Il mondo verso l'abbbagashamento globbbale

Nella caserma spunta una villa
Genova, casa con marmi e idromassaggio vista mare nel Comando stazione della Forestale.

RECCO (GENOVA) - Il cartello fuori dice «Comando stazione del Corpo forestale dello Stato». E invece no. O almeno, non esattamente. Perché quella bella villa affacciata sul mare di Recco è la casa, lussuosa, del provveditore delle opere pubbliche per la Liguria e la Lombardia, l'ufficio che un tempo si chiamava Genio civile.
L'ingegner Walter Lupi spende 420 euro al mese per una sessantina di metri quadrati più terrazzo, scala che arriva al mare, vista magnifica, vasca idromassaggio, bagno in travertino, parquet, arredi su misura e finiture di pregio.

Unico indagato: l'ingegner Lupi. Perché avrebbe occupato la villa senza averne il diritto, cosa che va dicendo da mesi il sindaco di Recco, Gianluca Buccilli, che su quell'«occupazione abusiva» ha presentato una denuncia. Perché avrebbe esagerato con le spese di ristrutturazione (quasi 300 mila euro) e, infine, perché sarebbe stato responsabile anche di violazioni urbanistiche nel corso del restauro.
«Mi hanno crocifisso con questa faccenda», se la prende lui. «Sono un funzionario pubblico, ho diritto a un alloggio. Perché dev'essere una bettola?» (HLFCIC).
 
Gran sultano Lele Mora
di Enrico Arosio e Vittorio Malagutti
Un giro d'affari che fa paura. Una rete di potere mediatica e politica. E una via di fuga in Svizzera. Chi è veramente il re di Vallettopoli

In camera da letto ha una madonnina di Lourdes. Lo proteggerà? L'inchiesta di Potenza rischia di ridimensionarlo, eppure fino a ieri Lele Mora, Dario all'anagrafe, 52 anni, agente di spettacolo, Ariete, è stato una macchina da soldi. Carlo Freccero, dirigente Rai e docente universitario, tra i protagonisti della tv italiana dell'ultimo ventennio, ne parla come del "signore occulto di un nuovo genere, la reality soap, ovvero la tv di oggi". Reality soap? "Il proseguimento, la moltiplicazione per i canali multimediali del reality fuori del teleschermo. Secondo un sistema preciso che Mora è stato il primo in Italia ad applicare". E come funziona? "È semplice. Ogni anno è come se Mora mettesse in circolo dei bond, dei titoli. Quindici-venti ragazze e ragazzi, collocati a valore zero. Già dopo la prima apparizione televisiva il loro valore sale. Si arriva presto al raddoppio, e si continua. Serate in discoteca, foto sulle riviste di gossip, flirt col calciatore, passaggi su altri programmi, telepromozioni: l'indotto. Questo meccanismo, se anche a fine anno hanno sfondato solo in quattro, è redditizio in misura esponenziale. Alla fine, è il modo in cui, ai livelli più alti, si è creato il fenomeno Paris Hilton. Chi non capisce questo sistema, nato dopo l'avvento del reality, non capisce perché Lele Mora è diventato un uomo di potere".

Già, il potere. Finora si è raccontato più il lato sottovento, la scuderia, le belle ragazze, dai primi colpi con Giannina Facio (poi compagna del regista Ridley Scott) e Nancy Brilli, allo psicodramma dell'abbandono, dopo dodici anni, di Simona Ventura, primadonna della sua Lm Management, rottura di cui non si seppe il motivo se non il fastidio per gli scoop fotografici di Fabrizio Corona. E l'ingrato Corona è l'altro protagonista dell'inchiesta del pm Woodcock che indaga su diverse ipotesi di reato: estorsione, evasione fiscale, ma anche prostituzione e spaccio di stupefacenti. Quale sia il ruolo di Mora nel complicato impianto dell'inchiesta lo stabiliranno i giudici. Lui, intanto, mentre da Potenza si avvicinavano i nuvoloni neri, si è trovato una residenza all'estero. In Svizzera l'hanno accolto a braccia aperte. Nel giro di poche settimane, ai primi di gennaio, le autorità del Canton Ticino hanno sfornato un permesso di dimora, categoria B, da rinnovare ogni cinque anni. A Vico Morcote, un paesino affacciato sul lago di Lugano a pochi chilometri da Chiasso, Lele ha trovato un rifugio in linea con il personaggio. A sua disposizione c'è una suite del lussuoso Swiss Diamond Hotel, di proprietà del costruttore kossovaro Behgjet Pacolli, noto anche per la sua love story con la cantante Anna Oxa. Niente male, ma la sistemazione è provvisoria. In Ticino Mora cerca una casa all'altezza della sua fama da nababbo. Nei mesi scorsi si è favoleggiato di ville e castelli sulle colline intorno a Lugano. Fatica sprecata, forse. Perché la Svizzera sta pensando di fare marcia indietro. Colpa dell'inchiesta di Woodcock, del polverone di accuse e sospetti attorno a quell'italiano ricco a cui avevano spalancato le porte a tempo di record. E così, adesso, le autorità cantonali hanno riaperto la pratica per valutare se è il caso di revocare il permesso di dimora appena concesso.

Per Mora la grana svizzera è solo l'ultima di una lunga serie. Prima il divorzio professionale da Simona Ventura. Poi, la scorsa estate, il calo d'immagine e di fatturato del gran circo del Billionaire in Costa Smeralda. E infine, nel pieno della stagione del gossip da ombrellone, è apparso all'orizzonte l'uragano Woodcock. Ovvero l'inchiesta su Vittorio Emanuele di Savoia e i presunti giri di prostitute intorno al Casinò di Campione. Parte da lì l'indagine che ha portato al terremoto di questi giorni. Ce n'è abbastanza per stroncare una carriera altrimenti fantasmagorica. Si, perché oggi l'agente veneto intrattiene uno stile di vita da sultano. Un jet privato Cessna Citation 500, due Bentley, due Porsche, altre auto minori. A Milano in zona Loreto un appartamento smisurato e sovraccarico (sedie rococò, specchiere veneziane, bicchieri decorati in oro). A Porto Cervo due ville con piscina nel complesso Le Pleiadi verso Cala Granu, dove tra luglio e agosto ospita centinaia di persone in un turbine di cene, feste, champagne, incontri di pi-erre. Lo yacht? No, lo yacht no. Il pingue Mora non ha il piede marino.

L'uomo, in realtà, viene su dal nulla. È cresciuto in una casa colonica di Bagnolo Po, provincia di Rovigo, in compagnia di quattro fratelli. Si diploma alla scuola alberghiera di Adria e si mette in proprio con una pizzeria in società con l'allora moglie Giovanna Bologna, che gli dà due figli e da cui si separa nel 1980. A Verona gestisce un salone di parrucchiere, organizza feste, è autista-tuttofare di Loredana Berté, frequenta calciatori e finisce nell'inchiesta sullo spaccio di cocaina del pm Guido Papalia che coinvolge l'attaccante Claudio Caniggia e la cantante Patty Pravo (Mora si farà tre mesi di custodia cautelare).

Oggi l'ex pettinatore del bluesman Zucchero (lo ha raccontato al 'Giornale') vanta relazioni di tutto rispetto, se è vero che parla allegramente con il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Mora ha molto peso nelle direzioni di Rai e Mediaset, di cui è fornitore cruciale di materia prima. Interi programmi dipendono da lui per il casting, da 'L'Isola dei Famosi' alle veline di 'Striscia la notizia', dalle schedine di Simona Ventura a 'La pupa e il secchione'. La potente Maria De Filippi, che è in società con Maurizio Costanzo, per rifornirsi di facce nuove nel suo 'Uomini e donne' si rivolge a lui. Gli sono molto vicini Emilio Fede, direttore di Rete 4 e gaio pretoriano di Silvio Berlusconi, e Antonio Marano direttore di Raidue, entrambi finiti nell'album 'Le figurine dei vip' prodotto da Mora insieme a Radio 105 di Alberto Hazan. Fa affari con lui il produttore Giorgio Gori di Magnolia, la cui 'Isola' non esisterebbe senza i cast fatti da Mora, e per la prossima stagione appare a rischio. L'agente veneto è amico di Flavio Briatore. Il rapporto tra Mora e Berlusconi è stato poco raccontato (e non entusiasma la moglie Veronica). L'ex capo del governo fece facilmente amicizia con la venezuelana Aida Yespica, bellezza tra le più esplosive della scuderia di Lele, tanto che la presentò telefonicamente al presidente Chavez ai margini di un meeting ufficiale. E sugli incontri ravvicinati con l'aspirante attrice Francesca Lodo 'L'espresso' pubblica in queste pagine una curiosa indiscrezione. Ma Berlusconi, per Mora, non è solo il bon vivant; è una sponda politica. L'ex cuoco nelle interviste si dice "apolitico", ma i fatti dicono destra sin dalla casa paterna di Bagnolo, dove campeggiava l'effigie di Mussolini perché i genitori erano estimatori del fascio. Mora ha dichiarato simpatia per Ignazio La Russa e Daniela Santanché, per Marcello Del'Utri e Cesare Previti ("Sono due grandi menti", così al 'Corriere Magazine' nel 2005, dove non negò segnali di stima a Craxi in passato, e oggi a Fini e D'Alema). Nel mondo editoriale ha contratti per la cura dell'immagine con Silvana Giacobini, a lungo direttore di 'Chi', e Fabrizio Del Noce di Raiuno. I programmi Rai 'L'Italia sul Due' e 'La vita in diretta' sono palcoscenico per le sue ragazze, 'Sorrisi e canzoni' è cresciuto con lui, 'Di più' vive di reality gossip. Mora si è occupato dei calciatori Paolo Maldini e Christian Vieri, perfino di Giovanni Trapattoni.

Tra vallette e tronisti, la frenetica giostra di Lele (che incasssa dal 15 al 20 per cento su ogni contratto) ha infine preso le forme di una vera galassia finanziaria. Con tanto di holding lussemburghese, la Feva investments, a monte di un gruppo di aziende quasi tutte targate Lm, le iniziali del titolare. La più importante è la Lm management, per gestire contratti e scritture degli artisti. Poi c'è la Lm entertainment, che organizza eventi e spettacoli, la Lm record, discografia, e la Lm iniziative speciali.

Gli affari marciano a gonfie vele, almeno a giudicare dagli ultimi dati di bilancio disponibili. I ricavi della Lm management nel 2005 hanno raggiunto gli 11 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a due anni prima. E la Lm entertainment, nata solo alla fine del 2004, è riuscita a incassare quasi 2,5 milioni nei dodici mesi successivi. A conti fatti, la galassia Mora vale un giro d'affari di poco inferiore ai 20 milioni. è una stima largamente approssimata per difetto, perché i bilanci ufficiali non possono tener conto dei ricchi proventi supplementari legati alla girandola di iniziative collaterali: comparsate in tv e alle feste, sponsorizzazioni, servizi fotografici, promozioni varie. Tutto comunque resta in famiglia. Come socio di minoranza di gran parte delle aziende del gruppo compare Mirko Mora, 27 anni, figlio del gran patron. A volte invece la rotta degli affari porta ad incrociare amici vecchi e nuovi. La Feva investment si è comprata una quota del 10 per cento della Billionaire srl, che gestisce il locale della Costa Smeralda fondato e controllato da Briatore, altro marchio di fabbrica della vita esagerata. In banca invece il frenetico Lele ha finito per bussare alla porta della Bpl, nel senso di Popolare di Lodi, quella di Gianpiero Fiorani e compagnia. Col senno di poi non sembra una scelta fortunata, quantomeno sul piano dell'immagine. E ora che Fiorani è uscito di scena, si scopre che Fabrizio Corona aveva un conto in Svizzera, più tre cassette di sicurezza, proprio alla filiale di Lugano della Bpl. Questione d'amicizia, forse. Alla fine i due compagni di gossip e paparazzate approdavano alla stessa banca. Quella dei furbetti del quartierino. Un caso?
(29 marzo 2007)

da L'Espresso online
 
La banca più conveniente d’Italia sta in Parlamento. L’agenzia del Sanpaolo Banco di Napoli, ubicata nel bell’ufficio della galleria dei presidenti, a Montecitorio, è l’unica su tutto il territorio nazionale a praticare, per deputati e senatori, un tasso creditore annuo del 3,3 per cento lordo, pari solo al rendimento dei Bot. Agli alti emolumenti e ai numerosi benefici di cui già godono i parlamentari, si aggiunge quindi anche un conto corrente privilegiato. Oltre a usufruire di un tasso redditizio, i parlamentari non pagano bolli, non devono sostenere alcuna spesa di tenuta conto, possono fare operazioni illimitate a costo zero, non spendono nulla per un bonifico, hanno gratis bancomat e Internet bank. Tali condizioni non sono appannaggio solo degli onorevoli ma vengono applicate anche a tutti i dipendenti di Camera e Senato. L’agenzia del Parlamento, per attrarre tra i correntisti anche l’esercito di collaboratori e portaborse, nel 90 per cento dei casi pagati in nero, ha creato apposta per loro un conto parallelo. Il c/c per quanti vengono eufemisticamente definiti “non dipendenti”, prevede lo stesso tasso creditore dei parlamentari, ma ha più spese: 10 euro trimestrali di tenuta conto, un euro per ogni operazione, 4,5 per ogni bonifico, 12,91 euro annuali per il bancomat.

da L'Espresso online
 
L'IMPERO (SOMMERSO) DELLA SIGNORA COPPOLA -
UN PRESTITO DI CENTO MILIONI E IL SUO PAPÀ, PENSIONATO, CHE DALL'OGGI AL DOMANI PRENDE LA GUIDA DI UN PEZZO DEL REGNO COPPOLIANO, TRASFERITO IN MASSA DA ROMA A TORINO. DOVE? DAI SEGRE DI BANCA INTERMOBILIARE…

Mario Gerevini per il “Corriere della Sera”

«Buongiorno sono Silvia Necci, mi servono cento milioni di euro, me li prestate?». «Ma certo signora, un attimino che mettiamo le ipoteche sugli immobili, ok tutto bene, ecco i cento milioni e saluti suo marito».
Il marito si chiama Danilo Coppola, è stato arrestato a Roma per bancarotta, associazione a delinquere, appropriazione indebita, aggiotaggio, riciclaggio e falso. L'istituto che ha finanziato la moglie è la Banca Intermobiliare (Bim) di Torino, quotata in Borsa. I virgolettati sono una sintesi di fantasia di ciò che effettivamente è successo prima dell'escalation delle inchieste giudiziarie.
Nomi e cifre sono esattamente quelli.
Cento milioni a una gentile signora. E il suo papà, pensionato, che dall'oggi al domani prende la guida di un pezzo del regno coppoliano, trasferito in massa da Roma a Torino. Dove? Dai Segre, commercialisti assai noti nel mondo della finanza e soci-gestori di Bim-Banca Intermobiliare.

L'IMPERO DELLA SIGNORA — Si sapeva che c'era un gruppo Coppola ufficiale e che quello sommerso è stato scoperchiato dalla Guardia di Finanza. Adesso vien fuori (ma non è negli atti d'inchiesta fin qui noti) anche l'impero della moglie. Il bello è che prima non esisteva.
Lui, Coppola, combatte intanto la sua battaglia per lasciare Regina Coeli. Dice di essere affetto da claustrofobia. Brutta cosa: chissà che sofferenza quando viaggiava negli angusti spazi del suo lussuoso jet privato da 28 milioni di euro. L'acquistò mettendo da parte faticosamente, come una formichina, anno dopo anno, Cud dopo Cud, tutto ciò che riusciva a rubare al fisco. Più o meno 100 milioni. Vuol dire che mentre scalava Bnl, comprava Mediobanca, rilevava l'immobiliare Ipi dagli Agnelli (quella proprietaria a Torino del Lingotto), mentre pontificava sulla trasparenza del suo gruppo, sfilava decine di milioni di euro allo Stato, cioè al fisco, cioè a noi: 2 euro a testa, da Bolzano a Ragusa, compresi vecchi e bambini.
Torniamo alla moglie.

IL PRESTITO DA 100 MILIONI — La banca torinese è controllata dalle famiglie Segre, D'Aguì e Scanferlin (altri soci sono Carlo De Benedetti, partner storico, l'olandese Fortis Bank, Fondiaria Sai e lo stesso Coppola). Non è un istituto tradizionale, è una specie di sartoria finanziaria che offre servizi su misura. Così è stato anche con Coppola di cui l'amministratore delegato, Pietro D'Aguì, è amico di famiglia, secondo quanto raccontato ai pm romani da un ex dipendente dell'immobiliarista.

Prendiamo il bilancio 2006 di Bim, appena approvato. Là dove si parla delle posizioni «grandi rischi», cioè i soggetti maggiormente finanziati, spunta (e si sapeva) il Gruppo Coppola (117 milioni, ridotti da poco a 46 milioni) e poi la sorpresa della «signora Silvia Necci, coniuge in regime di separazione dei beni dal signor Danilo Coppola. Questa esposizione, pari a 100 milioni di euro, risulta garantita da ipoteche di primo grado su 26 immobili il cui valore è ritenuto congruo in base alle perizie effettuate da primarie case internazionali di valutazione immobiliare». Il valore complessivo è 150 milioni, secondo le perizie.
Tuttavia documenti interni della banca rivelano, in aggiunta, che a ottobre sul conto corrente 1/9396/3 intestato a una società della Necci è stata concessa, con pegno su quote societarie, una linea di credito (a 18 mesi) da 10 milioni utilizzabile per scoperto di conto.

LA CORSA DI FINE 2006 — I 100 milioni alla moglie di Coppola sono stati erogati ufficialmente nell'ultimo trimestre 2006.
È importante questo: a fine 2006 la banca, già fortemente esposta con un pluri-indagato, decide di affidare anche una società della moglie per una cifra altissima.
Già, ma dov'è quel patrimonio? Da quando la signora Necci ne è in possesso? Da fine 2006? Cioè da quando si annusava aria di tempesta giudiziaria?
E allora, è stata forse una manovra dei Coppola per mettere al sicuro una parte del «tesoro»?

I FATTI E I DUBBI — I dubbi nascono dai fatti. Primo fatto: Bim eroga il fido alla Necci nell'ultimo trimestre 2006. Secondo fatto: a Torino, presso lo studio Segre, tra fine ottobre e i primi di dicembre, viene creato ex novo il «gruppo Silvia Necci». Terzo fatto: l'esigenza di copertura. La struttura societaria ha al vertice la classica finanziaria lussemburghese, schermata da fiduciarie. Poi sotto, a cascata, tutte le società immobiliari. Quarto fatto: il suocero di Coppola, Paolo Necci, che prima non aveva alcun ruolo, sempre a fine 2006 va a gestire tutte le società attribuibili alla figlia e anche molte del genero. Poi, ma è un'altra storia, sotterrerà nel giardino della sua villa la valigetta segreta di Coppola.

L'insieme di questi fatti dimostra che dal nulla, molto rapidamente e pochi mesi prima che il marito finisse in carcere, la signora Necci ha organizzato un suo gruppo, formalmente autonomo e slegato dai «disastri» del consorte, con 150 milioni (stimati) di patrimonio immobiliare e il basilare appoggio finanziario (100 milioni di prestiti) dei professionisti e della banca di cui il coniuge è azionista e grande cliente.
 
Usa: sei bravo? Ora ti licenzio

La ricetta pericolosa del capitalismo americano: il caso dei licenziamenti nella catena di negozi Circuit City

Le ristrutturazioni imposte dalla crisi dell'auto Usa stanno facendo scomparire 70 mila posti di lavoro nell'area di Detroit. L'era della fotografia digitale costringe la Kodak a tagliare 30 mila addetti. Altri 10 mila posti svaniscono alla Pfizer (farmaci), mente Citibank annuncia 15 mila esuberi. Eppure da diversi giorni a catturare l'attenzione dei giornali americani è un'altra vicenda, apparentemente minore: quella di Circuit City — una catena di negozi di elettronica — che ha deciso di liberarsi di 3400 dipendenti, l'8% della sua forza lavoro. O meglio: la società ha deciso di licenziare i dipendenti più esperti e meglio pagati per riassumerne altri, magari meno preparati, che riceveranno un salario molto più basso. È proprio questo che fa discutere: per la prima volta una società dice chiaramente che non licenzia perché deve ridimensionare gli organici o perché non è soddisfatta dei suoi dipendenti. Anzi, licenzia proprio quelli che rendono di più ma che, avendo ricevuto aumenti retributivi per merito o anzianità, sono diventati troppo costosi.

Se ci si limita a guardare ai numeri del mercato, l'operazione una sua logica ce l'ha. Nell'economia moderna il potere si sposta sempre più dai produttori ai consumatori: il rapido calo dei prezzi delle tv a schermo piatto è benvenuto dalle famiglie americane, ma sta drasticamente riducendo i margini dei distributori per i quali la flat tv era il prodotto più redditizio. Best Buy, la catena concorrente di Circuit City, ha reagito meglio all'erosione dei profitti. Circuit City si è invece ritrovata coi conti in rosso: tagliando gli stipendi più elevati, conta di recuperare 100 milioni di dollari e di tornare in utile. Wall Street è d'accordo e ha premiato il titolo della società dopo l'annuncio dei licenziamenti. E vari economisti sottolineano come proprio questa estrema libertà di licenziare spinga poi le imprese americane anche ad assumere con grande facilità. Tanto che, anche in un periodo di profonde ristrutturazioni, la disoccupazione Usa rimane a livelli bassissimi: il 4,5%. In parte è vero, ma il meccanismo messo in moto da Circuit City rappresenta oggi soprattutto una minaccia per la stabilità del capitalismo americano nel quale in genere è il datore di lavoro a fornire al dipendente pensione e assistenza sanitaria. E che già soffre del «tarlo» della polarizzazione dei redditi, con lo schiacciamento dei ceti che un tempo vivevano in un'agiatezza da classe media. Fenomeni che erodono il consenso sociale e che in genere vengono considerati un effetto della globalizzazione: aziende, soprattutto manifatturiere, obbligate a tagliare occupati e stipendi per poter competere con i Paesi emergenti.
Invece Circuit City non è un'azienda manifatturiera ma di servizi e il suo concorrente non sta in Asia, ma dall'altra parte della strada: ed è americano come lei. Da quando i democratici hanno ripreso il controllo del Congresso, la politica Usa sta rivedendo le sue posizioni su globalizzazione e libero scambio. Tanto più che l'economista Alan Blinder, un liberista convinto che negli anni '90 spinse Bill Clinton sulla strada del free trade, ha presentato uno studio dal quale emerge che nei prossimi anni 40 milioni di posti di lavoro americani rischiano di «emigrare» all'estero. Il caso di Circuit City dimostra che le minacce alla stabilità vengono anche dall'interno. Oltre che dai lavoratori, la decisione di licenziare chi guadagna 51 centesimi di dollaro all'ora più della paga giudicata ottimale dalla direzione aziendale, è stata aspramente criticata anche da consulenti aziendali e da analisti come quelli di Merrill Lynch per i quali l'eliminazione del personale più esperto peggiorerà il servizio offerto ai clienti e finirà per demotivare il personale.

Massimo Gaggi da Corriere.it
 
I medici e i fannulloni
Quando i certificati diventano troppo facili
Milioni di giornate di malattia di nullafacenti sani come pesci, certificate da medici irresponsabili


Nei giorni scorsi gli Ordini dei medici hanno protestato contro l'accenno, contenuto nel mio ultimo articolo, alla loro inerzia di fronte ai milioni di giornate di malattia di nullafacenti sani come pesci, certificate da medici irresponsabili. «Non è compito nostro controllare le certificazioni», obiettano gli Ordini. E poi: «Il medico curante non può che fidarsi di quel che gli dice il paziente». In qualche caso è vero: di fronte a una crisi improvvisa di emicrania o di lombalgia anche il medico curante ha scarse possibilità di verifica. Ma in moltissimi casi la mala fede del medico è evidentissima. Uno di questi, il più clamoroso per dimensioni, è quello degli 800 certificati di un giorno di malattia rilasciati a Fiumicino il 2 giugno 2003 ad altrettanti assistenti di volo dell'Alitalia, che intendevano così bloccare i voli senza preavviso, nel corso di una vertenza sindacale.
«Strafottente "sciopero sanitario" di hostess e steward», lo definì Michele Serra sulla Repubblica; «malcostume sindacale e dei medici» titolò il Corriere in prima pagina. Ma l'Ordine non mosse un dito. Assistiamo tutti i giorni a casi in cui la mala fede del medico curante è altrettanto evidente; e, anche quando questi vengono denunciati, l'Ordine chiude entrambi gli occhi. È, per esempio, il caso del medico di una Asl friulana che, il 5 febbraio 2004, «certifica» una prognosi di 20 giorni per un'impiegata bancaria, indicando che essa è - quel giorno stesso - reperibile a Santa Fe in Argentina, pur essendo l'assenza imputabile soltanto a un «trattamento fisioterapico per artrosi post-traumatica della caviglia»; il 24 giugno successivo identica certificazione, con paziente reperibile sul Mar Morto; per l'Ordine e la Asl, cui la cosa viene denunciata, la certificazione è «professionalmente corretta e contrattualmente ineccepibile».
L'Ordine non ha mosso un dito neppure nel caso del professor M. di un liceo di Milano, denunciato dal Corriere il 16 ottobre scorso, che da anni per centinaia di volte si è fatto certificare infermo regolarmente nelle giornate di lunedì, di venerdì, o di ponte tra due festività, e sempre al paesello natale in Sicilia; o nel caso del sig. A. di Parma, cui il medico certifica per tre volte di seguito 30 giorni di lombosciatalgia, senza disporre alcun accertamento diagnostico, né tanto meno alcuna terapia; o nel caso del sig. D. di Roma, che il giorno stesso in cui gli viene comunicato il trasferimento a un ufficio a lui sgradito è colto da «depressione del tono dell'umore», per la quale il medico di famiglia arriva a prescrivere complessivamente sei mesi di astensione dal lavoro, ma non una visita specialistica, e neppure alcuna cura appropriata.

Né gli Ordini hanno mai preso alcuna iniziativa di fronte al fenomeno delle certificazioni puntualmente rilasciate ogni anno a comando da migliaia di medici ad altrettanti membri esterni delle commissioni per gli esami di maturità, per consentire loro di sottrarsi alla chiamata. Certo, questo potere di autorizzare chiunque a «mettersi in malattia» può essere gratificante per un medico di scarsa levatura professionale; mentre, al contrario, rifiutare un certificato di comodo può costargli la perdita di un paziente. Ma ci sono anche molti medici seri che al proprio interesse antepongono il dovere. E comunque la compiacente certificazione a comando costituisce una grave violazione del codice deontologico, il quale imporrebbe al medico, quando egli attesta un'infermità, di farlo con «formulazione di giudizi obiettivi e scientificamente corretti» (art. 24). Il fatto che, di fronte a una violazione così platealmente diffusa e culturalmente radicata, sia addirittura il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici a giustificare l'inerzia di questi organismi (Corriere del 23 marzo, p. 53) la dice lunga sulla questione se essi siano davvero posti a garanzia dell'interesse della collettività, o non agiscano invece di fatto come una sorta di sindacato nazionale obbligatorio di categoria. Va anche detto che a questa vera e propria frode istituzionalizzata concorre il sistema dei controlli sulle malattie dei lavoratori.

Basti osservare in proposito che nei moduli sui quali i medici dei servizi ispettivi dell'Inps e delle Asl redigono i referti delle loro visite domiciliari non è neppure contemplato l'accertamento dell'inesistenza dell'impedimento: il peggio che può accadere al falso malato è di essere dichiarato idoneo a riprendere il servizio il giorno successivo a quello della visita ispettiva (salva «ricaduta» la sera stessa della visita, che il medico curante può sempre tornare a certificare). Né i magistrati penali e del lavoro brillano per reattività di fronte al fenomeno: quante sentenze pilatesche si leggono quotidianamente, nelle quali il giudice chiude entrambi gli occhi di fronte a incongruenze evidentissime tra la diagnosi «certificata» e il difetto degli accertamenti necessari o delle terapie appropriate, oppure di fronte a circostanze che escludono l'impedimento al lavoro.

Fra le molte tare che riducono la capacità di competere del nostro Paese c'è anche questa; per valutare quanto essa ci costi, basti confrontare i tassi di assenteismo delle nostre aziende e amministrazioni pubbliche con quelli dei nostri partner europei. Sull'Unità del 1˚ aprile Furio Colombo mi rimproverava di tuonare contro i nullafacenti senza considerare che le retribuzioni italiane sono tra le più basse in Europa, addirittura la metà di quelle britanniche; ma a deprimere le nostre retribuzioni sono anche gli enormi sprechi e lassismi come questo: i tassi di assenteismo britannici sono la metà dei nostri. Tutti devono fare la loro parte per correggere questa stortura: il governo, le imprese, i lavoratori, i sindacati, i giudici, i medici. E, ovviamente, anche chi è preposto al controllo dell'operato di questi ultimi.

Pietro Ichino
10 aprile 2007
 
Scuola choc/ Nuovo video hard della prof di Lecce. Si fa toccare e simula un atto sessuale
Lunedí 21.05.2007 11:58

La professoressa hard di Lecce torna alla ribalta.
Ed è la nuova protagonista su YouTube con un nuovo video hot. L'insegnante, già sospesa dall'incarico per il precedente filmato pubblicato da alcuni alunni su Internet, è di nuovo nel mirino. Sul portale è stata infatti inserita una nuova clip che ritrae la docente alle prese con un focoso studente che la importuna mentre è al telefono vicino alla cattedra. Le immagini, già acquisite dalla Procura e oggetto di indagini, durano circa quindici secondi.

Il nuovo video hot è stato inserito da un utente anonimo e ritrae la professoressa e uno studente che la palpeggia palesemente. Inequivocabili le immagini. Il ragazzo, infatti, prima tenta di toccarla e poi si piazza dietro la donna simulando due volte un atto sessuale. La clip termina con la professoressa che chiude la conversazione al telefonino e il ragazzo che si allontana.

http://video.libero.it/app/play/index.html?id=688b03af0a152b67070ee49c72668ecd
 
Ogni promessa va mantenuta. Lo ha fatto anche Tania Devernaux, una candidata al Senato belga, che durante la campagna elettorale ha promesso sesso orale agli elettori che la voteranno dopo essersi registrati sul suo sito. La donna però, che ha detto di avere ricevuto più di centomila richieste, ha ideato una scorciatoia "virtuale" per sdebitarsi. E' stata infatti la sua collaboratrice giapponese a simulare una fellatio nel video che è stato inviato a tutti i suoi "promessi" votanti per le elezioni del 10 giugno. Naturalmente il video è finito su You Tube.

esterne211644092105164616_big.jpg
 
Olanda, un rene al vincitore del reality
La tv BNN lancia "Il grande donatore-show": «Una malata terminale deciderà a chi dare il suo organo».


AMSTERDAM (Olanda) - Migliaia di persone in attesa di un trapianto renale? Endemol (la casa di produzione famosa soprattutto per il suo "Grande Fratello") e una tv olandese regalano un rene. Succederà nel corso del "De Grote Donorshow" ("Il grande donatore-show") il prossimo venerdì (1 giugno): «La 37enne Lisa dovrà decidere a chi dei tre candidati dare il suo organo», ha comunicato sabato mattina l'emittente BNN. In pratica, il pubblico da casa indicherà alla malata terminale quale candidato potrà beneficiare del suo rene.

TV DEI GIOVANI L'emittente «Barts Neverending Network» (BNN), fondata 10 anni fa, è prevalentemente seguita dal pubblico più giovane. È già balzata alla ribalta delle cronache dopo aver trasmesso il provocante programma «Neuken doe je zo!» («This is how you fuck!»); sette puntate nelle quali venivano date lezioni molto esplicite sul sesso. Lo scorso anno è partito invece il seguitissimo «Spuiten Slikken», dove da studio diversi giovani raccontano le loro esperienze sessuali ed elencano le varie droghe assunte.
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto