Su Investire Oggi dove trovo il PANIC INDEX?

tontolina

Forumer storico
COMMENTO DEL 15/01/2008. Se si osserva il grafico di qualunque indice di mercato – non solo quello italiano – si ha la netta sensazione di essere
sul baratro, ad un passo da peggio che difficilmente si riesce ad immaginare: pressoché
tutti gli indici hanno realizzati minimi ad agosto, a novembre e questo mese più o meno
allineati, e il timore di una rottura ribassista è palpabile;

tanto è vero che il Panic Index si colloca da un paio di giorni addirittura sopra i 200 punti, che non è poco.

Se però per un momento si astrae dall’aspetto squisitamente grafico, si nota un feroce ipervenduto con tanto di divergenze bullish – viste prima d’ora soltanto in occasione della fase di minimo a cavallo fra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 – e questo non solo su base giornaliera, ma anche a livello settimanale;
si notano delle divergenze non solo sul momentum ma anche in termini di ampiezza e di
volume; e si constata come il ribasso, che vanta quasi otto mesi di anzianità e che in termini di indice sfiora il 20%, si è esteso a tutte le azioni del listino. Insomma, un contributo fresco alla lettera non si può immaginare, a meno che domani sbarchino a piazza Affari 20 nuove società che partecipino al ribasso.
Cogliere un minimo è un esercizio tanto eccitante quanto pericoloso;
ma non possiamo fare a meno di scorgere degli elementi che si rinvengono in precisi momenti di un ribasso. Per il momento ci limitiamo a rilevare – e ad apprezzare – il persistente recupero di forza relativa del nostro mercato:
come avremo modo di dimostrare nel 2008 Yearly Outlook, che sarà pubblicato fra una settimana, due erano i momenti in cui la debolezza relativa di piazza Affari avrebbe conosciuto il culmine:
novembre 2007 e gennaio 2008. Da questo punto di vista siamo molto vicini ad una svolta.






ST MICRO. Venendo da una discesa, l’ultima volta
che STM ha perso più del 20% in 4 settimane
risale all’inizio di giugno 2002: allora si
sviluppò un trading range di ben sei settimane
prima che i ribassisti tornassero a prevalere. E
in ogni caso non ci fu mai un’inversione di
tendenza sul medio periodo. Per cui non è il caso di abbassare la guardia.
 
tontolina ha scritto:
COMMENTO DEL 15/01/2008. Se si osserva il grafico di qualunque indice di mercato – non solo quello italiano – si ha la netta sensazione di essere
sul baratro, ad un passo da peggio che difficilmente si riesce ad immaginare: pressoché
tutti gli indici hanno realizzati minimi ad agosto, a novembre e questo mese più o meno
allineati, e il timore di una rottura ribassista è palpabile;

tanto è vero che il Panic Index si colloca da un paio di giorni addirittura sopra i 200 punti, che non è poco.

Se però per un momento si astrae dall’aspetto squisitamente grafico, si nota un feroce ipervenduto con tanto di divergenze bullish – viste prima d’ora soltanto in occasione della fase di minimo a cavallo fra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 – e questo non solo su base giornaliera, ma anche a livello settimanale;
si notano delle divergenze non solo sul momentum ma anche in termini di ampiezza e di
volume; e si constata come il ribasso, che vanta quasi otto mesi di anzianità e che in termini di indice sfiora il 20%, si è esteso a tutte le azioni del listino. Insomma, un contributo fresco alla lettera non si può immaginare, a meno che domani sbarchino a piazza Affari 20 nuove società che partecipino al ribasso.
Cogliere un minimo è un esercizio tanto eccitante quanto pericoloso;
ma non possiamo fare a meno di scorgere degli elementi che si rinvengono in precisi momenti di un ribasso. Per il momento ci limitiamo a rilevare – e ad apprezzare – il persistente recupero di forza relativa del nostro mercato:
come avremo modo di dimostrare nel 2008 Yearly Outlook, che sarà pubblicato fra una settimana, due erano i momenti in cui la debolezza relativa di piazza Affari avrebbe conosciuto il culmine:
novembre 2007 e gennaio 2008. Da questo punto di vista siamo molto vicini ad una svolta.






ST MICRO. Venendo da una discesa, l’ultima volta
che STM ha perso più del 20% in 4 settimane
risale all’inizio di giugno 2002: allora si
sviluppò un trading range di ben sei settimane
prima che i ribassisti tornassero a prevalere. E
in ogni caso non ci fu mai un’inversione di
tendenza sul medio periodo. Per cui non è il caso di abbassare la guardia.


Ciao tontolina,

molto inbtreressante.

per favore mi dici dove trovo questo indice?
Magari lo conosco ... ma non con questo nome....

Grazie.

Ettore
 
Nn voglio essere ripetitivo, ma per dire la fine del ribasso sia giunta davvero al termine, manca lo sprofondo delle borse di cina e india, senza contare che la borsa americana dove tutto sommato ha fatto solo uno stornino.

Sicuramente ci sono molti titoli sotto il 2003 òL'ndice si regge ancora sui petroliferi e sui bancari esempio eclatante ve lo ricordate quando nel 2003 trevi quotava poco + di 0.7 e nessuno la voleva ?
Poi si sarà anche vicino alla svolta, ma il panico ancora nn si è vistom ma con questo nn voglio dire che rivedremo trevi a 0.75.

Per chi è loquido il dilemma sarà quando entrare e con quale strategia

saluti
 
Il peggio è alle spalle?

Siete veramente convinti che il peggio sia alle spalle? A scuola insegnano la teoria dei cicli economici. Da sempre ci raccontano che nell'economia si alternano gli investimenti in immobili agli investimenti in azioni.

Quando i primi risultano troppo cari le banche centrali e i governi spengono gli entusiasmi e le esagerazioni disincentivando quel tipo di investimenti e incentivando l'altra asset class. I cicli durano in media dai sette ai 10 anni.
Tuttavia quando si cerca di sfidare il normale corso degli eventi si rischia di non riuscire più a controllare gli eventi stessi. Gli Stati Uniti, alla disperata ricerca della creazione di valore per i loro abitanti hanno drogato il sistema più volte alterando i cicli stessi.
Per evitare drammatiche conseguenze ai mercati azionari nel 1998 salvarono la Long Term Capital dal fallimento e iniettarono liquidità nel sistema. L'euforia di internet di quegli anni si trasformò così in una gigantesca bolla.
Al suo scoppio, invece di far pulizia sui mercati con una recessione molto cattiva, la Fed decise di iniettare una dose ancora più massiccia di liquidità, di abbassare i tassi vicino allo zero, di far esplodere il deficit di bilancio e quello commerciale e infine di svalutare molto il suo cambio. Il risultato fu evidente, in Europa i mercati azionari crollarono di oltre il 60% (ricordatevi che il Dax (Xetra: notizie) arrivo a quasi 2000 punti contro gli 8000 di fine dicembre), mentre il mercato americano perse molto poco.
Tutte quelle manovre, atte a scongiurare il peggio, non fecero altro che dare origine ad un'altra bolla, quella immobiliare. Lo sviluppo delle economie cinesi, arabe, indiane e russe hanno permesso alla bolla immobiliare di ingigantirsi, ai debiti di continuare a crescere e ai mercati azionari americani di superare vecchi massimi.
Ma da agosto siamo davanti a una crisi molto profonda del sistema.
Immobili e borse stanno scendendo, per la prima volta da anni, all'unisono, mentre materie prime, energia, prodotti alimentari e costi di trasporto stanno salendo a dismisura.
Il tutto ha come ovvia conseguenza una drastica riduzione della ricchezza individuale, una riduzione dei consumi che porta a minori utili aziendali, e naturalmente a una crescente inflazione.

La Fed sta cercando di evitare il crollo dei mercati, ancora una volta iniettando liquidità, abbassando i tassi e svalutando. Ma nel 1998 e nel 2001 l'inflazione non era certo un problema.L'innovazione portava produttività e come ben sapete un aumento della produttività riduce la pressione su prezzi e inflazione. Negli anni seguenti l'inflazione fu tenuta bassa da una manodopera poco cara (Cina e India).
 
concordo... come scrissi tempo fa, e ormai i pochi post di borsa sono quelli, la situazione non mi piaceva, ma non per uno storno fisiologico delle borse, ma proprio per una specie di collasso del sistema, con cali del 50% per intenderci..


siamo ancora lontani dalla fine del ribasso... anzi, stiamo entrando nella fase di accelerazione, quando cioe' il mercato ha capito che si inizia a scendere, i sistemi di trading automatico dei fondi iniziano a vendere, i borsini e la gente comune a disinvestire...
accelerazione..... poi, piu' avanti.... iniziara' l'accumulazione... ma manca un bel po' di strada...
 
Sandro Tonini Trading ha scritto:
Il peggio è alle spalle?

Siete veramente convinti che il peggio sia alle spalle? A scuola insegnano la teoria dei cicli economici. Da sempre ci raccontano che nell'economia si alternano gli investimenti in immobili agli investimenti in azioni.

Quando i primi risultano troppo cari le banche centrali e i governi spengono gli entusiasmi e le esagerazioni disincentivando quel tipo di investimenti e incentivando l'altra asset class. I cicli durano in media dai sette ai 10 anni.
Tuttavia quando si cerca di sfidare il normale corso degli eventi si rischia di non riuscire più a controllare gli eventi stessi. Gli Stati Uniti, alla disperata ricerca della creazione di valore per i loro abitanti hanno drogato il sistema più volte alterando i cicli stessi.
Per evitare drammatiche conseguenze ai mercati azionari nel 1998 salvarono la Long Term Capital dal fallimento e iniettarono liquidità nel sistema. L'euforia di internet di quegli anni si trasformò così in una gigantesca bolla.
Al suo scoppio, invece di far pulizia sui mercati con una recessione molto cattiva, la Fed decise di iniettare una dose ancora più massiccia di liquidità, di abbassare i tassi vicino allo zero, di far esplodere il deficit di bilancio e quello commerciale e infine di svalutare molto il suo cambio. Il risultato fu evidente, in Europa i mercati azionari crollarono di oltre il 60% (ricordatevi che il Dax (Xetra: notizie) arrivo a quasi 2000 punti contro gli 8000 di fine dicembre), mentre il mercato americano perse molto poco.
Tutte quelle manovre, atte a scongiurare il peggio, non fecero altro che dare origine ad un'altra bolla, quella immobiliare. Lo sviluppo delle economie cinesi, arabe, indiane e russe hanno permesso alla bolla immobiliare di ingigantirsi, ai debiti di continuare a crescere e ai mercati azionari americani di superare vecchi massimi.

Ma da agosto siamo davanti a una crisi molto profonda del sistema.
Immobili e borse stanno scendendo, per la prima volta da anni, all'unisono, mentre materie prime, energia, prodotti alimentari e costi di trasporto stanno salendo a dismisura.
Il tutto ha come ovvia conseguenza una drastica riduzione della ricchezza individuale, una riduzione dei consumi che porta a minori utili aziendali, e naturalmente a una crescente inflazione.

La Fed sta cercando di evitare il crollo dei mercati, ancora una volta iniettando liquidità, abbassando i tassi e svalutando.

Ma nel 1998 e nel 2001 l'inflazione non era certo un problema.

L'innovazione portava produttività e come ben sapete un aumento della produttività riduce la pressione su prezzi e inflazione. Negli anni seguenti l'inflazione fu tenuta bassa da una manodopera poco cara (Cina e India).

COMMENTO DEL 16/01/2008. Con il tonfo di ieri l’indice Mibtel si porta ad un soffio da una perdita del 20% dai massimi di maggio 2007:

i vecchi manuali una volta suggerivano che si tratta di correzione se la perdita rimane
compresa fra il 10 e il 20 percento,
e di bear market quando la perdita dal picco precedente supera questa soglia.

Ci sono svariati esempi che contraddicono questa semplicistica regoletta
– il “mini” bear market del 1998, per esempio –
ma resta il fatto che la condizione del mercato zionario non accenna a migliorare.
La violazione del long stop mensile, a novembre, ha complicato le cose, e i supporti non riescono a contenere la caduta delle quotazioni: quello che si collocava a 28-28200 è stato spazzato via, e questo rende inevitabile in prospettiva il test dei minimi di
metà 2006 (ci sono diverse proiezioni fra 26500 e 27100 punti).


I compratori sono scomparsi e apparentemente chiedono prezzi più bassi per
rientrare. E si registrano gli estremi: il Panic Index ha raggiunto i 212 punti, mentre a livello di momentum ieri abbiamo raggiunto un picco in termini di Open-Close Indicator: come si desume dal grafico in seconda pagina del rapporto di oggi, questi estremi marcano minimi soltanto provvisori del mercato, che reagisce per qualche
giorno prima di realizzare un doppio minimo, o un minimo lievemente inferiore a quello precedente.
Insomma, abbiamo raggiunto il punto di massima veemenza del ribasso, ma ciò non coincide ancora con il momento della ripartenza del listino azionario. A meno di uno shock esogeno.

ST MICRO. Il balzo dell’altroieri si è confermato
tristemente un fuoco di paglia. Il fatto è che
dopo una discesa così veemente il meglio che si
possa immaginare ad un certo punto è un trading
range, e di certo non un’inversione “a V”. Non ci
sono supporti prima dei 7.05-7.15 euro.

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COMMENTO DEL 17/01/2008. I ribassisti hanno di che essere soddisfatti: in prossimità del minimo di ieri, il ribasso iniziato sul Mibtel a maggio 2007 supera la profondità del 20%, realizzando la condizione teorica prescritta dai manuali.
Un ribasso che ha portato gli indici in condizioni di pesante ipervenduto su base settimanale, ma anche giornaliera: una circostanza, quest’ultima, che può rappresentare un punto di arrivo, ma non ancora il punto di partenza di una nuova gamba di rialzo, per la quale occorrerà attendere ancora un po’, a meno di uno shock esogeno.
L’ipervenduto su scala settimanale invece presenta già una divergenza bullish, ma non è
produttiva di effetti benefici nel breve periodo.
Anche l’eccesso di pessimismo denunciato dal Panic Index, ieri a 213 punti, presenta un
seguito caratteristico di questo tipo: quando il panico diventa dilagante, tutti hanno venduto per porre un argine alle perdite e il processo discendente delle quotazioni perde un importante propellente, che non favorisce da subito un’inversione, ma fa perdere al ribasso la parte più energica.
Tutto questo mentre piazza Affari fa registrare un interessante recupero di forza relativa, in vigore peraltro dalla fine del 2007: non siamo ancora alla formale inversione di tendenza dei rapporti di forza (relativa), ma una conferma di questa resistenza alla discesa nei prossimi giorni sarà motivo di soddisfazione.

ST MICRO. Se la settimana fosse finita ieri
avrebbe sul grafico una long legged doji, pattern
di incertezza secondo la teoria del candlestick
giapponese, che denuncia un tendenziale
esaurimento della tendenza in atto. Troppo presto
però per suggerire l’acquisto di STM, almeno fino
a quando non saranno scavalcate le resistenze che
hanno accompagnato il ribasso.

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COMMENTO DEL 18/01/2008.
Quella di ieri è una formale capitolazione: la seconda negli ultimi tre giorni. Prima d’ora, una configurazione simile è stata registrata nel 2007 il 9 e 19 novembre, il 10 e 16 agosto, nonché il 22 maggio 2006, il 19 e 27 ottobre 2005, l’11 agosto 2004 e
via discorrendo.
Gli investitori stanno dunque gettando la spugna, con il Mibtel in calo di oltre il 20% dai massimi della scorsa primavera.
Lo scoramento generale è fotografato dal livello raggiunto dal Panic Index, non dissimile da quello sperimentato in occasione dei minimi citati poc’anzi. Ad un certo punto il mercato non scenderà più per mancanza di venditori, avendo tutti liquidato le proprie azioni, ma per il momento la prospettiva di una reale inversione di tendenza è legata ad uno shock esogeno, o ad una complessa fase di ricostruzione delle basi.
Nel frattempo l’indice si porta a ridosso dei minimi di metà 2006, punto di arrivo di una serie di proiezioni di prezzo: forse il supporto a 26900-27050 conterrà questo ribasso.

ST MICRO. Generoso tentativo di inversione. Non
abbiamo testato l’efficacia del pattern citato
ieri, ma in ogni caso prima di parlare di
inversione di tendenza sarebbe il caso di
attendere una rottura che in questo ribasso è
sempre stata tentata, ma al contempo è sempre mancata.

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18 Gennaio 2008 22:15 NEW YORK

WALL STREET: NON CONVINCE IL PIANO DI BUSH


I listini hanno chiuso ancora una volta in negativo pressati dalla delusione per le misurie straordinarie annunciate dal presidente Usa e dai timori di un ingresso in fase di recessione.
La seduta di borsa a New York si e’ chiusa ancora una volta in rosso. Dopo aver aperto in buon rialzo i listini hanno ceduto interamente i guadagni iniziali pressati dal disappunto degli operatori per le misure di emergenza annunciate dal presidente Bush, dalla debolezza del comparto finanziario e da alcuni dati macro poco incoraggianti.
Il Dow Jones e’ arretrato dello 0.49% a 12099, l’S&P500 dello 0.60% a 1318, il Nasdaq ha ceduto lo 0.29% a 2340.
Dal pacchetto di misure straordinare presentato dal presidente Usa per stimolare l’economia non sono emersi dettagli che non fossero gia’ attesi dagli operatori. Bush ha definito il piano come "la priorita’ economica piu’ importante del momento".
Il pacchetto dovrebbe avere un valore pari all’1% del Prodotto Interno Lordo ed offrire rimborsi fiscali ai consumatori e alle aziende per circa $145 miliardi.

Dal discorso del presidente Usa e’ emerso che nonostante restino alcune minacce per l’economia, le aspettative della Casa Bianca sono per una continuazione della crescita.
Evidente la delusione degli operatori che hanno giudicato il programma non sufficiente a rilanciare l’attivita’ economica a stelle e strisce.
Le nuove misure potrebbero offrire un relativo supporto nel breve periodo ma i problemi che sembrano affliggere l’economia in questo momento potrebbero estendersi sul lungo termine.
Gli investitori restano preoccupati sull’ingresso in una possibile fase di recessione. Gli ultimi dati continuano ad indicare un deterioramento delle condizioni dei mercati, il tasso di disoccupazione ‘ balzato del 5%, l’attivita’ manifatturiera sta registrando una crescita negativa.
Anche il Superindice di dicembre diffuso in mattinata ha mostrato un nuovo calo (il terzo consecutivo), oltre le attese degli analisti.
L’alta volatilita’, in parte originata anche dalla scadenza delle options, continua cosi’ ad evidenziare la forte incertezza degli investitori sulla direzione economica.

A risollevare lo spirito a Wall Street prima dell’apertura erano state la trimestrale della conglomerata industriale General Electric (GE) e l’outlook favorevole offerto dal colosso informatico IBM.
I listini continuano a spingersi al ribasso nonostante i grafici tecnici suggeriscano che il comparto azionario si trova nella piu’ evidente condizione di ipervenduto degli ultimi 6 anni.
Sugli altri mercati, nel comparto energetico il petrolio ha riguadagnato terreno. I futures con consegna febbraio sono avanzati di $0.44 a $90.57 al barile. Sul valutario, in lieve calo l’euro nei confronti del dollaro.
Nel tardo pomeriggio di venerdi' a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.4614. Ancora vendite sull’oro.
I futures con consegna febbraio sul metallo prezioso hanno chiuso in rialzo di $1.10 a $881.60 all’oncia. In ribasso infine i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ salito al 3.6480% dal 3.64% di giovedi'.
occhio 68 is online now Rispondi quotando il messaggio
 
ANSA - 18 Gennaio 2008 23:19 NEW YORK

BORSA: NY IN CALO CON PIANO BUSH, MERCATO VEDE TASSI AL 3,5%


Wall Street chiude la settimana con un'altra seduta negativa, malgrado la partenza al rialzo di circa un punto percentuale per l'inattesa risalita della fiducia dei consumatori di gennaio e per le aspettative di un corposo taglio dei tassi - pari a 75 punti base - da parte della Fed a fine mese. Il Dow Jones, che ha perso più del 5% in una sola settimana, termina gli scambi a 12.099,30 punti (-0,49%) per il disappunto nei confronti del pacchetto fiscale di stimolo all'economia annunciato dal presidente George W. Bush, che dovrebbe avere un impatto pari all'1% del prodotto nazionale lordo, troppo poco a giudizio del mercato per evitare una pericolosa recessione.
Non fanno meglio gli altri indici di riferimento, con il Nasdaq che cede lo 0,29% (a quota 2.340,02) e lo Standard & Poor's 500 che si attesta a 1.325,21 punti (-0,60%).
L'andamento dei futures assegna ora un 74% di probabilità (contro il 44% di ieri) a una possibile riduzione dei Fed Funds fino al 3,5% a fine mese, dal 4,25% attuale. La seduta è cominciata bene con le indicazioni positive sul versante Corporate, del mondo societario.
La trimestrale di General Electric (+3,31% a 34,31 dollari) segna infatti una crescita del 15% dei profitti.
A sua volta Ibm sale del 2,27% (a 103,40 dollari) dopo aver preannunciato per l'intero esercizio annuale un utile per azione di 8,2/8,3 dollari, sopra le attese di alcuni analisti. Sul listino pesano, economia a parte, ancora una volta i finanziari.

Citigroup lascia sul parterre il 2,04% (a 24,45 dollari) e Bank of America il 2,55% (a 35,97 dollari).
Il gruppo assicurativo AIG flette del 4,09% (a 52,05 dollari), mentre Merrill Lynch rimbalza del 4,89% (a 51,87 dollari) dimezzando le perdite della vigilia.
In caduta libera sono anche alcuni titoli dei 'bond insurer', le società cioé che devono assicurare le emissioni obbligazionarie. MBIA cede il 7,27% (a 8,55 dollari) e la rivale Ambac limita le perdite allo 0,64% (a 6,2 dollari), dopo i -53% di ieri.
Il numero uno dei prestiti immobiliari, Fannie Mae, scivola dell'8,14% (a 32,15 dollari), risentendo negativamente del declassamento da parte degli analisti di Morgan Stanley, che giudicano il titolo da sottopesare.
Negli altri comparti, tonfo per Sprint Nextel (-24,81% a 8,7 dollari), uno dei maggiori operatori di telefonia mobile, dopo aver comunicato il taglio di quattromila posti di lavoro.
Fra i pochi titoli in controtendenza si segnala Advanced Micro Devices
(+11,51% a 7,07 dollari), rivale di Intel nei chips per computer, nonostante la perdita netta trimestrale pari a 1,77 miliardi di dollari.
I due dati macro odierni hanno evidenziato la discesa peggio delle attese del superindice a dicembre, -0,2%; la fiducia dei consumatori calcolata da Reuters/università del Michigan invece a gennaio è salita a 80,5. (ANSA).
occhio 68 is online now Rispondi quotando il messaggio
 

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