L'Offerta pubblica di vendita e sottoscrizione di Pramac, azienda che produce e distribuisce gruppi elettrogeni, è iniziata ieri e terminerà il prossimo 27 giugno, mentre l'inizio delle negoziazioni è previsto per il 3 luglio all'Expandi. L'offerta, coordinata da Banca Caboto, prevede il collocamento di circa 10,9 milioni di azioni: 2,9 milioni derivanti da un aumento di capitale e le restanti 7,9 milioni messe in vendita da alcuni azionisti. Al pubblico indistinto è destinato il 15% dell'offerta e il restante 85% agli investitori istituzionali. Il prezzo massimo dell'offerta è fissato a 5 euro per azione, quello minimo a 4 euro, per una valorizzazione della società, post aumento di capitale, tra 122 e 152,5 milioni di euro. Al prezzo massimo, le azioni rivenienti dall'aumento di capitale faranno entrare nelle casse di Pramac 14,5 milioni di euro.
Il lotto minimo di adesione è di 700 azioni, pari ad un investimento massimo di 3.500 euro.
La maggioranza resta in mano alla famiglia del fondatore. Mario Campinoti, (presidente della società), Paolo Campinoti (amministratore delegato), Iniziativa Gestione Investimenti Sgr e Paulineplein, la società di diritto olandese che direttamente e indirettamente detiene il controllo del 51,38% di Pramac, sono gli azionisti venditori che vedranno la propria partecipazione complessiva scendere dall'attuale 100% al 41,13%, nel caso di intero esercizio della greenshoe, pari al 14,7% delle azioni messe in vendita. La società non è scalabile in quanto dopo il collocamento la famiglia Campinoti controllerà ? direttamente e indirettamente - il 52,16% del capitale: il 15,23% posseduto da Paolo Campinoti e il restante attraverso la IFC srl, società detenuta da alcuni componenti della famiglia,legati da un patto di sindacato stipulato lo scorso 16 marzo e della durata di tre anni. IFC sarà il primo azionista con il 36,93%, seguito da Paolo Campinoti con il 15,2%, dal fondo IGI con il 3,1% e da Mps Venture che passerà dall'attuale 3,2% al 2,89%.
Aumento di capitale per crescere all'estero. Pramac ha deciso di quotarsi per accelerare la propria crescita a livello internazionale: i proventi della quotazione serviranno per l'apertura di un nuovo stabilimento produttivo in Romania, entro l'inizio del 2008, con un investimento di 2,5 milioni di euro, l'apertura di due filiali, una in Slovacchia e una a Dubai. Il gruppo toscano inoltre punta a rafforzare lo sviluppo delle filiali esistenti e a migliorare l'attività post-vendita. Sul fronte acquisizioni, l'ad Paolo Campinoti ha detto che Pramac vuole proseguire a crescere per linee esterne attraverso acquisizioni, in particolar modo nella divisione Power, purché siano fatte a costi interessanti e soprattutto in linea con i valori di mercato. Le aree di geografiche ritenute più interessanti sono la Cina, l'India, gli Emirati Arabi e l'Africa.
La società di Casole d'Elsa (Siena), nata negli anni Sessanta da un'idea dell'attuale presidente Mario Campinoti, opera su scala mondiale attraverso quattro stabilimenti produttivi, di cui uno in Italia e tre all'estero (Spagna, Francia e Cina). Ha una rete distributiva di 17 filiali commerciali presenti in 15 Paesi, con due linee di prodotto in cui è attiva: la divisione power, che produce e distribuisce i gruppi elettrogeni per la generazione elettrica (83% del fatturato totale) e quella handling, che produce e distribuisce i macchinari per la movimentazione logistica (17%).
Nei prossimi anni pay out al 30-40%. Pramac ha chiuso il bilancio 2006 con ricavi per 183,7 milioni di euro (+17,4% rispetto ai 156,4 milioni del 2005), un Ebitda di 20,1 milioni e un risultato netto di 6,8 milioni di euro. E per il 2007, la crescita sta continuando ad essere in linea con gli anni passati grazie all'apertura di nuove filiali e non alla vittoria di commesse particolari, ha il direttore finanziario Nicola Pagliai.
Sui numeri del 2006, l'offerta valorizza la società tra le 8,4 e le 9,8 volte l'Ebitda (rispetto alle 9,2 volte della media di società comparabili come Interpump, Bolzoni, Brembo, Carraro e Sogefi) e tra 16,1 e 20,1 volte gli utili (rispetto alle 21,4 volte della media delle società comparabili).
Sulla politica dei dividendi, il management ha detto che sta pensando a un pay out intorno al 30-40% dopo che negli anni scorsi non ha distribuito dividendi ai propri azionisti. Riguardo alla posizione finanziaria netta nel 2006, negativa per 58,6 milioni di euro, pari a 2,9 volte il rapporto indebitamento/Ebitda, Pagliai ha sottolineato che 3,5 volte potrebbe essere un moltiplicatore corretto con la crescita del gruppo.