Class Action: liberalizzazioni o statalizzazione?

giuseppe.d'orta

Forumer storico
La settimana passata il Ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, si è augurato che il progetto di legge sulla class action, che dovrebbe presto essere calendarizzato alla Camera, venga approvato rapidamente.
Si tratta di un provvedimento annunciato a seguito del cosiddetto decreto legge sulle "liberalizzazioni".
In seguito, abbiamo visto che di liberalizzazioni, in quel decreto legge c'era veramente poco.

Sulla class action, se possibile, le cose sono andate anche peggio.
La proposta di legge del ministro Bersani, infatti, non ha niente a che vedere con una vera class action.
Ci sono due problemi fondamentali nel progetto Bersani:
1) Il diritto ad avviare un'azione collettiva è riservato alle quindici associazioni riconosciute dallo stesso ministero di Bersani, cioé le 15 associazioni "di Stato" che ricevono contributi pubblici.
2) Dopo un'eventuale azione collettiva vinta, il singolo danneggiato dovrà comunque avviare un'azione giudiziaria individuale per veder riconosciuto il risarcimento che gli spetta.

Grazie al primo punto, le azioni collettive saranno indirettamente controllate dallo Stato.
Ad un'associazione "poco conciliante" o troppo sorda alle pressioni del Governo, potrebbe essere ventilata l'ipotesi di una esclusione dal novero delle 15 "privilegiate".
In ogni caso, si tratta di un evidente indebolimento di una delle funzioni principali della class action: la prevenzione degli illeciti plurioffensivi. Se vi sono miglia di soggetti che potenzialmente hanno interesse ad attivare un'azione collettiva, si sviluppa un naturale controllo relativo ai comportamenti dei soggetti economici; controllo che costituisce un potentissimo deterrente al compimento di illeciti plurioffensivi.

Il modello del ministro Bersani ci sembra ispirato dalla solita logica "da sindacato" che vede i singoli cittadini come incapaci che debbano essere guidati e protetti da qualche struttura la quale opera in nome e per conto dei presunti incapaci.
Noi crediamo che sia diritto di ogni singolo cittadino che ha subito un illecito plurioffensivo tentare di rappresentare l'intera classe. Sarà poi il giudice a scegliere il progetto più meritevole in base alle argomentazioni portate, agli eventuali conflitti d'interesse ed alla rappresentatività.
In Parlamento, già oggi, sono state presentate almeno altre due proposte di legge che vanno in questa direzione.

Speriamo che il presidente della Commissione Giustizia alla Camera, nel calendarizzare il progetto di legge Bersani, tenga conto di questi provvedimenti e contribuisca alla definizione di un testo unificato che elimini i problemi del DDL Bersani.
La questione è di straordinaria importanza per gli investitori. Un mercato finanziario nel quale sia prevista una vera class action, è certamente un mercato più sicuro e nel quale i comportamenti scorretti degli intermediari, progressivamente, tendono a ridursi.

Siamo certi che, per fare un esempio recente, il Gruppo Monte dei Paschi di Siena non si sarebbe mai permesso di mettere sul mercato i famigerati piani finanziari MyWay-4You, se all'epoca fosse stata operante una vera class action all'americana.
 
Caro Giuseppe,il problema è l'attuale governo formato da forze politiche vedi i DS che sono in pieno CONFLITTO di INTERESSI in materia di Class Action (ricordo a chi non lo sapesse che i DS sono soci del Monte Paschi di Siena)
Come tu hai ricordato il gruppo Monte dei Paschi di Siena ha piazzato tra il 2000 ed il 2003 i prodotti MY WAY 4 YOU a circa 170.000 risparmiatori italiani facendosi beffa del testo unico della finanza.
Risultato allo scoppio dello scandalo cosa ti fanno i vertici del MPS raggiungono un accordo economico molto vantaggioso per il MPS e per le stesse pseudo associazioni dei consumatori STATALI( le stesse a cui la proposta Bersani vorrebbe affidare la Class Action) per dei tavoli di conciliazione,dove in seguito ad un contributo da parte dei risparmiatori a queste associazioni i casi vengono esaminati singolarmente,senza tenere conto alcuno della totale assurdità di tali prodotti MY WAY 4 YOU e delle decine di norme
violate riguardo il TUF.
Alla fine verrano proposte alcune soluzioni dette finestra ma nella maggioranza dei casi solo a chi ha sottoscritto piani a 30 anni,tali soluzioni sia ben chiaro sono totalmente inadeguate per il risparmiatore ed ha tutto vantaggio della banca che in sede di conciliazione ha dettato alle stesse pseudo associazioni le sue condizioni ed i vantaggi che tali associazioni avrebbero avuto nel farle accettare ai propri associati.
Risultato migliaia di cause in tutti i tribunali italiani,tutto ciò si sarebbe potuto evitare con una legge come la CLASS ACTION ma purtroppo gli interessi dell'attuale maggioranza di governo (vedi Ds) hanno cercato nei mesi passati e tutt'ora di far approvare una Class Action pro banche ed aziende,il tutto nell'interesse delle lobby bancarie assicurative ed a tutto danno dei consumatori. :down: :down: :down:
 
ARTICOLO:

Il Risparmio dolosamente tradito dalla politica : la Class Action
di Marco Montanari*

Tempo fa' scrissi sulla nefandezza in Italia in merito alla nuova
Legge sul risparmio "Legge sul risparmio monca su alcuni aspetti
fondamentali", che non e' una legge di tutela per i risparmiatori-
lavoratori, essendo questi tutti piccoli creditori che continuano ad
essere calpestati nei loro diritti [ dalla politica, dalla Finanza e
dagli organi concorsuali (Giudici Delegeati e Liquidatori) tutti
insieme uniti ed intrecciati in un intollerabile, marcio ed impunito
potere]; diritti di credito "di fatto congelati e confiscati" in
media per almeno 8 anni, se non decenni, nelle procedure concorsuali
nelle quali sono finite le Societa' debitrici guidate
da "delinquenti" travestiti da Imprenditori o Finanzieri, tutti
imputati di reati gravissimi contro il Risparmio.

E mi vorrei riferire anche a quei diritti dei piccoli creditori
risparmiatori e investitori, semplici azionisti che vengono
defraudati dalle scellerate attivita' di gestione aziendale dei
managers o dei principali azionisti di controllo, attivita' talvolta
illegali e comunque in aperta violazione delle norme previste per
una sana gestione aziendale. Operazioni finanziarie occultate ai
piu' e che oggi sono sotto gli occhi di tutti anche per societa' non
fallite come Telecom, Tim e Alitalia.

In quell'articolo scrissi varie cose, ma in particolare alcune piu'
pertinenti per il profilo che oggi mi interessa, e per il quale vi
proporro' cio' che si verifica in un paese che rispetta invece il
risparmio (gli Stati Uniti), ovvero la Class Action. Riassumendo
ecco le dolose lacune della Ns legge sul Risparmio:

Di fronte alla delinquenziale attivita' posta in essere da quanti,
politici, imprenditori, banchieri, organi di controllo esterni ed
interni, Governatore della Banca d'Italia, ed alcuni giudici
soprattutto delle fallimentari, persone tutte che in altri termini
hanno avuto ed hanno a che fare con i crack degli ultimi anni, i
cittadini onesti pretendono misure forti di prevenzione,
repressione, quindi anche pene edittali elevate per i reati commessi
da questi signori; i cittadini onesti pretendono un sistema che in
presenza di comportamenti ingannevoli colposi o dolosi (ovviamente
in primis delle societa' coinvolte) preveda una forte, agile e
rapida responsabilita' civile extragiudiziale delle stesse banche in
uno con le societa' coinvolte (prima ancora che giudiziale, le
banche e le societa' dovrebbero essere le prime a risarcire i
risparmiatori traditi, ancor prima di qualsiasi attivita'
giudiziaria, onde poi rivalersi loro (le banche e le societa' negli
organi collegiali) contro l'imprenditore singolo che truffa (un po'
cio' che avviene quando si ha un incidente in auto nel rapporto tra
le 2 diverse assicurazioni).

I cittadini pretendono insomma un sistema di ristoro
extragiudiziario e giudiziario che li possa agevolare nel riprendere
quanto prima il danaro a loro "rubato" in tempi rapidi in forza di
class action (da far valere, come in America, non solo per i casi di
societa' fallite ma anche durante la vita aziendale della societa'
per mere, colpose o dolose, irregolarita' contabili) e di leggi
chiare e garanti dei piu' deboli; pretendono un sistema di
responsabilita' individuali sia penali che civili di tutti questi
signori che sia di rapido accertamento e svolgimento, compresi quei
giudici e liquidatori che violano la legge in sede di procedure
concorsuali nelle quali finiscono le societa' a seguito del crack.

E invece il Governo precedente e l'attuale cosa han fatto? Una
pessima legge sul falso in bilancio e praticamente nulla di tutto
cio' di cui un paese civile ed i risparmiatori tutti (italiani e
stranieri) avrebbero avuto bisogno, nulla per tutelare la loro
fiducia; al contrario han reso deboli le sanzioni (che dovrebbero
prevedere invece 10/15/30 anni di galera oltre che ingenti
risarcimenti come in america), continua a rendere i Liquidatori e i
Giudici delegati liberi arbitri ed impuniti, e complica subdolamente
i cardini legali a che si possa dire sussistente la fattispecie di
reato formulata, quindi castra dolosamente l'agilita' di tutela dei
risparmiatori.

A mero titolo di esempio, se "solo 59.000 risparmiatori" vengono
fregati nulla di rilevante (e' quello che loro
chiamano "inasprimento del reato di «nocumento o di attentato al
risparmio»" e' un'ulteriore tutela dei furbi e di chi delinque ed
una fregatura per i risparmiatori). Si considera, infatti, «grave»
quando il danno abbia riguardato «un numero di risparmiatori
superiore allo 0,1 per mille 59.000, contro lo 0,5 per mille del
testo del Senato, della popolazione risultante dall'ultimo
censimento Istat, 59.000.000 , o se abbia distrutto o ridotto il
valore di titoli di un'entità complessiva superiore allo 0,1 per
mille del pil contro lo 0,5 per mille del Senato.

Raffronti:

Italia: I Risparmiatori/creditori soddisfatti sono solo il 4,5% dei
truffati per un totale di appena qualche centinaio di milione di
euro a fronte delle decine di miliardi di euro di truffe perpetrate
ai loro danni. Il 95,5% non ha più visto un quattrino. I risibili
dati sulla soddisfazione dei risparmiatori negli scandali, Cirio e
Parmalat in primis, per arrivare anche ai casi Telecom e Alitalia
dove seppur trattasi di societa' non in procedura fallimentare sono
casi nei quali la mancanza di buona fede, correttezza e trasparenza
verso i risparmiatori ha creato loro enormi danni in termini di
enorme decremento di valore del loro investimento iniziale
(azionario od obbligazionario); tutto cio' e' dovuto come detto alla
sostanziale impunita' sistemica delle societa' e delle banche
coinvolte , in via extragiudiziale in primis, non essendovi da noi
le Class Action, ed alla natura del sistema giudiziario italiano,
sclerotizzato, non sempre trasparente nella gestione, e poco adatto
a chi domanda giustizia finanziaria.

Stati Uniti: In America e' stata rapidissima e molto severa la nuova
legge contro i crack; nel 2002 a pochi mesi dal primo grave crack
della Enron, e' stata approvata la Sarbanes-Oxley Act , la
norma 'anti melemarce' , che ha istituito ferree regole antitruffa.
Quella legge contiene un forte inasprimento delle pene non solo per
il falso in bilancio, e regole rigide per tutelare comunque il
risparmiatore creditore; la pena per il falso in bilancio e' passata
da 5 a 20 anni, ed il minimo è 12 anni di carcere contro un massimo
in Italia di 3 anni per false comunicazioni.

Negli Stati Uniti giustamente il profilo dell'etica e della morale
e' un must, e non esiste la "modica quantità" nel falso in bilancio,
cioè quella "furbetta" attenuante inserita nella legge italiana
sulla tutela del risparmio che introduce il reato veniale
di "falsetto" (se i dati truccati rappresentano una piccola parte
del fatturato aziendale). Non esistono negli Usa i fantasiosi
indicatori della normativa italiana - il crac in percentuale del
Pil, la quota di popolazione ingannata - per stabilire se ci sia
danno grave per i risparmiatori. Il consumatore e' un dogma da loro,
il cittadino prima dei potenti, non che siano santi, ma almeno
cercano di essere decenti!

E soprattutto negli USA esiste la Class Action prevista non solo per
i reati piu' gravi , ma anche per qualsiasi atto che sia venuto meno
alla trasparenza con il pubblico risparmio, atto che seppur isolato
da parte della societa', e seppur proveniente da societa' sanissima
e di alto livello, abbia per l'appunto in quella occasione
rappresentato violazione della fiducia dell'investitore
risparmiatore; per esempio recentemente molti investitori possono
agire contro le c.d. Stock Options retrodatate. E la conseguenza
della trasparenza americana in materia e' stata che un certo numero
di imprese europee quotate a New York ha provveduto al delisting,
cioè di togliersi dal listino della Borsa newyorkese, o hanno
rinunciato a quotarsi a Wall Street per non dover passare esami di
trasparenza così severi.

Bill Gates senza volerlo ha ucciso il sogno americano di diventare
tutti capitalisti in una generazione, allorche' dichiaro' lo scorso
anno che la Microsoft aveva abolito le stock options, cioe' non
distribuira' piu' opzioni azionarie come parte dello stipendio,
dando il diritto a comprare le azioni della società a un prezzo
fisso durante un periodo determinato. Ora la Microsoft applica una
politica retributiva che leghi in gran parte i salari ai risultati,
in modo da motivare i dipendenti, e distribuira' in minima parte
come benefits azioni, in modo tradizionale, ma non opzioni. Azioni
che possono scendere o salire, e comunque saranno conteggiate come
un costo per la società. Nella West Coast americana la diffusione
delle stock options ha avuto un carattere democratico pero', infatti
le avevano in busta paga anche le segretarie. La scelta di Microsoft
di voltare pagina riguardo al pacchetto di incentivazione per i
dipendenti, sostituendo il programma di stock option con l'
erogazione di azioni ristrette che siano incassate dopo cinque anni
(che saranno contabilizzate in bilancio), ha di fatto creato le
serie "ripercussioni" che oggi vediamo nel "ciclone Stock Options
retrodatate" e quindi anche in parte sulla borsa americana.

La faccia pericolosa di questo modello si è rivelata dopo il crac
del Nasdaq del marzo 2000, che ha "bucato" la bolla speculativa
della New Economy, allorche' le azioni crollarono, ed i milioni di
dipendenti si sono trovati in tasca stock options prive di valore
(non aveva senso esercitarle, infatti). A quel punto è scattato un
incentivo perverso nei top manager, che di stock options ne avevano
in abbondanza: la tentazione cioe' di truccare i conti per dare
fiato al titolo in Borsa. Nelle aziende in crisi i capi erano i
primi a sapere quando era il momento di vendere, e i dipendenti
rimanevano con il cerino acceso in mano. Le bancarotte fraudolente,
da Enron a WorldCom, hanno portato un duro colpo alla credibilità di
una classe manageriale ingrassata con le stock options. E allora,
per il sano e trasparente sistema finanziario e del risparmio
americano, divento' insostenibile la consuetudine di non conteggiare
le stock options come costi nei bilanci delle aziende. Un difetto di
trasparenza che inganno' il mercato e danneggio' i piccoli
azionisti.

Le stock options avevano un senso finché le nuove tecnologie si
diffondevano a ritmi esponenziali, non oggi pero' se e' vero com'e'
vero che lo sviluppo di nuove tecnologie avanza a ritmi non cosi'
sostenuti come allora. Le stock options hanno pero' avuto anche un
aspetto positivo, hanno infatti contribuito a diffondere in vasti
strati sociali la cultura del rischio condiviso e volto al
miglioramento dell'azienda, a creare motivazione e identificazione
tra dipendenti e imprese, ad allargare le basi sociali di un
capitalismo popolare di massa, il fenomeno si è sposato con le
tradizioni libertarie e antiautoritarie californiane, creando un
modello di organizzazione meno gerarchica: tutti capitalisti, tutti
padroni.

Le nuove norme contabili (direttiva n. 123) hanno lasciato il segno
sul mercato azionario statunitense che, negli ultimi trimestri, ha
visto incrementare non a caso il numero e la quantita' delle
operazioni di acquisto di azioni proprie. Oggi e' infatti
obbligatorio inserire le stock options in bilancio come spese. La
Financial Accounting Standards Board, l'agenzia americana che si
occupa di stilare i principi contabili seguiti dalle aziend, ha
deciso (direttiva n. 123) di imporre alle società americane
l'obbligo di spesare le 'stock-option' emesse a favore di managers e
dipendenti. L'obbligo e' entrato in vigore il 15 giugno del 2005.
Questa nuova norma permetterà agli investitori e agli altri
utilizzatori dei numeri di bilancio di ottenere comunicazioni
finanziarie più complete e di vedere preservata, con maggiore
efficacia, la regolarità delle scritture contabili.

La direttiva n. 123 del Financial Accounting Standards Board, e'
stata una svolta per la trasparenza. Mai più Enron, Tyco o WorldCom.
L'esclusione sistematica delle stock option dal calcolo dei costi
delle società è stata, negli anni Novanta fino al 2004 circa, come
detto uno dei tratti determinanti dei fuorvianti utili pro forma.
a.. La pubblicazione degli utili pro forma ha indubbiamente
contribuito a nascondere le frodi che hanno coinvolto alcuni colossi
Usa (da Enron in poi). Lo dimostra lo studio fatto da Standard &
Poor's, che hanno calcolato per le aziende dell'S&P 500 (in
riferimento al biennio 2000-2001) che la differenza tra gli utili
pubblicati pro forma e i core earnings (cioè gli utili comprendenti
la quota di stock option assegnate) è risultata ragguardevole.

Sembra un meccanismo finanziario complesso ma il suo effetto è molto
semplice: se il prezzo delle azioni sale esercitando le proprie
stock options il guadagno è garantito. In pratica pero' le circa 130
societa' oggi coinvolte, si son trovate a dover fare i conti con il
caso contrario, ovvero durante il periodo determinato da ciascuna di
esse il prezzo delle azioni e' sceso invece di salire cosi' da
rendere impossibile, se non con perdite, l'esercizio delle stock
options da parte dei managers e da un buon numero di alcuni
dipendenti ,che detenevano appunto opzioni su titoli della società
con un diritto di acquisto a prezzi nettamente maggiori di quelli
del mercato, e quindi erano addirittura svantaggiose se esercitate.
Con il che' le societa' hanno commesso la violazione, oggi loro
contestata dalle varie procure americane e dai risparmiatori, per
aver retrodatato quelle opzioni di acquisto con prezzi di esercizio
molto minori, cosi' da consentire ai loro possessori di esercitarle
con laute plusvalenze.

Ultimo caso di societa' coinvolta nella irregolarita' contabile
delle " Stock Options retrodatate " [che interessa complessivamente
circa 130 aziende Usa (anche la Juniper, per dire di un'azienda
sanissima con forte brand e ottimi bilanci), e che fa perno
essenzialmente sul fatto che le società coinvolte avrebbero
retrodatato l' assegnazione di questi benefici ai managers, allo
scopo di sfruttare efficacemente il rialzo nella quotazione del
titolo sottostante nel frattempo intervenuto] e' stata Cablevision
Systems, uno dei maggiori provider per la televisione via cavo
statunitensi. L'azienda ha infatti reso noto di aver riscritto il
bilancio trimestrale.

Sapete quanto tempo e quanto danaro ci vuole per un cittadino
americano (ma la stessa cosa vale anche per uno straniero che ha
investito danaro in una societa' americana o europea quotata al Nyse
o al Nasdaq) per essere tutelato con una Class Action da uno degli
studi legali che si interessano di queste forme di tutela? Cinque
minuti di tempo (dico 5!) per sottoscrivere on-line il modulo
predisposto da questi Studi legali e zero dollari! Questa e' la
giustizia del risparmio per tutti che in Italia ci sogniamo. Vi
riporto uno dei moduli pre-stampati, al quale io stesso ho fatto
ricorso in cio' partecipando ad una Class action che nel giro di
massimo 2 anni arrivera' ad una decisione del Giudice e quindi al
massimo entro l'anno successivo al pagamento di quanto stabilito
dalla Corte! E tenete presente che la Juniper e' una grande azienda,
con un forte brand nel suo settore, Networking , che mai ha commesso
gravi reati finanziari, ha tutt'ora bilanci sani e utili in aumento,
al di la' del profilo delle stock options retrodatate che comunque
incidono in questo caso poco sugli utili netti, e che io ho in
carico a $14,20 quindi senza nessun danno attuale. Questa e'
Giustizia con la A, questa e' l'applicazione del principio di
ragionevole durata dei processi e di integrita' di tutela dei
diritti del risparmiatore-investitore-creditore!

* dottore in legge, esperto di mercati americani

Etica e politica

___________

NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO L'AUTORE E
LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org
 
Adesso voglio sperare che questo governo, oltre ad aumentare le tasse sulle plusvalenze, voglia approvare anche una legge sul risparmio da paese civile.
 

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