Macroeconomia La Bce preferisce attendere

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La Bce preferisce attendere.

tratto da: Caligs il blog di economia

Il presidente Trichet ha illustrato oggi in occasione della consueta riunione di inizio mese la posizione della Bce e la sua politica monetaria, confermando il suo ruolo da osservatrice non interventista. I tassi di interesse quindi rimangono in Europa al 2%, mentre oltreoceano la Fed sembrerebbe aver terminato la sua stretta monetaria portando martedi scorso i tassi al 4%.

Nella conferenza stampa si è più o meno ribadito quanto detto un mese fa ad Atene. La Bce è pronta ad agire con una stretta monetaria ma tutto dipenderà dall’andamento dell’economia e dal livello inflativo presente nel continente. In questo momento i tassi sono ad un livello appropriato, ma è evidente che l’aumento del prezzo del petrolio si è ormai trasferito sull’inflazione ( 2,5% in Europa) che a sua volta scavalca l’obiettivo della Bce di un’inflazione sotto il 2%. La Bce comunque prende tempo evidenziando come bisogna fare differenza tra un’inflazione derivante esclusivamente dall’aumento del prezzo del petrolio da un’inflazione invece più radicata che oggi appare contenuta.

“Sulla base delle nostre analisi, tenendo conto della crescente pressione sui prezzi originata dagli sviluppi sui prezzi energetici, abbiamo concluso che la politica monetaria rimane ancora appropriata. Di conseguenza abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse ma voglio chiarire che la banca centrale europea è pronta a muoversi sui tassi di interesse in qualsiasi momento e che non stiamo promettendo a nessuno che non lo farà. Voglio anche aggiungere che la Bce deve vigilare fortemente sull’andamento dell’inflazione a causa delle pressioni al rialzo sul costo della vita dovute al caro petrolio. Secondo le ultime indicazioni l’attività economica si sta attualmente rafforzando e ciò è in linea con le previsioni di settembre che indicavano una graduale ripresa a partire della seconda metà del 2005 in avanti. Lo scenario per l’andamento congiunturale rimane soggetto a rischi al ribasso a causa dell’andamento dei prezzi petroliferi. Riguardo allo sviluppo sul fronte dei prezzi le recenti crescite dei prezzi energetici hanno spinto l’inflazione su livelli superiori al 2% e probabilmente l’inflazione resterà elevata nel medio termine, non vi sono però grandi segnali di crescenti pressioni inflazionistiche nell’area euro, rimaniamo comunque preoccupati per i rischi nel medio termine che riguardano l’incertezza circa gli sviluppi sul mercato del petrolio. Per ciò che riguarda le politiche di bilancio le prospettive dei paesi in situazione di deficit eccessivo sono fonte di grande preoccupazione e c’è il rischio che gli obiettivi di risanamento per quest’anno e il prossimo non verranno centrati.”

Il messaggio di Trichet è chiaro: se non ci fossero le tensioni, le incognite e i rischi derivanti dai prezzi del petrolio non vi sarebbe un problema di inflazione in Europa e non ci sarebbero nemmeno dubbi su una crescita dell’area Euro che oggi appare rafforzata. Di conseguenza, in assenza del boom del prezzo del greggio non ci sarebbero stati dilemmi sul costo del denaro.

A Francoforte sembrano ormai costretti a muoversi, lo faranno però appena si avrà una sicurezza sul fronte della crescita economica. E’ evidente che la Bce si trova all’orlo di una svolta in una situazione di disagio, con un tasso di interesse al 2%, con alcuni segnali di ripresa economica e soprattutto in un momento in cui la liquidità è abbondante e vi è un aumento del credito nel settore privato.
 

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