mhhhhh analisi interessante ed approfondita ma allora bisogna approfondire
mhhhh non è così convincente....
Giustamente evidenzi la sottoperformance dell'Italia rispetto all'UK in dollari ma occorre fare alcune considerazioni che nella tua analisi sono considerate solo marginalmente.
1)Il peso sull'indice italiano del settore finanziario visto l'aumento dello spread dei titoli italiani e la discesa inglese e la presenza dei titoli di stato nei portafogli dei finanziari italiani giustifica ampiamente questo comportamento non dicendo nulla su chi in futuro ne risentirà meglio.
2)Il fatto che il leave inglese ponga delle questioni sull'esistenza stessa dell'area euro così come riportato anche da altri che sono intervenuti pone logicamente delle pressioni soprattutto sui mercati europei considerati più deboli che vengono penalizzati di più e quindi influenzano l'indice generale europeo e quelli più specifici appunto legato ai mercati più deboli (Grecia, Italia, Spagna ecc...) dove gli spread si sono allargati.
3)L'indice inglese che tu prendi in considerazione è fortemente pesato sulle big cap inglesi che sono vere big cap internazionali con molti interessi globali e con modesti interessi inglesi. Più corretto imho il confronto con l'indice FTSE 250 delle mid cap inglesi più focalizzati sull'economia domestica e non su quella internazionale che sembrerebbe avere meno impatti dalla brexit. Quell'indice per un investitore in dollari ha avuto performance simile all'indice italiano.
4)Da notare poi che la sottoperformance di questo indice rispetto a quello delle big cap (FTSE100) segue abbastanza le evidenze politiche inglesi che andrebbero monitorate secondo le notizie che si sono susseguite con il picco giusto quando il referendum stava diventando realtà.. e queste sono le aziende che lavorano davvero in UK e sono quelle più bastonate nonostante un andamento economico strutturalmente migliore...
Per cui aldilà di quello che si vuole sostenere l'economia domestica inglese rappresentata negli indici è stata bastonata quanto i periferici europei che sono quelli che potrebbero patire di più da un eventuale break complessivo degli accordi commerciali dell'area.
Nulla di particolare mi sembra.
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