Analisi Intermarket ....quelli che.... Investire&tradare - Cap. 1

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Si scende sekki.. siamo sullo spoore al retest dei minimi di venerdì... si potrebbe anche perforare ma sarebbe una rottura da comprare almeno secondo me tenuto anche conto che l'europa potrebbe sovraperformare.., la rottura fatta domani dovrebbe portare massimo una ventina di punti sotto e poi il rimbalzo...
 
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Si scende sekki.. siamo sullo spoore al retest dei minimi di venerdì... si potrebbe anche perforare ma sarebbe una rottura da comprare almeno secondo me tenuto anche conto che l'europa potrebbe sovraperformare.., la rottura fatta domani dovrebbe portare massimo una ventina di punti sotto e poi il rimbalzo...

si potrebbe anche essere, adesso noi siamo sotto di 100 punti, sulla chiusura di venere
:wall:
 
Un lunedì mattina negativo sarebbe cosa gradita...veduma.

Comunque è sempre tutto molto nebbioso, si naviga come vichinghi nella nebbia.

SPX
 

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Goldman Sachs: "I Btp italiani sono a buon mercato"


La potente banca americana Goldman Sachs, dalle cui fila viene il futuro presidente della Bce Mario Draghi, fa da pivot nel grande gioco dei PFG "poteri forti globali", allo scopo di evitare un sell-off generalizzato di tutti gli asset lunedi' in Europa e Usa. La difesa di GS dei titoli di stato italiani (equivalente a un Buy) serve per fermare la speculazione che mira all'Italia subito per poi far saltare l'euro. La manovra pero' funzionera' solo se scendera' in campo con forza la Bce con le altre banche centrali comprando titoli di stato italiani.
 
pochi rischi nel breve, l'allarme e' nel medio periodo

Gli americani muovono un altro passo in territorio inesplorato in questa loro crisi finanziaria e di identità economica: la “Grande Contrazione” non può che allungarsi ancora, ora che il credito dei buoni del Tesoro degli Stati Uniti d'America non è più un triplo A.
Per questo la situazione si complica, non tanto a breve (domani in apertura non ci si aspetta un disastro), quanto nel medio-lungo termine, visto che nessun Governo, a partire da quello americano, ha trovato la ricetta – o il coraggio – per affrontare con la decisione dovuta una combinazione terribile: la crisi di un modello di crescita con il pericolo di contagio interattivo che potrebbe coinvolgere Europa ed America.
Ma veniamo al breve periodo, ai mercati, ai ragionamenti che abbiamo ascoltato questo fine settimana in preparazione delle aperture di questa mattina, dopo la decisione nella notte di venerdì. Ci sono in effetti alcune realistiche conseguenze.
La prima: il rischio America è un benchmark, un punto di riferimento per molti altri Paesi. È possibile quindi che vi siano degli aggiustamenti automatici con aumenti dei differenziali sui tassi a cascata? È possibile che importanti fondi pensione, con un mandato a tenere in portafoglio solo triple A, siano costretti a liquidare buoni americani per andare su altri bond tripla A come i tedeschi o gli svizzeri, con tutte le conseguenze del caso sul fronte valutario? È possibile che il mercato azionario assorba più la natura psicologico/storica di questa notizia e proceda con altre vendite massicce dopo la caduta di oltre 500 punti dell'indice Dow Jones del giovedì nero a New York della settimana scorsa? Tutto è possibile.
La notizia è certamente storica. Si cambiano percezioni e orientamenti automatici acquisiti per generazioni di traders in relazione al safe haven, al porto sicuro americano. Ma il downgrading era scontato. Soprattutto dopo il "papocchio" di un accordo quadro poco credibile, varato a Washington per tappare un buco fiscale insostenibile. Ma la lettura è che il mercato azionario ha già scontato il declassamento, quello obbligazionario conosceva l'orientamento di Standard and Poor's e non sarà certo una tacca in meno ad allontanare di questi tempi il grosso degli investitori statunitensi dal rischio America. Non solo, le possibili reazioni a un downgrading degli Stati Uniti sono state già esaminate in un incontro a porte chiuse tra Federal Reserve e Tesoro, di cui abbiamo dato notizie su questa pagine un paio di settimane fa. E gli strumenti di intervento attraverso la Fed di New York sono già in movimento. C'è poi la convocazione del G-7 finanziario sempre per discutere della crisi.
Ma il problema ovviamente non è la decisione di Standard and Poor's. Il problema è la tenuta del modello di sviluppo nel medio-lungo termine. Il messaggio di queste ultime settimane è chiaro: le forti iniezioni di liquidità per sostenere l'economia americana (mille miliardi in sei mesi, in rapido esaurimento) non hanno funzionato. Il ponte per superare le difficoltà è crollato proprio quando le misure di austerità dovrebbero essere adottate con severità. In questa situazione di doppia crisi, quella del modello di crescita americano e quella del contagio da debito in Europa i politici tentennano. Rifiutano l'inevitabilità della “Grande Contrazione” per ripianare il debito e le conseguenze: tutti dovranno stringere la cinghia, le rigidità strutturali imposte a molte economie, come quella italiana, dovranno saltare, l'età pensionabile aumentare.
I veri problemi non sono Standard and Poor's o le reazioni a breve di lunedi dei mercati. Chiedamoci piuttosto che cosa succederà fra sei mesi sui mercati se non si sarà fatto davvero qualcosa di importante. Il messaggio, ripetiamolo, è per il medio termine. Se la paralisi o le parole prevarranno su azioni decise, su riforme aggressive, allora sì che i mercati potranno reagire male. E il giovedì nero della settimana scorsa sarà stato solo un'anteprima di brutti momenti futuri.
 
salve a tutti... ora mi rileggo i post del fine settimana, tanto immagino che le aperture non saranno spumeggianti...
 
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