Parmalat: a marzo la prima udienza del secondo troncone

giuseppe.d'orta

Forumer storico
A seguito della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura della Repubblica di Milano, il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Milano, Dott. Cesare Tacconi, ha fissato per il prossimo primo marzo l'udienza (meglio l'inizio della stessa) preliminare per decidere appunto se rinviare a giudizio i tredici manager bancari e le cinque banche oggetto del secondo troncone per aggiottaggio.

Si tratta della filiale milanese di City Group, di Deutsche Bank spa e di Deutsche Bank Ag di Londra, Morgan Stanley bank international Limited di Milano e Morgan Stanley & Co international di Londra, la società di gestione Nextra Sgr e Ubs Limited di Londra.

E' chiaro che si tratta di una buona occasione per costituirsi parte civile nei confronti di soggetti che potrebbero essere condannati anche al risarcimento dei danni e, con loro, anche le banche stesse come responsabili civili.

Anche per il processo "secondo troncone", Aduc organizzerà un servizio di assistenza legale per tutti gli interessati a costituirsi parte civile. Potranno farlo sia coloro i quali sono costituiti nel primo processo sia tutti gli altri.

Sarà possibile costituirsi parte civile fino all'inizio del dibattimento, quindi il primo marzo è solo la prima delle date utili.

Per informazioni dettagliate: http://investire.aduc.it/php/parmalat.php



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Torniamo alla cassa mutua?

di G.S.



Fa un certo effetto sentire parlare di alta finanza al Circolo del Ponte della Ghisolfa, sede storica degli anarchici milanesi. Termini come bond, stock option, autorithy stridono in un ambiente con i muri tapezzati di immagini di Pinelli e del ’68. A fare da sintesi tra questi due mondi che sembrano distanti anni luce è Sergio Cusani che ha attraversato gli anni della contestazione studentesca nella sinistra extraparlamentare per poi ritrovarsi come brasseur d’affaires di Gardini nei famigerati anni ’80: solo un personaggio con il suo pedigree poteva presentarsi nel circolo anarchico più famoso d’Italia per spiegare i retroscena dei crack della grande impresa italiana. Per niente a disagio, anzi con l’aria di chi ritorna da vecchi compagni di una volta, l’uomo più famoso di tangentopoli si è sottoposto per tre ore ad un fuoco di domande sullo stato della finanza in Italia e nel mondo e sulle prospettive per i cittadini comuni, o meglio per i risparmiatori.
Cio che è venuto fuori dalla discussione sembra condannare senza appello un sistema, quello del capitalismo finanziario, su cui si regge l’economia dell’occidente. I casi Cirio e Parmalat non sono una degenerazione ma l’esito inevitabile di un sistema che, come si diceva negli anni della contestazione, non si può riformare ma dev’essere soltanto abbattuto. Alla fine insomma è prevalsa la vecchia logica dei padroni inaffidabili e del capitalismo che premia una minoranza di pescecani e lascia in mutande la massa di sprovveduti. Peccato, perché le analisi sviluppate al Circolo non sono affatto da buttare: i problemi sono subentrati quando si è iniziato a discutere di terapie.
Ha aperto il discorso il sociologo Walter Vannini che ha spiegato come il risparmiatore tipo rimasto truffato dai bond spazzatura abbia un’età media piuttosto alta. Più sui 60 che non sui 30 anni. Molti di loro - ha aggiunto Cusani - hanno investito in azioni della propria azienda perché hanno maturato un rapporto di fiducia con essa e così si sono trovati beffati due volte. Alla base dei fenomeni che hanno interessato tutto il mondo occidentale, dagli Usa con i casi Enron e Worldcom alla Francia con Vivendi per arrivare in Italia c’è un fatto nuovo: i manager hanno preso le redini delle grandi imprese, quelle che una volta erano nelle mani dei padri fondatori e poi dei loro figli. Lo spirito con cui si conducono i giganti dell’economia è cambiato, è diventato tout court manageriale, finalizzato soltanto agli obiettivi di breve termine e privo di quella fantasia e capacità d’intuizione che era propria dei cummenda di una volta. A determinare questa situazione hanno contribuito le stock option, ossia il sistema di retribuzione dei manager che in parte è basato su un emolumento e in parte consiste in azioni dell’azienda. Ne consegue che il manager sarà molto più attento all’andamento dei titoli che non alla produzione, che significa maggiore attenzione alle logiche a breve periodo che non a quelle a lungo periodo.

Altro punto dolente: l’intermediazione delle banche tra risparmiatori e aziende. Negli Usa il rapporto è diretto mentre in Italia ci si rivolge sempre allo sportello, quasi sempre quello della propria banca, per ricevere i consigli migliori su dove investire. E così i poveri risparmiatori si sono visti rifilare i bond spazzatura dalle banche che in questo modo cercavano di recuperare i crediti concessi ad aziende decotte come la Cirio e la Parmalat. Resta il mistero, per i comuni mortali, della facilità con cui sono stati concessi crediti a imprese con i conti in rosso al contrario di quanto avviene con un cittadino normale cui, prima di concedere il fido, viene fatto l’analisi del sangue.
Secondo Cusani questo andazzo è il risultato di un rapporto di favori per cui la banca elargisce e l’impresa in cambio si prende qualche qualche bidone, ossia un’attività controllata dall’istituto piuttosto malandata.


Come uscire da questo meccanismo infernale? La risposta si trova ritornando all’ottocento: la cassa mutuo soccorso, quella realizzata dal movimento cattolico e operaio per sostenere i compagni nei momenti di difficoltà.
Neanche la banca etica va bene. È troppo autoreferenziale, a parere dell’ex manager di Gardini. E così anche di tutti i presenti all’incontro, tra i quali spiccavano alcuni vecchi anarchici dalla fede incrollabile. Che sia questa la ricetta è difficile immaginarlo ma le domande di trasparenza e di revisione del sistema restano valide anche per chi non è seguace di Bakunin.



insomma Cusani sostiene le cooperative BIANCHE
 

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