ABBiAMO BISOGNO DI CREDERE CHE QUALCOSA DI STRAORDINARIO SIA POSSIBILE!!!

voglio vedere se rompono o se restano nel canale gli Yankee ...

liv fut è circa 1320 ... sempre il close considero + un giorno per conferma...

come quei famosi " se reggono i 1311 salgono " e poi si sono fatti 6% in un amen andando a fare un H/S di Murphy, un giorno hanno chiuso a 1307 e stavo per girarmi ma ho aspettato ... mi ha parato le chiappe..


I remember....:)


grazie Gasto ...!!
 
Il settimanale tedesco Spiegel scrive oggi che il cancelliere tedesco Angela Merkel si oppone alla candidatura di Mario Draghi quale nuovo presidente della Banca centrale europea a causa dell'alto debito pubblico dell'Italia. Se venisse confermata l'indiscrezione, la Germania si troverebbe in contrasto con altri partner europei.

Poche ore dopo che il ministro delle Finanze francese aveva detto che il suo collega Wolfgang Schaeuble sostiene il governatore della Banca d'Italia - così come Parigi - Der Spiegel riferisce di ciò che sembra un irrigidimento della posizione negoziale della Germania.

Dopo le dimissioni a sorpresa di Axel Weber dalla Bundesbank lo scorso febbraio, sembrava che Berlino avesse rinunciato ad avere un tedesco sulla poltrona più alta dell'Eurotower.

In mancanza di nuove candidature, quella di Draghi, che è anche presidente del Financial Stability Board, è emersa come quella più credibile. La settimana scorsa il nome dell'ex direttore generale del Tesoro italiano ha ricevuto anche il via libera del presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy.

Ma la parola definitiva spetta alla Germania che è anche il principale contributore dell'Unione europea oltre che la prima economia del continente.

La settimana scorsa Der Spiegel raccontava che in cambio del suo via libera a Draghi la Merkel era determinata a ottenere importanti contropartite. Rappresentanti tedeschi dovranno ottenere due posizioni chiave a livello europeo e maggiori concessioni dovranno essere fatte dai partner sul fondo permanente di salvataggio della zona euro, l'European Stability Mechanism.

Dall'articolo apparso nell'ultimo numero del settimanale sembra che la posizione della Merkel si sia irrigidita e che un atteggiamento esitante nei confronti di Draghi abbia lasciato spazio a una vera e propria chiusura.

"Merkel considera Draghi molto professionale ma ne impedirebbe la nomina alla presidenza della Bce perchè teme che l'opinione pubblica tedesca non capirebbe come un rappresentante di un paese ad alto debito possa essere giudicato adatto ad essere il supremo guardiano dell'euro", scrive il settimanale.
 
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 06 mag - Standard & Poor's ha confermato il rating a lungo termine di Ubi ad 'A'. L'agenzia, tuttavia, pone un outlook negativo sull'istituto perche', nonostante saluti positivamente l'aumento di capitale da un miliardo di euro, ha osservato un deterioramento della profittabilita' che non supporta piu' l'attuale giudizio.
 
Perché la Grecia uscirà dall’euro (non subito)
Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire adesso prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure quando in cassa non ci sarà più niente. Dall'Europa un piano di aiuti pasticciato. Germania, Francia e Olanda non hanno salvato il popolo greco: hanno salvato i propri banchieri dall'insolvenza greca
Di fronte al diniego tedesco, finlandese ed olandese di allargare i cordoni della Borsa e accettare di farsi carico in toto del debito pubblico greco, Atene ha solo due alternative davanti a sé: uscire dall’euro subito prima di esaurire tutte le riserve valutarie in cassa, oppure uscire dall’euro quando non ci sarà più niente in cassa. Quando il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha raccontato, venerdì, che i negoziati sull’uscita dall’euro sarebbero già in atto, è scoppiato un comprensibile panico, nonostante le smentite del governo di Atene. Il Pil greco, sceso del 4,2 per cento lo scorso anno, nel 2011 si contrarrà di un ulteriore 3 per cento, mentre l’inflazione salirà di almeno 2 punti. La Banca centrale greca ha detto che l’inflazione risultante dall’aumento dell’Iva e dall’aumento del prezzo della benzina ha ridotto i salari reali del 9 per cento lo scorso anno e nel 2011 si aggiungerà una contrazione del 5 per cento.

Tutte le banche sono virtualmente in solventi e sono mantenute in vita solo dalla generosa liquidità erogata dalla Bce, unica istituzione finanziaria del mondo che continua ad accettare i titoli di Stato greci a garanzia dei prestiti erogati. Il sistema finanziario interno è bloccato, i crediti erogati sono inevitabilmente in rapido deterioramento. La desertificazione economica è stata accelerata dalle misure draconiane imposte dall’Europa nel maggio 2010 quando è stato erogato un prestito di 110 miliardi di euro per “salvare” la Grecia. La salvezza di Atene sarebbe stata quella di non essere entrata nell’euro, di non aver avuto accesso a prestiti facili con bassi tassi d’interesse che hanno fatto raggiungere al paese l’apogeo della bolla finanziaria con le spese faraoniche fatte per le Olimpiadi del 2004. Grazie alla bolla olimpica i cittadini greci hanno conosciuto una crescita economica del 4 per cento annuo dal 2003 al 2007. I governi alla ricerca di facile consenso hanno aumentato la spesa e il numero di dipendenti pubblici fino a far diventare il settore statale responsabile per il 40 per cento del Pil, cioè su ogni euro che circola in Grecia 40 centesimi provengono dalle casse statali. L’Europa ha tentato di mascherare questi dati con un piano di aiuti pasticciato, fatto di un prestito emergenziale che è servito solo a ripagare le banche straniere dei crediti verso Atene: la maggior parte dei 110 miliardi sono finiti nelle casse delle banche di quei Paesi che avevano erogato il prestito. Germania, Francia ed Olanda non hanno salvato il popolo greco hanno salvato i propri banchieri da perdite miliardarie in caso di insolvenza greca.

E lo hanno fatto con il concorso di tutti anche di chi, come l’Italia, non aveva una esposizione considerevole al rischio greco. La stessa cosa è stata fatta con l’Irlanda e sarà fatta con il Portogallo. Ma quanto può durare? Sempre più investitori ed economisti pensano che le istituzioni europee abbiano messo in piedi un gigantesco schema Ponzi: come nella vicenda Madoff i primi a tirare fuori i soldi (le banche private europee ed americane) riporteranno a casa i capitali con dignitosi profitti, gli ultimi rimarranno con il cerino in mano e subiranno le conseguenze di perdite disastrose.

Nella piramide messa in piedi dall’Ecofin e dalla Banca centrale europea alla base ci sono i cittadini dell’Unione e ai vertici i banchieri. Le finanze pubbliche sostengono il pagamento dei debiti dei paesi in difficoltà, le banche creditrici incassano e poi non erogano più credito e il gioco è fatto gli unici creditori rimangono gli stessi Stati europei che hanno la scelta o di trasferire i costi tramite la fiscalità generale o di non pagare a loro volta i propri debiti. Tutti sanno che lo schema non regge che prima o poi crollerà, ma i politici non pensano a lungo termine, come tanti Madoff spostano in avanti il problema. Si troverà un compromesso sulla Grecia, si erogherà un prestito ponte al Portogallo e si consentirà all’Irlanda di pagare meno interessi sul prestito europeo, fino a quando i mercati consentiranno alla Catena di San’Antonio europea di stare in piedi poi ognuno per sé e Dio per tutti.


da Il Fatto Quotidiano dell’8 maggio 2011
 

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