Gloria ai Bastardi - Cap. 1

Stato
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stavo pensando che potremmo organizzare una colla qui nel forum e lanciare un' opa:d:, con quello che capitalizza sta baracca :wall:

in ogni caso, peggio dell' accozzaglia che la dirige e siede in cda è impossibile fare :-o

la Dany subito a capo del team preposto all' individuazione delle sacche di inefficienza nel comparto dirigenti :transf::devil:


...pensa quando convertiranno la torre di Milano in mini appartamenti a canone agevolato...altro che bosco verticale :d:
 
Brexit: qualche cifra (prof.Bagnai)

Il dibattito sulla Brexit sta prendendo toni inquietanti, tali da lasciare nell'ombra i risvolti economici, che qui, come più in generale nel caso del progetto europeo, rappresentano l'aspetto più banale del problema (anche se, per una illusione ottica dettata dal loro carattere "tecnico", sono quelli che catturano maggiormente l'attenzione).

A me sembra che nessuno abbia sottolineato abbastanza qual è la radice del problema, da noi evidenziata qui, ovvero il fatto che assistiamo al miserando spettacolo di massimi responsabili delle istituzioni europee, che in quanto tali dovrebbero essere garanti del rispetto dei Trattati europei, i quali invece minacciano apertamente e con toni inaccettabili ritorsioni verso un paese che intende avvalersi di un diritto (quello di recesso) che gli stessi Trattati prevedono.

Chi non capisce quanto questo sia assurdo è difficile che capisca qualcos'altro.

Ripeto: chi dovrebbe garantire il rispetto dei Trattati minaccia chi intende esercitare un diritto previsto dai Trattati. Se l'andazzo è questo, ditemi voi cosa ci possiamo aspettare da questa unione!

Eppure, molti opinionisti (pagati per non capire) e molti studiosi (che generalmente non capiscono gratis) ancora non ci arrivano. Ieri ho avuto l'onore di partecipare a una tavola rotonda con due studiosi di livello infinitamente superiore al mio: Marti Subrahmanyam, professore di finanza internazionale alla Stern School of Business (quella da dove viene un altro tipo di passaggio), e Joshua Aizenman, della University of Southern California, con un curriculum accademico impressionante: 212 working papers, 158 articoli su rivista scientifica, top 5% secondo 38 criteri bibliometrici, un h-index pari a 55 con 11572 citazioni su Google Scholar. Se lo valutiamo a peso di riviste, valgo meno di un decimo di lui, gli arrivo a malapena al malleolo. Eppure, dopo un primo giro nel quale, sotto la direzione ferma e efficiente di Francesco Nucci, io avevo espresso l'opinione che forse potevamo anche smettere di parlare di euro, progetto morto e sepolto, e darci da fare per pensare al dopo (opinione che scaturiva dal mio intervento, del quale vi parlerò in separata sede), Subrahmanyam ha detto che sì, lui avrebbe voluto essere più ottimista, forse perché si trovava in una città che ama (Roma), ma sinceramente non avrebbe saputo quali dati portare a supporto della sua intenzione, mentre Aizenman ha cominciato a dire che la fine dell'euro sarebbe la fine dell'Europa, e che quindi noi dovremmo esortare (o minacciare, o invitare) la Germania a capire che questo non sarebbe nel suo interesse eccetera eccetera. Cose che qui sentivamo dire quattro anni fa da colleghi che nel frattempo, capito l'andazzo, hanno smesso.

Io ho fatto notare, con molta delicatezza, che siamo sempre allo stesso punto: una unione nella quale devi minacciare gli altri affinché cooperino con te non ha molto senso in termini politici. Qui non solo manca un obiettivo comune: manca una volontà comune, e manca un terreno sul quale confrontarsi, visto che le istituzioni europee non solo sono particolarmente discutibili (in termini di violazione del principio di separazione dei poteri, in termini di rappresentatività democratica), ma addirittura intervengono in aperto spregio dei Trattati per sovvertirne lo spirito e la lettera!

Ma questo ad Aizenman, sepolto dalla valanga delle 360 pubblicazioni prodotte, evidentemente sfuggiva...

E allora parliamo di Brexit, facendo finta che valga la pena di parlarne. Il dato che molti hanno messo in evidenza, e che qui vorrei elaborare un minimo con voi, è che la minaccia di ritorsioni nei riguardi del Regno Unito non ha alcun senso, per il semplice motivo che è il Regno Unito, strutturalmente, a sostenere con la sua domanda di beni il resto dell'Unione Europea, e non il contrario. In effetti, il Regno Unito è un importatore netto di beni del resto del mondo, Unione Europea compresa, il che significa, d'altro canto, che l'Unione Europea nel suo complesso è una esportatrice netta di beni nei riguardi del Regno Unito.

Capite quindi bene che è del tutto assurdo pensare che se il Regno Unito uscisse, l'Unione Europea troverebbe una convenienza economica (sottolineo: economica) nel "punirlo".

Per dirla all'uomo della strada, sarebbe come se il pizzicagnolo sotto casa mi impedisse di entrare nel suo negozio, cioè di essere suo cliente, cioè di dargli (non prendergli: dargli) i miei soldi, perché una volta mi ha visto passare davanti alla sua vetrina con la busta del supermercato! Vi assicuro che i commercianti non ragionano così: nella mia strada ne son rimasti pochi (perché la grande distribuzione si è infiltrata molto bene anche in centro), ma se avessero deciso di "punire" i clienti dei supermercati adesso sarebbero ancora di meno.

In termini più aulici, l'imposizione di dazi è sì prevista dalle norme del WTO, ma occorre che ci sia un motivo. Sarebbe piuttosto strano che a un paese esportatore (che quindi trae vantaggio dal commercio internazionale) venisse consentito di imporre dazi ritorsivi a un partner! Eventualmente, sarebbe l'importatore a doversi difendere con dazi. Ma nel mondo in cui chi difende i Trattati li stampa con la stampante della Merkel, è evidente che i media possono farci digerire qualsiasi assurdità.

Comunque, qualche numero...

Qui vedete l'evoluzione del saldo commerciale (trade balance) inglese, mettendo insieme il totale, e le sue due componenti: quella verso l'UE a 28, e quella extra-UE (i dati vengono da qui):



La sintesi è che ad oggi il Regno Unito è importatore netto di beni dell'Unione Europea per oltre 100 miliardi di euro all'anno. Supponiamo allora che i gegni di Bruxelles decidano di troncare ogni e qualsiasi rapporto col Regno Unito in caso di Brexit (ipotesi già assurda di per sé, perché non si vede come potrebbero impedire a me di bermi un whisky, o a un inglese di comprarsi un vestito di Armani: ma passons...). In termini puramente macroeconomici sarebbe un bagno di sangue per noi, non per loro: vorrebbe dire rinunciare a 118 miliardi di esportazioni nette. Per capirci, il Pil dell'Eurozona a 28 è pari a 14.635 miliardi, e quello del Regno Unito è pari a 2.658 miliardi, per cui il Pil dell'Eurozona senza Regno Unito è pari a 11.977 miliardi. La perdita secca di domanda aggregata per l'Unione Europea sarebbe quindi pari a 118/11.977 = 0.98%. Questo, però, senza tener conto di un dettaglio che sfugge ai grandi economisti: il moltiplicatore keynesiano. Nel 2003 calcolammo con Francesco Carlucci il moltiplicatore keynesiano per l'economia dell'Unione Europea, facendo anche una cosa che i grandi economisti generalmente non fanno, cioè calcolando l'incertezza associata al moltiplicatore:



I numeri sono questi, calcolati come di consueto simulando uno shock negativo dell'1% all'altra componente esogena della domanda (la spesa pubblica). Dopo cinque anni, un taglio di domanda dell'1% riduce il PIL dell'1,62%, con una deviazione standard di 0.11, il che significa che nel 95% dei casi l'effetto cadrà dentro una forchetta che va dall'1,4% all'1,84%. Siccome la legge di Murphy esiste, e se qualcosa può andar male lo farà, questo significa che punire il Regno Unito, escludendolo dai propri partner commerciali, potrebbe costare nel medio periodo al resto dell'Unione Europea una cosa tipo lo 0,98 x 1,84 = 1,8% del suo PIL, con un impatto di circa 1% nel primo anno (nel quale quindi la sedicente Europa, cioè l'Unione Europea, perderebbe un punto secco di crescita economica).

Come si dice, ablarsi i testicoli per contrariare la consorte. Vi sembra ragionevole? A meno che non siate tedeschi, credo proprio di no.

Naturalmente questi calcoli sono meramente indicativi, per diversi motivi, uno dei quali è che nelle stime del nostro modello consideravamo l'Unione Europea compreso il Regno Unito: può darsi benissimo che la risposta dell'Unione Europea senza Regno Unito sia lievemente diversa (ma che il moltiplicatore keynesiano sia un po' dappertutto pari a circa 1,5 mi pare stia emergendo dalla letteratura, ed è quello che in fondo tutti sapevano, tranne chi aveva interesse a ignorarlo, perché da buon garzone di bottega doveva riscuotere i sospesi, come abbiamo dettagliato qui). Esiste poi una letteratura ampia sul fatto che diverse componenti di domanda hanno moltiplicatori diversi (il moltiplicatore di un aumento di imposte è diverso da quello di un taglio di spesa, che a sua volta potrebbe essere diverso da quello di un taglio esogeno delle esportazioni): benvenuti nel meraviglioso mondo dello zero virgola, che non cambia la sostanza di quanto vi sto dicendo, ovvero che imporre sanzioni alla perfida Albione, secondo una consolidata tradizione delle democrazie continentali europee, non solo sarebbe impossibile, ma anche controproducente, perché alla fine ci rimetteremmo noi.

Per dirla come la direbbe un giornalista, che resta pur sempre il miglior amico dell'uomo che vuole informarsi, nella peggiore delle ipotesi ci andremmo a pardere quasi il 2% del PIL, cioè 215 miliardi di euro (al sesto anno), pari a, udite udite, ben 484,69 euro a cranio nel resto dell'UE a 28. Questo, attenzione, in un solo anno, quello di perdita massima. La perdita cumulata sull'orizzonte di un decennio potrebbe avvicinarsi ai 7000 euro, ma il calcolo non ve lo faccio perché è inutile perder tempo dietro a un'idea assurda, e perché devo cambiarmi per andare a TgCom24, dove dovrò, ostentando grande professionalità, parlare di una situazione che, una volta di più, si presenta come grave, ma non seria...
 
Allora, direi giornata positiva anche oggi, con flussi in acquisto accompagnati da ottimi volumi, che nella seduta odierna hanno visto premiati particolarmente i titoli di alcune eccellenze di media dimensione nel settore del credito, dotate di interessanti potenziali di crescita e in odore di operazioni future di fusione finalizzate alla creazione di valore per dipendenti e azionisti.
Buon momento anche per il settore telecom e per alcune piccole perle del ramo moda.
Sul fronte macro, non si registrano particolari novità in un contesto di crescita costante e di generale serenità e distensione nelle relazioni internazionali.

Una buona serata a tutti :)
:bye::bye:
 
...

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L' altra sera il record, per dire a quale contesto di storditi siamo ridotti da ste parti :rolleyes:

Alle 11 di sera, buio pesto, in bici in contromano senza fanali senza catarifrangenti ombrello nella destra telefono nella sinistra e sigaretta in bocca. A zig zag e guardava per aria :wall:
Quanto avrei voluto guidare un trattore con dietro un' imballatrice :wall:
 
Buonasera a tutti, mi sono connesso a Paddy Power poco fa per scommettere 2 € sulla partita del Portogallo di stasera, e per curiosità trovo pure queste quote sul Brexit:
1.50 GB resta
2.50 GB lascia
Gli allibratori in genere non sono così fessi, no?
 
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