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Persino la Grecia abbassa l'IVA, Samaras: "La Troika non voleva"
Persino la Grecia abbassa l'IVA, Samaras: "La Troika non voleva"
Di Dario Saltari | 17.07.2013 18:48 CEST
Persino il governo greco riesce a non alzare l'IVA. Meglio, il governo presieduto da Antonis Samaras ha deciso di abbassare l'imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda gli esercizi del settore alimentare come ristoranti, bar e caffé.
Una risposta secca a questa massa informe di bifolchi c'è: boicottare tutti i consumi, distruggere lo stato affamatore e tutte le sue nutrie parassite. Ti vogliono dare la benzina, noi ci compriamo le biciclette, loro ce le tassano, allora andremo sui pattini, loro ci negano quello che ci spetta, noi andiamo in riva al fiume, ci prendiamo una canna da pesca e ci mangiamo le carrube ed i cardi. Dobbiamo isolarli e non farci accerchiare. Dobbiamo eludere i loro "eserciti", le loro alchimie, con alchimie ancora più grandi. Dobbiamo riprenderci il territorio, altrimenti perderemo la partita. Basta i giochetti con l'IMU, con le provincie, con i rimborsi elettorali, con i parlamenti svuotati della democrazia e messi in mano a cinici banchieri. Azzeriamoci il debito e mandiamo affanculo la loro folle ideologia. Strisciamogli come serpi che li avvolgano, diventiamo acqua che spenge i loro roghi. Per vincere dobbiamo tornare indietro, dobbaimo tornare a lavorare per noi e non per essere i loro più o meno inconsapevoli schiavi. Esodiamoli, facciamoli sentire piccoli piccoli. Togliamogli il cibo, le vesti, annugliamogli i loro falsi danari. Essi sono bestie, cattive bestie.
Una risposta secca a questa massa informe di bifolchi c'è: boicottare tutti i consumi, distruggere lo stato affamatore e tutte le sue nutrie parassite. Ti vogliono dare la benzina, noi ci compriamo le biciclette, loro ce le tassano, allora andremo sui pattini, loro ci negano quello che ci spetta, noi andiamo in riva al fiume, ci prendiamo una canna da pesca e ci mangiamo le carrube ed i cardi. Dobbiamo isolarli e non farci accerchiare. Dobbiamo eludere i loro "eserciti", le loro alchimie, con alchimie ancora più grandi. Dobbiamo riprenderci il territorio, altrimenti perderemo la partita. Basta i giochetti con l'IMU, con le provincie, con i rimborsi elettorali, con i parlamenti svuotati della democrazia e messi in mano a cinici banchieri. Azzeriamoci il debito e mandiamo affanculo la loro folle ideologia. Strisciamogli come serpi che li avvolgano, diventiamo acqua che spenge i loro roghi. Per vincere dobbiamo tornare indietro, dobbaimo tornare a lavorare per noi e non per essere i loro più o meno inconsapevoli schiavi. Esodiamoli, facciamoli sentire piccoli piccoli. Togliamogli il cibo, le vesti, annugliamogli i loro falsi danari. Essi sono bestie, cattive bestie.
ANVEDI CHE ABBASSARE LE TASSE SERVE!!!!
SONO SOLO I POLITICASTRI ITALIOTI CHE CI MUNGONO FINO ALLA MORTE
La Grecia e la sua ripresa annunciata
di Mario Grigoletti
settembre 4, 2013 In questi ultimi anni ci siamo abituati a leggere sui giornali e a seguire in televisione le devastanti notizie che ci arrivavano dalla Grecia. Quel bellissimo Paese così vicino a noi per tante ragioni, non quelle economiche, è diventato con il passare del tempo l’incarnazione dell’incapacità dell’UE di rispondere in maniera efficace alla crisi in corso e le notizie che ci arrivano in questi giorni, ad esempio della messa in vendita del cibo scaduto, arrivano ad un limite per noi finora impensabile. Ma a fare da contraltare a questo tetro scenario negli ultimi mesi si sono susseguite una serie di notizie estremamente positive sulla situazione greca, segnali di ripresa economica e anche ritorno dell’occupazione. Nel mese di aprile hanno trovato lavoro 89.000 greci, un numero significativo in un Paese di 11 milioni di abitanti e, anche se il dato era influenzato dall’inizio della stagione turistica che si preannunciava positiva, era sempre il doppio di quello dell’aprile dell’anno precedente. In molti prevedevano inoltre un avanzo nel bilancio pubblico e una ripresa della crescita già nel 2014, per arrivare a un dignitoso 2% abbondante nel 2015. Nel maggio di quest’anno l’agenzia di rating Fitch addirittura ha alzato il rating greco da CCC a B-, sottolineando in una nota come: “Si intravedono chiari progressi nell’eliminare il doppio deficit, fiscale e corrente e la svalutazione interna ha iniziato a prendere piede”. L’euforia da ripresa naturalmente ha contagiato anche la classe politica ellenica. Il ministro alle finanze Yannis Stournaras prima dell’estate si lasciò sfuggire un commento che dire entusiasta è eufemistico: “Abbiamo svoltato. Dal 2014 l’economia tornerà a crescere e noi potremo provare a tornare sui mercati - e la ripresa - si farà sentire tra poco anche nella vita di tutti i giorni”. Bene. Quindi possiamo smettere di parlare di “Greceexit”? Il “fantasma greco” non aleggerà più su gli altri Stati europei colpiti dalla crisi del debito? L’austerità per quanto amara e sanguinosa sta dando i suoi frutti? Ci piacerebbe pensare che sia così a tutti, ma temiamo che i segnali di ripresa rimangano tali. A dare sostegno a questi nostri timori ci pensa Ecomonitor, il blog che fa a capo a Nouriel Roubini, l’economista americano divenuto famoso per essere stato tra i pochi ad aver predetto la crisi finanziaria del 2008. Pur riconoscendo che il PIL greco si è contratto di solo il 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 4,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, Ecomonitor sottolinea che: “Nonostante questo rallentamento della contrazione del PIL e un deficit fiscale un po’ migliorato, ci si attende che il governo greco esaurisca i soldi entro la fine del prossimo anno.”citando uno studio della Barclays Research: “il programma potrebbe molto probabilmente rimanere a corto di fondi entro la fine del 2014 dato che la crescita inferiore al previsto dell’anno scorso, i ritardi nell’attuazione delle riforme e i costi aggiuntivi di riacquisto di titoli hanno causato la necessità di maggiori finanziamenti. Inoltre, in questa fase, non vediamo come la Grecia potrebbe essere in grado di tornare a finanziarsi sul mercato libero entro la fine del 2014, ciò significa che avrà anche bisogno di un’ estensione del programma di salvataggio. Infine, la sostenibilità del debito a lungo termine è ancora da dimostrare e il raggiungimento del magico rapporto debito-PIL del 120% entro il 2020 richiederà misure sostanziali di taglio del debito.” L’articolo sostiene che il FMI ha già iniziato da tempo a fare pressioni sull’UE per concedere alla Grecia uno sconto o un estensione sul debito. “Ciò significa che le nazioni dell’Eurozona dovranno accettare termini peggiori e, eventualmente, un qualche tipo di riduzione del debito al fine di rendere più “sostenibile” il piano di salvataggio.” Naturalmente una decisione così importante è stata rinviata dalla Commissione Europea in attesa delle elezioni politiche tedesche che si svolgeranno il 22 settembre, come un affittuario che aspetta la decisione del padrone di casa. Inutile sottolineare come in Germania l’idea di allentare le condizioni del finanziamento, per non parlare di ulteriori finanziamenti non sia vista di buon occhio. La rivista Der Spiegel domenica 11 agosto citando un documento interno della Bundesbank, riporta che la Banca centrale tedesca si aspetta che la Grecia riceva un altro prestito di salvataggio quest’anno o entro l’inizio del 2014. Gli esperti della Bundesbank, nel documento scritto per il Ministro delle finanze tedesco e per il FMI, esprimono “considerevoli dubbi” sulle capacità del governo greco di imporre le “riforme essenziali”, giudicando le performance del governo come “appena soddisfacenti”. Nel documento i rischi di un’ulteriore finanziamento vengono definiti “eccezionalmente alti” evidenziando inoltre in maniera critica, che l’ultima tranche del prestito è stata approvata per “obblighi di tipo politico”. La cosa che preoccupa di più in Europa, conclude l’Ecomonitor, sull’allentamento delle condizioni sul debito greco è che questo scatenerebbe un effetto domino: “Se la Grecia riceve qualche forma di ammorbidimento dei termini, il Portogallo non starà a guardare. Il Portogallo avrà bisogno un’estensione dei suoi prestiti ad un certo punto, poiché questo paese difficilmente riuscirà a tornare sui mercati in breve tempo. E trattare la Grecia diversamente dal Portogallo non sarà possibile.” Sulla paventata ripresa della Grecia ha recentemente scritto anche il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman, che in uno degli ultimi post facendo un paragone tra la crisi asiatica del 1997/98 e la crisi dell’Eurozona ha fatto un parallelismo tra la Grecia e l’Indonesia: “La cosa che vale la pena ricordare è che tutto ciò che la gente dice sul perché la Grecia non può riprendersi — problemi strutturali, corruzione, leadership debole e bla bla, veniva detto anche dell’Indonesia. Allora perché l’Indonesia ha potuto riprendersi mentre la Grecia no? Beh, ci sono due ovvi motivi: l’Indonesia aveva una moneta che poteva essere svalutata e lo ha fatto, massicciamente. Questo ha causato un sacco di stress finanziario a breve termine, ma ha spianato la strada per una crescita guidata dalle esportazioni. E il FMI, dopo aver inizialmente spinto per politiche di austerità in Asia, le ha abbandonate e ha invertito la rotta; questa volta invece la Troika è stata implacabile, non imparando nulla dall’esperienza.” L’uscita della Grecia dalla sua fase d’emergenza sembra quindi ancora lontana, a dispetto delle dichiarazioni e delle ottimistiche previsioni il destino ellenico è ancora strettamente legato ai piani di finanziamento e alle decisioni prese a Berlino. Un allentamento delle misure sul debito greco sarebbe un precedente che la Troika non si può permettere, cosciente del fatto che verrebbe seguito dalle automatiche richieste degli altri Paesi che hanno dovuto richiedere i finanziamenti. Siamo in una fase della crisi che potremmo chiamare della “ripresa annunciata”. Noi italiani la conosciamo bene, la conoscono sicuramente anche i greci, ma loro hanno sempre meno tempo per aspettarla e l’opzione dell’uscita dall’Eurozona non è ancora da escludere.
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