il gas ucraino è russo

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Forumer storico

L’eurodeputato Roberto Vannacci accusa Kiev di continuare ad acquistare gas russo con fondi Ue: le sue parole​

di Federico Liberi
2 Ottobre 2025
l’Ucraina continuerebbe a importare ingenti quantità di gas dalla Russia, attraverso i gasdotti di Ungheria e Slovacchia, finanziandosi con i contributi europei.

 
anche il GAS europeo è russo

gli UE comprano a rotta di collo GNL russo…​

Maurizio Blondet 13 Ottobre 2025
Le nazioni dell’UE continuano a rifornire Mosca

Sette paesi dell’UE (Francia, Paesi Bassi, Belgio, Croazia, Romania, Portogallo e Ungheria) hanno aumentato le importazioni di energia dalla Russia all’inizio del 2025 rispetto al 2024.

Francia (+40 %) e Paesi Bassi (+72 %) hanno registrato aumenti significativi, in gran parte dovuti al GNL russo, gran parte del quale viene riesportato all’interno dell’UE. L’Ungheria (+11 %) e la Slovacchia restano i principali acquirenti di gasdotto, per un valore complessivo di € 5 miliardi.

Dal 2022, l’UE ha acquistato € 213 miliardi di energia russa, mentre ha erogato € 167 miliardi di aiuti all’Ucraina.
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Nonostante il divieto, l’UE ha importato più GNL russo

Maurizio Blondet 9 Gennaio 2026 Nonostante il divieto, l'UE ha importato più GNL russo

L’Unione Europea intende eliminare completamente i contratti di fornitura di GNL russo esistenti entro il 2027 al più tardi. Tuttavia, i volumi di importazione dalla Russia hanno continuato ad aumentare di recente. Oltre ai fattori economici, anche i vantaggi logistici e i contratti a lungo termine svolgono un ruolo cruciale.

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Impianti di stoccaggio di gas naturale nel porto di Sabetta nel 2015, nella penisola di Yamal, nel Circolo Polare Artico, a 2.450 km da Mosca. Il progetto Yamal LNG serve per estrarre e liquefare il gas dal giacimento di gas di Yuzhno-Tambeyskoye.
 

L’Europa senza gas: la brillante strategia per diventare poveri… ma con stile​


C’era una volta un continente che prosperava, produceva, esportava, cresceva. Le sue fabbriche erano accese, i suoi salari decenti, la sua energia costava il giusto. Poi un giorno, in un raro momento di ispirazione collettiva, i leader europei decisero che tutto questo successo era probabilmente sopravvalutato. Perché avere un’industria forte quando puoi avere… una nobile crisi energetica? Von Del Leyen e Meloni esultano per i successi contro la Russia.

E così, con l’entusiasmo di chi cambia vita dopo aver visto un documentario, l’Europa ha detto addio al gas russo. Quel gas cattivo, certo, ma convenientissimo. Quello che scorreva nei tubi e non aveva bisogno di navi, porti, rigassificatori, né di preghiere al dio del meteo per non far aumentare i prezzi. Troppo semplice. Troppo logico. Troppo poco eroico.

Meglio affidarsi agli amici americani. Quelli sì che sanno farsi pagare: ci vendono il loro gas liquefatto come fosse profumo francese. E noi lo compriamo, felici di pagarlo quattro volte tanto. Perché, diciamolo, niente dà un senso di moralità superiore come una bolletta da panico.

Mentre i nostri cugini a stelle e strisce pompano gas e profitti, noi pompiano… entusiasmo. Perché non è forse meraviglioso vedere le nostre industrie trasferirsi negli Stati Uniti? È la globalizzazione, bellezza! Loro hanno energia economica, incentivi generosi e una politica che pensa all’industria; noi abbiamo PowerPoint pieni di frecce verdi che spiegano quanto sarà luminoso il nostro futuro senza energia competitiva.

Le nostre fabbriche? Beh, alcune si spengono. Altre producono a metà. Altre ancora salutano l’Europa con un allegro “ciao, vi scrivo da Texas!”. È una nuova frontiera: l’esportazione dell’industria europea all’estero, senza neanche chiedere incentivi per farlo. Geniale, vero?

Intanto i cittadini europei vivono un’esperienza emozionante: la caccia alla bolletta perfetta. Un po’ come un escape room, ma senza uscita. “Ce la farà questa famiglia a scoprire quanto pagherà il megawatt il mese prossimo?” Suspense assicurata.

E mentre noi ci scaldiamo lo spirito – perché le case costano troppo da scaldare – ci raccontiamo che tutto questo ci renderà più forti. Certo. Come quei guerrieri spartani famosi per vivere senza mantello… solo che loro almeno avevano i muscoli. Noi abbiamo comitati, direttive, strategie, roadmaps e soprattutto un’inesauribile capacità di prendere decisioni che sfidano ogni principio di buon senso.

Il tutto mentre la Russia, quel nemico da cui ci siamo emancipati con orgoglio, continua a vendere gas al resto del mondo senza troppi problemi. E gli Stati Uniti, i nostri nuovi fornitori deluxe, ringraziano vivamente l’Europa per avergli trasformato un prodotto di scarto interno in un diamante energetico da esportare.

Il risultato? Un continente sempre più virtuoso, sempre più moralmente elevato, sempre più… povero. Ma attenzione: povero con stile. Perché la povertà energetica è molto più chic quando la scegli per ideologia, non quando la subisci per necessità.

In fondo l’Europa ci sta insegnando una grande lezione: la realtà economica è sopravvalutata. Meglio la narrativa, meglio il gesto simbolico, meglio l’autolesionismo con nobiltà. E se domani chiuderà un’altra fabbrica, non importa: potremo sempre raccontarci che lo abbiamo fatto per la pace, per il pianeta, o per un qualche principio che nessuno ricorda più ma suonava benissimo alla conferenza stampa.

E così continuiamo, fieri e leggeri, a scalare la classifica dei continenti più entusiasti ma meno competitivi. Una storia affascinante da raccontare ai nipoti.

Sempre che ci rimanga abbastanza gas per scaldare la stanza mentre gliela raccontiamo.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore.

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Per non dimenticare – 2022: “L’Europa non può fare affidamento sul gas statunitense per il prossimo anno.”, Bloomberg Europe Edition

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ENERGIAEUROPARUSSIA

 

Rappresaglia: Putin lancia l’attacco Oreshnik al “più grande sito di stoccaggio di gas in Europa” nella regione ucraina di Leopoli​

Maurizio Blondet 14 Gennaio 2026

proprio al confine tra Polonia e NATO. Molti hanno chiesto alla Russia di colpire Kiev con l’Oreshnik come parte della rappresaglia, ma è inutile colpire un luogo a poche miglia dal confine russo con un missile di tipo intercontinentale. Il messaggio ben più importante è colpire proprio vicino ai confini della NATO per inviare un messaggio che tutta l’Europa è avvisata, dato che il sito di gas di Leopoli si trova a soli 160 km dalla base critica polacca di Rzeszow.
È interessante notare che il resoconto ufficiale dell’Aeronautica militare ucraina ha annunciato che alle 23:30 il lancio è stato rilevato:



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Se notate nel video degli attacchi pubblicato all’inizio, l’ora indicata è 23:46, il che significa che l’Oreshnik ha colpito esattamente 16 minuti dopo. Si stima che impieghi 15 minuti per raggiungere Leopoli da Kapustin Yar, il che significa che gli ucraini erano apparentemente a conoscenza del suo lancio tramite il satellite americano ISR in tempo reale.
Tuttavia, pur sapendo quando sarebbe stato lanciato, non sarebbero stati in grado di individuare il bersaglio, poiché il missile vola troppo velocemente per triangolare correttamente la traiettoria e avvisare il bersaglio in tempo utile per adottare contromisure efficaci, come semplicemente nascondersi. Secondo fonti locali, non c’era alcun preavviso degli attacchi, il che significa che, sebbene le autorità ucraine sapessero quando il missile sarebbe stato lanciato, probabilmente non avevano idea di quale regione avrebbe effettivamente colpito.
L’altro aspetto è che, secondo alcuni rapporti, la Russia avrebbe avvisato gli Stati Uniti tre ore prima del lancio, il che ha senso perché il lancio di un missile balistico intercontinentale (ICBM) potrebbe essere interpretato dai sistemi di rilevamento missilistico di allerta precoce come un primo attacco nucleare. È chiaro che gli Stati Uniti lo sapevano con largo anticipo, dato che a Kapustin Yar erano state segnalate “attività insolite” solo pochi giorni fa, con l’ambasciata statunitense a Kiev che aveva già emesso questo avviso in precedenza:
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Detto questo, l’Oreshnik era solo una parte di un importante attacco aereo in corso che sta colpendo Kiev e altre regioni con Kalibers, Kinzhals, Iskander, Gerans e tutto il resto, ed è quindi possibile che l’avvertimento di cui sopra riguardasse proprio questo, sebbene fosse insolito.
Un’altra cosa insolita era lo strano “resto del mondo” che si vedeva per decine di miglia in tutta la regione di Leopoli dopo l’attacco di Oreshnik:


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Ciò sta mettendo a dura prova l’Europa, che si trova ad affrontare un crescente isolamento dagli Stati Uniti, costringendola a disinvestire sempre più fondi dei suoi cittadini per il mantenimento dell’Ucraina. Questo persegue una strategia simultanea russa di distruzione dell’Ucraina e di indebolimento significativo dell’Europa, in particolare dei suoi leader politici, che subiscono crescenti pressioni in patria per la disastrosa gestione delle finanze pubbliche.

Mentre l’Europa si indebolisce sempre di più, sia politicamente che economicamente, sia dal punto di vista dell’influenza geopolitica (ad esempio in Africa e altrove, con la Francia e altri paesi che vengono cacciati), la Russia acquisisce un potere smisurato. Ciò faciliterà una situazione in cui, tra pochi anni, l’Europa si troverà schiacciata tra due giganti, gli Stati Uniti e la Russia, che dettano legge a un continente europeo sventurato, indebolito e frammentato.
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segue il blackout a Berlino
 
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