Gli investitori sono totalmente razionali: ahahahahahahah

tontolina

Forumer storico
Le scelte degli investitori sono totalmente razionali: ahahahahahahah

I MERCATI FINANZIARI NON LANCIANO LA MONETINA

L’ipotesi di mercato efficiente (EMH), nella sua rigida quanto fredda ortodossia, dogmaticamente stabilisce che non vi è alcuna possibilità di effettuare previsioni nei sistemi finanziari. Poiché gli investitori sono razionali, leinformazioni sono accessibili a tutti (…ditelo al parco buoi) allora ogni variazione è puramente casuale e la distribuzione Gaussiana trionfa (non vi sono correlazioni che consentono di avere una seppur minima asimmetria informativa da sfruttare per le previsioni).
Insomma, secondo i sacerdoti dell’economia neoclassica del mortale quanto fallace equilibrio, la percentuale di successi nella affermazione se il giorno successivo (conoscendo la storia precedente) vi sarà salita o discesa dei mercati finanziari è esattamente eguale alla probabilità di indovinare testa nel lancio di una moneta onesta.
In un recente articolo [1] abbiamo (con la Professoressa con cui lavoro all’Università) stabilito un semplice criterio con cui determinare la probabilità massima di previsione di un mercato finanziario per il giorno successivo.

Non vi voglio annoiare con i dettagli matematici, ma il concetto è piuttosto semplice: tanto più la distribuzione degli incrementi dei prezzi dei giorni precedenti si discosta da quella Gaussiana, tanto più diminuisce l’entropia di Shannon (che è massima, fissata la varianza, per la distribuzione di Gauss) e tanto più aumentano le correlazioni e quindi la possibilità di avere una asimmetria di probabilità per stabilire se il giorno successivo vi sarà una crescita o una decrescita del mercato. In altre parole una distribuzione tanto più si allontana da quella Gaussiana, tanto più è portatrice di un contenuto informativo e quindi potenzialmente di una previsione.

Nella figura successiva potete vedere come la distribuzione degli incrementi percentuali non è Gaussiana (figura che si riferisce all’indice Dax tedesco considerando gli incrementi giornalieri dal 1990 al 2009, da confrontare con la parte superiore della figura ossia con la corrispondente distribuzione Gaussiana).


Insomma in un mercato esistono sempre delle correlazioni (il mercato è vitale, danza grazie ad un flusso di informazioni, non è in un equilibrio mortale) naturalmente variabili nell’intervallo temporale considerato.
Prendendo in considerazione diversi archi temporali per il Dax tedesco, abbiamo, tramite il confronto tra la distribuzione di Gauss e quella empiricamente osservabile, verificato che esiste una percentuale massima di potenziali previsioni azzeccate sull’andamento del giorno successivo che va dal 52% (nel periodo dal 1998 al 2003) al 62% (nell’arco temporale 2003-2009).
Desidero precisare che una cosa è stabilire un criterio per determinare il limite massimo delle previsioni corrette, un altro è trovare il metodo per farle (attualmente stiamo lavorando su questo ed i risultati preliminari sembrano incoraggianti, ma ancora non completamente soddisfacenti).

[1] Leon Zingales and Carmela Vitanza,: An Upper Limit in financial data forecasting:a Shannon entropy criterium Terzo Millennio N.1 (2009)
 
Ultima modifica:
lunedì 14 dicembre 2009

POPPA O PRUA NON CAMBIA NULLA

Il Blog è nato per motivi puramente di informazione finanziaria tra amici e conoscenti: sono stato spinto a scrivere da due miei colleghi insegnanti che mi chiedevano di comunicare le mie idee ad un pubblico più ampio. Mi erano molto grati poiché avevo loro consigliato di disfarsi delle obbligazioni Lehman Brothers qualche settimana prima dello sfacelo. Naturalmente ero stato ampiamente compensato della previsione corretta: profonda gratitudine, affetto, una bottiglia d’olio di produzione propria e tre caffè al bar.

Sto ricevendo decine di e-mail di risparmiatori che mi chiedono consigli d’investimento per i loro sudati e faticati risparmi.
A tutti rispondo nella medesima maniera:
1) Non oso dare alcun consiglio poiché non sono un promotore finanziario: sono un semplice fisico (seppur per ora prestato alla Matematica) che cerca di descrivere con un approccio diverso i problemi esistenti.
2) Non ha probabilmente senso dare alcun consiglio e chi ne da è un ingenuo (o forse in cattiva fede).

Cerchiamo di spiegare l’ultimo punto. Mi auguro che in qualche modo il crollo possa essere evitato (sinceramente non vedo come, ma il problema è sicuramente della mia scarsa fantasia e della mia ignoranza rispetto alla sapienza degli economisti), ma, qualora avvenisse, il crollo sarebbe globale. Il sistema finanziario ha raggiunto un grado di interconnessione totale che qualsiasi crisi locale non potrà che propagarsi rapidamente. In virtù dell’accoppiamento tra sistema valutario e finanziario, nella rete sono ormai pure coinvolti i titoli di Stato. A quel punto nulla cambierebbe se i propri risparmi fossero investiti in titoli di stato italiani o tedeschi, in oro fisico o ETF sulle materie prime, in azioni o obbligazioni societarie.

In una crisi sistemica perde di qualsivoglia senso discutere di diversificazione del portafoglio, postulato privo di ogni evidenza empirica.

Immaginatevi di essere sul Titanic: non avrebbe fatto alcuna differenza essere sulla poppa o sulla prua del transatlantico nel momento dell’urto con l’iceberg.

Dopo la crisi culminata con la sfiorata apocalisse del Settembre 2008 vi erano due possibili alternative:
una dolorosa
(anzi tremenda) ristrutturazione del sistema finanziario
ed un’altra strada, apparentemente meno drammatica, che consisteva nel tappare le falle nella maniera più approssimativa possibile onde tirare avanti come se nulla fosse accaduto. E’ chiaro a tutti quale via è stata intrapresa.


Socializzando i debiti del sistema finanziario aumentando a dismisura i debiti pubblici si è tamponato la crisi ma si è sperperata una immensità di denaro pubblico che avrebbe consentito di rendere meno drammatico il cammino sulla strada di una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario.


Diamo un’occhiata ad alcuni dati emblematici considerando la crescita del rapporto debito/PIL dal 2007 al 2010 (previsioni non particolarmente pessimistiche):
gli USA dal 60% al 100%,
la Gran Bretagna dal 43% al 105%. (solo in piccola parte l’aumento del rapporto è causato dalla diminuzione del denominatore, ossia dalla decrescita del PIL).

Allorchè il sistema rientrerà in fibrillazione (a prescindere dalla causa scatenante, finanziaria o valutaria), arrivati a questo punto non vedo su quali risorse gli Stati potranno contare onde contrastare il rapido impoverimento generale.
 
La Remora e lo Squalo

venerdì, 12 febbraio 2010

La Remora e lo Squalo: le Informazioni Finanziarie. (Finanza sull’Orlo del Caos – V)

La Remora e lo Squalo: le Informazioni Finanziarie. (Finanza sull’Orlo del Caos – V)
(il quinto estratto dal libro di prossima pubblicazione “La Finanza sull’Orlo del Caos – Come cavalcare la complessità dei mercati finanziari”).

Esperienze positive e, soprattutto, negative mi fecero diffidare della Finanza, delle Borse e degli Squali che li solcavano…
Manovratori, Anti-Robin Hood, Bestia Borsistica, greggi da tosare… non erano le figure con cui avevo iniziato anni prima ad affrontare e studiare la Finanza nella speranza di dare una Costituzione al (suo apparente) Caso. Ma queste figure erano lì, reali o metaforiche, a reclamare un ruolo in questa grande commedia.
Erano lì a recitare il loro ruolo, creando ricchezze e distruggendone come un grande e poliedrico Shiva danzante.
Come Shiva dagli induisti, o le Forze della Natura dagli scienziati, anche gli Anti-Robin Hood e gli Squali finanziari vanno rispettati dai traders e dagli investitori. Gioia o sofferenza, prosperità o distruzione, guadagni o perdite dipendono da quanto e come si sappia “aderire alla Realtà” – come insegna il Buddha con la sua nobile psicoterapia ante litteram.
Il compito del trader e dell’investitore finanziario è pertanto comprendere, aderire e cavalcare la realtà finanziaria, non modificarla né prevederla.
Esiste un pesce molto intelligente che sa sfruttare la potenza propulsiva degli squali evitando, al contempo, il rischio di diventarne preda; un pesce che aderisce al suo squalo con una ventosa e lo usa come un taxi. E’ la rèmora.
Da allora, ho sempre ambito a diventare… una rèmora.
E come l’intelligente rèmora, anch’io ho dovuto imparare a scoprire, individuare e seguire la scia del mio squalo (ce ne sono tanti, talvolta in lotta tra loro stessi!), per agganciarlo e seguirlo fin dove riuscirò, poiché gli squali si agitano, accelerano e virano bruscamente, e mi è difficile quindi rimanergli saldamente agganciato. Del resto, è altrettanto difficile per i cowboys rimanere saldamente in groppa al toro, per i surfisti cavalcare stabilmente le onde, per i velisti imbrigliare durevolmente i venti – non una gran consolazione comunque!
E’ difficilissimo rimanere agganciati allo Squalo, ma è già difficile l’iniziale individuazione della sua scia per agganciarlo e seguirlo.
Quali scie può cercare un investitore scientifico? Una scia è un fenomeno fisico determinato, nei sistemi gassosi e liquidi, dal passaggio di un corpo che crea una turbolenza, assorbita dal sistema in un certo tempo. In Borsa, la scia delle manovre degli Squali è visibile, con le relative turbolenze, nella liquidità, ossia nei volumi scambiati. Osserva i volumi, non le quotazioni.
Facile a dirsi, ma…

  • se sei ancora imbevuto di Analisi Fondamentale o, soprattutto, di Analisi Tecnica, sarai inevitabilmente distratto dalle quotazioni che elaborerai con indicatori e oscillatori, per non parlare delle figure tecniche d’inversione (che non sono previste per i volumi…)
  • se leggi i giornali e ascolti i notiziari, sarai inevitabilmente attratto da informazioni riguardanti le quotazioni, poiché i volumi non interessano a nessuno – o quasi!
  • se parli di finanza, borsa e azioni con operatori e conoscenti ignari di sistemi fisici, riceverai informazioni e spunti esclusivamente in merito alle quotazioni, poiché non hanno strumenti e criteri per valutare i volumi (“ehi - il Titolo X è cresciuto del 50% - boia d’una miseria!”, mentre nessuno ti fornirà la preziosa informazione “ehi – il Titolo X ha appena avuto un eccezionale picco di volumi scambiati – chissà come mai!”).
  • se, come avrai notato, la visibilità dei volumi degli indici borsistici sia andato persino riducendosi negli ultimi anni, anziché aumentare con l’ausilio delle tecnologie informatiche, sarai ulteriormente indotto a trascurare tale fondamentale grandezza fisica.
Eppure, i volumi, soprattutto degli indici borsistici, rappresentano un flusso di reali scambi di masse monetarie – l’energia del sistema - ossia di informazioni più difficilmente manipolabili rispetto alle quotazioni.
L’obiettivo prioritario diventò evidente: scoprire le vere e autentiche Informazioni Finanziarie allo stato puro - non distorte, non manipolate e, soprattutto, semanticamente ricche di significato.
Se Qualcuno manovra un titolo, è plausibile scorgere tracce sospette proprio nei volumi, ed è lì che si scoprono possibili scalate o accumulazioni ostili – non dai giornali.
Lo si può anche desumere dagli eventuali insider che, all’interno dell’azienda scalatrice e a conoscenza di certe strategie, non resisteranno alla tentazione di effettuare compravendite (reato gravissimo!) tramite amici, permettendo a me, a te e a tanti altri di individuare e sfruttare tale traccia nei volumi. Ma… hai mai notato l’estrema severità delle leggi vigenti in tutti i Paesi contro gli insider, puniti con anni di galera e multe stratosferiche? Qualcuno ha fatto sì che tutti i Paesi avessero leggi capaci di scoraggiare tale eventualità, per impedire che, tramite i volumi, si aprissero pericolose brecce nella segretezza di certe manovre, così come un piccolo forellino in una diga può tramutarsi, per effetto dell’energia del flusso idrico, in una voragine disastrosa.
Qualcuno è molto interessato ad avere immense greggi da tosare attraverso l’utilizzo di indicatori e oscillatori, magari integrati in avanzati sistemi di trading automatico (“robot”, o “golem” di tradizione ebraica), che assicurino numerose e tempestive transazioni a ciascun segnale del mercato (anche a quelli, ovviamente, che Qualcuno può facilmente stimolare provocando reazioni prevedibilissime, come quella del 19 ottobre del 1987!)
Insomma, a Qualcuno non piace rivelare troppo i volumi degli indici borsistici, neanche a pagamento, forse perché… “al contadino non far sapere com’è buono il formaggio con le pere!”.
Se tali sono le omertà sui volumi, figuriamoci su altri dati sensibili di società, di andamenti agricoli, immobiliari e industriali e sui tanti dati macroeconomici che da un minuto all’altro scombussolano le Borse (come se proprio nessuno le conoscesse e sfruttasse prima…!).
Questa ovvia asimmetria informativa è la mina che, da sola, sgretola i piedi d’argilla di numerose teorie, modelli e formule che hanno creato negli ultimi 50 anni “un apparato statistico così gigantesco e sofisticato, eppure con risultati tanto scadenti” (Wassily Leontieff, premio Nobel 1973).
Tra questi va menzionata la Efficient Market Hypothesis (EMH).


Lo scetticismo sulle possibilità di predire gli andamenti finanziari portò gli studiosi, negli anni ’60, ad investigare almeno la logica sottostante i processi casuali (random) nei mercati dei capitali. Ne scaturì l’EMH elaborata da Eugene Fama.
Il mercato è considerato efficiente quando, in ogni momento, i prezzi dei titoli riflettono in modo corretto tutte le informazioni disponibili.
Questo significa che i prezzi si aggiustano immediatamente all’arrivo di nuove informazioni per ritornare sempre in equilibrio.
Il mercato diventò, con questo concetto, un enorme e sofisticato calcolatore, capace di semplificarci la vita nell’elaborazione di complesse e interminabili operazioni matematiche – potenza della pigrizia che aguzza l’ingegno!


L’analisi di Fama tendeva a confermare la “Random Walk Theory” dei prezzi azionari già investigata da numerosi autori a partire da Louis Bachelier nel 1900.
Alla loro opera Fama aggiunse un più rigoroso approccio statistico-matematico: si trattava di una nuova rivoluzione per la finanza.
Le evidenze dei test di Fama negli anni ‘60 mostravano valori di correlazione prossimi allo zero, il che significa che le serie storiche finanziarie erano paragonabili ai numeri generati dal gioco della roulette: non correlati, ossia indipendenti tra di loro.
Secondo Fama, un mercato efficiente è un mercato in cui operano molti soggetti che agiscono al fine di massimizzare i propri profitti, cercando di prevedere il futuro prezzo delle attività negoziate, e dove le informazioni sono disponibili gratuitamente per tutti i partecipanti, per cui:

  • in un mercato efficiente la competizione tra gli investitori conduce ad una situazione in cui, ad ogni istante, il valore corrente delle attività risente dell’effetto degli eventi accaduti e di quelli che il mercato si aspetta che accadranno;
  • in un mercato efficiente i prezzi devono “riflettere pienamente” le informazioni disponibili.
A questo punto ho chiuso con i “Babbo Natale”, i “Gesù Bambino” e le “Befane” varie, e ho iniziato a praticare un culto incondizionato della Realtà – visibile, concreta e “falsificabile”.

Marcel Proust, 1871 – 1922, scrittore francese.
L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” (oppure “occhiali speciali”, aggiungo io…)

Limiti e Effetti Collaterali dell’Informazione Finanziaria (“I.F.”):
· l’Informazione Finanziaria non può mai arrivare dai diretti interessati, sia perché non vogliono dividere la torta con nessuno, sia per lo spauracchio delle terribili leggi contro l’insider trading.
· L’I.F. è necessariamente convogliata a noi in ritardo rispetto alle reali decisioni, e in momenti che sarebbe ingenuo reputare casuali. Come ci ricorda Dante Alighieri: “Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare” – Inferno, Canto III e Canto V.
· L’I.F. viene necessariamente convogliata, salvo alcune eccezioni libere e indipendenti, attraverso canali di massa (giornali, televisioni, radio…) che, guarda caso, ogni tanto diventano l’ossessione di qualche grosso gruppo industriale-finanziario per meglio condizionare intere masse di risparmiatori e investitori, oltre che di tradizionali consumatori.
· Nel 1958 (prima edizione) venne pubblicato negli USA “I Persuasori Occulti” di Vance Packard. Se 50 anni fa c’era già chi scriveva su tecniche manipolatorie consolidate nel mercato americano, pensi che i Persuasori Occulti si siano fermati lì senza perfezionarle con le incredibili scoperte nei campi sia delle Scienze Cognitive (come noi Esseri Umani elaboriamo le informazioni, produciamo decisioni e attuiamo i conseguenti comportamenti) sia dell’Economia Sperimentale (come noi Esseri Umani elaboriamo le nostre complesse “Algebre di Valori” inconsapevolmente)…?
· L’I.F. – e non solo – viene sempre meglio trasmessa e inoculata nelle menti degli investitori attraverso specifici “virus mentali” (o “memi”, nella definizione di Richard Dawkins) costruiti, diffusi e inoculati in noi dai mass media, posseduti e controllati da potenti lobby di potere finanziario (gli Squali, alias gli Anti-Robin Hood).
· L’I.F. – e non solo – crea fenomeni diffusi di bulimia informativa che induce dosi sempre più massicce e frenetiche di notiziari, informazioni, report. Masse di informazioni che ottundono le nostre capacità di valutazione critica e che richiedono competenze sempre maggiori per poter essere filtrate.
· L’unico vaccino contro questa bulimia informativa, e alla distorsione della nostra “Algebra di Valori” (definita in seguito), è praticare una rigorosa dieta di notizie, esponendosi il minimo necessario ad esse, per recuperare quella attenzione e quegli occhi necessari per vedere la reale origine, natura e scopo di ogni I.F.
Cui Prodest? - A chi giova l’Informazione Finanziaria?
A chi la fornisce (mass media) o a chi la riceve (tu, io, altri investitori e traders)?
A te l’ardua sentenza!
Bibliografia essenziale:
L’Arte di Persuadere - di Massimo Piattelli Palmarini, 1995, Gli Oscar - Mondadori
Il gene egoista – di Richard Dawkins, scritto nel 1976, pubblicato nel 1994 in italiano da Mondadori.
IMPORTANTE: Per chi fosse interessato ad approfondire i molteplici aspetti della Complessità applicata alla Finanza e delle sue ripercussioni sulle visioni tradizionali della Finanza (“Random Walk”, Analisi Fondamentale, Analisi Tecnica, ecc…), ecco il link al mio Corso online “La Teoria del Caos applicata ai mercati finanziari” (Questo corso da diritto ad 8 ore di mantenimento EFA):
http://www.pfacademy.it/corso.php?idCo=82
Ad maiora!
Nicola Antonucci www.complexlab.com
 
la domanda sarebbe interessante
se politica ed economia fossero separate :p

ciao Mostromarino :)

ciao f4f

ma guarda che l`articolo ho provato a tritarlo, centrifugarlo
è venuto niente di semi polittico

ma c`è tutto il piano di sopra, a cio`dedicato

posso andar su a scriver le mie quattro pirlate di polittica ?

:ciao:
 
ciao f4f

ma guarda che l`articolo ho provato a tritarlo, centrifugarlo
è venuto niente di semi polittico

ma c`è tutto il piano di sopra, a cio`dedicato

posso andar su a scriver le mie quattro pirlate di polittica ?

:ciao:


ebbeh ho scherzato :)
sono d'accordo,
ma non mi sembra grave, diciamo così :)
 
Dalle Balle alle Bolle: La Finanza sull’Orlo del Caos

Dalle Balle alle Bolle: La Finanza sull’Orlo del Caos
(un nuovo estratto dal libro di prossima pubblicazione “Dalle Balle alle Bolle: La Finanza sull’Orlo del Caos – Come cavalcare la complessità dei mercati finanziari”.
Capitolo: Matrix – Essere o non essere… )

II Tappa. Dalle balle alle bolle: i Memi.
Com’è possibile che monsieur Trichet avesse continuato ad alzare i tassi di sconto fino al 4,4%, spingendo così i tassi Libor (London Interbank Offered Rate) fino al 5,40% nel settembre del 2008, mentre l’economia europea rallentava già dall’inizio del 2007?
Com’è possibile che legioni di economisti, docenti universitari e giornalisti finanziari fossero tutti concordi nell’intravedere il rischio di una pericolosa inflazione, rischio che incoraggiava Trichet a spingere su i tassi, che a loro volta gonfiavano i tassi interbancari (Libor o Euribor) su cui si basavano le rate dei mutui di milioni di cittadini, nelle cui menti cresceva ulteriormente la paura inflazionistica che economisti, docenti e giornalisti registravano…?
Un bel circolo vizioso, vero?


A partire però dal 16 settembre 2008 – “The Day After” del fallimento Lehman Brothers – oppps! l’inflazione non c’è più, e la paura della sua comparsa è clamorosamente svanita dagli incubi di Trichet, di economisti, di politici e di giornalisti competenti, con conseguente immediata caduta verticale dei tassi di sconto e dei tassi interbancari.

Nessuno parlò più di inflazione, e qualcuno iniziò persino a credere al rischio opposto, paventato da pochissimi: il rischio di una deflazione.
What’s “deflazione”…? Sembrava un termine eradicato (come il vaiolo!).


La deflazione è un riequilibrio necessario e terapeutico quando la massa dei beni e dei servizi eccede la massa monetaria disponibile all’acquisto. E’ inevitabile allora che il valore dei beni e servizi si riduca per armonizzarsi con il valore monetario disponibile per comprarli.
Ancora una volta ti pongo la domanda: “Ma… tutti folli, ingenui o cretini?” No di certo.
Erano soltanto (quasi) tutti vittime dell’unica causa di tutte le bolle passate e future: le balle!

Non ti preoccupare: tutti i termini tecnico-scientifici, come promesso nel “Patto con te”, vengono sempre spiegati in modo semplice e pratico.
Con “balle” intendo qualsiasi informazione capace di distorcere la nostra “Algebra di Valori”, ossia il nostro sistema incorporato di calcolo e valutazione di valori disomogenei. A scuola ci insegnano a non sommare le mele con le pere, non essendo addendi omogenei. Ma nella vita, e nella finanza soprattutto, noi utilizziamo sempre una algebra di numerosi valori molto disomogenei. Valori mai soltanto monetari, bensì anche d’orgoglio, di sfida, di tempo, di stress, di immagine, di sogni di gloria…


Esempi illustri di algebre distorte ci arrivano dall’opera lirica, dalla teoria dei giochi, dalla economia sperimentale e dalla… epidemiologia.

Le balle nella Teoria dei Giochi.
Un divertente esempio di distorsione dell’Algebra di Valori arriva dalla Teoria dei Giochi, con un esperimento ideato da Martin Shubik nel 1971, che potrai replicare con i tuoi amici: l’Asta del Dollaro.
Nel 1971 e negli USA, Shubik effettuava l’asta con una banconota da 1US$, ma oggigiorno ti consiglio di provarla con una banconota da 10€.
Propongo al pubblico (almeno una decina di persone) di acquistare una banconota da 10€ con un’asta al rialzo, partendo dal prezzo base di 1€ - sciocco, vero? In realtà, si inserisce nell’asta una regola speciale per renderla utile come esperimento di psicologia comportamentale, ossia aderente alla realtà operativa quotidiana: tutte le offerte che non si aggiudicano la mia banconota da 10€ perdono qualcosa.
In dettaglio: chi offre di più, per esempio 5€, vince la mia banconota con un guadagno del 100% (vuoi già giocare, vero…?!). Il secondo miglior offerente, per esempio con 4€, non vincendo la banconota, perde la metà di quanto offerto, ossia 2€. Il terzo miglior offerente, per esempio con 3€, perde invece un terzo di quanto offerto, ossia 1€. E così via…
Semplice, vero? Nonché sciocco. Perché perdere i miei 10€ per pochi Euro che i partecipanti offriranno…?! Perché, come succedeva a quel genio di Shubik, ogni volta… guadagno! Incredibile? Il risultato tipico è che chi vince – termine improprio in questo caso… - si aggiudica i miei 10€ per un valore superiore, per esempio 11€ o persino 15€! Al limite, ho registrato alcuni casi nei quali il vincitore s’è aggiudicato la banconota di 10€ per… 10€. I perdenti, con offerte fino a 9€, devono versarmi la metà dell’offerta (il secondo piazzato), un terzo dell’offerta (il terzo piazzato), e così via. Insomma: aggiudico i miei 10€ tipicamente per un totale di 20€!
Provare per crederci – sempre! Non credere aprioristicamente a nulla di ciò che ti dico, “falsifica” sempre tutto con le tue esperienze, please
Le situazioni che si verificano hanno talvolta dell’incredibile, con risvolti aggressivi e rancorosi tra alcuni partecipanti.
Cosa succede a queste malcapitate vittime di un banditore di banconota, che si rivela presto un bandito-re?
Ecco un esempio pratico realizzato con una asta di ben 50€ in un simpatico filmato da me realizzato per Pirelli RE Agency al link:
Asta Banconote

Le balle nell’Economia Sperimentale
A dimostrare che le balle (bullshit per gli americani…) sono sia intorno a noi sia in noi, ci ha pensato il premio Nobel 2002 Daniel Kahneman (1934) insieme ad altri, attraverso numerosi esperimenti di Economia Sperimentale, ossia un modello di comportamenti economici basato su osservazioni empiriche della realtà effettuate sul campo, e non su astrazioni elaborate sulla carta.
Come mi ricordava il mio professore di elettronica al Politecnico di Torino: “sulla carta, nessuno ha mai preso la scossa!” – un faro per tutta la mia vita!



L’economia sperimentale è, infatti, una nuova disciplina che si avvale dei contributi dell’intelligenza artificiale, della psicologia cognitiva, della teoria dei giochi. Il suo scopo è quello di trovare fondamenti più realistici alle deduzioni che si fanno sul comportamento economico umano, smantellando in primis il secolare idolo del decisore (e investitore) razionale – che si dimostra spesso ben poco razionale…
Con “economia sperimentale” intendo anche includere l’economia cognitiva e comportamentale, pur con le loro sottili differenze.
Esperimenti pionieristici sono stati condotti in questo ambito soprattutto da Daniel Kahneman, Amos Tversky Herbert Simon, Vernon Smith, e dimostrano i limiti della teoria economica classica basata sul presupposto della razionalità delle scelte e degli investimenti (quindi, della “utilità attesa”).
Tali limiti sono dovuti proprio all’incapacità dei soggetti nel compiere scelte ottimali in modo cosciente, persino quando (rarissimamente!) tutte le informazioni necessarie fossero disponibili.
Inoltre, tutti noi Esseri Umani non abbiamo un sistema di preferenze coerente, arrivando a prendere successive decisioni addirittura incoerenti tra loro, a causa:
1. dell’ordine in cui vengono posti i termini della scelta (violazione del “principio di invarianza”): a parità di guadagno o perdita – in parte certa e in parte probabilistica – la scelta cambia a seconda dell’enfasi posta sulle perdite oppure sui guadagni. L’avversione alle perdita è dovuta all’endowment effect (il fatto di possedere qualcosa lo rende più prezioso di quando non lo si possiede);
2. del contesto (“effetto cornice” – “framing effect”): soffriamo di una “dipendenza da incorniciamento”, e il modo in cui ci comportiamo dipende da come i problemi decisionali sono stati incorniciati. I mass media e specifici poteri politici, sociali, finanziari lo sanno applicare molto bene…

  1. delle innate (e ingenue) considerazioni probabilistiche: il ragionamento probabilistico degli individui non corrisponde alle regole della teoria delle probabilità. Basta pensare all’aspettativa di una maggiore probabilità di uscita di numeri non estratti da molto tempo;
  2. della estrema disomogeneità dei valori (tempo, orgoglio, invidia, convinzioni, stress, rischio, ecc…) che la nostra incorporata Algebra di Valori deve continuamente valutare ed elaborare;
  3. degli inconsapevoli condizionamenti dall’ambiente (culturale, sociale, massmediatico, ecc….).
Gli esperimenti hanno sempre più investito anche i nostri neuroni con la moderna neuroeconomics attraverso l’uso di tecniche di neuroimaging, per vedere come si comportano i nostri circuiti neurali sollecitati da specifiche decisioni.
I nostri limiti cognitivi, che gli esperimenti hanno dimostrato, conducono a innumerevoli fenomeni di imitazione, di comportamenti da gregge (herding), di circoli viziosi nel “pensare che l’altro pensa che io penso che…” e ad altre spiacevoli distorsioni cognitive.
Per le lobby finanziarie che conoscono bene questi processi e limiti decisionali, diventa quindi semplice e facile creare bolle finanziarie attraverso balle scientemente congegnate e diffuse. Soltanto chi, tra noi investitori, conosce questi processi e limiti decisionali può riconoscerli, evitarli e vaccinarsi.
Deve però studiare – molto.
Per esempio…
Un fenomeno ben noto a traders, investitori e a chiunque deve attuare decisioni complesse è stato studiato da Peter Senge (1947, autore de “La Quinta Disciplina – l’arte e la pratica delle Learning Organizations” del 1990) che ci ha raccontato la “Sindrome della Rana Bollita”, per la quale, a fronte di variazioni molto graduali della temperatura dell’acqua, una rana non reagisce poiché non si accorge di tali variazioni troppo lente (ci si abitua…). Per poi ritrovarsi… bollita!
Se sei un trader, non ti ricorda forse quelle esasperanti minime variazioni delle quotazioni che rimandano la decisione alla… prossima minima variazione?!
Non ti ricorda forse quegli stati di ottundimento e di stanchezza mentale indotti dal tuo monitor, dopo aver monopolizzato la tua concentrazione per ore?
Non ti ricorda infine quella inerzia psicologica indotta da un trend che sembra dover durare molto, che vorremmo durasse molto, che ci abituiamo a pensare che durerà ancora un po’… anche quando, invece, ha iniziato a invertire il suo corso difronte alla nostra totale diffidenza e incapacità ad accettarlo?
Come vedi, la “Sindrome della Rana Bollita”… non riguarda solo le rane!




L’Investitore Razionale, quindi, beniamino e dogma dell’Economia Classica da Adam Smith (1723 – 1790) in poi, s’è rivelato un falso idolo che di razionale ha ben poco, soprattutto quando lui e tanti altri Investitori Razionali, reciprocamente,… s’infettano.



Le balle nell’Epidemiologia
Ho definito prima le “balle” come agenti distorcenti la nostra Algebra di Valori, con esempi e conseguenze come quelle appena descritte, o che saprai meglio descrivere dalla tua esperienza di investitore o trader. Ma come nascono, come si diffondo e perché certe balle hanno più successo di altre fino alla loro canonizzazione come “Verità”, mentre alcune rimangono semplici “cazzate”?
E‘ la stessa domanda che si pongono gli epidemiologi quando studiano la diffusione dei virus biologici.
Nel 1976, Richard Dawkins (1941, etologo, biologo e genio) scrisse “Il gene egoista”, spodestando l’Essere Umano dal centro di se stesso con la sua “terza rivoluzione copernicana”, dopo i precedenti spodestamenti dal centro dell’universo (con Niccolò Copernico, 1473 – 1543) e dal centro del mondo animale (con Charles Darwin, 1809 – 1882).

Dawkins capì che, a sopravvivere a ciascuno di noi, alle nostre famiglie, alle nostre etnie, alla nostra specie di homo sapiens e, addirittura, a tutte le specie animali, c’è l’unico vero protagonista della vita: il gene.
Un gene, però, talmente “egoista” da essere totalmente incurante di noi, se non in qualità di veicoli per la sua moltiplicazione, trasmissione ad altri e diffusione nel mondo vivente.
Ciascun gene (quello del colore bruno dei miei capelli, o quello del carattere dolce di una tua amica, o quello dello sviluppo della corteccia orbito-frontale responsabile dei nostri comportamenti sociali ed etici) è in competizione con altri geni per diffondersi maggiormente, e garantirsi così una vera eternità. Una competizione che spesso si trasforma in collaborazione – meglio: in coopetition, una cooperation nella competition - con la benedizione della Teoria dei Giochi che dimostra l’esito vincente di alcune simili strategie (“strategie miste”).
Dopo questo schoc, Dawkins non s’è fermato lì, e ci ha schoccati definitivamente parlando di “memi”, ossia di “unità di replicazione culturale” che, analogamente ai geni, replicano, trasmettono e diffondono funzioni e caratteristiche culturali anziché biologiche. Poco chiaro? Allora, lasciami usare l’analogia di un “virus mentale” - seppur impropria, la considero molto efficace per trasmetterti il concetto rilevante.
Un virus biologico, come ormai abbiamo imparato ad accettare grazie alla supposta follia dello scienziato russo Dmitrij Iosifovič Ivanovskij che per primo li descrisse al mondo (nel 1892), trasporta informazione biochimica (aminoacidi, proteine, geni) che, inoculandosi nel nostro corpo, ne modifica qualche funzionalità.
Un virus mentale, come non abbiamo ancora imparato ad accettare, dopo la supposta follia di Richard Dawkins che per primo li descrisse al mondo nel 1976, trasporta informazione cognitiva (credenze, idee) che, inoculandosi nel nostro cervello, ne modifica qualche funzionalità.
Attraverso parole, immagini e comportamenti, i memi passano dal tuo cervello a quello di qualche tuo conoscente, e da qui, se tale meme ha attecchito bene (ossia, l’idea o la credenza è piaciuta al suo cervello), si diffonderà ulteriormente ad altri.
I memi, quindi, col loro bagaglio di idee e credenze, possono diffondersi esponenzialmente o meno, a seconda di fattori ambientali di natura mentale: la cultura, le aspettative, le paure, i piaceri, le tradizioni e i valori di un popolo, in un dato territorio e in una data epoca.
Tra i valori universali c’è indubbiamente l’esigenza di certezze, soprattutto relative al Futuro reso prevedibile – il Grande Sogno dell’Umanità.
Un meme, quando trasporta la credenza della “certezza del futuro guadagno”, riesce a debellare, nei cervelli di intere popolazioni, persino la saggia consapevolezza che “del diman non v’è certezza”. La sua diffusione è inarrestabile ed epidemica.
Risultato: l’Algebra di Valori di migliaia (nel XVII secolo in Olanda), o di milioni (con la Bolla del 1929 e con la Bolla Internet del 2000), o di miliardi (con l’ultima Bolla Immobiliare e Finanziaria, la “Crisi Globale al cubo”) di persone viene irrimediabilmente distorta con la conseguente riduzione della capacità critica di soppesare benefici e rischi: nessunsplendore di una verità rende tutto ovvio e certo.



Nessuna follia, ingenuità o stupidità quindi di queste popolazioni (di noi tutti, io e te compresi…), bensì umane debolezze e malattie, e disumane volontà di potenza: la volontà dei memi di diffondersi utilizzandoci anche a nostro discapito. Anche i memi (così come i geni) sono “egoisti”: assolutamente indifferenti al destino finale di noi Esseri Umani, i loro utili taxi.
Quale vaccino contro questi nuovi, eppure eterni, virus mentali?
Anzitutto, il miglior vaccino è conoscere - scientificamente!
Secondariamente, la migliore conoscenza è sapere come evitarli.
Infine, sapere come evitarli comporta sforzi, difficoltà, ostacoli spesso insormontabili nell’affrancarci dalla nostra “bulimia informativa”: il bisogno ossessivo e compulsivo di notiziari e informazioni sempre più tempestivi e frequenti.
Una massa di informazioni che il nostro cervello non è adatto a gestire, e che richiede competenze sempre più specialistiche per poter essere vagliate, criticate, comprese.
La nostra Algebra di Valori va doppiamente in frantumi: sia per la massa soverchiante di dati spesso inconciliabili, sia per i tanti e variegati memi distorcenti (alias balle) che sempre più facilmente Qualcuno ci inocula.
Siamo sempre più in balìa di…
Lo scopriremo insieme in prossimi POST e/o nel mio Libro di prossima pubblicazione: “Dalla Balle alle Bolle: La Finanza sull’Orlo del Caos”.
IMPORTANTE: Per chi fosse interessato ad approfondire i molteplici aspetti della Complessità applicata alla Finanza e delle sue ripercussioni sulle visioni tradizionali della Finanza (“Random Walk”, Analisi Fondamentale, Analisi Tecnica, ecc…), ecco il link al mio Corso online “La Teoria del Caos applicata ai mercati finanziari” (Questo corso da diritto ad 8 ore di mantenimento EFA): http://www.pfacademy.it/corso.php?idCo=82
Ad maiora!
Nicola Antonucci
www.complexlab.com
 
Un virus mentale, come non abbiamo ancora imparato ad accettare, dopo la supposta follia di Richard Dawkins che per primo li descrisse al mondo nel 1976, trasporta informazione cognitiva (credenze, idee) che, inoculandosi nel nostro cervello, ne modifica qualche funzionalità.
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ecco adesso, f4f

tutto mi è chiaro
 
carissimo vegliardo
mostromarino
babbuino cassettista



vedo che stai imparando l'autocritica


vedi di andare a fanculo
non riesci mai ad essere costruttivo
ma sempre a criticare
senza alcun contributo di crescita per i vari post

sei un cretino patentato ultra sessantenne!

tu una grandissima signora

e lo dimostri quasi tutti i post

:):):)
 

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