico ministero di agire contro il fratello Margaryan. Questa mossa ha scioccato gli osservatori internazionali presenti, dato che l’Armenia, nella sua domanda di ammissione al Consiglio d’Europa, si era impegnata a “garantire a tutte le Chiese o comunità religiose, e in particolare a quelle considerate ‘non tradizionali’, la libertà di praticare la propria religione senza discriminazioni”.
Nelle settimane successive, mentre il processo andava avanti, l’atmosfera si è fatta più tesa. Gli oppositori hanno continuato a molestare e aggredire i Testimoni dentro e fuori il tribunale. Donne Testimoni sono state prese a calci negli stinchi. Un Testimone aggredito, che si è rifiutato di reagire, è stato colpito alla spina dorsale e ha dovuto essere ricoverato in ospedale.
Nel frattempo è stato nominato un altro presidente della corte. Nonostante i tentativi compiuti in aula da alcuni per intimorire l’avvocato difensore, il nuovo presidente ha mantenuto il controllo della situazione, perfino ordinando alla polizia di espellere dall’aula una donna che urlava minacce contro l’avvocato difensore.
Alla più alta corte dell’Armenia

Infine, il 7 marzo 2002, la corte d’appello ha confermato il giudizio di primo grado. Fatto curioso, il giorno prima che venisse emessa la sentenza, il Consiglio di Stato per gli Affari Religiosi è stato sciolto. Ancora una volta l’accusa ha presentato appello, questa volta alla più alta corte dell’Armenia, la Corte di Cassazione. I rappresentanti dell’accusa chiedevano che la Corte rinviasse la causa al tribunale per un nuovo processo affinché si “emettesse un verdetto di colpevolezza”.
Un collegio di sei giudici, presieduto da Mher Khachatryan, ha aperto l’udienza alle 11,00 del 19 aprile 2002. Nelle dichiarazioni iniziali uno dei rappresentanti dell’accusa si è detto molto indignato perché le due corti precedenti non avevano giudicato colpevole il fratello Margaryan. Questa volta però è stata l’accusa a essere interrotta e sottoposta a pressanti domande da quattro giudici. Un giudice ha redarguito l’accusa per aver cercato di influenzare la Corte includendo l’attività di predicazione e lo status di religione non riconosciuta dei testimoni di Geova nella relazione presentata contro il fratello Margaryan, mentre nell’articolo 244 non si parla né dell’una né dell’altra cosa. Poi il giudice ha definito il processo intentato dall’accusa “una persecuzione mascherata da azione penale”. Un altro giudice ha citato varie cause dibattute presso corti europee in cui i testimoni di Geova sono stati riconosciuti come una “religione nota” che ha diritto a essere tutelata dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Frattanto nell’aula un prete strillava che i testimoni di Geova dividevano il paese. La Corte gli ha ordinato di stare zitto.
Con una mossa senza precedenti per l’alta corte, i giudici hanno chiamato Lyova Margaryan, che era nell’uditorio. Il fratello Margaryan ha dato un’ottima testimonianza circa la posizione cristiana dei testimoni di Geova su varie questioni. (Marco 13:9) Dopo una breve camera di consiglio, la Corte è rientrata in aula e ha confermato all’unanimità la sentenza di “non colpevolezza”. Il fratello Margaryan era visibilmente sollevato. Nella motivazione della sentenza la Corte ha dichiarato: “Questa attività [di Lyova Margaryan] non viola la legge vigente e questo tipo di accusa è in contrasto con l’articolo 23 della Costituzione armena e con l’articolo 9 della Convenzione europea”.
Effetti della sentenza

Se l’accusa l’avesse spuntata, questo avrebbe aperto la strada all’incriminazione di altri Testimoni che sono anziani di congregazione in tutta l’Armenia. Si spera che l’inequivocabile pronuncia della Corte impedirà ulteriori vessazioni del genere. Una sentenza sfavorevole avrebbe anche potuto essere presa a pretesto per continuare a negare il riconoscimento ai testimoni di Geova. Siamo grati che la Corte abbia tolto di mezzo questo pretesto.
Il tempo dirà se gli oltre 7.000 testimoni di Geova di questo paese otterranno il riconoscimento o no. Nel frattempo la vera adorazione è viva e vegeta nel “paese di Ararat”.
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* Questo è uno dei motivi per cui gli armeni associano il loro paese col monte Ararat. Anticamente l’Armenia era un vasto regno il cui territorio includeva queste montagne. Per questo in Isaia 37:38 la versione greca dei Settanta rende l’espressione “paese di Ararat” con “Armenia”. Il monte Ararat si trova in quella che oggi è la Turchia, vicino al confine
 
Des commerçants ne veulent employer que des témoins de Jéhovah








Lodz, Pologne- Des commerçants ont provoqué la colère de certains demandeurs d’emploi en insistant sur le fait qu’ils n’employaient que des témoins de Jéhovah.


Les patrons d'un magasin de vêtements d’occasion ont décidé de n’employer que des témoins de Jéhovah au sein de leur boutique. Ils se sont justifiés en stipulant que les témoins de Jéhovah sont moins susceptibles de voler dans les stocks et de l’argent, sont toujours à l’heure et travaillent dur. Un porte-parole a même ajouté : "Ils sont honnêtes, fiables et assidus".

Mais le magasin a reçu un avertissement de la part d’experts de l’emploi, et l’agence de recrutement RH Partners a jugé cette exigence patronale comme "discriminatoire".
 
Online la più antica Bibbia del mondo



Disponibili in Rete 800 pagine del Codice Sinaitico. Il testo originale è di 1.600 anni fa



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Il manoscritto è il più ricco e antico esemplare di scritti ancora esistente.


Milano – Oltre 800 pagine del Codice Sinaitico (Codex Sinaiticus), la più antica copia della Bibbia scritto in greco antico e oggi ancora esistente (insieme con il Codex Vaticano), sono disponibili da consultare online su codexsinaiticus il merito è dello sforzo congiunto di un gruppo di lavoro inglese, russo, tedesco ed egiziano. Le 800 pagine della Sacra Scrittura sono in alta risoluzione ed è possibile navigarle per libri (antico o nuovo testamento, e così via), capitoli e versi. Ogni verso poi ha uno zoom che permette di vederlo nei minimi dettagli, in alcuni casi anche variando la luminosità della pagina per meglio coglierne i particolari. Anche se in queste prime ore, proprio per via del boom di collegamenti, il sito ha qualche difficoltà di accesso.

Il Progetto – Da molti anni la British Library londinese lavora alla digitalizzazione di importanti opere manoscritte e dal 2005 è impegnata a riversare su Pc le pagine del Codice, insieme con il Monastero di Santa Caterina nel Sinai, Egitto, la Biblioteca nazionale russa e la Biblioteca universitaria di Leipzig, in Germania. Grazie ai loro sforzi congiunti (le 4 biblioteche possiedono ognuna una parte del manoscritto, e la parte più grande è in Gran Bretagna) lo scorso anno furono digitalizzate e rese disponibili online le prime 100 pagine del Codice. Ma da oggi tutte le 800 pagine – sulle circa 1.400 che componevano il libro originale – ancora esistenti sono in Rete. Per festeggiare l’evento, lunedì e martedì a Londra sono in programma due giornate di studio ed eventi, all’interno di una conferenza internazionale che richiama esperti di tutto il mondo e di un’area espositiva interamente dedicata alla sacra scrittura.

Il Codice – Il testo originale è di 1.600 anni fa, è infatti datato 400 d.C.: è considerato dagli studiosi il più antico ed esteso testo sacro esistente ancora oggi. Dei molti libri di cui era composto originariamente, il solo completo è il Nuovo Testamento. La storia del suo ritrovamento è strettamente legata alle istituzioni che oggi collaborano al progetto di digitalizzazione: scoperto nel Monastero di Santa Caterina da un teologo tedesco a metà dell’Ottocento, fu poi spostato in parte in Germania, a Leipzig, dove lo studioso viveva, e in parte in Russia, poiché fu lo zar Alessandro II a finanziare e controllare le spedizioni del teologo. Intorno al 1930 poi la Russia vendette il codice alla Gran Bretagna, e per questo motivo oggi è la Biblioteca nazionale inglese a conservarne il maggior numero di pagine.


 
Il Codice Sinaitico Il Codice Sinaitico - Frammenti del capitolo 21 di Genesi Il Codice Sinaitico - Salmo capitolo 1 Il Codice Sinaitico - Isaia capitolo 25 Il Codice Sinaitico - Matteo capitolo 24 Il Codice Sinaitico - Giovanni capitolo 1 Il Codice Sinaitico - Romani capitolo 8 Il Codice Sinaitico - Atti capitolo 1





fonte



Questo articolo è stato pubblicato sul sito Corriere della Sera, in data 6 luglio 2009, da parte del giornalista Eva Perasso, rubrica Scienze (www.corriere.it)
 

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