Gloria ai Bastardi - Cap. 1

Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
...fa tutto parte del gioco delle parti:

la settimana scorsa un "non meglio specificato attentanto al Louvre" da parte di uno che urlava W la Gnocca!!!...ah no, mi son sbagliato, urlava Allah...ovviamente...e quello che ci hanno fatto vedere era una sagoma sdraiata a terra, in un sotterraneo e la gente presente al Louvre nemmeno se ne era accorta...quindi per quanto mi riguarda quello la poteva essere vero, finto, etc...

Poi a distanza di 3 giorni ecco che la Francia risalta agli onori della cronaca con la Le Pen...tutto scritto a manuale...comprese le dichiarazioni di Draghi a frasi alterne in italiano e inglese...e dulcis in fundo, i media che ti aprono con il "crollo" dei mercati...lo spread...e la Le Pen..........ergo la propaganda che prova e riprova, come sempre.


...ecco il terzo atto della commedia: sembra che esista solo la Francia adesso...

Parigi, giovane pestato e violentato dalla polizia: rivolta contro gli agenti - Corriere TV
 
Io faccio fatica a ricordare un DJ ch si comporta come un tecnologico. Va di gap in gap.
 
Vota PIDDI' :lol::lol::lol::lol::lol::lol::lol::DD::DD:

Uno dei consiglieri economici del Bomba :rotfl::rotfl::rotfl::DD::ghh::ghh:




mira la nueva moneda de la republica de arjentina: el corralito tadéo:barella::ciapet::rasta::V :band::clapclap::clapclap::clap::winner::banana::jack::hua::ola::pizza::pizza:




aquì està la nueva balada tadéa del corralito :band:

olé :ola::smokin:



Queste sono le LORO, pagate con i mie soldi, università italiane !!!!!!!
Credo che l'Italia sia uno dei pochi paesi ove l'universitario frega il lavoro a tutti gli altri non per capacità, conoscenza ecc...ma solo per un pezzo di carta. Praticamente un titolo di nobiltà come ai vecchi tempi, comprato dai pezzenti.
Poco male so fossero private ma visto che pago io....mi girano i coglioni.
 
La vola sul 5m torna un pò a salire, vediamo se i cani se la finiscono anche se credo che più di un segnale sia stato dato.
 
Allora, ancora in terra di nessuno come forza. Io ho già scritto tutto e quindi non posso far altro che aspettare le loro mosse.

Pace a Voi :)
 
IN ONORE DI MICHELE.
Una volta la meglio gioventù veniva spedita in guerra, al macello. Si moriva per un re, regime, ideale ma comunque le cose erano chiare, o di qua, o di la. Oggi il nemico è impalpabile, nei palazzi e nei parenti ma la cosa che più mi fa odiare la generazione dei nostri genitori, è che non lo hanno fatto per un credo, giusto o sbagliato che sia, ma solo per vizio, apatia, ingordigia, egoismo. Per cosa poi ? Per non togliersi un pezzo di pane tra i denti ? No, per mantenere i privilegi e continuare fino alla morte la vita a sbaffo che sempre hanno vissuto. Neppure una generazione degna di essere odiata abbiamo, ma la cosa peggiore è che si ostinano a non voler cambiare se non addirittura insultare.

Michele li ha mandati a fare in culo si, certo, perchè in un paese che chiede i contributi ai giovani per mantenere i vecchi...l'unico difesa è partire o morire e CIAONE ALLA VOSTRA PENSIONE. COGLIONI.
PS: e non saranno le RISORSE a mentenervi, quelle quando si incazzano usano il macete. ARICIAONE.
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Si è tolto la vita perché “stufo” di una esistenza di precariato, schiacciato da una realtà che “non premia i talenti“e “sbeffeggia le ambizioni“, “tradito” da un’epoca “che lo ha tradito “invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare”. Michele, 30enne di Udine, ha motivato così la decisione di farla finita, con una lettera pubblicata dal Messaggero Veneto con il consenso dei genitori. Dalle parole del ragazzo, tuttavia, quello della sfiducia verso la società non è l’unico tema che emerge: molto forte, infatti, anche la voglia e il diritto di poter decidere sulla propria vita e, in questo caso, sulla propria morte. Ecco di seguito il testo integrale della lettera.

“Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho cercato di essere una brava persona, ho commesso molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno. Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri. Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene. Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto”.

Michele
 
IN ONORE DI MICHELE.
Una volta la meglio gioventù veniva spedita in guerra, al macello. Si moriva per un re, regime, ideale ma comunque le cose erano chiare, o di qua, o di la. Oggi il nemico è impalpabile, nei palazzi e nei parenti ma la cosa che più mi fa odiare la generazione dei nostri genitori, è che non lo hanno fatto per un credo, giusto o sbagliato che sia, ma solo per vizio, apatia, ingordigia, egoismo. Per cosa poi ? Per non togliersi un pezzo di pane tra i denti ? No, per mantenere i privilegi e continuare fino alla morte la vita a sbaffo che sempre hanno vissuto. Neppure una generazione degna di essere odiata abbiamo, ma la cosa peggiore è che si ostinano a non voler cambiare se non addirittura insultare.

Michele li ha mandati a fare in culo si, certo, perchè in un paese che chiede i contributi ai giovani per mantenere i vecchi...l'unico difesa è partire o morire e CIAONE ALLA VOSTRA PENSIONE. COGLIONI.
PS: e non saranno le RISORSE a mentenervi, quelle quando si incazzano usano il macete. ARICIAONE.
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Si è tolto la vita perché “stufo” di una esistenza di precariato, schiacciato da una realtà che “non premia i talenti“e “sbeffeggia le ambizioni“, “tradito” da un’epoca “che lo ha tradito “invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare”. Michele, 30enne di Udine, ha motivato così la decisione di farla finita, con una lettera pubblicata dal Messaggero Veneto con il consenso dei genitori. Dalle parole del ragazzo, tuttavia, quello della sfiducia verso la società non è l’unico tema che emerge: molto forte, infatti, anche la voglia e il diritto di poter decidere sulla propria vita e, in questo caso, sulla propria morte. Ecco di seguito il testo integrale della lettera.

“Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi. Ho cercato di essere una brava persona, ho commesso molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.

Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia. Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.

A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo. Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.

Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione. Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.

Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno. Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.

Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri. Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza sì, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene. Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.

P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto”.

Michele


...non lo giudico perchè non ne sono in grado.

Come ha scritto Michele, è una sua scelta, di libero arbitrio e senza ipocrisia...resta la tristezza per la fine di una vita a 30 anni, ma era la sua Vita e solo lui sa cosa ha provato nel viverla.

Mi dispiace.
 
Stato
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