Fernando'S
Forumer storico
Jolly Hotels e quell’opa non voluta
14 ottobre 2005 14.20
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/48886AC67DD5081EC125709A0040E555/
I vertici di Jolly Hotels, infatti, hanno esplicitamente "consigliato" agli azionisti di minoranza di non aderire all’opa. Ai soci di maggioranza, controllando già la maggioranza assoluta del gruppo, non interessa acquisire una quota di minoranza. Anche perché, in caso di un’eventuale adesione integrale all’opa, gli azionisti di maggioranza si troverebbero costretti a sborsare circa 77 milioni di euro. Una spesa considerata inutile.
A Piazza Affari può talvolta succedere che si venga costretti a procedere con delle operazioni non volute. E stato il caso delle Popolare Italiana, obbligata a lanciare un’opa su Banca Antonveneta (anche se poi a questa offerta ne era stata affiancata una più conveniente per gli azionisti della banca padovana). Ma è anche il caso di Jolly Hotels, i cui azionisti di maggioranza hanno dovuto lanciare un’opa sui titoli che ancora non possiedono.
Perché Jolly Hotels è stata obbligata a procedere in questa maniera? Il motivo è semplice. Gli azionisti di riferimento della società quotata al segmento Star, vale a dire Vittorio Zanuso, Ugo Maria Zanuso, Francesca Ita Zanuso, La Bricola SpA, Luigi Caldera e Canova Partecipazioni, hanno deciso di raggruppare le rispettive partecipazioni in un unico veicolo, denominato Joker Partecipazioni, che controllerà il 50,04% di Jolly Hotels. Di conseguenza è stato superato il 30%, che la Consob stabilisce come soglia limite, superata la quale l’azionista di controllo è costretto a lanciare un’opa obbligatoria anche sulle altre azioni non possedute. Ecco perché Joker Partecipazioni si è trovata in questa condizione.
Ma gli azionisti di maggioranza relativa potrebbero evitare questo esborso supplementare. Il prezzo fissato per l’opa obbligatoria, infatti, è pari a 7,7 euro per azione, vale a dire il valore più alto tra la media del titolo nei 12 mesi precedenti e il prezzo più elevato pagato dalle parti coinvolte nell’operazione. Considerando che attualmente la quotazione di Jolly Hotels è superiore agli 8 euro, l’adesione all’opa non sarebbe conveniente. Sarebbe diverso il caso in cui il valore del titolo scendesse sotto quota 7,7 euro. In quelle circostanze per gli azionisti di maggioranza relativa si aprirebbero degli scenari che non sarebbero graditi.
I vertici di Jolly Hotels, infatti, hanno esplicitamente “consigliato” agli azionisti di minoranza di non aderire all’opa, in quanto prevedono una buona crescita per l’azienda, che non sarà delistata dal mercato. Ma non è da trascurare il fatto che a Joker, controllando già la maggioranza assoluta del gruppo, non interessa acquisire una quota di minoranza. Anche perché, in caso di un’eventuale adesione integrale all’opa (supponendo anche la conversione integrale delle azioni di risparmio, pari allo 0,4% del capitale sociale), gli azionisti di maggioranza si troverebbero costretti a sborsare circa 77 milioni di euro. Una spesa considerata inutile.
Ma questa mossa ha mandato su tutte le furie gli spagnoli di Nh Hotels, azionisti di minoranza, ma con una partecipazione consistente, superiore al 20%. Logicamente gli iberici, alla luce di un’operazione con queste caratteristiche, non vedono adeguatamente valorizzata la loro partecipazione. E non è esclusa la possibilità che da Nh Hotels arrivi una contro-offerta, anche se, per il momento, tutto resta nel campo delle ipotesi.
Gli spagnoli hanno contestato l’attuale gestione di Jolly Hotels.
Nei primi sei mesi del 2005 il fatturato del gruppo è rimasto invariato a 116 milioni di euro. Al contrario, il risultato netto è tornato positivo per 4,9 milioni di euro, rispetto alla perdita di 2,1 milioni dei primi sei mesi del 2004. Tuttavia, questo risultato è stato ottenuto contabilizzando una plusvalenza di quasi 19 milioni di euro, derivante dalla cessione di un immobile a Bologna. Escludendo questa voce straordinaria e applicando i nuovi principi contabili, Jolly Hotels avrebbe chiuso il semestre con una perdita netta di 5,1 milioni di euro.
Al 30 giugno l’indebitamento finanziario netto del gruppo ammontava a 247 milioni di euro, in miglioramento di 13 milioni rispetto al dato di fine 2004.
ecco il grafico
14 ottobre 2005 14.20
http://www.soldionline.it/SOL_Editoriale.nsf/alldocs/48886AC67DD5081EC125709A0040E555/
I vertici di Jolly Hotels, infatti, hanno esplicitamente "consigliato" agli azionisti di minoranza di non aderire all’opa. Ai soci di maggioranza, controllando già la maggioranza assoluta del gruppo, non interessa acquisire una quota di minoranza. Anche perché, in caso di un’eventuale adesione integrale all’opa, gli azionisti di maggioranza si troverebbero costretti a sborsare circa 77 milioni di euro. Una spesa considerata inutile.
A Piazza Affari può talvolta succedere che si venga costretti a procedere con delle operazioni non volute. E stato il caso delle Popolare Italiana, obbligata a lanciare un’opa su Banca Antonveneta (anche se poi a questa offerta ne era stata affiancata una più conveniente per gli azionisti della banca padovana). Ma è anche il caso di Jolly Hotels, i cui azionisti di maggioranza hanno dovuto lanciare un’opa sui titoli che ancora non possiedono.
Perché Jolly Hotels è stata obbligata a procedere in questa maniera? Il motivo è semplice. Gli azionisti di riferimento della società quotata al segmento Star, vale a dire Vittorio Zanuso, Ugo Maria Zanuso, Francesca Ita Zanuso, La Bricola SpA, Luigi Caldera e Canova Partecipazioni, hanno deciso di raggruppare le rispettive partecipazioni in un unico veicolo, denominato Joker Partecipazioni, che controllerà il 50,04% di Jolly Hotels. Di conseguenza è stato superato il 30%, che la Consob stabilisce come soglia limite, superata la quale l’azionista di controllo è costretto a lanciare un’opa obbligatoria anche sulle altre azioni non possedute. Ecco perché Joker Partecipazioni si è trovata in questa condizione.
Ma gli azionisti di maggioranza relativa potrebbero evitare questo esborso supplementare. Il prezzo fissato per l’opa obbligatoria, infatti, è pari a 7,7 euro per azione, vale a dire il valore più alto tra la media del titolo nei 12 mesi precedenti e il prezzo più elevato pagato dalle parti coinvolte nell’operazione. Considerando che attualmente la quotazione di Jolly Hotels è superiore agli 8 euro, l’adesione all’opa non sarebbe conveniente. Sarebbe diverso il caso in cui il valore del titolo scendesse sotto quota 7,7 euro. In quelle circostanze per gli azionisti di maggioranza relativa si aprirebbero degli scenari che non sarebbero graditi.
I vertici di Jolly Hotels, infatti, hanno esplicitamente “consigliato” agli azionisti di minoranza di non aderire all’opa, in quanto prevedono una buona crescita per l’azienda, che non sarà delistata dal mercato. Ma non è da trascurare il fatto che a Joker, controllando già la maggioranza assoluta del gruppo, non interessa acquisire una quota di minoranza. Anche perché, in caso di un’eventuale adesione integrale all’opa (supponendo anche la conversione integrale delle azioni di risparmio, pari allo 0,4% del capitale sociale), gli azionisti di maggioranza si troverebbero costretti a sborsare circa 77 milioni di euro. Una spesa considerata inutile.
Ma questa mossa ha mandato su tutte le furie gli spagnoli di Nh Hotels, azionisti di minoranza, ma con una partecipazione consistente, superiore al 20%. Logicamente gli iberici, alla luce di un’operazione con queste caratteristiche, non vedono adeguatamente valorizzata la loro partecipazione. E non è esclusa la possibilità che da Nh Hotels arrivi una contro-offerta, anche se, per il momento, tutto resta nel campo delle ipotesi.
Gli spagnoli hanno contestato l’attuale gestione di Jolly Hotels.
Nei primi sei mesi del 2005 il fatturato del gruppo è rimasto invariato a 116 milioni di euro. Al contrario, il risultato netto è tornato positivo per 4,9 milioni di euro, rispetto alla perdita di 2,1 milioni dei primi sei mesi del 2004. Tuttavia, questo risultato è stato ottenuto contabilizzando una plusvalenza di quasi 19 milioni di euro, derivante dalla cessione di un immobile a Bologna. Escludendo questa voce straordinaria e applicando i nuovi principi contabili, Jolly Hotels avrebbe chiuso il semestre con una perdita netta di 5,1 milioni di euro.
Al 30 giugno l’indebitamento finanziario netto del gruppo ammontava a 247 milioni di euro, in miglioramento di 13 milioni rispetto al dato di fine 2004.
ecco il grafico