8° FAZIO........STORY !!!!!!!!!!!!!!!!

SINIBALDO

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CERCASI GOVERNATORE, NON UN PAPA

di Paolo Madron
9/9/2005
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Al di là di Fazio, il problema è di un'istituzione che vive separata e nel culto di sé.


Le vie dell'immaginario sono infinite e dentro ci sono anche quelle di molti giovani laureati che, secondo un recente sondaggio, sognano più di tutto un posto di lavoro in Bankitalia.

Il sondaggio risaliva a prima dei noti fatti che hanno investito il governatore, dunque sarebbe interessante rifarlo adesso per vedere se Palazzo Koch viene ancora considerato l'approdo ideale.


La premessa per dire di quanto sia sempre stata forte la nomea dell'istituto, palestra di serietà e rigore, faro della Repubblica che nei

momenti di crisi illuminava il buio della politica, trasformando alla bisogna i suoi guardiani (Carli, Dini, Ciampi) in fedeli servitori dello Stato.

Sarà per questo, per essere zona franca nello scenario di continua guerra fra poteri, che la banca centrale godeva di una sorta di statuto speciale:

dal mandato a vita del governatore all'assoluta discrezionalità delle sue decisioni, all'impossibilità pratica, se non teorica, di mandarlo a casa, come rivela il complicato meccanismo dei passaggi per ottenerne l'impeachment.

Insomma, sembra che la nostra democrazia parlamentare abbia più o meno consapevolmente voluto mettere al riparo dalle sue fragilità e debolezze la Banca d'Italia, per definizione lontana dai conflitti.

Non a caso, di fronte alle ricorrenti situazioni di ingovernabilità, come extrema ratio si sapeva di poter ricorrere ai suoi bravi banchieri, uomini super partes che garantivano in patria e all'estero la credibilità, non solo economica, di sistema e istituzioni.

A posteriori, visto quello che è successo, verrebbe da dire che questo aver assegnato alla banca centrale un ruolo iperbolico rispetto alle sue

reali competenze, governare la moneta e tutelare il credito come luogo deputato del risparmio degli italiani, non è stata una mossa azzeccata.

Da un lato ha alimentato in tutti i governatori, particolarmente in quest'ultimo, la convinzione di dover supplire ai vuoti altrui con frequenti e inopportune invasioni di campo.

Dall'altro, è servito a trasmettere un'immagine dell'istituzione come qualcosa di lontano, ieratico, avulso dalla tribolata quotidianità e dalle umane miserie, scevro da giudizi e pregiudizi per la creduta infallibilità dei suoi atti.

A nessuno mai che sia venuto in mente di smitizzare, di dire che anche quei signori in grisaglia vivevano su questa Terra e non nell'empireo, e che dunque sbagliavano, l'azzeccavano, gioivano e si scoraggiavano alla stregua di noi normali.

No, a Palazzo Koch non abitavano comuni mortali ma solo dei simulacri, simboli metafisici cui la sola appartenenza a quella élite garantiva i crismi del dogma.

Cosa si scopre invece grazie alla maramalda pubblicazione di tante intercettazioni telefoniche?

Che anche Antonio Fazio ha un'anima, delle simpatie, delle trame, una famiglia invadente, una querula moglie dalla improbabile sintassi cui piace

recitare magari inconsapevolmente da «governatora», dei banchieri che vezzosamente lo chiamano «Tonino» e lo bacerebbero in fronte, dei collaboratori con cui spesso litiga.

Ecco, al di là delle scelte di merito, credo sia questa caduta dell'immagine tradizionale, del senso di separatezza e distanza, che provoca lo sconcerto.

Anche perché, in questi suoi dieci anni di mandato, Fazio quei tratti di realtà avulsa da qualsiasi contesto li ha accentuati.

Nessuno come lui si è fatto forte delle insindacabili prerogative di cui per una legge obsoleta godeva, nessuno ha enfatizzato quel ruolo di papa

laico che non deve rispondere del suo operato e nemmeno motivarlo pur nel totale arbitrio.

Invece che aprirsi ai valori di una moderna democrazia di mercato, Fazio si è sempre più arroccato in una sprezzante solitudine, impermeabile alle ragioni di quanti lo invitavano a farsi artefice di un cambiamento.

Palazzo Koch come il bunker di Berlino, lui come un generale che ritiene di contare su armate poderose in realtà sempre più esigue e sfibrate.

Al di là della Lodi, dell'Unipol e dei furbetti del quartierino che pure albergano tra le file di chi ora ne reclama la testa, basterebbe il suo totale

anacronismo, la perdita del senso di realtà, a rendere l'uscita di Fazio da Via Nazionale improcrastinabile.

Il suo successore, per prima cosa, provveda ad arieggiare i locali del palazzo aprendoli alla vita che c'è fuori.

(FINE)
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SINBALDO
 
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FURBONE & FURBETTO !!!!!!!!!
 

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