FORTEBRACCIO
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[center:257219be58]LO STEWART[/center:257219be58]
Dopo quattordici anni di onorata servitù Pierferdinando Casini detto lo Steward ha sbottato: “Berlusconi lo sappia, non tutti sono in vendita”.
E ha gettato la livrea alle ortiche per mettersi in proprio, insieme a Cesa e Cuffaro.
Cade in piedi, visto che nel frattempo ha sposato Azzurra Caltagirone, l’ereditiera più ambita di Roma.
Lo Steward è uomo di sani principi cristiani.
Quando prende una decisione è moralmente convinto di quel che fa.
Per esempio, si fa vanto della scelta di candidare al parlamento Salvatore Cuffaro, fresco di una condanna a cinque anni per favoreggiamento a un paio di signori in odore di mafia.
“Non mi faccio dettare le liste dai giudici”, ha risposto con l’orgoglio di quando calendarizzava sul tamburo le leggi vergogna, agli amici di Qui Bologna Libera che lo scorso 18 marzo sono andati a interpellarlo sul tema, dovendo superare gli ostacoli
frapposti dal solito codazzo di servi pur di fare quello che la gran parte dei giornalisti non fa più: rivolgere a un personaggio pubblico domande fuori copione.
Lo Steward ha il vizietto di scappare di fronte a interlocutori non addomesticati, occorre braccarlo per sentirsi rispondere che lui no, non prova imbarazzo nel candidare un personaggio che è stato appena costretto a dimettersi dalla carica di presidente della regione Sicilia.
E dire che il medesimo Steward ogni tanto cristianamente declama: “Non si può lasciare alla magistratura l’esclusiva della lotta alla mafia”.
Fatta salva la presunzione d’innocenza, l’insieme dei fatti già accertati emersi sul conto di Cuffaro, titolare del granaio elettorale siciliano, comprometterebbe la credibilità di qualsiasi organizzazione, anche non cristiana.
Ma non è un problema per la reputazione dell’Udc di Cesa e Casini. Questi due signori conoscono il sistema e sanno che Cuffaro porta voti mentre la lotta anti-mafia non ne porta.
Dal loro punto di vista non sbagliano: la candidatura di Cuffaro infatti non è un argomento polemico mentre la parola mafia - fateci caso - è completamente assente dalla campagna elettorale.
di Piero Ricca
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[center:257219be58]LO STEWART[/center:257219be58]
Dopo quattordici anni di onorata servitù Pierferdinando Casini detto lo Steward ha sbottato: “Berlusconi lo sappia, non tutti sono in vendita”.
E ha gettato la livrea alle ortiche per mettersi in proprio, insieme a Cesa e Cuffaro.
Cade in piedi, visto che nel frattempo ha sposato Azzurra Caltagirone, l’ereditiera più ambita di Roma.
Lo Steward è uomo di sani principi cristiani.
Quando prende una decisione è moralmente convinto di quel che fa.
Per esempio, si fa vanto della scelta di candidare al parlamento Salvatore Cuffaro, fresco di una condanna a cinque anni per favoreggiamento a un paio di signori in odore di mafia.
“Non mi faccio dettare le liste dai giudici”, ha risposto con l’orgoglio di quando calendarizzava sul tamburo le leggi vergogna, agli amici di Qui Bologna Libera che lo scorso 18 marzo sono andati a interpellarlo sul tema, dovendo superare gli ostacoli
frapposti dal solito codazzo di servi pur di fare quello che la gran parte dei giornalisti non fa più: rivolgere a un personaggio pubblico domande fuori copione.
Lo Steward ha il vizietto di scappare di fronte a interlocutori non addomesticati, occorre braccarlo per sentirsi rispondere che lui no, non prova imbarazzo nel candidare un personaggio che è stato appena costretto a dimettersi dalla carica di presidente della regione Sicilia.
E dire che il medesimo Steward ogni tanto cristianamente declama: “Non si può lasciare alla magistratura l’esclusiva della lotta alla mafia”.
Fatta salva la presunzione d’innocenza, l’insieme dei fatti già accertati emersi sul conto di Cuffaro, titolare del granaio elettorale siciliano, comprometterebbe la credibilità di qualsiasi organizzazione, anche non cristiana.
Ma non è un problema per la reputazione dell’Udc di Cesa e Casini. Questi due signori conoscono il sistema e sanno che Cuffaro porta voti mentre la lotta anti-mafia non ne porta.
Dal loro punto di vista non sbagliano: la candidatura di Cuffaro infatti non è un argomento polemico mentre la parola mafia - fateci caso - è completamente assente dalla campagna elettorale.
di Piero Ricca
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