High-tech/ Intel non convince del tutto, al contrario di Apple e eBay
Giovedí 20.07.2006 09:32
Continuano ad essere altalenanti i risultati dei “big” della tecnologia a stelle e strisce, in attesa, stasera, dei risultati di altri due pesi massimi del calibro di Microsoft e Google: ieri, intanto, Intel Corporation ha perso fino al 3% nell’after hours di New York, prima di recuperare sul finale, all’annuncio di un calo del 57% degli utili del numero uno mondiale dei semiconduttori, caduti a 885 milioni nel secondo trimestre dell’anno, ovvero 15 centesimi per azione, inclusi 4 centesimi di costo per azione legato all’esercizio di stock option. Lo scorso anno di questi tempi Intel riportava un utile di 2 miliardi di dollari, ossia 33 centesimi per azione (senza però che fossero state calcolate le spese per stock option). In calo anche le vendite (-13% a 8 miliardi di dollari). Gli analisti prevedevano un fatturato di 8,3 miliardi di dollari ed un utile di 13 centesimi per azione.
E proprio il dato sugli utili spiega come mai il titolo non sia precipitato, come invece è accaduto a Yahoo! che dopo la brutta trimestrale del giorno prima ha ieri chiuso la seduta in calo del 21%; pur essendo il risultato più debole a livello trimestrale dal 2004 per Intel, che si trova ad affrontare un calo della domanda conseguente la crescente concorrenza, in particolare da parte di Amd, proprio mentre il gruppo californiano sta affrontando una fase di ristrutturazione per riposizionarsi sui chip per Pc e server, il peggio potrebbe essere ormai se non alle spalle (Intel ha anche offerto previsioni per questo trimestre meno brillanti di quanto finora scontato dal mercato) quanto meno ormai scontato nel prezzo del titolo, che da inizio anno ha perso il 27% contro il 15% di perdita media del settore dei semiconduttori a Wall Street nello stesso periodo.
anto più che una parte degli sforzi del gruppo per riposizionare le vendite sui chip di maggior valore sembra essere riuscita, visto che il margine lordo pur calando dal 56,4% dello scorso anno si è attestato al 52,1% e non al 49% come la stessa Intel temeva nelle sue previsioni di metà trimestre. Dunque le speranze che la ristrutturazione, che comporterà il taglio di un migliaio di manager entro l’autunno dopo la cessione a Marvell Technology Group della sua unità produttiva di chip per la telefonia mobile, possa produrre un’inversione di tendenza appaiono concrete, anche se al momento Intel, che ha registrato nel trimestre appena concluso un calo del 27% delle vendite di chip per server (a 3,3 miliardi di dollari) e del 4,7% di quelle dei processori per laptop (1,96 miliardi), mette le mani avanti e preannuncia vendite nel terzo trimestre tra 8,3 e 8,9 miliardi (sotto le attese medie di mercato, finora pari a 9 miliardi) e ribadisce che il margine lordo potrebbe calare al 49%.
Se Intel si lecca le ferite altri due “big” dell’high-tech Usa sorridono: la migliore è apparsa Apple Computer, che ha chiuso il trimestre con 472 milioni di dollari di utile netto (54 centesimi a titolo), in crescita del 47,5 rispetto ai 320 milioni (37 centesimi per azione) di un anno fa, a fronte di un giro d’affari salito del 24% a 4,37 miliardi (da 3,52 miliardi), contro un’attesa media per 44 centesimi di utile per azione e 4,4 miliardi di fatturato. La casa della mela ha poi annunciato previsioni per il trimestre in corso leggermente peggiori del previsto, ma è stata premiata dal listino con un rialzo dell’8,4% nell’after hours dopo il +2,2% guadagnato al termine della seduta regolare.
Bene anche eBay, nonostante un calo del 14% dei profitti legato, anche in questo caso, all’inclusione dei costi delle stock option. La casa d’aste online californiana ha infatti chiuso il trimestre con un utile netto di 250 milioni di dollari (17 centesimi a titolo) contro i 291,6 (21 centesimi per azione) di un anno prima: escludendo i costi di stock option l’utile per azione risalirebbe tuttavia a 24 centesimi di dollaro, in linea con le attese. In crescita del 30% le vendite, a quota 1,41 miliardi di dollari, coi ricavi della sola PayPal, il sistema di pagamenti online del gruppo, saliti del 39% a 339 milioni di dollari. L’annuncio del lancio di un buy-back da 2 miliardi di dollari nei prossimi due anni ha poi contribuito a far rimbalzare il titolo nell’after hours del 5,6%, dopo che la seduta regolare si era chiusa in calo del 2,5%.