Sanità, nuova stangata. Ticket sui piccoli interventi

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Sanità, nuova stangata. Ticket sui piccoli interventi
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Sanità, nuova stangata. Ticket sui piccoli interventi
La Cgil: così le famiglie pagheranno almeno 60 milioni in più. Cosa cambia nel 2017

di MATTEO PALO
Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2016


Ospedale (Foto di repertorio Newpress)
4 min

Roma, 25 settembre 2016 - Liberazione del tunnel carpale, frantumazione dei calcoli renali. E, ancora, trattamento della cataratta, riparazione dell’ernia, alcuni interventi in artroscopia.
Sono tutte operazioni per le quali, all’insaputa degli italiani, sta suonando la campanella dell’ultimo giro: a breve, come denuncia la Cgil, non saranno più effettuate in day surgery, cioè senza un ricovero vero e proprio. Bisognerà, invece, passare da un ambulatorio e, quindi, pagare un ticket.
Con una stangata quantificabile in 60 milioni di euro.
A stabilirlo è il nuovo decreto di aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza sanitaria, sul quale il governo e le Regioni hanno da poco trovato un accordo. E che a breve passerà dal Parlamento, per diventare poi operativo nel corso del 2017. Senza dimenticare che in ballo ci sono sempre altri tagli al Fondo sanitario nazionale.

Il carico complessivo in arrivo per i cittadini si ricava spulciando le tabelle del ministero della Salute. Circa 18 milioni di euro saranno ottenuti grazie ai maggiori ticket per "trasferimento prestazioni precedentemente erogate in regime di ricovero", mentre 42 milioni abbondanti arriveranno dall’inserimento di nuove prestazioni negli elenchi relativi alle attività ambulatoriali. La somma supera i 60 milioni di euro che, al di là delle definizioni da burocrati, diventeranno nuovi ticket. Il pezzo più grave di questa manovra viene spiegato da Stefano Cecconi, responsabile Politiche salute della Cgil: "Con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate gratuitamente in day surgery, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale, che implica il pagamento".

La riorganizzazione ha un impatto già misurabile nella vita quotidiana degli italiani, perché coinvolge una serie di interventi che compaiono negli elenchi del ministero. Sono per l’esattezza 24 e sono quasi tutte operazioni molto frequenti. Tra gli altri, c’è
la liberazione del tunnel carpale, dall’anestesia fino alla rimozione dei punti,
l’intervento di cataratta (incluse le visite di controllo entro dieci giorni),
la riparazione di diverse tipologie di ernia, da quella inguinale a quella ombelicale,
la riparazione del dito a martello,
alcune operazioni in artroscopia,
amputazione delle dita di mani e piedi e frantumazione non invasiva di calcoli renali.
Tra poco tutto questo diventerà a pagamento.

Il problema, spiega ancora Cecconi, non riguarda però la composizione degli elenchi: "In questo caso succede che un’operazione giusta si trasformerà in un problema. È giusta perché stiamo parlando di prestazioni sanitarie aggiuntive o di trattamenti più corretti rispetto al passato. Il problema, però, riguarda il sistema dei ticket, che è sbagliato e che va riformato perché crea questi effetti paradossali".
I pagamenti extra, comunque, non scatteranno subito. Superato lo scoglio parecchio scivoloso dell’intesa con le Regioni, il decreto sui Lea è alle battute finali: manca il parere delle commissioni parlamentari e poco altro prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Poi, si dovrà passare alla fase attuativa: i cambiamenti saranno introdotti con gradualità nel corso del 2017.

A questo, però, in manovra potrebbe aggiungersi un nuovo taglio del Fondo sanitario nazionale. Conclude Cecconi: «Al di là delle dichiarazioni del ministro, nel Def si dice chiaramente che il fondo sanitario è legato all’andamento del Pil e che fino al 2019 è prevista una riduzione della sua incidenza sul prodotto interno lordo». Tutti elementi che portano a una conclusione: il governo potrebbe portare un’ulteriore sforbiciata. La nota di aggiornamento al Def, in arrivo domani, su questo darà già diversi indizi.


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Ma lo sapevate che la sanità pubblica non è "gratis"?....Io continuo a somministrarvi delle full immersion di realismo...

Per i soloni della "sanità gratis".
Leggo critiche contro il sistema sanitario USA che è carissimo. Mentre da noi si sta benissimo col SSN che è "gratuito".
La sanità pubblica italiana è gratuita? Davvero?
Andiamo a vedere le cifre.
L'ultimo bilancio consuntivo a disposizione, parla di un costo annuo della sanità italiana pari a circa 115 miliardi di euro.
Ora se dividiamo questa cifra per i 60 milioni di abitanti italiani, abbiamo un costo annuale per abitante di circa 1920 euro, pari a 160 euro al mese, ripeto: per ogni abitante. (e già notiamo che l'SSN non è affatto gratis)
Ma la sanità italiana è pagata da tutti? No.
Quindi cominciamo ad eliminare chi di fatto non versa nulla alle casse dello stato per la sanità italiana, quindi tutti i giovani in età scolare, i disoccupati, ed ovviamente i pensionati e i dipendenti pubblici, i cui contributi ed imposte sono solo partite di giro.
Chi resta? Restano circa 18 milioni di persone. Che sono coloro che lavorano, e mantengono di fatto tutto il servizio pubblico nazionale.
Quindi i nostri 115 miliardi di costi vanno spalmati su chi effettivamente sostiene quei costi, e il risultato è che per ogni persona produttiva in italia il SSN costa 6400 euro all'anno circa, pari a 533 euro al mese...........................


IL GRANDE BLUFF: Ma lo sapevate che la sanità pubblica non è "gratis"?....
 
20 anni fa senza immigrazione africana, senza euro, senza la sinistra al potere mi ricordo che era tutto gratis

votate PD PDL M5S e vi toglieranno tutto!

p.s. M5S e' un movimento di protesta che e' ormai partito con un leader e un programma che cambia nel tempo ma rimane fedele al progetto globalista
 
La recensione
UK, benvenuti all’inferno
"Io, Daniel Blake" di Ken Loach rappresenta con crudezza la spietata trasformazione del servizio pubblico in dispositivo volto alla creazione di profitto. Stritolato tra il sacco della previdenza svenduta ai privati e le logiche di austerità, il welfare state universalistico tramonta all’orizzonte del Settentrione d’Inghilterra, mentre il corpo e la salute diventano l’ultimo, definitivo bacino d’estrazione

UK, benvenuti all'inferno - I Diavoli

Largo al mercato e nessun apprezzabile miglioramento sotto il profilo dell’efficienza. Anzi…

Per un attimo ho pensato che stesse parlando dell'Italia
 
Ultima modifica:
Sanità italiana: tagli tagli tagli ....... e la ministra finge di inorridire...... smettessero di fare tagli .....

Nola, malati a terra. De Luca: "Via il direttore". La replica: "Meglio che non curarli"
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I pazienti a terra

La Lorenzin invia gli ispettori: i Nas in ospedale. Tra i ricoverati sul pavimento un paziente in arresto cardiaco salvato con la defibrillazione. Il Comune si costituirà "parte civile in ogni eventuale procedimento contro l'azienda"

09 gennaio 2017
I carabinieri del Nas all'ospedale di Nola. Sono stati inviati dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin al " Santa Maria della Pietà", nel napoletano, dopo le denunce sulle condizioni in cui sono stati accolti, su materassi per terra, alcuni malati.

E il governatore de Luca, dopo aver convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania, ha chiesto di "avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola".

Ma il direttore sanitario, Andreo De Stefano, difende il lavoro e le scelte fatte: "Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza. In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso, e sabato ne abbiamo 'sequestrate' due alle autoambulanze per far fronte all'emergenza venutasi a creare".
Nola, malati per terra: i Nas in ospedale

"Una di quelle persone era in arresto cardiaco, ma che dovevamo fare senza letti né barelle, mandarla via? I medici hanno preferito fare la defibrillazione sul pavimento, pur di salvarle la vita come è accaduto", spiega Andreo De Stefano. A suo giudizio le immagini difuse dai media, "non hanno dato una bella immagine dell'ospedale, ma era l'unica soluzione per far fronte all'emergenza". "L'altra persona ritratta a terra - ha raccontato - era stata messa in posizione antisoffocamento perché era in preda al vomito"

"Trenta dei 265 utenti arrivati al pronto soccorso - aggiunge il direttore sanitario - sono stati ricoverati, e due persone sono state portate in altri nosocomi. Si pensi che c'era anche l'emergenza acqua, ed avevamo allertato la prefettura per poter avere qualche autobotte, poi fornitaci dai vigili del fuoco".
Nola, il direttore sanitario: "Quelle foto sono brutte, ma abbiamo assistito tutti"
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"Qui - ha concluso De Stefano - arrivano persone dall'agro sarnese, dal vesuviano, dal nolano, dall'avellinese, dall'acerrano, per un'utenza di circa 300mila persone [10 barelle al pronto soccorso sono davvero poche poche]. Ma i medici fanno il loro dovere, e danno assistenza nel migliore dei modi possibili, considerando anche che l'ospedale ha 107 posti letto a disposizione, e ne sarebbero necessari, nella norma, almeno il doppio. Noi non ci scoraggiamo, e siamo sereni, siamo pronti a chiarire tutto quanto ci sarà chiesto di chiarire. Ripeto, quella di sabato è stata un'emergenza che definire eccezionale è poco".

Intanto stamattina nessun paziente a terra, ma sono ancora molti gli utenti del pronto soccorso dell'ospedale di Nola (Napoli), assiepati su sedie e barelle in attesa di visita o dell'eventuale ricovero, e gli operatori sanitari parlano di situazione che resta comunque "critica".

"Speriamo i non arrivare al punto di sabato - spiega un medico in uscita dall'ospedale - il 118 è stato allertato, ma le autoambulanze continuano ad arrivare. Per ora abbiamo pazienti sulle sedie e sulle barelle, nessuno fortunatamente a terra". Della visita dei Nas, per ora, c'è riserbo assoluto, ma i medici tengono a precisare che nessuno degli utenti che arriva in ospedale "è lasciato senza cure".

In una nota, la Regione Campania chiarisce che "il 90% di chi si è rivolto al Pronto soccorso è stato dimesso, a conferma del fatto che ci si è rivolti alla struttura ospedaliera anche per problemi di ridotto rilievo medico a causa della chiusura degli studi medici. A mò di esempio - aggiunge la nota - si chiarisce che al pronto soccorso dell'Ospedale pediatrico Santobono di Napoli, dal 1° gennaio, su 2.019 accessi, solo 154 hanno richiesto un ricovero".

In ogni caso, si sottolinea, "ognuno dei pazienti effettivamente bisognoso di cure, ha ricevuto le prestazioni necessarie". Si è deciso, infine, di dar vita a postazioni straordinarie di continuità assistenziale nei presidi con Pronto soccorso di maggiore afflusso, con il coinvolgimento di medici territoriali.

"Sull'ospedale di Nola é singolare che De Luca commissioni un'indagine su sé stesso. Invece di cercare il capro espiatorio, il Governatore della Campania risponda garantendo più servizi". Interviene con un post su Facebook il sindaco di Nola, Geremia Biancard.
"De Luca - aggiunge Biancardi - garantisca più servizi, a cominciare dalla cardiologia interventistica che deve essere assicurata per 24 ore al giorno. Servono tac, risonanze e soprattutto più medici, in primis gli ortopedici". Il sindaco di Nola annuncia anche che il Comune si costituirà "parte civile in ogni eventuale procedimento contro l'azienda", affermando che nel frattempo avrebbe fatto sentire la propria "voce. Forte".

L' intervento degli ispettori era stato annunciato dal sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano. "Chiedo al presidente De Luca di prendere provvedimenti seri - interviene Alfano coordinatore regionale del Nuovo Centrodestra in Campania - anche perchè in Campania ci sono tante strutture di eccellenza, così come tantissimi medici straordinari. E' ingiusto che tutte queste nostre eccellenze poi vengono confuse con queste situazioni al limite del paradossale".
Il caso Nola è esploso ieri sui Social dopo che i parenti di alcune persone ricoverate hanno pubblicato le foto dei loro cari assistiti per terra, perchè al pronto soccorso non c'erano più letti nè barelle.

Il Governatore Vincenzo De Luca ha avviato un'indagine interna.

"Sono sempre stata convinta che le istituzioni abbiano il compito di meritarsi la fiducia dei cittadini giorno per giorno, agendo nell'interesse e nel rispetto soprattutto dei più deboli- scrive su Facebook Pina Picierno, europarlamentare del Pd - A quei pazienti ed a tutti i cittadini che utilizzano quell'ospedale di Nola e anche ai medici ed agli operatori costretti a lavorare in quelle condizioni dovrebbero innanzitutto andare le scuse di tutti gli enti coinvolti e la promessa che un tale scempio non si verifichi mai più. Dopodiché - aggiunge - si proceda velocemente ad individuare le responsabilità e si agisca di conseguenza".

Un esposto in Procura ed una class action per risarcimento danni viene annunciata da Angelo Pisani, a nome di Noiconsumatori.it. "Chiediamo - dice Pisani - l'intervento della magistratura per la punizione dei responsabili e di chi non è stato capace di far rispettare i fondamentali diritti Costituzionali e lancia una campagna di mobilitazione fra coloro che stanno subendo simili, pesanti violazioni e disagi chiamando a raccolta anche i loro familiari". "Stiamo verificando le tante segnalazioni già ricevute - aggiunge - per avviare una class action con le conseguenti richieste di risarcimento danni per le vittime e familiari umiliati e mortificati, che non solo serviranno a fare giustizia per le vittime di tanto abbandono".
 

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