Grazie Lerus...........puntuale come sempre!.............
Ma l'agrivillage??
Agrivillage non decolla ritardi nei pagamenti
di Giovanni Monforte17 maggio 2018
Musile. I promotori del progetto non hanno versato i 100 mila euro di anticipo degli oneri di urbanizzazione. Il centrosinistra chiede un consiglio straordinario
.........Se si vuol sapere come va a finire una storia, occorre ricordare come è partita..........
Giornale: Corriere delle Alpi
Autore: Renzo Mazzaro
Data: 25 Ottobre 2016
Titolo: Agrivillage: il mega centro di botteghe artigiane, hotel e strutture sportive
Link alla pagina web
MUSILE DI PIAVE.
Un investimento da 80 milioni di euro fatto da una società che ha 10.000 euro di capitale
sociale.
Assistita da una catena di simpatizzanti che versano 1 euro a testa. Fortuna che c’è un fondo inglese
disposto a entrare nel business, peccato non se ne possa conoscere il nome per motivi di privacy.
È fenomenale la sproporzione di forze in campo, oltre che imbarazzante il contesto dell’offerta, per realizzare
Agrivillage, mega centro commerciale che ha girato inutilmente l’Italia e adesso è approdato a Musile di Piave.
Prevede 23.452 metri quadrati coperti, su una superficie interessata di 680.000, con 250 negozi e botteghe
artigiane, hotel, strutture per lo sport e il tempo libero. Si direbbe una riedizione su scala minore di Tessera City,
vagheggiata dal presidente della Save Enrico Marchi a ridosso dell’aeroporto. O della Veneto City di Bepi
Stefanel, Luigi Endrizzi e altri investitori, che può ancora sorgere tra Dolo e Padova: l’iter burocratico è
completato, mancano i quattrini.
Se non ne trovano personaggi del calibro di Stefanel, Endrizzi e Marchi, da dove spunteranno per Agrivillage?
È quello che si chiedono tutti. Alcuni temono di saperlo: saranno i 250 negozianti o artigiani a doversi
trasformare in soci per reggere il peso dell’investimento? Forse si capirà qualcosa di più stasera da
Legambiente, che presenterà i risultati di una ricerca sulle aziende e i soggetti che promuovono l’opera, dal
significativo titolo “Chi paga?” (biblioteca comunale di Musile di Piave, ore 20.30). Parteciperanno anche
esponenti del Pd che denuncia da tempo le stranezze dell’investimento.
Finora di chiaro c’è solo il bypass operato sulle competenze della Regione, cui dovrebbe spettare il compito di
amministrare i grandi insediamenti commerciali. L’operazione è stata portata a termine in due fasi. La prima,
rovinosa, puntava a modificare la legge per autorizzare l’insediamento in un’area dove prima sorgeva un
vecchio allevamento di polli. Per recuperare un’area deteriorata. Operazione grazie alla quale il proprietario
incasserà 7-8 milioni di euro. Sono insorte le associazioni degli agricoltori e la giunta Zaia ha dovuto fare
marcia indietro.
Niente paura, si è scoperto che Agrivillage non ha bisogno della Vas (Valutazione ambientale strategica). Gioco
fatto: come è già avvenuto per Veneto City, la competenza è passata agli organismi inferiori.
In prima linea
adesso c’è la sindaca di Musile, Silvia Susanna, decisissima a favorire l’insediamento e a ottenerne un
ampliamento.
Sponsor della fallita manovra in Regione era Gianluca Forcolin, numero due di Zaia ma number one
dell’operazione Agrivillage, a detta di molti. È stato sindaco di Musile e con i promotori del progetto ha siglato
già l’accordo sugli oneri di urbanizzazione, che consentirà al Comune di incassare alla firma delle
autorizzazioni un assegno di 800.000 euro. E altri 800.000 a fine corsa. Cifre già “spese” in promesse durante la
campagna elettorale.
A favore della serietà dell’investimento dovrebbero militare, secondo il municipio, i 220.000 euro pagati per la
progettazione. Peccato che proprio ieri la Proteco, studio di progettazione che ha realizzato i primi due stralci,
abbia fatto sapere di non aver visto un euro per il lavoro e farà causa ai promotori. I quali sono “trincerati”
dietro la società Antonio Sv Srl, titolare Davide Dall’Asta, con uffici a Marghera. Porta a porta con un
personaggio proteiforme, Maurizio Sarlo, altro sostenitore, responsabile della Clemm, un’associazione no profit
che dovrebbe lavorare nel mondo dell’handicap. Come tale, ha ricevuto un contributo di 23.000 euro dall’allora
assessore Remo Sernagiotto.
Ma la sede di Padova della Clemm non risulta frequentata da gente afflitta da handicap. L’operazione
Agrivillage era sostenuta dal presidente della Confartigianato locale, Ildebrando Lava. L’associazione regionale
l’ha defenestrato senza complimenti.
Giornale: Il Mattino di Padova
Autore: Renzo Mazzaro
Data: 27 Ottobre 2016
Titolo: La società da una sterlina al timone dell’Agrivillage
Link alla pagina web
MUSILE DI PIAVE Un sistema di scatole cinesi protegge gli investitori (se ci sono) di Agrivillage, megacentro
commerciale da 80 milioni ormai in pista di decollo. Per tutta l'estate il circolo di Legambiente del Veneto
Orientale ha cercato di risalire la catena, partendo – in mancanza di dati ufficiali – dalle due società che hanno
presentato il progetto al comune di Musile, lasciato dalla Regione unico arbitro di un insediamento che supera
ampiamente i confini locali
. I risultati sono sconvolgenti: alla fine della catena, chi tiene il bastone di comando
è una società iscritta al registro delle imprese di Londra con capitale sociale una sterlina. Dicesi 1 euro e 10
centesimi. Si chiama Italian Business Consulting, ha un unico socio, Raffaele Volpe, e un direttore, Davide
Dall'Asta. Lo scopo dichiarato è fornire consulenza alle imprese italiane che vogliono operare nel mercato
inglese. Non viceversa, come sarebbe il caso di Agrivillage, per il quale si parla di un fondo inglese pronto a
lanciare nell'operazione 50 milioni.Un investitore di questo calibro si farebbe guidare da una società con
capitale 1 euro e 10 centesimi? Ripercorrendo la catena verso il basso, Italian business possiede il 100% di
Francisco Sfa Ltd, che a sua volta possiede l'80% di Antonio Sv Srl, società italiana con capitale depositato
10.000 euro (cifra minima per costituire una Srl in Italia). Antonio Sv è la faccia nota dell'investitore di
Agrivillage e fa capo all'ingegner Davide Dall'Asta. Nelle carte del municipio la società risulta dal 29 settembre
2015 «promissionaria acquirente dei terreni» (600.000 metri quadrati dove sorgeva un allevamento di polli
dismesso) anche se inizialmente si era presentata come proponente. L'acquirente dei terreni era Impresa San
Marco 18 Srl, società con capitale 10.000 euro, che poi ha lasciato il passo ad Antonio Sv. Risalendo anche
questo ramo, Impresa San Marco risulta posseduta al 95% da Trust Fa 95 e al 5% da Venezia Travel, nei cui cda
figurano i Dall'Asta padre e figlio (Dall'Asta senior è scomparso di recente). Le due società confluiscono in
Project Life Trustee Srl di Torino, socia al 100% di Trust Matilde, di cui è amministratore unico Filippo Lanteri,
un commercialista esperto di trust, che divide lo studio con Marcello Scarabosio, altro nome che circola nelle
quote societarie. Gira la testa e non per caso. Ma si torna sempre ai soliti nomi, perché Impresa San Marco
trasferisce l'iniziativa ad Antonio Sv. Come dire che Dall'Asta passa la mano a se stesso. Fin qui le "rivelazioni"
di Legambiente, fatte da Maurizio Pilotto e Paolo Orlando martedì sera, in un'assemblea affollatissima.
Presidiata da una robusta claque di sostenitori del progetto, arrivati da mezzo Veneto, che li ha contestati. A
richiesta di quanti abitassero a Musile, solo una mano si è alzata.
La mobilitazione pro Agrivillage è orchestrata
dai circoli Clemm, fondati da Maurizio Sarlo, un predicatore che promette un mondo migliore attraverso
l'associazionismo e i programmi Teu («teoria del paradiso in terra»). A tenere i piedi per terra c'erano l'architetto
Massimo Furlan, nuovo progettista di Agrivillage, che ha sostituito lo studio Proteco, in causa per non aver
ricevuto metà dell'onorario pattuito. E l'avvocato Marco Franco, legale di Dall'Asta. Da Furlan è bello sapere
che non ha problemi di onorario. «La società spenderà 2 milioni per riqualificare l'area» dice. «Quanto ai
finanziamenti, Dall'Asta dovrà firmare una fidejussione di 7-8 milioni prima di avviare i cantieri. È previsto
dalle normative, altrimenti non potrà fare nulla. Questo dovrebbe tranquillizzare». Peccato che l'unico modo di
finanziarsi emerso finora sia stato chiedere 630.000 euro a testa agli imprenditori per farli diventare soci di
quote minime di Agrivillage. Si direbbe che lo scopo sia arrivare all'accordo a qualunque costo. E poi? «L'idea
base del progetto è bellissima», commenta a distanza l'architetto Valter Granzotto, titolare di Proteco. «Ma le
gambe? Vorrebbero imitare Eataly di Farinetti, ma a parte che Farinetti punta su grosse città, non sul territorio,
queste operazioni si reggono su investimenti che rientrano attraverso la gestione. Non con interventi mordi e
fuggi».