SINIBALDO
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DOPO IL FALLITO ATTACCO A BNL E ANTONVENETA GLI "SCIACALLI" DEL MONDO
FINANZIARIO, OGGI DENOMINATI EUFEMISTICAMENTE........"PLAYER" SI RIORGANIZZANO PER ASSALTARE I..........."FORZIERI" NAZIONALI CON LA SOLITA ELEGANZA CHE LI CONTRADISTINGUONO !!!!!!!!!!!!!!
Sinibaldo
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L'amministratore delegato di Unicredit sente odore di grandi manovre attorno alle Generali e avverte che lui non ci sta a partecipare ai giochi di potere che si sono aperti tra Capitalia e Banca Intesa:
«Se mi si chiede se vogliamo essere coinvolti in giochi di potere su Generali, la mia risposta è no.
Vedo differenti prospettive in altri player, ma non voglio essere polemico».
Non si può dire che davanti a una platea di analisti finanziari, desiderosi di capire che cosa potrebbe accadere attorno alle Generali e Mediobanca, l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, non sia stato chiaro.
Il numero uno dell'istituto di piazzale Cordusio ha detto che non vuole essere polemico ma è evidente dalle sue parole che traspare un certo nervosismo per le tensioni che si
sono create attorno alla possibile aggregazione tra Capitalia e Banca Intesa e alle conseguenze che ne potrebbero derivare negli assetti azionari di Mediobanca e dunque delle Generali.
Le parole di Profumo potrebbero essere prese alla leggera se fossero fatte da un osservatore esterno ma non si può dimenticare che Unicredit controlla il 9% di Mediobanca e quindi tutto quello che succede da quelle parti non lo può lasciare indifferente.
Le parole di Profumo, d'altronde, non fanno altro che confermare quello che tutti i protagonisti provano a smentire:
ovvero che, come avviene periodicamente nella storia della finanza italiana, attorno alle Generali si sono riaccesi i riflettori.
E non c'è neppure bisogno di specificare che questa nuova attenzione per la compagnia assicurativa di Trieste è strettamente legata alle grandi manovre che si stanno giocando tra Capitalia e banca Intesa.
Per il momento la partita è congelata.
Dopo la mossa sorpresa di Matteo Arpe di acquistare il 2% di Intesa le bocce sono ferme perchè la legge del testo unico della finanza pone un vincolo molto forte alle aggregazioni nei casi di partecipazioni incrociate.
L'amministratore delegato di Capitalia, inoltre, ha ottentuo dagli azionisti il mandato pieno a difendere la banca da operazioni non chiare e dunque per il momento i due protagonisti della possibile aggregazione si studiano reciprocamente ma nessuno dei due muoverà un dito fino a nuovo ordine.
Inoltre, cosa di non poco conto, nella vicenda Capitalia-Intesa è momentaneamente assente uno dei protagonisti principali, il banchiere Cesare Geronzi, sospeso un mese fa da tutte le cariche societarie, da una decisione molto severa della magistratura di Parma.
I giudici della libertà del tribunale di Bologna decideranno lunedì prossimo sull'interdizione di Geronzi e non è detto che decidano di «liberare» il presidente di Capitalia.
Fino a quando persisterà questa situazione giudiziaria le ipotesi sul tappeto a proposito dell'aggregazione non potranno essere nemmeno prese in considerazione.
La giornata di lunedì, quindi,assume un significato cruciale per Capitalia e per lo stesso Matteo Arpe, rimasto solo a gestire una fase molto delicata della banca romana.
La comunità degli affari, comunque, guarda con molto interesse all'ipotesi di aggregazione tra Capitalia e Intesa.
A piazza affari sono convinti che dopo le elezioni la partita si potrebbe riaprire a patto che Banca Intesa sia disposta a trattare alla pari e senza alcuna esclusione della possibile aggregazione.
Un'ipotesi, lo sanno anche ai vertici di Capitalia, caldeggiata fortemente dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.
Il numero uno di via Nazionale, a differenza di Antonio Fazio, non è mai stato protezionista e nazionalista a proposito delle aggregazioni bancarie ma ha capito che
a questo punto del risiko bancario in Europa, l'Italia deve dotarsi di dimensioni bancarie all'altezza della situazione nel vecchio continente.
In caso contrario il mercato italiano diventerebbe terra di conquista di gruppi internazionali.
Il segnale lo ha dato l'operazione-blitz di Bnp Paribas.
Le possibili aggregazioni bancarie, soprattutto quella ipotizzata tra Capitalia e Banca Intesa, non potranno essere indifferenti all'esito delle elezioni.
La presenza di Fininvest nell'azionariato di Capitalia, pur essendo una partecipazione di minoranza, potrebbe avere un'influenza importante rispetto alla strategia della Mediolanum di Ennio Doris.
Il socio di Berlusconi in un'intervista comparsa ieri sulla Repubblica ha detto a proposito dell'ipotesi che Mediolanum possa confluire in Capitalia dopo l'ingresso di Fininvest:
«Sul mio tavolo non c'è nulla di concreto, solo la mia stima per l'amministratore delegato Matteo Arpe, che considero uno dei migliori banchieri».
Pur minimizzando sulle voci di un rafforzamento di Capitalia in previsione di un'aggregazione con Intesa, Doris ha aggiunto che Mediolanum è interessata a partecipare alle grandi aggregazioni in corso.(di B. Del Sarto)
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SINIBALDO
FINANZIARIO, OGGI DENOMINATI EUFEMISTICAMENTE........"PLAYER" SI RIORGANIZZANO PER ASSALTARE I..........."FORZIERI" NAZIONALI CON LA SOLITA ELEGANZA CHE LI CONTRADISTINGUONO !!!!!!!!!!!!!!
Sinibaldo
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L'amministratore delegato di Unicredit sente odore di grandi manovre attorno alle Generali e avverte che lui non ci sta a partecipare ai giochi di potere che si sono aperti tra Capitalia e Banca Intesa:
«Se mi si chiede se vogliamo essere coinvolti in giochi di potere su Generali, la mia risposta è no.
Vedo differenti prospettive in altri player, ma non voglio essere polemico».
Non si può dire che davanti a una platea di analisti finanziari, desiderosi di capire che cosa potrebbe accadere attorno alle Generali e Mediobanca, l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, non sia stato chiaro.
Il numero uno dell'istituto di piazzale Cordusio ha detto che non vuole essere polemico ma è evidente dalle sue parole che traspare un certo nervosismo per le tensioni che si
sono create attorno alla possibile aggregazione tra Capitalia e Banca Intesa e alle conseguenze che ne potrebbero derivare negli assetti azionari di Mediobanca e dunque delle Generali.
Le parole di Profumo potrebbero essere prese alla leggera se fossero fatte da un osservatore esterno ma non si può dimenticare che Unicredit controlla il 9% di Mediobanca e quindi tutto quello che succede da quelle parti non lo può lasciare indifferente.
Le parole di Profumo, d'altronde, non fanno altro che confermare quello che tutti i protagonisti provano a smentire:
ovvero che, come avviene periodicamente nella storia della finanza italiana, attorno alle Generali si sono riaccesi i riflettori.
E non c'è neppure bisogno di specificare che questa nuova attenzione per la compagnia assicurativa di Trieste è strettamente legata alle grandi manovre che si stanno giocando tra Capitalia e banca Intesa.
Per il momento la partita è congelata.
Dopo la mossa sorpresa di Matteo Arpe di acquistare il 2% di Intesa le bocce sono ferme perchè la legge del testo unico della finanza pone un vincolo molto forte alle aggregazioni nei casi di partecipazioni incrociate.
L'amministratore delegato di Capitalia, inoltre, ha ottentuo dagli azionisti il mandato pieno a difendere la banca da operazioni non chiare e dunque per il momento i due protagonisti della possibile aggregazione si studiano reciprocamente ma nessuno dei due muoverà un dito fino a nuovo ordine.
Inoltre, cosa di non poco conto, nella vicenda Capitalia-Intesa è momentaneamente assente uno dei protagonisti principali, il banchiere Cesare Geronzi, sospeso un mese fa da tutte le cariche societarie, da una decisione molto severa della magistratura di Parma.
I giudici della libertà del tribunale di Bologna decideranno lunedì prossimo sull'interdizione di Geronzi e non è detto che decidano di «liberare» il presidente di Capitalia.
Fino a quando persisterà questa situazione giudiziaria le ipotesi sul tappeto a proposito dell'aggregazione non potranno essere nemmeno prese in considerazione.
La giornata di lunedì, quindi,assume un significato cruciale per Capitalia e per lo stesso Matteo Arpe, rimasto solo a gestire una fase molto delicata della banca romana.
La comunità degli affari, comunque, guarda con molto interesse all'ipotesi di aggregazione tra Capitalia e Intesa.
A piazza affari sono convinti che dopo le elezioni la partita si potrebbe riaprire a patto che Banca Intesa sia disposta a trattare alla pari e senza alcuna esclusione della possibile aggregazione.
Un'ipotesi, lo sanno anche ai vertici di Capitalia, caldeggiata fortemente dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.
Il numero uno di via Nazionale, a differenza di Antonio Fazio, non è mai stato protezionista e nazionalista a proposito delle aggregazioni bancarie ma ha capito che
a questo punto del risiko bancario in Europa, l'Italia deve dotarsi di dimensioni bancarie all'altezza della situazione nel vecchio continente.
In caso contrario il mercato italiano diventerebbe terra di conquista di gruppi internazionali.
Il segnale lo ha dato l'operazione-blitz di Bnp Paribas.
Le possibili aggregazioni bancarie, soprattutto quella ipotizzata tra Capitalia e Banca Intesa, non potranno essere indifferenti all'esito delle elezioni.
La presenza di Fininvest nell'azionariato di Capitalia, pur essendo una partecipazione di minoranza, potrebbe avere un'influenza importante rispetto alla strategia della Mediolanum di Ennio Doris.
Il socio di Berlusconi in un'intervista comparsa ieri sulla Repubblica ha detto a proposito dell'ipotesi che Mediolanum possa confluire in Capitalia dopo l'ingresso di Fininvest:
«Sul mio tavolo non c'è nulla di concreto, solo la mia stima per l'amministratore delegato Matteo Arpe, che considero uno dei migliori banchieri».
Pur minimizzando sulle voci di un rafforzamento di Capitalia in previsione di un'aggregazione con Intesa, Doris ha aggiunto che Mediolanum è interessata a partecipare alle grandi aggregazioni in corso.(di B. Del Sarto)
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